Che Dear Esther e Journey abbiano fatto scuola è ormai certezza. Le avventure calme e ragionate hanno preso piede nel panorama indie, creando un genere nuovo e intenso, fatto di emozioni e passione. Quella che vi raccontiamo in questa recensione è una storia appassionante che viene dall’ultraterreno anche se fortemente legata alla realtà: si tratta della vita di un ragazzino, Ethan Carter, e del silenzioso villaggio in cui è nato e cresciuto, Red Creek Valley, il tutto magistralmente scritto e disegnato da The Astronauts, team polacco costituito da 8 dipendenti in tutto, già famosi per aver partecipato alla realizzazione di Paintkiller, Bulletstorm e Gears of War: Judgment.

Così lontani, così vicini

Il gioco ci mette nei panni di Paul Prasparo, l’investigatore che ha accolto l’appello di Ethan per svelare il mistero di Red Creek Valley. Appena giunti sul posto, veniamo accolti dalla tranquillità della zona: il bosco si estende per tutta la superficie del villaggio, costeggiato da un immenso lago che si infrange su di una grande diga. Il team di sviluppo ci avverte subito che l’avventura non ci prenderà per mano: siamo sulle tracce di Ethan, dovremo ricostruire la sua storia, percorrere il suo stesso cammino, imbatterci nei resti del suo passaggio e rivivere i ricordi più intensi del recente passato del villaggio. Non c’è nessuno a darci il benvenuto, Prasparo è lì, circondato dalla vegetazione, completamente solo, senza alcun riferimento, se non dei binari che portano chissà dove.

La contea di Bayfield appare come un paradiso, o perlomeno è questa l’immagine che traspare dal primo impatto con Red Creek Valley. Poco più in là, tuttavia, il primo sussulto: il cadavere di un uomo mutilato, poco distante dai binari, al di là di un lungo e suggestivo ponte. L’automotrice macchiata di sangue, delle corde spezzate, e una scia di sangue che fa venire i brividi. È così mite e trasparente il passato di Red Creek Valley? Durante l’avventura dovremo aiutare Prasparo a ricostruire gli eventi che hanno minato la tranquillità di Ethan, sfruttandone le abilità percettive e le intuizioni tipiche dell’investigatore brillante e navigato, al suo ultimo caso prima del meritato riposo. E così, ci ritroveremo ad ispezionare tutti i punti di interesse, ricomponendo i pensieri che viaggiano nella mente nell’uomo al fine di ricostruire la cronistoria del delitto. L’ultima parola spetterà sempre ai fatti, nonché alla coesione degli indizi che porteranno alla verità, da rivivere sotto forma di una visione paranormale, una sorta di flashback da vivere in prima persona, in cui Paul ci si ritrova in maniera naturale, come se ne facesse parte da una vita, come fosse quella la vera realtà. I ricordi che mostrano la via, vittime che trovano la pace solo dopo aver contribuito a togliere il velo a Red Creek Valley, rivelandone la follia di cui è intrisa.

Lo story-telling come genere a sè stante?

È difficile catalogare The Vanishing of Ethan Carter ed affibbiargli un genere videoludico. Potremmo parlare di avventura grafica, thriller o semplicemente di story-telling interattivo, come già siamo stati abituati con il più celebre Beyond: Due anime. Andrebbero tutti bene. In realtà, il titolo del piccolo team polacco è un volume di storie, non fiabe per bambini, certo, ma comunque storie. È un insieme di racconti sinistri, spesso a metà tra l’immaginazione tipica dei ragazzini e la realtà. Ma tutto si sposa perfettamente con l’opera nel complesso, che ci stupisce di continuo con trovate originali, come il dover materializzare la visione di un oggetto mancante e tanto altro ancora. Il gioco è strutturato in scene, ognuna delle quali propone un’indagine o un enigma basati sulle storie rimaste impresse ad Ethan durante l’infanzia. Il percorso attraverso Red Creek Valley non durerà molto, ed è scandito da salvataggi automatici che costringono l’utente a dover iniziare e concludere un’intera storia prima di poter chiudere l’avventura mantenendo i progressi. È forse questo il punto debole di una produzione solida e meticolosa, che trova nel comparto grafico l’alleato di maggior peso: l’ambientazione è a dir poco affascinante, si potrebbe quasi affermare che lo scopo degli sviluppatori sia stato quello di costringere il videogiocatore a fermarsi un attimo e guardarsi attorno per ammirare il paesaggio, i raggi del sole che infrangono gli arbusti e lo specchio d’acqua limpido e fiabesco che circonda il villaggio. E a nulla sarebbe servito tutto ciò senza un comparto audio di primo livello, capace di intrattenere con tracce leggere e mai invasive, per dare quel giusto tocco di espressione ad un titolo che parla comunque da sé, con il vento tra le foglie e il silenzio rotto solo dall’incedere del protagonista e dai ricordi che chiedono rispetto.

Concludendo?

The Vanishing of Ethan Carter non può passare inosservato, è una perla del genere che alza ulteriormente il livello delle produzioni a basso budget. Il titolo, attualmente disponibile solo su PC e atteso nei prossimi mesi anche su Playstation 4, si propone come una delle novità più interessanti dell’anno videoludico che va concludendosi, sicuramente un’avventura che non dovrebbe lasciarsi scappare chiunque sia alla ricerca di una storia intensa con un tocco – e anche più – di paranormale, profondo e misterioso.

CI PIACE

– Ambientazione superlativa\n- Ottima storia\n- Originale, variegato, intrigante\n- Buone meccaniche di gameplay

NON CI PIACE

– Non dura tantissimo

Conclusioni

Un insieme di storie ed un paesaggio eccezionale

8.7Cyberludus.com
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