Sono famosi, famosissimi per aver dato alla luce alcuni dei giochi più memorabili della storia degli sparatutto in prima persona. Hanno esordito con Half-Life: Opposing Force, hanno sbarcato il lunario con la premiata serie Brothers in Arms, hanno sconvolto la vita dei videogiocatori più incalliti con Borderlands ed infine dobbiamo a loro la pubblicazione di Duke Nukem Forever, il gioco più ritardatario della storia del nostro passatempo preferito. Sono gli sviluppatori di Gearbox Software, che dopo tre anni di sviluppo e la parentesi Duke Nukem, hanno realizzato e pubblicato Borderlands 2 sotto egida 2K Games, per Pc Windows, Playstation 3 e Xbox 360. Il seguito dell’acclamato Fps vestito da videogioco di ruolo, di stampo futuristico e post-apocalittico torna sui nostri schermi…come prima e più di prima!

Storia di un brutto ceffo chiamato Jack il Bello

Chi vi scrive odia dare qualsiasi riferimento alla trama, che sia quella che riguarda il prequel ? Borderlands ? o quella del titolo che sta esaminando in queste righe. Quello che può essere scritto qui, è che Borderlands 2 narra vicende che si pongono cinque anni dopo le catene di eventi vissute nel predecessore. La Cripta è stata trovata dai quattro "Cercatori": Mordecai, Lilith, Roland e Brick, da quel momento si è formato un nuovo minerale, l’Eridium. Questo ha trasformato il volto del pianeta Pandora e attratto le attenzioni di una potente organizzazione, la Hyperion, che per mezzo del suo rappresentate Jack il Bello, regna sul globo con il pugno di ferro. I precari equilibri così formati, però, vengono minacciati dalla scoperta di una seconda Cripta, che attrae nuovi Cercatori, mossi da cupidigia, sete di ricchezze e gloria. Al giocatore è affidato il ruolo di uno di questi Cercatori, per trovare la nuova Cripta e scoprire il nuovo volto di Pandora. I nuovi cercatori rispondono al nome di Salvador (il Gunzerker), Maya (la Sirena), Axton (il Commando) e Zer0 (il Sicario).

Unreal Engine 3…dove lo vedi?

Già ai tempi del primo Borderlands, il primo dettaglio a colpire l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori era l’aspetto grafico della fatica Gearbox. Gli sviluppatori hanno acquistato la licenza per l’Unreal Engine 3 e lo hanno modificato pesantemente rendendolo irriconoscibile. In realtà, un tratto distintivo (quasi un marchio di fabbrica) dell’engine c’era, c’è e sempre ci sarà: il problema dell’effetto pop-up delle texture da caricare. Ma a parte quello, stiamo parlando di un lavoro egregio, autenticamente originale, dotato di un proprio stile e affidato alle tinte "cartoonistiche" del cel-shading. Questa tecnica consiste nel colorare i contorni delle figure con deciso contrasto, restituendo un bell’effetto cartone animato o fumetto d’autore alla grafica di gioco.

L’esperienza maturata nel campo della modifica del suddetto engine grafico, ha permesso agli sviluppatori di sfruttare, ottimizzare e rendere visivamente stupefacente tutto il versante grafico. Fiocchi di neve cadono candidamente, si adagiano e si fondono sulla telecamera; profondità di campo ed effetti luce si fondono insieme creando sfumature che farebbero invidia a produzioni cinematografiche di computer grafica. Texture e modelli poligonali sono molto dettagliati e convincenti, le animazioni si attestano su livelli di eccellenza. Su computer, la maggiore potenza di calcolo e la possibilità di assegnare le routine della fisica alle schede grafiche, hanno permesso di integrare un motore fisico quasi inedito, che su Playstation 3 e Xbox 360 è stato impossibile da implementare. Sparare ai drappi, ai teli e agli stendardi provoca l’effetto di strapparli e di farli cadere o planare con estremo realismo. Ma la fisica non viene applicata solo agli elementi di contorno, visto che anche i nemici e l’ambiente circostante rispondono con estrema coerenza alle sollecitazioni che provochiamo.

Sul fronte audio, invece, bisogna soffermarsi sul buonissimo doppiaggio in lingua italiana, degno di un bel film o di una serie di anime (i cartoni animati giapponesi, per chi non lo sapesse) e una buona campionatura degli effetti sonori. Le musiche non ci hanno colpito particolarmente, sono ben fatte e seguono dinamicamente lo svolgersi degli eventi, per esempio incalzano durante le fasi di sparatoria e passano a ritmi più blandi durante quelle di esplorazione, ma non ci sono elementi per poterle etichettare come "mitiche" oppure "indimenticabili".

Più gioco di ruolo che sparatutto

Borderlands 2 si presenta come un gioco in prima persona in cui il tempo di gioco è scandito, prevalentemente, da due momenti cruciali: quello dell’esplorazione e quello delle sparatorie contro malviventi, creature aliene e selvagge, boss della malavita di Pandora, varie ed eventuali. Tutto questo porterebbe ad definirlo, banalmente, uno sparatutto in prima persona (Fps, in gergo) ma non è così. Sotto l’aspetto di un genere molto inflazionato, infatti, pulsa il cuore di un genuino gioco di ruolo d’azione in cui le armi bianche sono sostituite da armi da fuoco e la visuale in terza persona (molto più diffusa nei GdR) è stata accantonata per garantire più immersione al giocatore.

Il risultato è un’interfaccia che è il perfetto connubio fra uno shooter ordinario – che si rifà ai canoni del genere, con la presenza di indicatore energia vitale, scudo, contatore di munizioni ? e un gioco di ruolo. In basso al centro vi è una barra dei punti esperienza, da riempire esplorando il pianeta, uccidendo avversari e completando incarichi e missioni per conto terzi. Il totale riempimento della barra d’esperienza innesca il fatidico "passaggio di livello", che rende le capacità del nostro personaggio sempre più efficaci. Inoltre, in questi frangenti, è possibile spendere un punto abilità in uno dei tre, possibili, "alberi" di capacità speciali. Queste, come in ogni GdR che si rispetti, sono attive oppure passive e danno piccoli grandi vantaggi contro i nemici o per supportare i compagni d’avventura. Un’ultima nota di colore va dedicata ai cosiddetti "Livelli da Duro", novità assoluta della serie. In pratica ogni azione che si compie, in Borderlands 2, viene registrata e contata. Riempiendo decine di contatori, si passa di livello da Duro e si ottengono dei "gettoni". Questi gettoni vanno spesi per aumentare, sensibilmente ed ulteriormente, le capacità combattive o di supporto del nostro personaggio. Un ottimo espediente per rendere ogni secondo di gioco, in Borderlands 2, denso di significato.

L’interfaccia dell’inventario, della mappa, del registro missioni e del personaggio, sono formalmente quelli del gioco precedente. Le novità si segnalano sul fronte del design, perché ora il tutto è inserito in un contesto olografico (che ci ha ricordato molto Dead Space, NdR) e sul fronte dell’inventario di oggetti equipaggiati e conservati, adesso molto più semplice per lettura e fruizione.

Un sequel che migliora tutto o quasi

Borderlands 2 mutua pressoché lo stesso sistema di controllo dal predecessore, cambiando qualcosa solo a livello di capacità speciali dei personaggi. Il risultato è quello di giocare un titolo intuitivo e reattivo, senza ritardi nei comandi e di facile fruizione. Visivamente è una gioia per gli occhi, anche se ? chi vi scrive ? è rimasto sbalordito di più per la resa finale della versione Pc (che si sa essere quella di punta, per Borderlands 2) e solo piacevolmente colpito, provando la controparte per Playstation 3, formalmente identica a quella per Xbox 360. Virtuosismi grafici da computer-ninja a parte, bisogna riconoscere un eccezionale sforzo artistico, minato soltanto dall’annoso problema del pop-up delle texture e sporadico effetto "tearing" per garantire la fluidità ottimale.

Gli ambienti di gioco sono molto vasti e, soprattutto, molto vari, scongiurando qualsiasi ombra di ripetitività, ripetizione o noia per tutt l’arco di gioco. Ottima anche l’intelligenza artificiale, che distingue in nemici poco furbi, furbi e autentici leader, che se uccisi prima di tutti gli altri lasciano i gruppi senza organizzazione e quindi diventano più facili da affrontare. Il vero punto di forza di Borderlands 2, però, è la modalità cooperativa che arriva a coinvolgere fino a quattro persone contemporaneamente. Decisamente ben orchestrata, affatto banale e soprattutto non invasiva né forzatamente inserita nel gioco. Questo può essere ultimato tanto in solitaria quanto in compagnia, tenendo bene a mente che durante le sessioni di gioco cooperativo, i tesori e i ritrovamenti aumentano il loro valore, così come il gettito dei punti esperienza.

Uno dei migliori giochi del 2012, uno dei migliori di questa generazione

Sessanta e più ore richieste per completare la storia di Borderlands 2, che tendono all’infinito se ci si lascia in balia delle esplorazioni o delle sfide proposte dal gioco. Centinaia di armi, scudi, oggetti per la personalizzazione del personaggio e già annunciati Dlc che promettono di espandere ulteriormente l’esperienza di gioco. Borderlands 2 entra a buon diritto tra i giochi migliori dell’anno e di tutta questa generazione, con il suo inconfondibile stile, il gameplay mai banale, un comparto tecnico invidiabile e una longevità rara, impreziosita da decine di "chicche". Lo consigliamo praticamente a tutti, tenendo bene a mente che stiamo parlando di un titolo esclusivamente in prima persona, con grafica tutt’altro che foto-realistica, dotato di una trama a tema fantascientifico.

CI PIACE

-Visivamente d’impatto\n-Si lascia giocare che è un piacere\n-Cooperativa soddisfacente, longevità a livelli epici

NON CI PIACE

-Su console piccoli e numerosi tagli grafici\n-A qualcuno potrebbe non piacere lo stile cel-shading\n-Sporadici cali di fluidità nella versione provata (Ps3)

Conclusioni

Uno sparatutto in prima persona vestito da gioco di ruolo che dal suo canto propone un’offerta ludica a tutto tondo, profonda, varia e longeva. L’ottimo versante cooperativo lo rende un titolo irrinunciabile per tutti gli appassionati.

9Cyberludus.com
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