La nuova generazione delle console sembra non aver portato nulla al mondo dei videogame: mentre attendiamo quel salto grafico e di gameplay promesso dai vari produttori, il videogiocatore mette mani al portafoglio per i soliti action, RPG e sparatutto, cloni di se stessi, poco profondi e anche un po’ banali. Innovare sta diventando difficile in un mercato in cui sembrano mancare le idee – tanto da indurre Sony e Microsoft ad investire molto nel settore indipendente – e le campagne di marketing provocano dolorosi effetti boomerang. In questa estate appena cominciata, strategia vincente si è confermata quella messa in atto da Square Enix, tenendo il giusto controllo sui media per il suo titolo di punta estivo, Murdered: Soul Suspect, un’avventura che nel suo piccolo innova, appassiona e diverte, proprio ciò che serve per smuovere un mercato stantio. Il merito è di Airtlight Games, team di sviluppo conosciuto ai più per Dark Void e Quantum Conundrum, due giochi allo stesso modo intriganti dal punto di vista del gameplay.

Rest in peace, prima o poi

Murdered: Souls Suspect è un’avventura difficile da definire: non è certamente un thriller, non è neppure un gioco investigativo, eppure le vicende di Ronan O’Connor in quel di Salem, Massachusetts, mischiano questi elementi per dar vita a un concept piuttosto intrigante. Il chiodo fisso di Ronan è un killer seriale conosciuto come killer della campana, omicida di ragazzine, pare, senza alcun tipo di legame. Dopo l’ennesima pista azzeccata, Ronan si ritrova ad un passo dal killer che, mostrando una forza incredibile, scaraventa l’investigatore giù dal quarto piano e lo finisce con 7 colpi di pistola. Ebbene sì: il protagonista muore. Il cuore della vicenda parte proprio dal triste epilogo terreno di Ronan, che si ritrova improvvisamente in un limbo popolato da anime in cerca di risposte, incapaci di trovare la serenità e riposare in pace, letteralmente. L’investigatore capirà che per abbandonare definitivamente la vita terrena – e riabbracciare la moglie scomparsa prematuramente – dovrà compiere ciò che lo tiene legato al mondo dei vivi: fare giustizia liberando Salem dal killer della campana.

La vita oltreterrena di Ronan fa da sfondo ad una classica storia di fantasmi, di quelle che si leggono attorno al camino. Il videogiocatore si accorgerà presto di quante siano le anime in pena a Salem e di quante domande rimangano insolute, lasciando le anime dei defunti in preda alla disperazione. Ronan incontrerà diversi fantasmi in pena, che potranno essere guidati verso la luce completando brevissime indagini secondarie, ma nessuna di queste meriterà grosse attenzioni da parte del giocatore. Nonostante Airlight abbia cercato di proporre varietà dei contenuti, la storia principale – bella, ma col finale deludente – rimane senz’altro il cuore dell’avventura, a dispetto dei numerosi collezionabili sparsi per la città: targhette delle location, frammenti di memoria, ritagli di giornale, scritte di rituali e così via. In realtà, vista la grandezza poco entusiasmante di Salem, collezionare gli extra non sarà difficilissimo, come del resto non sarà un’impresa completare l’avventura.

Tre indizi non fanno una prova

L’avventura si sviluppa in dieci lunghe indagini che possiamo catalogare in capitoli o missioni. Ogni indagine, infatti, permette a Ronan di scoprire nuovi indizi sulla sua morte e sul killer della campana, spesso aiutato da altri personaggi secondari. Fondamentalmente ogni missione è divisa in due parti, che possono ripetersi più volte: esplorazione libera sul posto e raccolta degli indizi. Uno dei fattori che rende Murdered: Soul Suspect un gioco piuttosto semplice è il ristretto campo delle indagini che rende praticamente impossibile perdersi qualche indizio per strada. Grazie ad abilità ultraterrene, Ronan potrà entrare nella testa della vivi per ascoltare, osservare o facilitare i ricordi, stimolando la memoria del posseduto con alcuni degli indizi raccolti. Ad esempio, dopo aver recuperato dei frammenti di memoria sul posto, riusciremo a facilitare i ricordi di una testimone oppure a ottenere nuovi indizi per la nostra indagine. La possessione è senz’altro il mezzo più utilizzato durante il corso dell’avventura, il che è un difetto piuttosto importante: l’investigazione lascia spazio a diverse tecniche, così come le abilità di Ronan possiedono un grosso potenziale non sfruttato. A ciò va unita la completa assenza di un sistema di crescita, che spesso viene messo a casaccio nei videogame di ultima generazione, ma in Murdered avrebbe certamente ben figurato se affiancato a indagini più complicate.

Dopo la raccolta dei vari indizi, spesso toccherà arrivare a delle conclusioni mettendo insieme i frammenti di memoria più significativi: questa è probabilmente la parte più delicata dell’indagine, e forse la peggio realizzata, in quanto alcuni ricordi sono molto simili e/o interpretabili diversamente. A seguito di ogni conclusione, l’utente otterrà dei punti-detective praticamente inutili dato che non è previsto alcun sistema di crescita. Fortunatamente, per dare un po’ di pepe all’avventura, la libera esplorazione è stata complicata con la presenza di alcuni demoni capaci di consumare l’anima di Ronan: l’investigatore dovrà, quindi, cercare di evitare le presenze oscure oppure eliminarle scivolando alle loro spalle – sfruttando anime stantie e passando tra i muri. Anche in questo scenario c’erano margini di miglioramento legati ad un sistema di potenziamento delle abilità.

Immortale Unreal Engine

Stavolta è proprio il caso di dirlo: l’Unreal Engine è immortale, un po’ come Ronan durante tutta l’avventura. Tuttavia, sono pochi i team di sviluppo capaci di tirarne fuori il meglio, e non è il caso di Airlight Games, perlomeno con il budget previsto da Square Enix. La qualità delle texture è buona ma siamo davvero lontani dall’eccellenza, sia per quanto riguarda i modelli poligonali – ottimi i dettagli durante le cutscene, meno curate le animazioni – che le location. Salem è una città tranquilla che nasconde tanti misteri tra i vari punti di interesse che, inevitabilmente, Ronan si troverà a visitare, come una chiesa, un manicomio, un cimitero e altro ancora. Nessuna di queste aree raggiunge una valutazione positiva in termini di level design e ispirazione, risultando lineari, scontate e prive di mordente. Fortunatamente il doppiaggio non delude, con l’ottima prestazione degli attori che va ad unirsi alle già citate cinematiche di spessore, vero punto in più della produzione assieme alla trama principale. Tra i fattori positivi vi è anche la longevità che, pur non contando su alcuna modalità multiplayer, riesce ad impegnare il videogiocatore per oltre 10 ore tra indagini principali e secondarie – questa la nostra guida alle indagini – anche se, come abbiamo evidenziato in precedenza, al di là della storyline c’è poco di cui appassionarsi.

Commento finale

Non è ancora tempo per andarsene. Ronan O’Connor, investigatore di Salem dal passato burrascoso, continua a indagare sul killer della campana mentre il suo corpo esamine, puntellato da 7 fori di proiettile, poggia sull’asfalto. Possiamo prendere in prestito questa descrizione come metafora dell’intero Murdered: Soul Suspect, un’avventura che va avanti per inerzia – soprattutto grazie alla trama ben congegnata – e svolge giusto il compitino e nient’altro, prima di giungere ai titoli di coda e lasciarsi abbandonare definitivamente sullo scaffale del collezionista.

CI PIACE
  • Avventura piacevole, dal concept originale e piuttosto semplice da condurre ai titoli di coda
NON CI PIACE
  • Potenzialità non sfruttate, dall’impianto di gameplay piuttosto semplice alle banali quest secondarie
Conclusioni

Morire e ritornare non è mai stato così stressante: per Ronan è tempo delle ultime indagini prima dell’eterno riposo

7.7Cyberludus.com
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