Quando la Guerra finisce è la Morte a continuare

Rientrati dalla vacanze estive? Noi si, e non potevamo inaugurare le prime piogge senza addentrarci nei meandri di uno dei titoli più caldi e attesi di fine agosto: stiamo parlando naturalmente di Darksiders II. Dopo una massiccia pubblicità, hype a mille e tantissime speranze riposte in questo seguito, abbiamo spulciato ogni singolo e "pixelloso" angolo di gioco, e proprio per questo abbiamo deciso di ritardare la pubblicazione della nostra recensione. Un titolo di questa portata merita anche fin troppa attenzione, soprattutto dopo i natali poco felici del primo capitolo. Non c’è scampo per i piccoli capolavori incompresi dopotutto, che siano essi film, romanzi, opere d’arte o nel nostro caso specifico, videogiochi. Stiamo parlando di quei prodotti che, nonostante l’apprezzamento e le valutazioni generali di pubblico e critica, non spiccano il volo verso l’olimpo dei titoli più venduti della settimana. Ogni generazione vanta i suoi “prescelti”. Tra le avventure action degli ultimi tempi, non possiamo astenerci dal citare il visionario Alice: Madness Returns di American McGee, l’emozionante Enslaved: Odyssey To The West di Ninja Theory e naturalmente Darksiders (conosciuto anche con il sottotitolo Wrath of War). L’ambizioso action/adventure sviluppato da Vigil Games e prodotto da THQ, vanta la penna del celebre Joe Madureira (autore Marvel) che ha curato artisticamente l’opera in maniera visionaria e sensazionale. Incompreso e per certi versi sfortunato questo titolo, uscito nello stesso periodo di Castlevania: Lords of Shadow e Dante’s Inferno, che lo hanno involontariamente oscurato sugli scaffali dei negozi. Eppure, la possibilità di prendere parte alla più grande battaglia mai vista sulla Terra tra angeli e demoni nei panni del cavaliere dell’Apocalisse Guerra, è stata una delle esperienze più belle degli ultimi anni. Azione, platform, trama e personaggi profondi, potere immenso, nemici interessanti, scenografia encomiabile e una struttura molto simile al celebre Zelda, hanno confezionato un validissimo prodotto rilasciato nel gennaio del 2010. Il finale aperto non lasciava spazio ai dubbi: un secondo cavaliere sarebbe stato il protagonista del sequel, che oggi trovate finalmente negli scaffali dei negozi. Mettete da parte la giustizia e l’onore appresi da Guerra: nei panni di Morte, le parole d’ordine sono vendetta e ferocia. I Cavalieri dell’Apocalisse sono tornati, e più cruenti che mai!

Il potere della rinascita

Vi consigliamo caldamente di giocare e completare il primo Darksiders, non solo per i motivi sopraccitati, ma anche perché il secondo capitolo inizia proprio dove si conclude il primo. Senza svelare troppo su questa splendida storia, vi diremo solamente che l’Equilibrio tra i mondi è stato spezzato a causa di un tradimento. L’Armageddon è giunto sulla Terra secoli prima del previsto e il nostro mondo è stato distrutto dalle creature degli Inferi, adesso in lotta con gli Angeli del Paradiso. In tutto questo, qualcuno ha risvegliato il Cavaliere Guerra, accusato ingiustamente dell’apocalittico disastro. Ci fermiamo qui con la narrazione, dato che la storia di Darksiders II è parallela a quella di Guerra, e vede suo fratello Morte risvegliarsi per scagionarlo una volta per tutte. Salvare Guerra da un atroce destino e rimettere le cose in ordine, riportando l’umanità alla vita, sarà la nostra priorità assoluta. Il campo di battaglia non sarà più la Terra, ma inedite dimensioni parallele, come l’Abisso, una sorta di vasta dimensione spettrale, governata da esseri infimi e pericolosi, come il Custode delle Anime Cadute. Visiteremo anche luoghi più ospitali (ma non meno pericolosi), come le Terre della Forgia, abitate da ciò che resta dei Creatori, nostri alleati, pronti a fornirci indizi e materiale per la nostra causa. Non mancheranno naturalmente personaggi oscuri che tenteranno di intralciare i nostri piani, come il Signore delle Ossa e il Padre dei Corvi. Fortunatamente Morte sa il fatto suo: è interessante notare come la sua stessa natura “negativa” lo renda determinato a svelare il mistero, non tanto per scagionare il fratello, quanto per sollevare un vero e proprio polverone nei mondi, in cui nessuna perdita è degna di interesse se utile per la propria causa personale. L’onore e la giustizia di Guerra lasciano quindi il posto all’inganno e alla crudeltà con il fratello più oscuro, spinto più dalla sete di sangue che dal senso del dovere. E infatti il personaggio di Morte ci piace non poco, sicuramente più chiacchierone e più profondo del fratello. Ciò che però non ci ha convinti del tutto è la trama stessa. La sceneggiatura infatti si concentra più sul passato di Morte che sulla disputa per salvare Guerra. Entrano in scena nuovi personaggi che non faranno altro che spingerci a vagare in lungo e in largo per cercare oggetti, attivare costrutti e uccidere nemici, ma poco o nulla ci riporterà dal nostro amato fratello. Questa è la storia di Morte, dei suoi demoni interiori e dei suoi approcci brutali. Nemmeno il finale soddisfa pienamente e ci rimanda all’ennesimo nuovo capitolo, sperando sempre che quello attuale raggiunga un considerevole numero di vendite. Più legami con il passato e diversi colpi di scena, avrebbero sicuramente regalato una senso di continuità, oltre che giustificare la ragione dell’esistenza di questo seguito. Tuttavia, se il copione appare scontato e arido di suspance, la narrazione fa la sua degna figura, accompagnandoci, pad in mano, in un mondo dimenticato tutto da scoprire.

Regni perduti

Il comparto tecnico di Darksiders II ha nettamente spaccato in due il nostro giudizio: arte o poligoni? Perché tra i pregi di questa produzione, non si può non innalzare a genio il talentuoso Joe Madureira, che anche in questo seguito è stato capace di ricreare ambientazioni e atmosfere uniche, più da giochi di ruolo che da action/adventure. La prima cosa che salta all’occhio è il drastico cambio dei colori: il primo Darksiders spiccava per le tonalità decisamente accese e brillanti, che andavano dal rosso, al giallo, al color sabbia. Questo seguito vanta una palatte cromatica del tutto differente, che potremmo semplicemente definire dark. Le metropoli cittadine devastate, i giardini e i deserti illuminati dal sole, lasciano il posto a terre sospese nel vuoto, in cui il verde, il nero, il blu e il viola rendono l’atmosfera cupa e opprimente, quasi malsana. Niente grattacieli, automobili o strutture moderne (tranne in una "rara" occasione): in questo seguito l’aspetto dark si fonde in maniera perfetta con il lato fantasy delle avventure: roccaforti, castelli abbandonati, segrete, regni infernali e angelici, saranno solo un assaggio degli ambienti che ci ospiteranno per tutta la durata del gioco. Ma ciò che colpisce, oltre al design dei nemici, decisamente mostruosi e spettrali al punto giusto (fantasmi, scheletri, giganti di pietra, serpenti alati e tutto il repertorio horror fantasy possibile), è il lavoro fatto su Morte (che assomiglia non poco al Raziel di Legacy of Kain). Il protagonista di turno eredita diversi particolari che hanno consacrato l’aspetto della Nera Mietitrice nell’immaginario collettivo: cappuccio, lunghi capelli neri, un teschio al posto del volto e la Falce del Destino, due in verità. Aggiungete un po’ di muscoli e animazioni credibili e avrete l’anti-eroe perfetto per questo seguito. Ma eccoci alla nota dolente: tecnicamente il titolo è di qualche anno indietro rispetto agli attuali standard. La versione testata per questa recensione è quella PS3. Abbiamo notato diversi cali di frame-rate, compenetrazioni poligonali e frequenti casi di congelamento del gioco (che vi costringerà in pratica a riavviare la console). Nonostante THQ abbia subito confermato il rilascio di una patch a data da definirsi, non possiamo tacere nemmeno su alcune texture di bassa fattura e sulle incertezze dei movimenti di Morte, soprattutto durante i salti (è penoso vedere come un agile protagonista non possa scavalcare una piccola sporgenza perché non è presente la bordatura in legno che gli consente di arrampicarsi) e le scalate, a volte rovinate non dalla nostra goffaggine, ma dalle imprecisioni del gioco stesso (Morte a volte precipita nel vuoto senza motivo). Ottimo lavoro invece sul doppiaggio, impreziosito da voci celebri e da un interpretazione da Oscar, che supera decisamente il lavoro svolto per il prequel. Notevole anche la colonna sonora, sempre epica ed incalzante, ed il campionario suoni, sempre pronto a immergerci in un mondo ostile e pericoloso.

The Legend of Death

Se a primo impatto le similitudini con il primo capitolo sono pressoché ovvie, basteranno pochi minuti per rendersi conto che Morte vanta una stile decisamente diverso da quello di Guerra. La pesantezza e la forza del fratello, in puro stile God of War e titoli simili, lasciano il posto all’agilità nei movimenti e alle capacità elusive di Morte, le cui meccaniche ricordano non poco Prince of Persia. Non a caso le fasi platform hanno un rilievo maggiore rispetto al passato, tra scalate, arrampicate e salti nel vuoto. Morte inoltre non disporrà della parata come il fratello, ma potrà eludere gli avversari schivando al momento giusto con la semplice pressione del tasto R1. Il gioco inizia con Morte mentre vaga nelle lande gelate dominate dal Padre dei Corvi, che funge da tutorial vero e proprio. Faremo subito la conoscenza di Disperazione e Polvere: il primo è il fido destriero che ci accompagnerà sin dall’inizio lungo le terre ancestrali del gioco; il secondo è il nostro intelligente corvo, che ci guiderà verso il prossimo obiettivo. Se ci dovessimo perdere, basterà tenere premuto lo stick L3 per vedere polvere svolazzare verso la prossima meta. Peccato però che a volte il nostro pennuto amico si confonderà, facendoci tornare in locazioni già visitate. Un saggio consiglio: fidatevi di voi stessi, della vostra memoria e della comoda mappa richiamabile dal menù. Vigil Games ha riproposto i portali dimensionali per passare istantaneamente da una zona già visitata all’altra, data l’estensione delle terre di Darksiders II. Il trasporto rapido è utilissimo soprattutto per le missioni secondarie: di tanto in tanto avremo la possibilità di lavorare per conto dei personaggi secondari del gioco, uccidendo ad esempio letali boss, cercando reliquie, pietre e pagine di un libro. L’aspetto più interessante è che determinate subquest ricoprono interi livelli e porzioni di mappa; questo significa che per portare a termine il gioco al 100% vi occorreranno tante, tantissime ore. Come da tradizione, anche questo seguito schiaccia l’occhio a Zelda: diverse locations potranno essere superate solo dopo aver ottenuto una certa esperienza o un determinato gadget, costringendoci ad andare avanti e indietro. L’unico problema è che alle volte dimenticheremo di aver visitato stanze inizialmente inaccessibili e ci danneremo l’anima quando lo ricorderemo solo in una nuova partita. Il sistema di controllo, oltre al salto e alla schivata, include un tasto per l’attacco leggero e un altro per quello pesante. Inizieremo il gioco con le nostre fide falci, utilissime per tagliuzzare a dovere i nemici con il tasto Quadrato. Con il tasto Triangolo richiameremo invece l’arma secondaria, lenta, ma letale. I nemici più semplici verranno abbattuti senza problemi (tranne quando vi attaccheranno in branco!), mentre i boss richiederanno un minimo di materia grigia per scovare il loro punto debole. E’ interessante notare la presenza di quelli che, a prima vista, sembrano boss di fine livello per quanto grandi e agguerriti, ma che in realtà sono nemici comuni, solo più grandetti e decisamente letali. Un plauso ad alcuni dei cattivoni, degni di titoli come Shadow of the Colossus e Castlevania: Lords of Shadow. Le fasi di combattimento risultano divertenti e immediate (non potevano mancare nemmeno le quick time event). Peccato che, premendo il tasto L2 per attivare il look-on per focalizzare i bersagli, la telecamera farà di tutto per infastidirvi. Occorreranno diverse ora di gioco prima di abituarsi alla visuale e a "fregarla" posizionandovi in determinati punti della schermata. Oltre alle monete, i nemici uccisi lasceranno cadere armi, amuleti magici protettivi e pezzi di armature che potenzieranno e cambieranno Morte, non solo in forza, ma anche a livello visivo. Nel corso della campagna raccoglieremo innumerevoli oggetti sparsi per i livelli, mercanteggeremo con il demone Vulgrim e i Creatori (a patto di raccogliere considerevoli quantità di denaro), ma soprattutto esperienza, i cui punti svilupperanno le capacità di guerriero o di mago del protagonista. Ebbene si, Morte padroneggia le arti oscure e non basterà una sola campagna per sviluppare le capacità magiche e da combattente, fattore positivo per la rigiocabilità. Questa componente ruolistica risulta appassionante e mai noiosa e vi indurrà ad esplorare e combattere il più possibile per personalizzare Morte al meglio. Non mancano nemmeno gadget oscuri, come una sorta di rampino spettarle (molto simile al braccio di Nero in DMC4), in grado sia di superare baratri e altezze di un certo rilievo, sia di agganciare e attirare i nemici verso le grinfie del protagonista. Seguono una letale bocca di fuoco, la capacità di sdoppiarsi e altre features che non sveliamo (alcune ereditate dal primo capitolo). Infine una standing ovation agli enigmi: ciascun livello, per non dire quasi ogni anfratto, pullula di marchingegni e rompicapo tutti da gustare (nulla di cervellotico naturalmente) e in grado di mettere alla prova la vostra confidenza con i poteri acquisiti. Darksiders II necessita di almeno 20-25 per arrivare alla conclusione, ma se davvero volete completare il gioco al 100% e potenziare al massimo Morte, dovrete rigiocare almeno 3 volte alla campagna principale. Non dimentichiamo le sfide della Crucible Mode, la modalità Incubo (se morite il gioco cancellerà il vostro unico salvataggio!) e La Tomba di Argul, il primo DLC in arrivo a fine settembre, che amplieranno ancora di più il fattore longevità.

Conclusioni

Sostanzialmente, Darksiders II non delude affatto le aspettative: un action/adventure vecchio stampo, enorme, con tantissime cose da fare, splendidi scenari fantasy da esplorare e innumerevoli orde di creature da incubo da smembrare con le nostre armi, le nostre abilità e poteri oscuri. Tra azione frenetica, esplorazione travolgente, infinite armi, oggetti e armature da raccogliere e tantissimi enigmi da risolvere, riporrete il disco nella custodia dopo parecchi giorni (per non dire settimane). Qualche neo risulta evidente: la storia, seppur impeccabile, si distacca quasi del tutto dalle vicende di Guerra e del primo capitolo; il comparto tecnico risente di diverse pecche, che vanno da un comparto grafico non proprio generoso di poligoni, a imprecisioni nei salti e nelle scalate, a veri e propri bug che vi faranno innervosire di tanto in tanto. Per questi motivi non possiamo premiare il seguito Vigil Games con un sonante 100, ma invitiamo gli appassionati di avventure in salsa action e coloro che hanno amato il prequel, di acquistare senza battere ciglio questo prodotto. Morte è un degno successore del fratello, non ve ne pentirete, a patto di non annoiarvi a combattere e ad esplorare i livelli fino allo stremo. Se amate le avventure lineari e sbrigative, lasciate perdere questo titolo. Adesso ne rimangono solo due: Furia e Conflitto. Alla prossima disputa apocalittica dunque, perchè lo spettacolo dei Cavalieri è solo a metà del suo sanguinolento show!

CI PIACE

E’ uno dei migliori action/adventure degli ultimi anni
Le atmosfere e le ambientazioni sono impareggiabili
E’ longevo, ricco di cose da fare e da scoprire

NON CI PIACE

La trama non soddisfa pienamente
Il comparto tecnico è sottotono e diverse magagne tecniche affliggono la giocabilità
La prima parte potrebbe risultare ripetitiva

Conclusioni

L’ultima fatica di Vigil Games farà la gioia degli appassionati di avventure ricche di esplorazione, combattimenti senza quartiere e tanti enigmi da risolvere per proseguire!

9Cyberludus.com
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