La saga Alien – Speciale

Articolo a cura di Marco Minchella

Alien, la serie infinita: tra terrore e delusione

E’ ormai risaputo che i tie-in, ovvero videogames derivati da licenze cinematografiche, non godono di buona fama, rivelandosi spesso dei flop. Purtroppo la serie di Alien, fatta eccezione per alcuni titoli, non fa certo eccezione. Sono più di trent’anni che il terribile xenomorfo fa riecheggiare i suoi passi nel mondo videoludico, ma finora la gran parte dei videogames dedicati all’alieno per antonomasia non ha saputo cogliere le caratteristiche che hanno reso il mostro generato dalla mente di Ridley Scott, uno dei più amati del cinema fanta-horror Ad essere rimasti impressi nell’immaginario collettivo sono sicuramente gli shooter in prima persona, che dal 1994 ad oggi hanno offerto ai fans esperienze più o meno fortunate, con alcune punte di eccellenza nei due Alien versus Predator.

Alien vs Predator: tra i due litiganti? l’umano muore!

Nel 1994 fa la sua comparsa Alien vs Predator, sviluppato da Rebellion e prodotto da Atari per l’Atari Jaguar. Particolarità del gioco è la possibilità di affrontare tre diverse campagne con diversi approcci al gameplay, calandoci nei panni di un Alien, di un Predator e di uno – sfortunato – Colonial Marine. Giocando nei panni dell’Alien abbiamo il compito di liberare la regina Xenomorfa, tenuta prigioniera su una nave predator, facendoci strada tra i livelli e combattendo marines e Predator. Come Predator l’obiettivo è invece quello di uccidere la regina degli Alien. Il predatore ha a disposizione un dispositivo di occultamento che gli permette di rendersi invisibile ai nemici, sebbene, uccidere nemici in questo modo comporti una perdita di punti onore. L’obiettivo da raggiungere giocando come Colonial Marine è, semplicemente, la salvezza. Dobbiamo infatti farci strada tra i livelli, accumulando armi e schede di sicurezza per riuscire a scappare dalla base militare infestata da Alien e da Predator. Caratterizzato da un’atmosfera cupa e carica di tensione e da un’ottima longevità, Alien vs Predator è stato il valido capostipite di una serie di sparatutto che ha registrato successi, ahimè, altalenanti. Nel 1996 è la volta di Alien Trilogy, sviluppato da Probe Enterteinment per Saturn, Play Station e PC. Il titolo ripercorre la trama dell’omonima saga cinematografica e ne ripropone i personaggi e le ambientazioni, pur non offrendo un gameplay molto solido ed originale. Due anni dopo Alien online, esperimento rischioso della Keimai Corporation e Mythic Enterteinment, tenta un approccio del tutto nuovo basato sulla componente multiplayer. Il gioco ci propone una modalità deathmatch a squadre, con la possibilità di impersonare un marine coloniale o un terribile Alien. Ma ben presto Alien Online si rivela un flop, in quanto i gamers del 1998 non sono ancora pronti per un’ esperienza esclusivamente multiplayer, così i server finiscono per chiudere in poco tempo.

Da che parte vi schierate?

Dopo 5 anni dal primo shooter in soggettiva incentrato sull’iconico xenomorfo, nel 1999 finalmente esce l’eccellente Alien versus Predator, gioiello videoludico della Rebellion Developments. Il titolo è un mix adrenalinico di avventura e suspance, e offre, sulla scia dell’Alien vs Predator del 1994, tre diverse campagne (Colonial marines, Alien e Predator) , con un gameplay molto interessante , mai banalee ben strutturato. Il gioco tocca l’apice del divertimento con la campagna del marine, in grado di tenere sempre alto il livello tensione. Rebellion ha finalmente capito che, per rendere al meglio le atmosfere claustrofobiche e inquietanti del film, la difficoltà gioca un ruolo chiave, e quindi ha puntato sul creare nemici agili, intelligenti e imprevedibili. Soprattutto al livello di difficoltà più alto, Alien vs Predator è un vero incubo… un incubo che i giocatori sono stati ben felici di riprendere nel 2001 con Aliens vs Predator 2 di Monolith, che presenta le medesime caratteristiche del predecessore, con una grafica più moderna e l’aggiunta di scene d’azione estremamente cinematografiche. Alien vs Predator 2 ha ottenuto un ottimo successo, tant’è che l’anno successivo viene anche pubblicata un’espansione, Primal Hunt, che non varia nulla della formula del gameplay ma aggiunge un nuovo set di armi e qualche ora di gioco extra. Nel 2010 sempre Rebellion pubblica un remake del capostipite del 1994, Alien vs Predator, ma purtroppo alcuni elementi, come grafica non all’altezza e una difficoltà per nulla stimolante, rendono l’esperienza priva della tensione che ha reso celebri i titoli del 1999 e del 2001.

Lo xenomorfo non fa più così paura?

Sebbene Gearbox sia sempre stato sinonimo di qualità, visti gli ottimi prodotti che è riuscita a sfornare, nel caso di Alien Colonial Marines la sua esperienza non è servita a produrre un gioco all’altezza delle aspettative. Oltre a presentare moltissimi bug, infatti, Aliens colonial Marines mostra un comparto tecnico assolutamente non all’altezza. L’uso dell’ Unreal Engine è disastroso, con texture appena decenti, animazioni legnose ed effetti particellari penosamente “old gen”, specialmente considerando cosa si sia riuscito a produrre, in passato, con questo motore grafico. La campagna single player è breve e mal bilanciata, caratterizzata da una pessima IA degli xenomorfi, che spesso si lanciano verso il giocatore “alla Rambo”, senza preoccuparsi delle conseguenze. L’atmosfera claustrofobica e tesa, classica della serie, è quasi del tutto svanita , e risulta appena percepibile solo in alcuni punti dell’avventura. Il risultato è uno sparatutto pigro e poco curato, con un gameplay consolidato ma poco vario, una storia poco incisiva, un sonoro fuori sincrono, un comparto tecnico scadente e l’intelligenza artificiale peggiore della serie. In sostanza questo Alien Colonial Marines è un fallimento totale.

Concludendo…

Come visto, per quanto popolare e amata la serie di Alien, non ha avuto particolare fortuna in campo videoludico, soprattutto a causa della tensione, elemento cardine della serie, che è andata, pian piano, scemando. Riuscirà Alien: Isolation a risollevare le sorti del brand riportandolo al suo vecchio splendore?

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