Shoot Many Robots

In quei giorni (più o meno a cavallo tra lo scorso millennio e quello attuale) erano numerose sull’italico territorio, principalmente in corrispondenza delle località turistiche, delle alcove conosciute agli adepti col nome di “Sala Giochi”. No, non quelle odierne in cui il videopoker la fa da padrone, ma un magico mondo, ricco di affascinanti macchine che regalavano – a chi dava loro da mangiare un gettone – alcune esperienze di gioco che ormai sono un lontano ricordo. E c’era un rappresentante di questo popolo (quello dei cosiddetti cabinati) molto popolare tra gli avventori, che scatenava discussioni tra i teenagers e fagocitava gettoni a ritmi impressionanti. Il suo nome era Metal Slug , l’ultimo grande esponente dello sparatutto in 2D, al secolo “run’n’gun”. Sembra sia passato un secolo, e che il genere sia ormai morto, sepolto dall’estinzione progressiva delle vecchie sale giochi e all’affermazione della nouvelle vague dello sparatutto 3D in ambito domestico, ma c’è ancora chi si oppone. C’è chi dice “no, siamo ancora qui, e resisteremo”. Ubisoft e Demiurge Studios lanciano il loro segnale al mondo, invitandoci a sparare a molti robot. O ” Shoot Many Robots “, come dicono loro.

Quando un uomo con un mitra incontra un robot con la sega…

Shoot Many Robots  come già anticipato è un run’n’gun dal sapore inconfondibile di tradizione prodotto da Demiurge Studios e pubblicato da Ubisoft, disponibile in digital delivery per Xbox 360 , PS3 e PC . Protagonista e mago del grilletto di questa avventura è tale P. Walter Tugnut , americano duro e puro, dal lineamento rude e dalla evidente nostalgia per la diplomazia da Far West, che un bel giorno intuisce una minaccia apocalittica imminente a base di metallo e bulloni. Come una novella Cassandra imbottita di birra, cerca di avvisare tutti del pericolo, ma senza grande successo, e così decide di attrezzarsi per conto proprio. Inutile dire che la “premonizione” di Walter si rivela giusta, e così mentre le città vengono sommerse da montagne di robot poco avvezzi al dialogo, Walter, armato di sarcasmo, birra, armi e del suo inseparabile camper decide di intraprendere una tournée con mattanza metallica in omaggio in salsa di proiettili. Ed eccoci così proiettati in mezzo alla pugna, armati in origine di un simil Uzi, di un sano lanciarazzi e dei nostri pugni. Con questo kit, saremo chiamati a farci strada per i livelli, tutti rigorosamente in 2D, lasciandoci dietro una scia di olio quanto più ricca possibile. Il tutto è condito da un’ironia dissacrante, che prende di mira sia gli stereotipi della società americana (il nostro eroe è uno di quei classici americani duri e puri, nostalgici del Vecchio West, appassionato di armi da fuoco e avido consumatore di luppolo), sia quelli delle “invasioni dal futuro”, sia, soprattutto, il proprio genere di appartenenza. Se pensate che Shoot Many Robots infatti si limita ad essere una sequela di crivellazioni continue, vi sbagliate. Tra un livello e l’altro, infatti, si inserisce un’interessante componente di stampo ruolistico, che ci permette di acquistare coi bulloni raccolti dalle carcasse nemiche nuove armi o pezzi di equipaggiamento, che oltre ovviamente a mutare l’aspetto di Walter gli conferiranno bonus e abilità extra. La parte esilarante del tutto è che non si parla solo di ricolorazioni dei vestiti, ma di veri e propri capi, alcuni credibili, come jeans, camice e giubbotti, altri ai limiti dell’assurdo, come l’irrinunciabile elmetto da operaio con le due lattine di birra attaccate. Fidatevi quando vi diciamo che vi troverete spesso a ridere come dei pazzoidi di fronte all’irresistibile vena comica di Shoot Many Robots.

Oltre all’Uzi c’è di più

Sotto l’aspetto del gameplay, Shoot Many Robots  si presenta, come già accennato, come un classico run’n’gun, con però alcune piccole trovate che mirano soprattutto a dare un tocco di originalità ad una formula a dir poco collaudata. In primis, scordatevi le care vecchie “vite” ( sono roba da idraulici sfigati coi baffi, NdR ). P. Walter Tugnut, conosce una sola legge, quella del luppolo, e per questo sarà la birra a fungere da medikit, nel momento in cui il nostro eroe sarà stato colpito più volte dai nemici. Altra interessante aggiunta è la possibilità di utilizzare l’attacco corpo a corpo (non si vive di soli proiettili, dopotutto) per rispedire al mittente i missili nemici, opzione utile soprattutto di fronte ai robot più refrattari al piombo in nostra dotazione. Tutti questi elementi ci danno in dotazione una cassetta degli attrezzi molto fornita per poter fronteggiare al meglio la guerra contro le lamiere ambulanti, e vi assicuriamo che la necessità di cotanta varietà è tanta, per due motivi: prima di tutto, la formula del run’n’gun ha il rischio ripetitività dietro l’angolo, il genere dello sparatutto a scorrimento orizzontale, soprattutto agli occhi del pubblico odierno, può risultare noioso dopo i primi minuti. In secondo luogo, la difficoltà media di Shoot Many Robots è tarata in maniera decisa verso l’alto: lo schermo è letteralmente inondato di fiumi di macchine armate fino all’ultima vite e dovrete davvero dar fondo a tutte le vostre abilità e a tutte le risorse in vostro possesso per trionfare. Per distruggere una minaccia grande, ci vuole decisamente un arsenale grande. E così, tra una sparatoria e l’altra, tra un linearissimo livello e uno più basato sulla formula survival, ci troveremo di fronte ai vari boss di fine livello, che, in ottemperanza alla tradizione, sono molto grandi e dotati di attacchi spettacolari. Va da sé che siano anche divertentissimi da affrontare.

Cel shooting

La creatura Demiurge presenta un comparto tecnico di ottimo livello, trattandosi di una produzione destinata alla distribuzione digitale. Graficamente, lo stile è particolare e gradevole: nonostante i poligoni a schermo siano un numero ridotto, a fare la maggior parte del lavoro sono le texture che danno come risultato un cel-shading che si sposa alla perfezione col tono del gioco. A elevare il livello tecnico del comparto video ci sono i fantastici fondali in 3D, ricchi di dettagli e spesso caratterizzati da elementi animati che regalano un ottimo senso di profondità, anche se, ovviamente, non esplorabile. Molto meno di impatto gli effetti visivi, che si presentano molto sottotono, quasi spariscono. La colonna sonora è gradevole, comprende brani che vanno dal country, al rock, al folk, in pieno spirito “Born in the U.S.A.” come il nostro prode Walter e gli effetti sonori rendono perfettamente il clima di battaglia del gioco.

Un’ultima nota la dedichiamo al multiplayer, disponibile per 4 giocatori sia in locale che online. Vi ricordate le montagne di gettoni spese a Metal Slug con gli amici, coprendosi le spalle a vicenda, prendendosi in giro per gli errori, imprecandosi addosso se si perdeva una vita? Ecco, quello spirito è vivo e vegeto, ed è tutto dentro al multiplayer di Shoot Many Robots . Davvero imperdibile, nella sua semplicità.

Shoot Many Robots  è davvero una piacevole ventata di allegria mista a proiettili che ha investito il panorama digitale. Un gioco che presenta un cuore solidissimo, a tratti nostalgico, ricoperto da una glassa di varietà, ampiezza, ma soprattutto tanto tanto humor. Ed è così che va affrontato, non come uno shooter dei tempi moderni, tutto testosterone e armi reali, ma con la spensieratezza troppo spesso trascurata dagli sviluppatori odierni. Una vera ode al gioco che era, consigliatissima sia ai nostalgici di un modo di sviluppare i giochi sempre più raro, sia a coloro che non hanno mai vissuto quest’epoca e che vogliono vedere cosa ci spingeva ad andare in quei luoghi strani, chiamati “Sale Giochi”.

CI PIACE

Un classicissimo sparatutto 2D.
Risate a crepapelle dall’inizio alla fine.
Componente di customizzazione profonda e appagante.

NON CI PIACE

Un classicissimo sparatutto 2D.
Ripetitività limitata, ma non del tutto eliminata.

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Redazione
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