Call of Duty: Advanced Warfare – Recensione

“War. War never changes.” Se non avete mai sentito queste parole, pronunciate dalla splendida voce baritonale di Ron “Hellboy” Perlman, mi dispiace dirvelo, ma vi siete persi diverse pietre miliari della storia del gaming. L’indimenticabile frase d’apertura della serie Fallout riassume, in sole quattro parole, l’anima “immortale” del franchise di punta del gigante cattivo Activision: Call of Duty. Essì, la guerra non cambia mai. Cambiano gli strumenti “tecnici”, cambiano i colori dei fronti avversi ma, in sostanza, la guerra è sempre uguale a sé stessa. Mira, colpisci, uccidi e ripeti, finché morte non sopraggiunga.

Ma perché questa premessa?

Perché mi piace il suono delle mie dita sui tasti.

No – scherzi a parte – è solo per dire che, almeno in parte, l’eterna isotopia (se non sapete cosa sia, vi invito a leggere il nostro speciale a tal proposito) della serie, non solo riflette il “tema” fondante il franchise, ma rappresenta un elemento piacevolmente familiare per lo “zoccolo duro” dei Codders.

Tante chiacchiere (ormai sapete che ho questo problema con le ouvertures pompose) per dire che Call of Duty: Advanced Warfare non è forse il COD che ci meritavamo, ma piuttosto quello di cui avevamo bisogno.

Bella frase eh?

Farina del mio sacco (pietosa menzogna).

Cattivi Bondiani e compagni immortali

Lo so, lo so. Per molti(ssimi) giocatori la campagna in singolo di ogni Call of Duty è una componente per lo più vestigiale. Utile quanto un negozio di forchette per mancini. Ma c’è, e quindi vale la pena spendere due parole sulle avventure battagliere del Private Mitchell (Troy Baker), unico protagonista – elemento inedito per la serie – della trama di Advanced Warfare. Senza incorrere in fastidiosi spoilers (nei limiti del possibile), o imbarcarmi in circumnavigazioni discorsive da incubo, mi limiterò a dire che la trama di Call of Duty: Advanced Warfare è – sostanzialmente – una fiera del cliché.

L’avventura procede saldamente sui binari di una prevedibilità costante e, talvolta, risibile. Per la gran parte del tempo non faremo altro che fissare le spalle del nostro compagno, in attesa che si decida a muovere le sue “EXO-chiappe” verso il prossimo obiettivo. Ancora e ancora e ancora e ancora. Non mancano certo i momenti “figata”, tra scalate magnetiche, moto volanti e salti acrobatici, ma le solite 5 ore della campagna procedono in maniera fin troppo lineare. L’antagonista, poi, è una stereotipata postmodernizzazione del classico cattivo bondiano Ernst Stavro Blofeld (andiamo che avete capito chi è, quello che accarezza il gatto), una sorta di antipatriota vaneggiante, profondo come una pozzanghera d’estate. Su questo punto va sottolineato come la performance recitativa di Kevin Spacey (leggero spoiler indiretto), sebbene tecnicamente ineccepibile, risulti impoverita dalla totale bidimensionalità del personaggio del magnate Jonathan “Atlas” Irons. Appena abbozzati anche i rapporti tra i vari membri del cast del gioco, cosa che uccide l’immedesimazione del giocatore nelle vicende dei protagonisti a schermo.

Sorvolando sui momenti più imbarazzanti della campagna (credo che la scena del funerale entrerà negli annali del cattivo gusto videoludico), la storia risulta, in generale, poco credibile e piuttosto forzata. Va poi detto che, personalmente, sono stanco di vedere la scenetta del “sidekick” immortale che tira su il protagonista, o lo salva all’ultimo millesimo di secondo da morte certa. Onestamente ha scocciato. In definitiva, la campagna di questo Call of Duty: Advanced Warfare, sebbene ricca di intensi momenti cinematografici ed esplosioni testosteroniche degne del miglior Michael Bay, risulta banalotta e ispira un continuo senso di “già visto, già fatto”. Voglio comunque spezzare una lancia a favore di Sledgehammer, che è riuscita a creare un mondo futuristico tecnologicamente credibile e ben caratterizzato, assolutamente compatibile con quello che potrebbe essere il nostro futuro “reale”. L’unico neo, in questo senso, è l’inspiegabile bizzarria delle dinamiche politiche di questo immaginario 2054 iper-corporativo, ma chissà, il tempo potrebbe perfino darmi torto.

Se non hai il doppio salto non sei nessuno

La modalità in singolo ci offre un corposo anticipo delle notevoli innovazioni sul fronte gameplay introdotte in questo “vero” esordio next-gen della serie Call of Duty, e va analizzata separatamente dal comparto multiplayer, caratterizzato da una struttura molto diversa. Partiamo dal cambiamento più evidente e celebrato: l’ipertecnologico esoscheletro in dotazione al protagonista. Il sistema EXO rappresenta una vera e propria rivoluzione per il gameplay di Call of Duty. Il possente supporto meccanico permette al giocatore di utilizzare un’ampia gamma di abilità speciali, tra riflessi accelerati, scudi balistici e – lo stavate aspettando – salti potenziati. Il doppio salto, e le dinamiche di verticalità ad esso associate, rendono l’azione di gioco incredibilmente dinamica e appagante, aprendo la strada a tutta una serie di tattiche d’attacco precedentemente inattuabili.

Vi assicuro che muoversi di tetto in tetto, imbracciando un fucile d’assalto e facendo saltare teste, è un’esperienza assolutamente esaltante. Peccato che questa dinamica, che non fatico a definire “cardinale”, sia assente per una buona parte della campagna. Il “salto boost”, infatti, è un’esclusiva di una delle due tipologie di EXO disponibili, Assalto e Specialista, e ne sentiremo spesso la mancanza. Un altro elemento mal progettato è – a mio parere – l’HUD di gioco, sostanzialmente assente e proiettato direttamente sulle armi. Se da una parte questa scelta contribuisce all’immersività del titolo, dall’altra rende il tutto un filino confusionario, specialmente quando si tratta di scegliere rapidamente la funzione EXO da utilizzare. Ottimo invece il sistema delle “granate variabili”, dispositivi multifunzionali che garantiscono una profondità “esplosiva” al gunplay e aprono la strada a tutta una serie di tattiche contestuali.

Interessante l’aggiunta di mini-obbiettivi di campagna, utili per sbloccare punti necessari a potenziare le prestazione dell’EXO del protagonista, e renderlo più efficiente sul campo di battaglia.

L’eccellente numero di armi e l’ottimo feel generale dei nostri “strumenti del mestiere” rappresentano la ciliegina sulla torta di una giocabilità che, malgrado qualche difetto marginale, risulta poco meno che eccellente.

Harder, Better, Faster, Stronger

Ovviamente le meccaniche di movimento EXO hanno dato una bella rinfrescata anche al comparto multiplayer di questo Call of Duty. L’aggiunta dell’asse verticale ha ripercussioni radicali su ogni singolo elemento del gameplay competitivo. Il doppio salto, lo scatto aereo, la schivata EXO, aggiungono ad ogni momento del gameplay una componente di dinamismo ed imprevedibilità che aumenta la quantità di spasso “fraggereccio” a livelli di furiosa epicità. Tutto questo contribuisce a rendere Advanced Warfare, il Call of Duty più veloce e frenetico di tutti i tempi, nonché il più divertente.

Eccellente il lavoro svolto da Sledgehammer sul design delle 13 mappe multiplayer, che si dimostrano il teatro perfetto per il nuovo sistema di movimento, tra tetti, piattaforme sospese e corridoi aerei. Su questo punto va detto che, se da una parte la struttura dei livelli scoraggia il trinceramento selvaggio (genere catenaccio), la verticalità delle mappe si apre ad orizzonti di camperaggio inediti e, talvolta, psicologicamente destabilizzanti.

L’esoscheletro in dotazione, offre al giocatore un ricco campionario di abilità speciali che permettono di rendersi invisibile, più resistente, più veloce e chi più ne ha più ne metta. Tutti elementi che aumentano la libertà concessa al giocatore nel personalizzare l’esperienza di gioco, con elementi che riflettano a pieno le sue personali inclinazioni battagliere. A tal proposito, impossibile non menzionare il sistema di customizzazione Pick-13, evoluzione del Pick-10 di Black Ops 2, che permette di modellare la propria classe ideale scegliendo armi, accessori, abilità EXO, perk, wildcards e scorestreak. Ovvio che alcuni elementi – i migliori – si dovranno sbloccare man mano, salendo di livello e superando sfide di vario genere. Questa progressione produce, per forza di cose, un marcato squilibrio tra i livelli cifra singola e i super-graduati, un divario fastidioso, considerando quanto il sistema di matchmaking tenda a mescolare le due categorie.

Non tanto rilevante sul fronte gameplay, ma sicuramente una gradita aggiunta alla formula del gioco, il sistema di personalizzazione dell’avatar permette di scegliere tra una quantità sorprendente di pezzi d’equipaggiamento, compresi modelli alternativi – generalmente più efficaci – delle armi in dotazione. In perfetto stile diablesco, tutti questi “drop” saranno caratterizzati da un livello di rarità – e tamarragine – crescente, così che possiate utilizzarli per bullarvi col resto della community. Le undici modalità di gioco presenti (tra cui l’inedita Uplink, molto simile al Teschio di Halo o alla Bombing Run di Unreal Tournament) fanno sì che l’esperienza multiplayer si mantenga varia e divertente anche dopo centinaia di ore di frag selvaggio.

A voler essere pignoli, non convince appieno il sistema di respawning, visto che il gioco ha il viziaccio di scaraventare il redivivo giocatore proprio in braccio al suo peggior nemico.

La modalità cooperativa a ondate “Sopravvivenza EXO” ha i suoi momenti ma, lontana dagli standard dell’amata Zombie mode, rappresenta l’anello debole del comparto online.

Come nota a margine va detto che, in oltre 50 ore di gioco, raramente mi è successo di esplodere in esclamazioni iconoclaste causate da qualche randomica morte da lag. I miei complimenti vannno quindi ai server dedicati di Advanced Warfare, che mi hanno evitato una denuncia per schiamazzi.

Next gen a gogo

Grazie al suo rombante motore motore next-gen, Advanced Warfare si dimostra un prodotto tecnicamente validissimo, con texture – generalmente – di qualità eccellente e un sistema di illuminazione dinamico molto convincente. I 1080p nativi della versione Ps4, seppur piacevoli, creano una certa instabilità sul fronte framerate, mentre i 900p – scalati dinamicamente – della versione Xbox One (comunque apprezzabilissimi) aiutano a tenere il gioco inchiodato a 60 fps.

Ottimo il lavoro svolto sul fronte audio, forte di una colonna sonora evocativa e di un doppiaggio che, pur risultando saltuariamente asincrono, convince grazie all’abilità di un cast stellare. L’effettistica poi, contribuisce ad aumentare grandemente l’immersività e il dinamismo dei concitati scenari di gioco.

Concludendo…

Advanced Warfare non è certo il Call of Duty dei miracoli, il perfetto esordio next-gen che forse era lecito aspettarsi, ma rimane comunque un prodotto valido ed estremamente divertente. La debolezza della campagna in singolo e della modalità cooperativa, sono ampiamente compensate da un comparto multiplayer assolutamente eccezionale. Le meccaniche EXO introdotte da Sledgehammer ben riescono a rinnovare la formula collaudata della serie, con l’aggiunta di dinamiche inedite che contribuiscono a rendere l’azione ancora più frenetica ed appagante. Un gradito passo avanti per il franchise, che sono certo farà la felicità di tutti gli appassionati e non solo.

CI PIACE

Frenetico, divertente, appagante….BOOM!

NON CI PIACE

La campagna in singolo è una fiera del “già visto” e la modalità cooperativa risulta decisamente poco ispirata.

Conclusioni

Con Call of Duty: Advanced Warfare, Sledgehammer è riuscita a rinnovare le meccaniche distintive della serie, con elementi di gameplay nuovi ed esaltanti. Malgrado la campagna in singolo risulti piuttosto deludente, Advanced Warfar offre al pubblico un comparto multiplayer da infarto secco che, pur rispettando i canoni di genere, risulta arricchito da elementi totalmente nuovi. Un acquisto obbligato per i Codders puri e duri, e una consigliata aggiunta alla vostra collezione videoludica.

7.8Cyberludus.com
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