Una presentazione davvero curiosa e inaspettata… Mentre uno sviluppatore di Sony Japan, britannico trapiantato in oriente, ci racconta del suo lavoro, egli ci regala anche un simpatico aneddoto: “Un giorno mio figlio stava giocando e, a un certo punto, dopo circa mezz’ora, ha spento la console ed è andato in giardino a divertirsi… Io, da padre, all’inizio ero molto fiero di lui poi ho pensato ‘Ehi, ma io creo videogiochi! Qualcosa non va! Non va bene!’, ed è per questo che, con questo titolo, io ho voluto creare qualcosa che ricordasse e risvegliasse l’immaginazione di mio figlio in un periodo dove, per lui, i giochi sono tutti uguali.” Sono parole di uno che, prima di essere produttore e creativo, è stato un giocatore (partendo dalle avventure testuali su ZX Spectrum) e un pixel artist. Una presenza umana dietro a un progetto nuovo e curioso: Puppeteer è una nuova esclusiva per Playstation 3 rivelata in questi giorni di GamesCom 2012… E ora vi spieghiamo il perché del suo essere sorprendente!

Una testa per ogni occasione

Puppeteer trova la sua ispirazione artistica e narrativa pescando a grandi mani dalla tradizione del teatro giapponese dei burattini di carta: una tradizione che mette in sscena spettacoli che, nonostante il semplice materiale di produzione dei pupazzi, riescono a raggiungere una sorta di grande realismo grazie all’abilità dei performer. Kutaro , il protagonista, è un abitante della Luna e la sua anima viene soggiogata da un grande demone e inserita all’interno di un pupazzo: grazie alla sua abilità di cambiare la propria testa attingendo a degli oggetti dello scenario e all’aiuto di uno spirito a forma di gatto chiamato Ying Yang, Kutaro deve farsi strada attraverso vari scenari, buffi e spaventosi insieme, per ritrovare Calibrus, il paio di forbici leggendario, e recuperare la sua anima e il suo copro. Il gioco è un platform game bidimensionale strutturato come un grande spettacolo: i livelli sono tutti posizionati sul palco e il gioco prende vita grazie a noi, veri e propri attori nascosti, pronti a intrattenere il pubblico che reagirà a quello che succede sullo schermo con tanto di urla di gioia e grugniti di disappunto. Mentre Kutaro può essere mosso grazie allo stick analogico sinistro, Ying Yang potrà vagare sullo schermo grazie allo stick destro per cercare elementi nascosti e tante altre cincaglierie di grande utilità. Ogni testa, inoltre, non solo garantirà a Kutaro cerce abilità ma gli permetterà anche di interagire con lo scenario, per esempio scatenando reazioni inaspettate o permettendogli di accedere a livelli bonus pieni di oggetti luccicanti e gustosi, pronti per essere raccolti. Come lo stesso Ying Yang afferma “Usare la testa può davvero cambiare il mondo attorno a te” e questa volta non è nemmeno un eufemismo. Tra i tanti nemici, oltre al demone capo e alla sua enorme tigre senziente e servizievole, troviamo una folle strega schizfrenica che, come nelle più famose fiabe, rapisce i bambini per cibarsi dei loro corpi e delle loro anime. Il produttore ci ha, inoltre, garantito che il titolo avrà una varietà ancora maggiore di quella che ci è stata presentata, con ambienti e situazioni sempre diverse e scontri con boss fascinosi e unici. Sono tutte ottime notizie e non potevamo chiedere di meglio!

Conclusione

Puppeteer è senza dubbio una sorpresa piacevolissima e fascinosa: finalmente un titolo sviluppato avendo a cuore le esigenze di chi sembra non trarre troppa soddisfazione dal fotorealismo, quelle menti che hanno ancora tanto bisogno di immaginazione, di mondi nei quali immergersi e vivere avventure altrimenti impossibili. Più teste sono meglio di una, Kutaro ne è testimonianza, e se tra di esse spunta anche tanta volontà e voglia di stupire con tradizioni insolite allora la ricetta parte vincente, fin da questi primi passi.

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