Tearaway – Recensione

Ogniqualvolta ci arroghiamo la presunzione di giudicare un videogioco, la cosa che viene in mente è ricorrere ad una prima, veloce catalogazione del titolo in analisi. Rovistiamo nei nostri archivi mnemonici, ci basiamo sull’esperienza di una vita, rispolveriamo qualche termine tecnico che ci aiuti ad identificare e comprendere il fenomeno ludico sotto osservazione, cercando di rinchiuderlo dietro facili definizioni, tanto sbrigative quanto limitanti nonché a volte pericolosamente fuorvianti.

Se esistesse un manuale del perfetto recensore quasi sicuramente vi sarebbe scritto di valutare prima gli aspetti che trovate in fondo ad ogni recensione del nostro sito, descriverne i contenuti in millemila caratteri e stilare alla fine un giudizio finale che ne rappresenti il sunto riepilogativo di quest’ultimi. Ma questo modus operandi, per quanto sia una prassi funzionale e corretta, incappa a volte in frammenti ludici impazziti, produzioni alternative che per l’uso che ne fanno di tali parametri di valutazione rompono gli ingranaggi della macchina del giudizio. Perché il limite di una valutazione risiede proprio nella sua essenza: giudicare gli aspetti menzionati in precedenza come valori a sé stanti e indipendenti l’uno dall’altro. Con Tearaway questa metodologia si rivela fondamentalmente errata.

Lato uno, la fiaba

Il piccolo capolavoro portatile dello studio di sviluppo britannico non è un semplice gioco con un’ottima colonna sonora folk / etnica, una grafica stilosa o una giocabilità da urlo. Tearaway è Tearaway, carta canta. Con buona pace di chi, come me, se ne era già innamorato dopo i primi cinque minuti a Colonia. Per non ricredersi, dopo parecchie ore insieme a Iota/Atoi e numerosi cicli di ricarica delle batterie di PlayStation Vita. Tearaway è come un triangolo isoscele. È la figura perfetta composta da 3 parti che possono sì essere valutate singolarmente, ma che trovano piena espressione geometrica soltanto poggiando l’una sull’altra.

Il primo lato di Tearaway rispecchia la sua originalissima ambientazione. Un mondo di carta e colla, un meraviglioso libro di fiabe animate che prendono forma non appena lo si apre, che rompe sin dall’inizio la quarta parete ? quella dello schermo della portatile Sony ? per porre in relazione il reale col digitale, il concreto con il fantastico, e noi ne siamo parte. Ciascuno di noi è un “Tu”, un essere di un’altra dimensione. Stabiliti alcuni dettagli personali (sesso, dimensione delle dita e tipologia del messaggero) ecco che la storia ha inizio. Una storia piena di avventura, pericoli e scoperte. Una missione, due protagonisti: il messagero Iota ? oppure, come nel mio caso, la puccettosa Atoi ? e il Tu col nostro faccione splendente in tempo reale al centro del Sole, che si devono incontrare affinché la missiva giunga nelle nostre mani.

Lato due, l’interazione

Il secondo lato di Tearaway è chiamato creatività. Pochi sono i giochi in grado di sfruttare su PS Vita le caratteristiche funzionali dell’hardware, ancor meno quelli che ne impiegano una parte in maniera logica, semplice e intelligente. Ma solo Tearaway riesce ad utilizzarli praticamente tutti. La videocamera frontale, oltre a riprendere il vostro volto, vi permette di scattare foto istantanee dei dintorni. È sufficiente muovere l’orientamento della console come se avessimo tra le mani una fotocamera digitale (oppure in alternativa le classiche levette analogiche), inquadrare il soggetto, selezionare una delle modalità di scatto e filtri grafici disponibili e voilà, l’Instagram ludico è già realtà! C’è persino una funzione per scattare dall’altro lato e riprendere così il nostro fido alter-ego cartaceo. Tutti i nostri scatti possono poi essere caricati sul sito ufficiale del gioco così da essere visionate e votate dalla comunità di videogiocatori e perché no, condivise pure sulla nostra pagina di FaceBook e Twitter.

Le interazioni tra il Tu e il mondo di Tearaway non si limitano solo a queste. Il nostro status divino ci fornisce una serie di poteri che influenzano il mondo di gioco. In più occasioni siamo infatti chiamati a modificare abitanti e creature ? messaggero compreso ? appiccicandogli letteralmente una serie di adesivi pre-confezionati: occhi, bocche, baffi, corna, nasi, cravatte, cuori e tanto altro. Ma perché frenare la propria fantasia? Ecco quindi un piccolo editor che, partendo da una serie di fogli colorati, ci permette di ritagliarli attraverso pressione del dito sullo schermo tattile di PS Vita, modificarne le dimensioni ed unire più pezzetti in modo da formare figure più complesse. Ecco quindi che il lato due lavora in sinergia col lato uno per completarsi insieme nel lato tre.

Arte come colore, forme ma anche sonoro. In alcune sezioni del gioco è richiesto di registrare la una traccia audio della nostra voce che sarà in seguito riprodotta all’infinito, lasciando così un’altra parte di noi all’interno del mondo di Tearaway.

Lato tre, il videogioco

Il terzo lato di Tearaway è puro e semplice videogiocare. Ma facciamo un passo indietro e rispondiamo alla domanda di chi, non avendo probabilmente letto le nostre precedenti anteprime, non sa ancora oggi di cosa si stia parlando in questa recensione: Tearaway è un platform-adventure nel quale si controlla Iota oppure Atoi combattendo mostri provenienti dal sole ? buffe scatole occhiute denominate cartacce ? e raccogliendo la valuta del gioco sotto forma di coriandoli colorati. Niente di concettualmente diverso da un LittleBigPlanet oppure, alla lontana, da un Mario 64.

Eppure le caratteristiche che lo rendono così originale ed innovativo sono presenti, pensate alla possibilità di tamburellare le nostre dita sul retro della console e vederle bucare letteralmente lo schermo, magari per spostare ostacoli o creare sentieri percorribili per il piccolo messaggero. O azionare interruttori, piegare fogli di carta strisciando il pollice sullo schermo in modo da rivelare cavità nascoste, creare piattaforme. Indubbiamente affascinante. L’uso di modelli dall’aspetto e comportamento fisico aderente alle controparti reali non solo rende l’azione fluida e senza incertezze ma di fatto aumenta il fascino puro dell’ambientazione.

L’esplorazione ? nonostante il design dei livelli sia sempre abbastanza lineare ? è incentivata dalla presenza di collezionabili: coriandoli per sbloccare filtri e adesivi, modelli bianchi “senza texture” da fotografare (e sbloccare la controparte cartacea presente sul sito, così da stamparla e realizzarla fisicamente se vi piace il bricolage), brevi missioni secondarie totalmente opzionali e pacchetti dono sapientemente nascosti in ogni area del mondo di gioco.

I nostri nemici, in contrasto con il colorato e armonioso stile degli abitanti di Tearaway, sono delle cartacce cubettose di fogli di giornale, in stridente contrapposizione con la magia evocata dal paesaggio circostante. Pesantemente animati e dalle molteplici varietà continueranno imperterriti ad intralciare e minacciare il nostro messaggero. Ma potrete sbarazzarvene come meglio vi aggrada, schivando i loro attacchi, raccogliendoli mentre sono storditi per poi scagliarli gli uni addosso agli altri, sfruttando la complicità del Tu che può spazzarli via col proprio ditone o attivando trappole. Si tratta di meccaniche studiate e ristudiate a tavolino dai ragazzi di Media Molecule e brillantemente trasposti nel gameplay. Se poi il vostro beniamino digitale dovesse morire sopraffatto dalle cartacce o risucchiato in un baratro senza fondo, non preoccupatevi: Tearaway perdona, eccome. Non ci sono vite e neppure penalità. Potete riprovare quante volte vi pare, finché non riuscite a spuntarla. Forse gli amanti della sfida storceranno un po’ il naso, ma alla fine è il divertimento che conta.

La musica non è in questo gioco un semplice accompagnamento. La musica in Tearaway costruisce, accompagna, si evolve man mano che proseguiamo nell’avventura. Il suo ritmo folk vi da il buonumore nelle lande festose così come il motivetto strombazzante vi prende sempre di più allo stomaco quando appaiono i nemici a rovinarvela. Ad ogni momento della storia corrisponde una serie di note che si amalgamano perfettamente con l’incedere della storia. La musica, di fatto, è una colonna portante della struttura di gioco al pari dell’estetica. Pulsa ritmicamente con i fondali, pulsa con il Tu e Iota/Atoi, pulsa di (PlayStation) Vita.

Conclusioni

Valutare Tearaway come semplice videogioco, basandoci sugli ordinari metodi di giudizio, significa smontare un triangolo per ottenere una linea. E non va bene. L’intelligenza artificiale dei nemici è basilare, mostrano movimenti flessuosi ma sono davvero ridotti all’osso in fatto di varietà, la telecamera seppur rotabile può trarvi a volte in inganno conducendovi ad una morte non imputabile a voi, la longevità è nella media e se vi lasciate trasportare dal viaggio di Iota/Atoi potreste anche terminare il gioco in un paio di giorni. Certo, i modelli collezionabili sono interessanti ma Tearaway non è fatto per essere “giocato”. È fatto per essere vissuto, per meravigliarvi. Vi ritroverete a percepire gli spazi, affezionarvi ai suoi personaggi, a vedere forme e suoni, e riconoscere nella sua creatività non un’appendice di gioco, ma il motore primo dell’esperienza ludica, nonché probabilmente il fine ultimo.

CI PIACE

+ Atmosfera originale, stilosa e colorata\n+ Utilizza appieno tutte le caratteristiche hardware di PS Vita facendoci “entrare” nel mondo di gioco\n+ Impossibile non affezionarsi ai messaggeri ed ai buffi personaggi dell’universo di Tearaway\n+ Colonna sonora azzeccata

NON CI PIACE

– Qualche sporadica incertezza della telecamera\n- Basso livello di difficoltà

Conclusioni

La corte, dopo sette ore di gioco, giudica l’imputato Tearaway colpevole di originalità, divertimento e fantasia. La sua estrema diversità nell’odierna offerta ludica, i suoi legami con inediti concetti di gioco lo rendono troppo pericoloso e paradossalmente rivoluzionario, a fronte degli standard di mercato odierni dominanti.\nAl fine di preservare l’attuale situazione basata su franchise reiterati e clonati, l’imputato è condannato all’ergastolo in ogni PlayStation Vita sulla Terra.

9.9Cyberludus.com
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Redazione
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