Bioshock Infinite è senza dubbio uno dei titoli più chiacchierati del 2013, anche se ha cominciato a far parlare di sé fin dal primo trailer. Il motivo di tanto clamore è presto detto: la saga è tornata nelle mani di Irrational Games attraverso un cambio di rotta senza pari, abbandonando le umide passerelle di Rapture per far posto alla città fluttuante di Columbia. In fondo, non è mai stato un mistero l’allontanamento spontaneo di Irrational Games per il seguito nuovamente ambientato nella città sommersa, ed è rimasta talmente ferma la convinzione di proporre qualcosa di nuovo e diversamente sconvolgente che 2K ha ben pensato di affidargli lo spin-off della saga, che interrompe almeno per il momento l’enumerazione dei capitoli. D’altronde, vedremo nell’articolo che i punti in comune tra i precedenti a Rapture e Bioshock Infinite sono praticamente assenti, se non per ciò che concerne il gameplay. La scelta risulta vincente o meno? L’ultima parola spetta sempre e soltanto all’utente, ma forse Columbia è un insieme di idee senza una base solida, proprio come la stessa città che fluttua allegramente in aria.

Welcome to Columbia!

Effettivamente, l’allegria è la componente emotiva di maggior rilievo nella prima parte del gioco, ovvero quando Booker DeWitt viene sparato direttamente nella stazione di Columbia. I motivi che spingono il protagonista a recarsi al faro del prologo non sono molto chiari inizialmente, se non che per rispettare il patto e annullare il suo debito, l’uomo è costretto a trovare una ragazza e consegnarla a loschi individui. Una volta raggiunta la città fluttuante ci si ritrova in un luogo di culto, silenzioso e mistico. Muovere i primi passi nell’incertezza porta a conoscere a poco a poco la struttura, fino a incontrare i primi, affabili, personaggi. Passa poco tempo e Booker si ritrova a doversi battezzare come inizio di una nuova vita all’insegna della purezza e sotto la costante guida del Profeta Zachary Comstock. Tutto è molto confuso, ancor più di prima, ma una volta raggiunta la superficie Columbia si mostra come una festa di colori, enfatizzata proprio dai festeggiamenti in corso: parate, giostre, mercanti e famiglie felici.

Columbia è la perfetta rappresentazione virtuale della città ideale, ricca di magia e al tempo stesso di semplicità; un agglomerato di edifici, piazzette e navicelle, il tutto dominato da imponenti statue che rappresentano i leader della comunità che affiancano idealmente Comstock, la guida spirituale verso la redenzione. Il compito di Booker è arduo a partire dalle intenzioni, ma lo diventa ancor di più quando capisce di essere nei guai fino al collo: la città è tappezzata di poster che annunciano la venuta di un falso profeta, riconoscibile tramite una sigla marchiata a fuoco sulla mano?proprio come quella del protagonista. La situazione crolla definitivamente quando la minaccia diventa reale e la polizia scopre il protagonista tra la folla durante un gioco collettivo. Il prologo di Bioshock Infinite è studiato per introdurre l’utente nella città fluttuante, assaporare l’apparente bontà d’animo dei suoi cittadini e metterseli immediatamente contro. Uno contro tutti come al solito. Raggiungere la ragazza diventa un obiettivo ancor più urgente, destreggiandosi tra un gruppo di poliziotti e l’altro. Avremmo voluto risparmiarvi alcuni dettagli della trama, ma l’analisi del gameplay ci obbliga a dirvi che la ragazza si chiama Elizabeth e che Booker riuscirà a raggiungerla: niente paura perché questo accade nel primo quarto del gioco e, da qui, il percorso sarà tutt’altro che in discesa.

Vigor e mitragliette

A dispetto di una trama per certi tratti molto coinvolgente, il gameplay dell’ultima fatica Irrational Games è quanto di più scontato e classico si possa immaginare oggigiorno. La serie Bioshock si è adagiata sul consolidato combat system che, nell’ormai lontano 2007, ha fatto la fortuna della prima scampagnata a Rapture e di tanti altri videogame cloni. Il duo tonico-pistola padroneggia ancora per tutta l’avventura, un po’ come marchio della saga, un po’ per esigenza: effettivamente, Infinite è ancor più action di Bioshock 2, e lo dimostra lo stesso level design, studiato per offrire una serie di ambienti vasti e ripari strategici in combinazione con gli scontri a fuoco che si ripetono più volte anche nello stesso edificio. La difficoltà del gioco per la prima run è assolutamente accessibile anche al livello difficile, segno che, per gli sviluppatori, la vera sfida sta nell’ormai famosa modalità 1999 che si pone l’obiettivo di richiamare – fin dal nome – l’ardua difficoltà proposta dagli ormai retrogame. Effettivamente, Infinite mette a disposizione fin troppi aiuti per stuzzicare gli hardcore gamers: tanto cibo per ripristinare la salute, molte munizioni – anche se spesso bisognerà cambiare arma in combattimento – diversi punti di ristoro e macchinette dalle quali è anche possibile acquistare potenziamenti di armi e Vigor, i tonici di Columbia. Nonostante ciò, gli sviluppatori hanno previsto delle sessioni di combattimento piuttosto impegnative chiamando in causa diversi mini boss. Columbia è protetta da nemici più potenti della semplice polizia, come gli incendiari, ovvero soldati con corazza che lanciano granate, e Corvo, un particolare ninja che si muove velocemente col favore di uno stormo di pennuti. Oltre questi, possiamo apprezzare tra le fila nemiche l’Handyman, un uomo privato della propria coscienza e "rinchiuso" in una grande corazza che richiama molto da vicino la figura del Big Daddy, e il patriota motorizzato, una statua da museo di dimensioni leggermente più grandi del normale, che prende vita e si scaglia contro Booker equipaggiando una grossa mitragliatrice a raffica.

Nonostante ci siano tutti gli elementi di sorpresa per dar vita ad emozionanti combattimenti, a lungo andare ci si accorge di assaggiare la solita minestra riscaldata, priva di quella particolare invenzione che rivoluziona la ricetta e dona nuovi sapori al piatto. Effettivamente, con una buona dose di proiettili – magari conservandosi il lanciarazzi per tutta l’avventura – e ragionato utilizzo dei Vigor, Bioshock Infinite non sorprende mai e si rivela solo una scampagnata in un posto piacevole, la cui esplorazione viene interrotta ogni tot di tempo da un gruppo di nemici. Nient’altro, se non delle rotaie alle quali appendersi, teoricamente utili per collegare i vari agglomerati ma di fatto utilizzate solo per gli scontri a fuoco. A queste condizioni, poco importa della buona varietà degli stessi tonici, diversi da quelli visti a Rapture: tra i vari potenziamenti troviamo Possessione, che porta un nemico o una torretta a combattere al nostro fianco; Cavallo pazzo, che permette di far fluttuare nell’aria un nemico rendendolo più vulnerabile agli attacchi e Restituire al mittente, un particolare scudo magnetico che cattura i proiettili nemici e glieli spara contro. La fonte da cui attinge ogni Vigor sono i sali, che Booker troverà sovente tra boccette e particolari bevande. In combattimento, il protagonista potrà contare anche sull’aiuto della giovane Elizabeth, tutt’altro che la classica fanciulla da difendere. La bella co-protagonista riuscirà a sfruttare i ripari con estrema naturalezza e, di tanto in tanto, supporterà Booker durante gli scontri a fuoco procurando munizioni e kit medici. Elizabeth sarà un’importante alleata per tutta l’avventura, anche grazie alla capacità di scassinare serrature – utile soprattutto per racimolare monete e munizioni extra – e aprire gli squarci, ovvero speciali portali che consentono alla ragazza di rendere materiale quanto visibile al di là del varco temporale: quest’ultima caratteristica pesa molto dal punto di vista strategico, infatti, l’utente potrà chiedere alla ragazza di attivare una torretta automatica piuttosto che un gancio o una riserva di medikit, mettendo a proprio favore l’andamento dello scontro a fuoco.

Columbia: che gioia!

Con Bioshock Infinite, Irrational Games ha dimostrato di possedere qualità creative notevoli sotto tutti i punti di vista. Columbia è bellissima, tanto quanto Rapture, ma in un contesto ben diverso. La deviata mentalità dei residenti della città sommersa si contrappone alla pur discutibile razionalità dei cittadini guidati da Comstock, alla ricerca della purezza interiore e della serenità d’animo. Columbia rispecchia esattamente le intenzioni del Profeta, mostrandosi come una città che promette gioia, immersa nelle nuvole, irradiata dal sole e ricca di colori, con tanto di mare?seppur simulato dalle pompe. Gli agglomerati comunicano attraverso delle rotaie su cui si muovono le navicelle dei trasporti pubblici ed i carichi mobili, mentre gli edifici si presentano in quello stile Novecentesco che piace molto al videogiocatore attuale e si fa sempre più largo tra le produzioni. Menzione d’onore, ovviamente, per la co-protagonista Elizabeth, che attira su di sé quasi tutte le attenzioni, sia della storyline che del videogiocatore. La vedremo offendersi, gioire e preoccuparsi con estrema tenerezza, risultando una delle migliori spalle tra quelle viste finora. Al di là dell’eccellente vena artistica dei designer, entrando nei dettagli si evidenziano diversi problemi che al giorno d’oggi dovrebbero essere superati da tutte le produzioni maggiori. Da compenetrazioni poligonali a personaggi riciclati anche nel giro di pochi passi, modellazione degli stessi piuttosto scarna e poco ispirata, animazioni da rivedere – tralasciando quelle di alcuni nemici. L’intelligenza artificiale non risolleva il comparto tecnico, ed anche se i nemici tenderanno a cambiare posizione ed aggredire il videogiocatore cambiando modalità d’attacco a seconda della distanza, il buon uso delle coperture metterà in evidenza la poca reattività degli avversari. Anche l’approccio diretto combinando proiettili e tonici si rivela piuttosto funzionale, premiando l’atteggiamento poco ragionato – non consigliato in modalità 1999. Il comparto audio è di ottimo livello in ogni sua componente. Il doppiaggio italiano è perfetto e godibile, come ormai ci stanno abituando le produzioni maggiori, mentre la soundtrack si rifà all’ispirazione artistica e coglie ogni aspetto del plot che ruota attorno a Columbia con estremo tempismo. Ottimi gli effetti ambientali ed il doppiaggio dei personaggi secondari.

Columbia: l’altra faccia della moneta

Uno dei motivi per cui Bioshock Infinite sorprende per l’immensa creatività riposta in esso è senz’altro l’insieme delle componenti sociali di Columbia. Staccandoci un attimo dalle parate e dalle giostre, capiamo di avere a che fare con gente subdola, immersa nel suo stesso ego, accresciuto giorno dopo giorno sulle spalle degli abitanti della città fluttuante. Anche se tutto ruota attorno a Comstock, Columbia è decisamente oligarchica, anche se il pensiero della gente è ormai alterato dalla cura del Profeta. Basta soffermarsi un attimo a leggere i manifesti sparsi nella zona industriale piuttosto che ascoltare un messaggio registrato di Fink, uno dei grandi imprenditori di Columbia, vendere il proprio lavoro con un incredibile senso del paradosso, che mette a nudo la situazione attuale e diverse sfaccettature della condizione sociale a cui siamo abituati, ma che nessun esponente politico o manageriale ha mai messo sotto quei termini nudi e crudi che possiamo udire nell’opera Irrational Games. In aggiunta, il team di sviluppo ci propone anche il punto di vista di chi non ci sta e lotta per la vera libertà, non quella dipinta dalla professione della fede caldeggiata da Comstock. Bioshock Infinite fa riflettere soprattutto su quello che non dice esplicitamente, ma che propone con grande intelligenza durante l’avventura.

Potenziale sprecato?

Uno dei punti a favore di Bioshock Infinite è la storyline, non tanto per quello che offre quanto per come propone i contenuti al videogiocatore. L’opera Irrational Games è per molti versi geniale, capace di invitare l’utente ad interrogarsi su più aspetti della trama e su diversi elementi di contorno che permettono al titolo di offrire un’esperienza memorabile. Ad onor del vero, una volta guadagnati i titoli di coda ci sono un paio di elementi che non quadrano logicamente rispetto a quanto emerge dalla storia, oltre che lunghi tratti abbastanza poveri di idee, ma parliamo indubbiamente di una trama profonda ed ispirata nel suo insieme, soprattutto rispetto alla concorrenza. La domanda da porsi, tuttavia, è un’altra: è tutto potenziale sprecato? Dall’analisi delle varie componenti della produzione 2K, emerge il dato di fatto che il titolo non offre nulla di nuovo sotto il piano del gameplay, ed il lato tecnico soffre di alti e bassi, cui ispirazione artistica viene contrapposta alla realizzazione effettiva e al motore grafico. Per molti, Bioshock Infinite potrebbe valere la stratosferica media della critica solo per aver proposto un level design originale e una trama intelligente; altri lo potrebbero etichettare come uno sparatutto come tanti, ripetitivo e prevedibile, che prova a strabiliare attraverso una storyline profonda ma tutto sommato non entusiasmante e un comparto grafico ed artistico ricco solo di effetti apparenti e della bella caratterizzazione di Elizabeth, che spinge l’utente a sviluppare verso di lei un forte senso di protezione. In questo gioco delle parti, tutti hanno ragione.

CI PIACE

– Trama piuttosto profonda…\n- Scelte artistiche ispiratissime\n- Elizabeth è un personaggio memorabile\n- Dice più di ciò che sembra

NON CI PIACE

– …ma non fantastica\n- Nessuna grande novità di gameplay\n- Lineare e prevedibile\n- Qualche problema tecnico e texture da migliorare

Conclusioni

Viaggio tra i cieli di Columbia per Bioshock Infinite. Abbandoniamo le umide scampagnate in Rapture per un viaggio verso la redenzione che crea molti spunti di discussione. Un titolo incredibilmente bello da un lato, troppo scontato dall’altro. Si può amare, ma c’è il rischio di rimanerne indifferenti. E’ come un lancio di una moneta: la probabilità che esca uno piuttosto che l’altro esito è uguale, almeno nel nostro universo…

7.7Cyberludus.com
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