Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste – Recensione

Lo sviluppo videoludico in Italia sembra essersi risvegliato negli ultimi mesi grazie all’arrivo di alcuni titoli degni di nota, il recente Anna ne è un chiaro esempio. Da qualche giorno, e dopo ben tre anni di sviluppo, anche il protagonista dei libri di Valerio Evangelisti ha fatto il suo esordio nella serie di avventure punta-e-clicca sviluppata da TiconBlu, dedicata per l’appunto al famoso inquisitore della Corona d’Aragona: Nicolas Eymerich. Il progetto è ambizioso, anche perché suddiviso in quattro capitoli, fattore che, inevitabilmente, influenzerà a lungo andare quelle che potranno essere le valutazioni, e la validità, del gioco e di tutta la trama, che è proprio il punto forte di questa produzione.

Nicolas Eymerich: inquisitore e non solo…

Realmente esistito, Nicolas Eymerich nacque a Girona nel 1320 e soltanto una trentina d’anni dopo riuscì nel diventare Inquisitore Generale d’Aragona, vista la nomina a cardinale di Nicola Roselli. Stiamo parlando di un personaggio forte, che in poco tempo diventò conosciutissimo e molto temuto per la cattiveria con la quale egli stesso trattava gli eretici. Al suo essere spietato ed assolutamente crudele si affiancava una intelligenza sopra la media, che gli consentì di portare a termine il Directorium Inquisitorium. Valerio Evangelisti lo ha utilizzato come protagonista di molti dei suoi romanzi, rimanendone affascinato per modi e carattere; motivi, questi, che anche agli italiani di TiconBlu son sembrati perfetti per creare una serie di avventure, anzi, le fonti provengono proprio dai libri dello scrittore italiano. In Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste siamo nel 1364, periodo in cui Eymerich non svolge più compiti da inquisitore ma viene convocato d’urgenza a Carcassonne (sud della Francia) per fare chiarezza sulla recente scomparsa di Padre Jacinto Corona, in visita a Calcares. Per deformazione professionale, evidentemente, Nicolas decide di fare a modo suo, rimandando la partenza affinché potesse comprendere meglio i motivi di quell’incarico, tenutigli chiaramente nascosti dal viscido abate Vinet. È così che il gioco inizia a prendere forma tra i tanti indizi sparsi qua e là, più i dialoghi con personaggi informati sui fatti, che andranno a formare un quadro completo della situazione in cui Calcares versa realmente. E non sarà piacevole quello che il caro Nicolas verrà a scoprire…

C’è l’atmosfera giusta… più il Latino

Evitando di addentrarci ulteriormente sulla trama del gioco, che va gustata in ogni minimo dettaglio solo e soltanto davanti al proprio monitor, se c’è un merito che va riconosciuto a gran voce allo sviluppatore è quello di essere riusciti a confezionare una storia che si mostra interessante fin dalle prime battute, per poi crescere, sminuendo gli evidenti limiti tecnici che una produzione del genere ha. Ci si sente dentro il videogioco, per davvero, anche se immedesimarsi e sentirsi dentro i panni di un Nicolas Eymerich tanto facile non è, visto che si parla di un cattivo, ma la cosa incrementa esponenzialmente l’interesse per le vicende di gioco. La figura di questo inquisitore, già conosciuta dai più, darà sfoggio dei suoi modi in più circostanze durante le circa cinque ore di gioco totali, facendo bene intendere, anche a chi non lo conoscesse, di cosa possa essere capace un fanatico del genere. Come ogni produzione indipendente, non è tutto oro quello che luccica. Difatti, durante le fasi in-game abbiamo riscontrato frequenti problemi di pixel hunting, problema che affligge in particolar modo giochi con basse risoluzioni, che potrebbe stressare in alcune circostanze. Fortuna vuole, però, che il così chiamato "aiuto divino" possa venirci incontro nel caso in cui il nostro procedere venga interrotto. Un aiuto che, nelle fasi iniziali, non sarà indispensabile vista la semplice alternanza tra dialoghi con gente del posto e raccolta di oggetti di facile individuazione, che andranno utilizzati o combinati tra loro direttamente in inventario.

Le problematiche arriveranno più tardi, non per tutti ovviamente, quando gli enigmi iniziano a salire di complessità; ciò potrebbe probabilmente scoraggiare chi è alle prime armi e chi deciderà di gustarsi le vicende soltanto perché innamorato del periodo storico e del personaggio. Il team di sviluppo, a tal proposito, ha inserito due differenti livelli di difficoltà: quella per giocatori occasionali, o interattiva, in cui l’evolversi degli eventi non viene "appesantito" dalla risoluzione di enigmi per mano del giocatore, ma saranno risolti automaticamente dal personaggio in-game, e quella per i "navigati" nella quale gustarsi ogni singolo attimo di gioco, approcciandolo come accade per una qualsiasi altra avventura grafica. La differenza sostanziale, oltre nella difficoltà in sé e quindi ad una durata decisamente inferiore della versione guidata, sta nella raccolta di punti che ci consentiranno di sbloccare, o meno, il finale a sorpresa, anzi: una vera e propria sorta di trama segreta. Nel titolo son presenti anche un ottimo numero di easter eggs che potrebbero far venire voglia a qualcuno di rigiocare il titolo proprio per questo motivo; sinceramente, la scelta di inserirne è apprezzabile ma visto il numero (tantissimi quelli da noi trovati) c’è stata qualche perplessità riguardo al valore aggiunto che questi possano rappresentare a lungo andare; piuttosto, rendono l’esperienza di gioco meno diretta e scorrevole di quanto non possa sembrare.

L’ultima chicca, come anticipato nel titolo del paragrafo, è la presenza del Latino. Per la prima volta in un videogioco, infatti, possiamo selezionare anche questo tipo di doppiaggio, magari assistito da sottotitoli in Italiano. Una particolarità che ci è piaciuta e che avvicina ancor più gli eventi narrati, e il personaggio, al periodo storico in cui i fatti si scatenano.

"Tu, brutta peste!"

Le pecche di Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste arrivano sul versante tecnico, che purtroppo non brilla dal punto di vista grafico e presenta alcuni piccoli problemi su quello audio. Partendo da quest’ultimo, il doppiaggio è buono anche se in alcuni casi i toni son sembrati perfino eccessivi e le musiche fanno la loro parte in momenti concitati, presentandosi anche tramite brani di genere rock. Meno bene gli effetti sonori, di scarso numero e spesso ripetitivi. Dal punto di vista grafico il lavoro è vittima, purtroppo, delle scarse risorse avute a disposizione. Se volessimo solamente metterlo a confronto con quelle di alcuni dei più importanti prodotti recenti, la produzione TiconBlu ne uscirebbe con le ossa rotte. Il quadro d’insieme, tuttavia, rende tutto più accettabile, ma è impossibile non far caso a textures di scarsa risoluzione o ad animazioni appena abbozzate; lo stesso vale per gli ambienti di gioco scarsi di dettagli. Detto ciò, la scelta dei colori rende bene nel contesto ricreato, avvicinando il prodotto ai tempi che furono, quindi dando una grossa mano nel creare l’atmosfera giusta. Tutto il gioco fa, comunque, un utilizzo intelligente di grafiche in tre dimensioni che si adattano a seconda delle situazioni, proponendo quindi uno stile tridimensionale oppure, in alternanza, il classico 2.5D; scelta interessante, questa, da parte degli sviluppatori, che però andrà rivista in qualche particolare dato che in alcune situazioni si sente un certo fastidio nel poter osservare soltanto porzioni di stanze e di ambienti.

Si può fare di più

Visti gli anni di sviluppo era lecito aspettarsi decisamente di più sul fronte tecnico, così come per le ore di gioco (poche visto anche il prezzo del prodotto) che questo primo capitolo ci concede prima di arrivare ai titoli di coda. Tuttavia, Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste pone solide basi per i tre capitoli che arriveranno più in là e lo fa grazie ad una trama interessantissima, a dei dialoghi che fanno venir voglia d’esser ascoltati fino in fondo e alla caratterizzazione del protagonista, ma anche di alcuni compartecipi, che difficilmente non catturano l’avventuriero di turno. Insomma, ci sono ottime chance perché questo Nicolas Eymerich fatto videogioco diventi qualcosa di importante, sia per il genere delle avventure grafiche, sia per quanto riguarda le produzioni italiane. La speranza è che i mesi a venire siano utilizzati al meglio per regalare un seguito ugualmente esaltante dal punto di vista della trama e, se possibile, tecnicamente più fluido e meglio realizzato.

CI PIACE

-Bella trama\n-Enigmi interessanti\n-Buon comparto sonoro

NON CI PIACE

-Grafica scadente\n-Longevità non esaltante\n-Prezzo un po’ alto

Conclusioni

Sviluppata da italiani, il primo capitolo della serie di avventure grafiche dedicate a Nicolas Eymerich fa sfoggio di una bella trama e di personaggi interessanti. Anche se i titoli di coda arrivano troppo presto, si lascia piacevolmente giocare; peccato per l’aspetto tecnico decisamente sottotono.

7Cyberludus.com
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