Quando una console inizia a percorrere il viale del tramonto possono crearsi delle situazioni paradossali che permettono a giochi generalmente “poco visibili” di ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto. In altre parole, quando vengono meno molte delle logiche da mercato massivo, le possibilità di poter giocare a qualcosa di diverso aumetano esponenzialmente. Questo è il caso del Wii, con l’attenzione e le energie di Nintendo ormai esclusivamente canalizzate verso WiiU, che ci offre una gioco dal palato squisitamente giapponese, in linea con la loro tradizione ma che da noi appare bislacco e folle. Stiamo parlando di Beat the Beat: Rhytmn Paradise , terzo capitolo della saga e primo a arrivare su una console casalinga, strutturato in una serie di minigiochi basati sul senso del ritmo. Uscito lo scorso anno in Giappone, accompagnato da un’ottima accoglienza del pubblico e discreta da parte delle critica, e a febbraio negli Stati Uniti, eccolo finalmente arrivato in Europa in questo caldo mese di luglio.

Raccogliere un testimone ingrombrante

Al timone della produzione ritroviamo Yoshio Sakamoto, una delle menti creative più apprezzate e famose di Nintendo dai tempi del NES con Ballon Fight fino alla recente saga di Smash Bros., oltre ovviamente alla partecipazione nella serie Wario Ware. Già, proprio quel Wario Ware, filosofia di gioco minimalista, basata sui riflessi del giocatore a premere un tasto in un tempo relativamente infinitesimale. Non contavano quindi le abilità nel padroneggiare combinazioni di tasti ma solo lucidità e tempo di reazione. Il nonsense di Wario Ware faceva il resto, con minigiochi di pochissimi secondi con azioni basilari, ispirati e demenziali, a creare un piccolo fenomeno di culto. E, se si ci ripensa con attenzione, uno dei primi tentativi (intelligenti) di ampliare la fascia d’utenza del videogioco oltre il core gamer duro e puro. Solo i due epidosi della saga Rhythm (Rhythm Tengoku, del 2006 ed uscito per GBA solo Giappone, e Rhythm Heaven per Nintendo DS del 2009, arrivato in Europa con il nome di Rhythm Paradise ) hanno dimostrato con una certa nettezza di essere gli unici a poter raccogliere il gravoso testimone della serie Wario Ware, da tempo in cerca di freschezza e originalità. Il terzo capitolo della saga Rhythm è proprio il gioco in esame oggi, ribattezzato per l’Europa Beat the Beat: Rhythm Paradise , e rappresenta il debutto della serie su una console casalinga. Una cinquantina di sfide, tutte accomunate dal senso del ritmo. Il gioco, al contrario di quanto ci si immaginerebbe in un party game per Wii, è pensato quasi esclusivamente per il singolo giocatore, mentre in doppio saranno disponibili solo alcune sfide bonus (la maggior parte delle volte si tratterà dei minigiochi canonici in versione rivisitata). A meno che, come ai vecchi tempi, non ci si passi il joystick a turni per fare il miglior punteggio, ma non è esattamente una modalità multiplayer.

La differenza tra senso del tempo e del tempismo

Uno o al massimo due tasti da premere al momento giusto, questa l’essenza di Wario Ware e, a ben vedere, la stessa struttura di gioco di Beat the Beat . L’elemento di diversificazione sostanziale tra le due serie è il “motivo” per cui si preme il tasto: in Wario Ware era un’azione fine a sé stessa (per esempio scavalcare un ostacolo al momento giusto) e autoconclusiva, mentre qui si tratta di un’azione continuata per la durata dell’intero minigioco (mediamente di due minuti), ma l’azione in sé spesso non ha grossa rilevanza; a fare la differenza è il seguire il ritmo. Il punto di rottura sta proprio in questo: quello che vedremo avrà ben poca rilevanza, dovremo solo aprire le orecchie e capire quando sarà il momento di schiacciare il tasto giusto! Durante i minigiochi sentiremo rumori, versi e voci assortite, che andranno di fatto a comporre una sorta di canzone (con perfetta sincronia delle immagini su schermo), e seguendo l’animazione del nostro personaggio dovremo, a tempo, compiere la nostra azione. Raccontato così può sembrare contorto, e invero nelle prime partite ci vorrà un po’ di tempo per fare pratica e “rieducare” il nostro orecchio. Durante il minigioco cambieranno i tempi musicali, quindi anche il ritmo da tenere adattandosi all’aumento o alla diminuzione della velocità. Una volta presa grossa confidenza con il minigioco stesso, è divertente provare a eseguirlo a occhi chiusi, senza “aiutarsi” con le animazioni. Il gameplay di Beat the Beat è l’esempio perfetto di semplicità e efficacia, raggiungendo picchi qualitativi elevatissimi e una varietà di situazioni notevole pur utilizzando una manciata di tasti. Insomma, l’eredità spirituale di Wario Ware è stata raccolta in pieno.

Aspetto tecnico e longevità

Dal punto di vista audiovisivo, Beat the Beat si dimostra un piccolo capolavoro. La grafica, interamente bidimensionale, è ispirata e ricca di personalità e lo stile ricorda proprio quello di Wario Ware, forse giusto un pò più surreale e meno demenziale. A spiccare in assoluto, nonostante una veste grafica di livello alto, è il sonoro. I temi musicali sono dannatamente orecchiabili, di quelli che si saldano sulla parete cerebrale a velocità allarmante, e dalla varietà notevole. Gli stessi temi musicali sono in grado di fornire ulteriore ilarità al contesto, rendendo il tutto ancora più surreale e esilarante. E’ anche possibile scegliere la lingua delle voci, tra la versione USA e quella giapponese. La longevità del gioco è molto alta per il genere di appartenenza: oltre alla cinquantina si sfide, da sbloccare sequenzialmente, potremo sbloccare ulteriori sfide e modalità di gioco. A rendere le cose ancora più interessanti ci pensa il livello di difficoltà, piuttosto alto per un gioco del genere, che è giustificato dall’esperienza di gioco quasi esclusivamente single player.

Conclusione

Beat the Beat: Rhythm Paradise è il tipico gioiello che le console regalano nei momenti finali del loro arco vitale. Un gioco spensierato, creativo, divertente, semplice e allo stesso tempo sorprendentemente impegnativo. Un bel metodo per tenere il nostro orecchio allenato, o svegliarlo nel caso in cui sia sopito. Stilisticamente surreale e delirante, anche se decisamente più sobrio della serie Wario Ware, e impreziosito da musiche efficaci e esilaranti, questo è uno di quei videogiochi “diversi dal solito” che merita almeno di essere provato.

CI PIACE

– Divertente e impegnativo
\n- Degno erede spirituale di Wario Ware
\n- Realizzazione tecnica/stilistica di alto livello

NON CI PIACE

– Lato multiplayer piuttosto debole
\n- Difficoltà a tratti maggiore del previsto

8.5Cyberludus.com
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