Bethesda deve aver capito che quando si parla di survival horror le presentazioni servono a poco, ed è così che ci siamo ritrovati chiusi in una stanza buia con una decina di postazioni da gioco ed altrettanti colleghi a provare The Evil Within, l’attesissimo action sviluppato da Tango Gameworks. Le postazioni erano allestiste con una candela finta accanto alle cuffie da gioco, in perfetto clima prepare to die, come recita lo slogan di un’altra famosa produzione del settore. E noi, ovviamente, abbiamo accolto l’invito.

Primo approccio

The Evil Within è un titolo molto diverso dagli altri survival. Il protagonista è Sebastian Castellanos, un detective catapultato in un universo parallelo dominato da creature immortali che solo apparentemente hanno qualcosa in comune con gli umani. La demo comincia ad uno stadio dell’avventura piuttosto avanzato, quando Sebastian si trova a dover entrare nella tipica casa abbondonata che nessuno avrebbe voglia di visitare in un survival. Esaminiamo un po’ il giardino alla ricerca di munizioni, ci armiamo di coraggio e superiamo la porta di ingresso. La hall è allestita con la classica doppia scala per il primo piano, ma non facciamo in tempo ad ammirare gli arredi che Sebastian viene colto da una visione che provoca i primi brividi lungo la schiena. Esaminiamo una strana porta con dei simboli stampati sul legno e gli sviluppatori ci dicono che entrando in quest’area potremo salvare la partita presso una inquietante desk: non sappiamo ancora se i salvataggi saranno sincronizzati con i progressi – quindi eliminando i nemici non li dovremo più riaffrontare – oppure con la location.

Tornati alla hall, gli sviluppatori ci invitano a fare attenzione a dove mettere i piedi, controllando ogni angolo delle stanze alla ricerca di trappole?e capiremo solo dopo come ciò sia realmente importante. Prendiamo una porta a caso nel piano terra e subito cominciamo a sentire i lamenti dei nemici provenire dalle stanze limitrofe?è troppo presto per farsela sotto, torniamo indietro e proviamo al piano superiore. Qui la situazione è più tranquilla, possiamo recuperare gli oggetti e disinnescare una bomba: per quanto riguarda questa parte, l’esplosivo emette un paio di bip prima di attivarsi, quindi il videogiocatore ha il tempo di allontanarsi in fretta e ingaggiare la bomba con calma restando accovacciato. Il minigame per disinnescare la carica è molto semplice nel concept: vediamo una lancetta ruotare all’esterno di una sezione circolare completamente rossa se non per un piccolo spicchio verde, ed è proprio in quest’area che dovremo fermare la punta. Nonostante sia molto semplice a dirsi, tra la pressione del tasto e lo stop della lancetta passa quel mezzo secondo che può risultare fatale, togliendoci gran parte della salute di Sebastian.

Secondo approccio

Perso il confronto con la bomba, tentiamo la sorte con i nemici presenti in zona. Fortunatamente, riusciamo a beccarne due intenti a mangiare i resti di un’altra creatura. Ci accovacciamo e li superiamo con nonchalance, prima di lasciare il dorsale troppo presto allertando tutti i nemici in zona. Presi dal panico, cominciamo a sparare accorgendoci che non basta colpire in testa i nemici per abbatterli, dato che il volto si spacca come fosse plastica dura senza nemmeno rallentarli. Riponiamo la pistola e ce la diamo a gambe levate dimenticando il consiglio degli sviluppatori, fino a quando una trappola a filo ci si lega alla caviglia trascinando il protagonista verso due grandi centrifughe con spuntoni, arrivando ad una morte orrenda in un bagno di sangue.

Terzo approccio

Ne proviamo altre, tante altre, ma il risultato è sempre una morte atroce tra i colpi dei nemici o imbeccati da una trappola. Segnaliamo che le difficoltà del gioco con i mostri “di base” sono dovuti all’assenza di esperienza col titolo e alla pochezza dell’inventario, ma sarà possibile mettere k.o. quasi tutte le creature pur perdendo ingenti quantità di munizioni. Ben diversa la gestione dei mini-boss, che gli sviluppatori hanno reso immortali, dando al videogiocatore esclusivamente l’opzione di correre il più lontano possibile o farsi ammazzare con un colpo. L’ultimo tentativo lo facciamo con un’altra creatura impegnata a ingurgitare un suo simile: raccogliamo una bottiglia e la lanciamo dall’altra parte della stanza, senza alcun effetto. Ne prendiamo un’altra e, stavolta, colpiamo direttamente il mostro: ancora nessuna reazione. Puntiamo la pistola, cominciamo a sparare qualche colpo e?sì! Anche stavolta game over.

Conclusioni finali

Al di là dell’ironia usata per descrivere il nostro hands on, The Evil Within fa veramente paura, ma soprattutto crea un forte disagio. All’apertura di ogni porta il tasto sembrava pesare 5 chili immaginando le creature pronte ad assaggiarci. Il level design, poi, è semplicemente azzeccato, con il filtro antico per sporcare le texture e favorire l’immersione con il titolo e l’atmosfera. Fare un paragone con Dying Light o P.T. (Silent Hills) è veramente difficile, perché saranno 3 survival molto diversi nella struttura del gameplay, ma la strada intrapresa da Bethesda è decisamente giusta.