Life is Strange – Recensione

Se TellTale non è riuscita a convincervi e ad avvicinarvi alle game series, con gli scenari fantasy-thriller degli ottimi The Walking Dead e The Wolf Among Us – in realtà la lista non si fermerebbe qui – forse i ragazzi di DontNod Entertainment potrebbero farvi cambiare idea. Life is Strange è una serie episodica ambiziosa di 5 puntate, ciascuna della durata media superiore alle 3 ore, che porta il videogiocatore a vivere le vicende di una teenager timida e problematica che vive di arte, messaggi e fotografia. L’avventura, edita da Square Enix, è disponibile su PC e console nextgen in digital delivery e, pur non contando in alcun supporto ufficiale della lingua italiana, il successo della serie ha attirato il gruppo di traduzione amatoriale FenixTM, che ha rilasciato tempestivamente i propri sottotitoli, fedeli all’originale.

Prologo

Questa è la storia di Maxine Caulfield, Max per gli amici, una studentessa come tante altre. Max è un po’ introversa, adora estraniarsi nei corridoi della scuola ascoltando mp3, desidera rinnovare il guardaroba, ha una cotta per il suo nuovo professore super figo e sogna di diventare una fotografa. Lei è per l’analogico, va in giro con una vecchia macchina fotografica polaroid nell’era dei tablet e delle app per gli effetti sulle foto. Life is Strange comincia a pochi giorni dal 18esimo compleanno di Max, di ritorno ad Arcadia Bay dopo un’esperienza a Seattle, per seguire i corsi dell’accademia di fotografia Blackwell; come prevedibile, il cuore pulsante della produzione sono i dialoghi e l’atmosfera, che riproducono esattamente il clima che si respira nei licei: Life is Strange è letteralmente una serie tv determinata dal videogiocatore e questa è una sensazione molto più palpabile rispetto ad altre serie episodiche choice-based, anche più delle blasonate TellTale’s Game Series. È l’originalità della trama a premiare DontNod, in quanto la storia di Max non è solamente proposta come una serie di eventi ma è un viaggio tra le sue riflessioni, paure e scelte morali, che andranno a modificare gli episodi successivi in maniera più o meno sensibile, a cominciare dalle reazioni dei personaggi, il tutto immerso nel contesto scolastico tipicamente americano fatto di caos, gruppi studenteschi, sguardi, antipatie e vociferare, tra un sms e l’altro.

Life is Strange è la perfetta rappresentazione videoludica dell’adolescenza, incarnata nella sua protagonista insicura e un po’ asociale, pronta a nascondere la timidezza con un selfie e a sistemarsi i capelli durante una conversazione. Ma l’opera dei DontNod non si ferma al ritratto di una ragazzina e dei suoi problemi: ci mette un pizzico di surreale e trasforma la realtà in qualcosa di più magico e fantasioso, in cui diventa sempre più difficile distinguere i due universi. Tutto nasce da un incubo tra i banchi di scuola, un indecifrabile cattivo presagio che scuote la tranquilla giornata di Max, destinata a diventare lunga, pericolosa e molto più complicata del previsto. I primi minuti di Life is Strange scorrono poeticamente, presentando al videogiocatore la parte più sensibile della ragazza che subito cerca rifugio in sé stessa dopo il suono della campanella. È fin dalle prime battute che si consumano le grandi intuizioni degli sviluppatori, dal corridoio percorso tra mille pensieri, a un’istantanea che cattura una meravigliosa farfalla blu in bagno. Ed è qui che DontNod lancia il primo squillo di surreale, quando Max assiste a una lite che porta alla tragica fine di una ragazza. Per svelare il dono magico della protagonista, il pretesto è quello delle grandi occasioni: Max scopre di poter riavvolgere gli ultimi secondi e salvare la vita della ragazza.

Nonostante Life is Strange abbia diversi punti in comune con le avventure TellTale, la creatura di DontNod è riuscita a ritagliarsi una propria identità grazie a 3 parole magiche: atmosfera, arte e musica. Il contesto studentesco in cui è immersa Max, è una ventata di freschezza che ben si discosta dai generi più fantasiosi che contraddistinguono le altre game series, così come il concept di fondo è essenzialmente perfetto: l’universo adolescenziale proposto è perfetto, condito da termini slang al di sopra delle righe e uno stile grafico originale di sicuro impatto. Il tutto è dominato da colori caldi e tracce musicali mai così azzeccate, capaci di rendere l’esperienza di gioco accogliente ed immersiva. Un tassello fondamentale dell’ottimo comparto tecnico va ricercato nella cura per i dettagli, che si traduce in location piccole ma piene di elementi interattivi, e cut scenes coinvolgienti – che per una buona volta non si rifanno alla formula dei quick time events. Life is Strange non tralascia neppure attività di seconda importanza, come scelte decisionali opzionali e raccolta di scatti fotografici. A questo si deve la modalità Collezione, che consente agli utenti di ripetere tutti i capitoli di ciascun episodio per completare la raccolta delle foto senza sovrascrivere le scelte compiute in precedenza.

Episodio 1: Chrysalis

Sarà un’impressione, saranno i piccoli riferimenti, ma Life is Strange ha qualcosa di Twin Peaks. Blackwell è sommersa di manifesti relativi alla scomparsa di Rachel Amber, studentessa conosciuta da tutti ma al contempo misteriosa. Arcadia Bay è, invece, una ridente cittadina bagnata dal mare e sorvegliata da un faro, in cui ognuno pare condurre una vita tranquilla e senza particolari eccessi. Tutti, però, sono circondati da un velo di mistero e connessi tra loro. Il primo episodio della serie, Chrysalis, ha il compito di stendere per bene la prefazione della storia e delle sue sfaccettature: ci presenta i compagni di Max, il suo diario segretissimo e una prima sventagliata di pregi e difetti della ragazza. Per questo primo assaggio della serie, DontNod non ci è andata giù pesante: il videogiocatore è chiamato a familiarizzare con i controlli e i personaggi, visitando il campus Blackwell per prendere confidenza con il riavvolgimento del tempo. Gli enigmi sono piuttosto semplici e intuitivi, e serviranno perlopiù per recuperare un dialogo andato male: ad esempio, potremo utilizzare il riavvolgimento del tempo per catturare l’attenzione di un amico dopo aver scoperto i suoi interessi, oppure avvisare una compagna di un pericolo imminente. Tutto ciò porta a una riflessione importante: la maturità della giovane protagonista; la 18enne di DontNod si dimostra da subito una ragazza in gamba e responsabile, che utilizza il suo dono per compiere esclusivamente buone azioni e dare un contributo positivo agli eventi. Tuttavia, uno dei punti cardini della produzione è proprio il potere decisionale lasciato a ciascun utente, il quale potrà scegliere in totale autonomia come gestire diverse situazioni particolari. Rispetto alle serie TellTale, in Life is Strange il numero di azioni che influenzano gli eventi futuri è ben più alto, anche se è evidente la distinzione tra le scelte importanti e quelle che avranno conseguenze minori. Chrysalis, con le sue 3 ore di gameplay, riesce a mandare un grande messaggio ai videogiocatori: il potenziale di Life is Strange è altissimo, con una trama che si sviluppa intensamente senza perdersi negli odiosi fronzoli per allungare il brodo. Per essere un episodio di presentazione, è qualcosa di straordinariamente efficace.

VOTO EPISODIO: 90/100

Episodio 2: Out of Time

Attenzione spoiler: ridotti al minimo, ma ci sono.

Il primo episodio di Life is Strange è servito come introduzione per conoscere Max, il suo passato recente e le sue nuove amicizie all’Accademia di fotografia Blackwell. Con Out of Time, DontNod Entertainment dà ufficialmente il via libera alla storia centrale della serie, partendo dal rapporto speciale tra la protagonista e Chloe, indirettamente collegata all’altra vicenda cardine della produzione, la scomparsa di Rachel Amber. Come prevedibile, tutto ruota ancora attorno al potere di Max, capace di riavvolgere il tempo e cambiare le sorti degli ultimi secondi; superato l’iniziale scetticismo di Chloe, per l’aspirante fotografa sarà tempo di confrontarsi con le nuove abitudini dell’amica, acquisendo qualche dettaglio in più sui recenti avvenimenti di Arcadia – tanto che incontreremo diversi personaggi pronti a parlare di cambiamenti, puntando il dito contro la famiglia Prescott. Out of Time ci presenta un susseguirsi di eventi di spessore portandoci direttamente nel cuore della vicenda senza tergiversare. Ai titoli di coda, rimanere insoddisfatti dell’episodio è pressochè impossibile: DontNod conferma tutti gli elementi di base che contraddistinguono Chrysalis – l’innumerevole quantità di elementi interattivi e l’impeccabile regia dei dialoghi – ma prosegue nella narrazione della storia senza perdersi in chiacchiere, lasciando comunque una buona libertà di interpretazione con quel dico-non dico che tanto bene fa alla produzione, in virtù delle qualità espresse dai creatori. Confermate le meccaniche di base, in Out of Time si comincia a fare sul serio per quanto riguarda enigmi e decisioni: il riavvolgimento del tempo si renderà fondamentale in alcuni frangenti, ma il suo eccesso provocherà forte stress nella piccola protagonista, costringendola a non abusarne. Dunque, proporzionalmente all’importanza delle decisioni da prendere durante il gioco, l’utente sarà costretto ad usare una buona dose di memoria ed intuito per togliersi da situazioni difficili, giungendo a ramificazioni della trama senza possibilità di ritorno. Se in Chrysalis abbiamo trascorso le 3 ore di gioco perlopiù all’Accademia, in Out of Time gli sviluppatori ci concedono un piccolo tour tra varie location di Arcadia. Dall’immancabile colazione al fast food – con tanto di citazione dedicata a Twin Peaks – alla discarica della città, il tutto visto dagli occhi di una teenager che ancora non riesce a far quadrare gli eventi del giorno prima. DontNod ha confermato tutte le buone impressioni maturate a seguito del pilot e, per quanto possibile, ha cercato di virare leggermente spostando l’attenzione su altri luoghi e fattori di Arcadia. C’è tanta carne al fuoco per il terzo episodio, e tutto lascia intendere che il meglio deve ancora venire.

VOTO EPISODIO: 90/100

Episodio 3: Chaos Theory

Attenzione spoiler: ridotti al minimo, ma ci sono.

Chaos Theory è il primo episodio "passivo" della serie, quello, cioè, che si carica sulle spalle le decisioni più pesanti derivanti dai primi 2 episodi. La Blackwell e i suoi studenti sono ancora alle prese con l’epilogo di Out of Time, Max si ritrova a dover fare i conti con tutte le conseguenze del caso, e la pista verso la verità comincia a raffreddarsi. La scossa causata da Kate ha mosso il cuore di tutti i compagni del corso, indirizzando la giovane protagonista ad indagare sulle pratiche tipiche del Vortex Club, l’anello che lega le vicende di Kate e Rachel. Assorbita la situazione iniziale, che in realtà ci fa capire come le scelte precedenti non influenzino quasi per nulla la trama, Chaos Theory si rivela un episodio da raccolta oggetti, in cui Max non dovrà fare altro che collezionare elementi sparsi per la location. Come di consueto, i dialoghi svolgono il ruolo di co-protagonista: tutto ruota attorno ai dettagli e al quantitativo di informazioni disponibile a seguito di una conversazione, talvolta obbligando l’utente a riavvolgere il nastro per sfruttare una nuova interrogazione e far colpo sull’interlocutore. Tuttavia, stavolta non ci saranno prese di posizione nette e guidate dall’etica personale. Per un buon 80% dell’avventura, tutto sa di già visto – il che è preoccupante considerando che mancano ancora 2 episodi all’epilogo della serie – ed anche le location non brillano in termini di originalità: Max visiterà posti già conosciuti all’utente, dalle sale Blackwell al fast and food di Chloe. Poi, però, come il più classico dei fulimini a ciel sereno, arriva quel 20% finale che stravolge completamente le fondamenta della storia e ogni certezza maturata fino a quel momento. Non vi diciamo di cosa si tratta, ma il cliffhanger è di quelli che stendono? di brutto.

VOTO EPISODIO: 65/100

In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 30/01/2015
  • Sviluppatore: DONTNOD Entertainment
  • Distributore: Square Enix
  • Publisher: Square Enix
  • Pegi:

Condividi
Articolo precedenteCD Project RED annuncia The Witcher Online
Prossimo articoloAnnunciate due espansioni per The Witcher 3: Wild Hunt
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.