Dopo aver messo le mani su un classico come Killer Instinct,il team Double Helix ritorna con il reboot di Strider, altro classico arcade dal sapore vintage. La versione del 2014 di Strider si presenta sicuramente modificata rispetto al suo predecessore anni ’90, ma l’ammodernamento attuato era indispensabile. Nel panorama odierno, per giochi come Strider, l’unica via è il compromesso. Il mercato è cambiato, i videogiocatori pure e,di conseguenza, i videogiochi non possono più essere sempre gli stessi. Se però i ritocchi al gameplay sono stati vistosi, per quanto riguarda il protagonista Hiryu tutto rimane invariato. È cazzuto come sempre e grazie alla fedelissima spada Cypher, affetterà tutto e tutti senza esclusione di colpi.Insomma, grazie agli ammodernamenti del gameplay e ad una nuova veste grafica di buon livello, Strider è riuscito, ancora una volta, ad accaparrarsi un posto di tutto rispetto nel panorama videoludico. Ben tornato.

La via della spada

Dopo aver dribblato qualche proiettile a bordo di un deltaplano, veniamo subito catapultati nell’ambiente di gioco. Nei panni di un ninja ribelle di nome Hiryu, la vostra missione sarà quella di attraversare innumerevoli scenari in 2.5D alla ricerca di il Grand Master Meio, classico cattivone circondato da migliaia di fedeli servitori pronti a farsi affettare. Una volta atterrato,Hiryu comincia subito a mollar fendenti, trinciando i mal capitati che gli si parano davanti. È dunque da subito che le dinamiche hack ‘n’ slash si mostrano in questo frenetico side-scroller. La vostra arma di distruzione sarà Cypher, una lama particolare, in grado di modificare i propri poteri tramite l’acquisizione di power-up specifici. Essa potrà, tramite questi potenziamenti, contrastare in maniera efficace le differenti tipologie di nemici ed aprire determinati accessi altrimenti non esplorabili. Ben quattro sono i potenziamenti ottenibili per Cypher, esteticamente differenziati da altrettanti colori, i quali si mostreranno non solo con la lama ma anche con la sciarpa del protagonista, che sfoggerà lo stesso colore del power-up scelto, così da tener sempre presente che potere si sta usando. Il feedback della spada è ottimo e si dimostra un’arma davvero ben fatta. Cypher dunque, non vi farà invidiare per nulla i fucili laser dei vostri avversari, garantendovi un attacco formidabile e un look davvero invidiabile.

Da buon ninja che si rispetti, Hiryu non ha una sola lama a difenderlo: la sua arma secondaria sono i kunai, i famosi pugnali ninja, che in questo caso hanno un ruolo di primo piano.In teoria si tratterebbe di armi secondarie, ma in realtà il loro utilizzo li rende in alcune situazioni(non ultime molte boss fight) non poi così “di contorno”, garantendo con poco sforzo danni davvero notevoli. A porvi freno, per fortuna, c’è una barra di energia (quella dei poteri speciali) che ne limita l’uso; ma la ricarica è così rapida che spesso vi dimenticherete persino della sua esistenza.

Rivoluzione, un gameplay più ricco

Come accennato prima, la più grande rivoluzione del nuovo Strider riguarda il gameplay. Dal titolo arcade che era, quando uscì a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Strider oggi si è evoluto in maniera notevole. I Double Helix, ben consci dello scarso appeal che avrebbe potuto avere un arcade puro sul mercato odierno, hanno ben pensato di aggiungere alla ricetta tradizionale qualche ingrediente in più. All’action/platform con un sistema di combattimento improntato sull’hack’n’slash, hanno infatti affiancato delle dinamiche di tipo metroidvania. !

La componente esplorativa dunque risulterà di primo piano, in quanto tutti i power up secondari e gli upgrade per la barra della vita e dei poteri speciali saranno disponibili in diverse aree dell’ampia mappa – e raggiungerli sarà d’obbligo, in quanto più si avanzerà, più ci sarà bisogno di allargare entrambe le barre. Con la nuova componente esplorativa entra in scena anche il backtracking, davvero ben strutturato e mai ripetitivo.

Come detto prima, la nostra cara Cypher non avrà il solo compito di difenderci, ma anche di aprire nuove strade tramite i suoi power up. Sovente vi capiterà di imbattervi in porte non immediatamente accessibili, ma basterà progredire fino al potenziamento giusto e il gioco sarà fatto. Spesso nei passaggi che vi si apriranno troverete upgrade o power up, dunque tornare sui propri passi sarà sempre ricompensato.

Questi nuovi innesti potrebbero far storcere il naso agli appassionati di vecchia data, ma è innegabile che il lavoro svolto in tal senso sia stato davvero azzeccato e che il brand, in questo modo, si sia reso più accessibile al pubblico moderno.

Ottime sono anche le fasi platform: Hiryu si muoverà nell’ambiente di gioco con una fluidità davvero notevole, saltando da una piattaforma all’altra con grande agilità e arrampicandosi su mura e piattaforme con il suo rampino in dotazione. I salti sono precisi ed equilibrati e l’unica cosa che vi infastidirà durante queste sezioni di gioco saranno i proiettili nemici.

Tra l’Hiryu che vi si presenta all’inizio e quello che comanderete poi, ci saranno delle differenze in tal senso. Come prima cosa, imparerà la scivolata, che vi permetterà di passare attraverso le grate di piccole dimensioni vicine al terreno, per passare poi ad un formidabile doppio salto e alla catapulta al plasma, che vi donerà un’ulteriore salto a mezz’aria.

Kazakh City, bella ma c’è di Meio

Lo scenario in cui Hiryu affetta tutto e tutti è Kazakh city. Ricalcando la vecchia atmosfera del brand, Kazakh city, come in passato, si presenta come una città dell’est Europa, con forti richiami al periodo comunista russo, ma non solo.

Altra caratteristica estetica del brand (figlia del suo tempo) è questa tecnologia molto “vistosa”, fatta di luci al laser e macchinari enormi. Non è difficile infatti passare dal tetto dorato di un palazzo tipico dell’est europeo a sale piene zeppe di luci e computer -tra l’altro, mentre si sta giocando con un ninja ribelle. Un vero classico di quegli anni, riproposto con fedeltà nello Strider del 2014, che dona quel tocco vintage che non stona. L’avvento poi del 2.5D, dona una fresca modernità, con modelli poligonali davvero ben fatti e sfondi con soggetti mobili ottimi, che non provocano alcun calo di frame mentre si distrugge tutto e tutti. Pecca invece in varietà di ambienti questa Kazakh city, con corridoi dagli sfondi ripetitivi tutti un po’ uguali. In questa mappa davvero ampia dunque, ciò che dispiace è la povertà di differenziazione degli ambienti, che con un po’ di lavoro in più sarebbero potuti essere sicuramente più diversificati e all’altezza.

Commento

Strider offre non solo una frenetica e corposa esperienza di gioco, ma anche uno spunto di riflessione che, per quanto possa risultare banale, ha comunque il suo fascino intramontabile: meglio il vecchio o il nuovo? Come tutte le cose, nella mia modesta opinione, credo che la verità stia nel mezzo ed è nel mezzo che colloco Strider, ovvero in ciò che c’è tra il sufficiente e l’ottimo. Mi ha divertito e anche fatto imprecare in alcune boss fight, mentre in altre occasioni non ha saputo darmi più di tanto. È un titolo che consiglio caldamente agli amanti degli action hack’n’slash e non solo, date le numerose features che prende in prestito dai metroidvania. Chi ha una Xbox One non dovrebbe assolutamente farselo scappare: il divertimento è assicurato.

CI PIACE

-Offre un’esperienza fresca e accattivante.\n-Dinamiche hack’n’slah davvero ben strutturate.\n-Per i 14,99 euro richiesti, l’offerta è adeguata.

NON CI PIACE

-Ambientazioni ripetitive.\n-Arma secondaria sbilanciata.

7.5Cyberludus.com
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