La prima di E-One Studio è andata benissimo: Hoodwink, avventura grafica 3D dall’atmosfera noir, è riuscito ad approdare su tutti gli store digital delivery maggiori: a partire da Origin, il gioco è distribuito anche da Gamersgate, Desura e il nostrano Zodiac . E’ inoltre aperto il contest su Steam Greenlight per spingere il titolo sulla piattaforma digitale Valve. Tuttavia, nonostante la pubblicazione di più canali di distribuzione, Hoodwink non pare entusiasmare non solo la critica ma neppure gli utenti. Gli elementi per divertire li ha tutti, ma l’inesperienza del team di sviluppo malesiano e qualche problema tecnico di troppo, hanno messo i bastoni tra le ruote a Michael Bezzle, il protagonista della vicenda.

L’avventura si svolge a Global-01, che per vena artistica ben si sposa con tutta l’atmosfera e lo stile retro di cui gode il titolo: la storia comincia nell’ufficio di un detective privato e Michael è in cerca di qualcosa da utilizzare per dare un giusto aiuto alla sua vita e a quella della sua amata. Molto abile con la parlantina, lesto e scaltro, Michael ha anche la grande abilità innata di ficcarsi nei guai, tanto che nei primi minuti di gioco riuscirà a provocare un principio di incendio in quella tranquilla e -probabilmente- puzzolente camera d’appartamento in cui era intento a rovistare. Il background storico è affidato all’egoismo della società UniCorp, che rappresenta in sostanza il potere politico predominante della città. Tuttavia, i guai in cui si caccerà Michael, perlomeno all’inizio, saranno di altra natura, in altre parole nei più classici stratagemmi utilizzati dagli sviluppatori di avventure grafiche. Insomma: Hoodwink non propone una trama vicina a quella di Syndacate o Deus Ex, con boss e cospirazioni, ma solo qualche enigma qua e là e scenette divertenti.

La giocabilità di Hoodwink è afflitta da numerosi problemi tecnici uniti a mancanza costante di idee. Il vero nemico è l’ambiente in 3D e la visuale del gioco: la telecamera segue Michael nella varie piccole stanze trascurando determinati angoli, che dovranno essere visualizzati cliccando sull’icona che indica il cambio inquadratura. Una piccola stanza, come l’ufficio del primo capitolo, può disporre da 3 a 5 angolature diverse, solo per mostrare una scrivania o le finestre. La sensazione di disagio che si avverte andando avanti nel gioco è quella di essere intrappolati in ambienti angusti, in cui al primo dubbio sugli enigmi si andrà a cercare immediatamente agli angoli della schermata per scovare l’hotspot che permette di cambiare visuale. Gli ambienti 3D sfruttati in questo modo non sono certo nuovi nel mondo delle avventure grafiche, tuttavia alcuni sviluppatori utilizzano un sistema automatico che permette alla telecamera di seguire il personaggio -vedi Still Life 2- mentre l’uso del mouse è perlopiù presente nelle AG statiche in prima persona. Tralasciando il problema legato alle visuali che impediscono una corretta e ponderata analisi delle location, peccano di banalità quasi tutti gli enigmi: anche in questo caso, la mancanza di idee si traduce in scomode caratteristiche di gameplay, con enigmi affidati a minigame e combinazioni immediate di oggetti, permessi solo con la location. La difficoltà del gioco è bassa, poichè al videogiocatore è concesso solo cliccare e Michael farà il resto, e, magari a caso, visualizzare gli aiuti. A tal proposito, fa strano la mancanza di un tasto che visualizzi tutti gli hotspot nella location, probabilmente l’unico aiuto che avrebbe giovato ad un titolo tanto semplice quanto scomodo: infatti, Hoodwink soffre di numerosi problemi al puntatore, che si attiva in una delle modalità previste -analizza, osserva, raccogli- in un campo davvero ridotto. Spesso e volentieri, posarsi sull’oggetto desiderato non sortisce alcun effetto, ma, ad esempio, se l’intenzione è quella di cliccare su una bottiglia si dovrà posare il mouse esattamente dove gli sviluppatori hanno "concesso" l’attivazione speciale del puntatore. Tutti questi problemi tecnici, fanno di Hoodwink un’avventura grafica che si perde in un bicchiere d’acqua, in quanto la trama divertente e il buon profilo caratteriale del protagonista, avrebbero potuto regalare più di una soddisfazione al gioco e agli stessi sviluppatori, se affiancati da un valido gameplay. L’ultima cosa da discutere è il sistema di salvataggio: gli sviluppatori hanno previsto savegame automatici in diversi checkpoint, e fin qui nulla di strano. Il problema è che il salvataggio della partita è tutto qui, non c’è, dunque, la possibilità di salvare in un qualsiasi istante dell’avventura. Tradotto in termini pratici, il videogiocatore può solo ricaricare un checkpoint, che si attiva al completamente di un capitolo di gioco.

Tecnicamente, oltre a ricordare tutti i problemi della giocabilità legati al comparto grafico, c’è da discutere sullo stile delle texture e delle location: pesante uso di blur che non aiuta a rendere ben visibili gli oggetti con cui è possibile interagire e, per alcuni, a non riconoscerli per niente; cel-shading volutamente esasperato con linee di demarcazione spesse e spigolose, ottime per i personaggi ma pessime per le location. Le ambientazioni non sono belle da vedere tanto quanto le cinematics, simpatiche e divertenti, ma lasciate purtroppo al loro destino dalla scarsa cura e pessimo stile di tutto il titolo. Hoodwink mostra il fianco sotto qualunque punto di vista tecnico, salvo il profondo comparto audio, che può contare su una bella soundtrack in perfetto stile retro condiviso con tutto il gioco ed i temi trattati, e un buon doppiaggio -inglese- che ha il compito di innalzare la qualità generale. Per quanto riguarda la traduzione italiana, è presente solo per i sottotitoli dei dialoghi, tanto da essere assente anche nelle voci del menù. Longevità ai minimi storici: il gioco si completa in meno di 2 ore e il rapporto col prezzo -poco più di 8?- si traduce in più di 4 euro ad ora.

CI PIACE

Protagonista simpatico

NON CI PIACE

-Ha numerosi problemi tecnici che molti potrebbero non sopportare
\n-Graficamente può non piacere e risultare confuso
\n-Sistema di salvataggio discutibile
\n-Dura un quarto del prezzo

Conclusioni

Hoodwink è un?avventura grafica consigliata solo agli amanti del genere e con un occhio particolare verso le produzioni indie: il primo lavoro di E-One Studio ha molti punti a sfavore e pochissimi a suo vantaggio, legati perlopiù alla trama. Ottimi personaggi, in particolare il protagonista, tutti dotati di sufficiente humour da entrare nelle simpatie dell?utente, che però non sono stati affiancati da un comparto tecnico all?altezza, che va a penalizzare addirittura la giocabilità. Il gioco dura pochissimo e si trascina a fatica tra le varie location tramite enigmi abbozzati e diverse imprecisioni tecniche.\nChi ha intenzione di acquistarlo, sappia che dovrà armarsi di tanta pazienza.

5Cyberludus.com
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