Almost Human è uno studio di sviluppo finlandese fondato nel 2011 da quattro veterani dell’industria videoludica, che hanno pensato bene di unire le proprie menti per confezionare un titolo indipendente che potesse conciliare il fascino dei giochi del passato con innovazioni al passo con i tempi. Il risultato di questa unione di intenti si chiama Legend of Grimrock , primo titolo targato Almost Human e gioco di ruolo d’azione per computer che sprizza “vecchia scuola” da tutti i pixel. Scopriamo insieme cosa ha da offrire questo piccolo progetto dalle grandi ambizioni.

Quattro personaggi in cerca d’autore

Come ogni gioco di ruolo d’azione che si rispetti, specialmente quelli dediti all’esplorazione di sotterranei (i cosiddetti dungeons) infestati da creature mostruose, trappole e trabocchetti, la storia che viene narrata è più un pretesto per gettare i personaggi nella mischia che un vero e proprio intreccio narrativo. I quattro protagonisti che il giocatore è chiamato a guidare sono dei prigionieri che si sono macchiati di crimini non meglio precisati, per questo vengono condannati ad una morte lenta ed agonizzante nelle segrete del “Monte Grimrock”. Ma i nostri eroi, di morire, non ne vogliono proprio sapere e si mettono in testa di fare gruppo e vender cara la pelle: il loro fine ultimo è sopravvivere e trovare una via d’uscita in fondo al lungo dungeon che è stato scavato dentro il monte. A rendere il nostro “soggiorno” più misterioso e stuzzicante, arriva una misteriosa presenza che – di tanto in tanto – ci fa visita in sogno, pronunciando parole cariche di oscuri significati. Lo scopo del gioco è quello di arrivare all’uscita dei sotterranei, possibilmente con tutti i componenti del party vivi e vegeti. I personaggi sotto il controllo del giocatore possono essere personalizzati ad inizio partita, secondo i più classici dettami dei giochi di ruolo. E’ possibile sceglierne la razza tra le quattro disponibili: umano, minotauro, uomo-lucertola, insettoide; le classi di appartenenza sono le tre canoniche, rese molto celebri da Diablo e per tutti gli anni a seguire: guerriero, mago, ladro.

Un piccolo gioiello di stile retro

Tecnicamente parlando, se consideriamo che il lavoro è stato fatto da sole quattro persone, il risultato finale di Legend of Grimrock è semplicemente stupefacente. La grafica è tridimensionale, molto pulita e rifinita, le texture sono poco varie, è verissimo, ma è altrettanto vero che è tutto realizzato al meglio delle possibilità tecniche degli sviluppatori, non si nota un pixel fuori posto e il sistema di illuminazione ci è apparso sopraffino, risultando superiore a quello di tante produzioni ultra-milionarie e che vantano di potenti mezzi di sviluppo e distribuzione. Il lavoro svolto da Almost Human, dunque, è di quelli che fanno riflettere, una lampante dimostrazione di bravura e praticità. Anche le animazioni che muovono le creature sono fatte molto bene e forse, l’unico neo che bisogna far notare – oltre alla già citata poca varietà di texture ambientali – è che il sistema fisico è elementare, non certo affidato ai virtuosismi del sempreverde Havok. Ciò non toglie che le basilari routine che gestiscono dardi, incantesimi e oggetti lanciati, siano convincenti, tutto sommato. Complessivamente è un comparto tecnico di notevole fattura che ai più giovani non dirà assolutamente nulla, forse, ma ai più stagionati sarà impossibile non rievocare i vecchi giochi di ruolo quali Eye of Beholder o Daggerfall, e sembra di fare un salto nel passato con un occhio di riguardo all’aspetto visivo. Il risultato finale è impressionante.

Nuoce gravemente ai giocatori occasionali

Legend of Grimrock, sul versante della giocabilità, vuole offrire un punto di incontro tra vecchi modi di intendere e giocare un videogioco e moderne scelte di stile che possano rendere il tutto più stimolante, specialmente il grado di sfida offerto. Il controllo dei party è affidato ai pulsanti WASD della tastiera, con il mouse si può gestire la visuale (anche se non è consigliato, NdR) l’inventario, l’armamentario e gli incantesimi dello stregone, qualora decideste di averne uno nel gruppo. Il gioco si sviluppa su una mappa labirintica costituita da blocchi quadrati, come se giocassimo ad un veloce gioco da tavolo. Ogni nostro movimento corrisponde all’avanzamento di una casella. Quando si ingaggia un nemico, per attaccarlo occorre premere il pulsante destro del mouse sull’icona dell’arma equipaggiata, discorso analogo va fatto per attingere ai poteri magici. Essendo, la formazione del party, in forma quadrata non modificabile, vi saranno due elementi in prima fila e due in seconda fila. Coloro che sono lontani dalla mischia non possono contribuire all’abbattimento del nemico, a meno che non usino armi da lancio, incantesimi o armi di lunga portata, come una lancia. Ogni nemico abbattuto frutta un certo ammontare di punti esperienza, questi vanno accumulandosi fino a superare un certo limite, che corrisponde al canonico “passaggio di livello”. In questo frangente, il personaggio può evolvere le proprie capacità grazie a dei “punti abilità” che vanno saggiamente spesi tra quelle a sua disposizione. Un alto grado di abilità garantisce vantaggi attivi o passivi, che rendono il personaggio sempre più efficiente nel combattimento o nel supporto del gruppo. Il gioco offre, inoltre, una comoda mappa che tiene traccia delle nostre esplorazioni, riporta con fedeltà i margini del labirinto che scopriamo e indica con icone molto stilizzate la presenza di porte, voragini nel pavimento o scale che portano al sotterraneo seguente. E’ anche contemplata la possibilità di aggiungere delle note, sulla mappa, per identificare al meglio i punti di nostro interesse. A livello di difficoltà “vecchia maniera”, la mappa non esiste e siamo costretti ad armarci di carta, penna e pazienza, per tracciare dal vivo il nostro cammino, per non rischiare di perdersi nei meandri del Monte Grimrock. Una trovata al contempo geniale e crudele, che a qualcuno potrebbe restituire l’ebbrezza della difficoltà provata durante le esplorazioni di Dark Souls.

Sopravvivenza, esplorazione, alchimia, arcana magia

Oltre ad andare a zonzo per i sotterranei a picchiare tutto quello che si muove, Legend of Grimrock propone diverse occasioni che offrono il giusto grado di varietà all’esperienza. Già dal primo livello di gioco abbiamo a che fare con il classico stilema di atavica memoria di qualsiasi gioco d’esplorazione “trova la chiave per aprire la porta”, oltre a questo ci imbattiamo in scritte sul muro che sono degli indovinelli dove la nostra logica sarà continuamente stimolata e messa a dura prova. L’esplorazione o il ritrovamento di cripte segrete porta in dote al party sia armi ed armature più efficienti che preziose pergamene. Queste vanno sfruttate per rendere il mago capace di usare incantesimi sempre più elaborati e potenti, oppure per renderlo un provetto alchimista che crea pozioni e antidoti che possano aiutare gli altri membri del gruppo. Perché un elemento da non trascurare è quello della sopravvivenza, tematica molto in voga fin dai tempi di Metal Gear Solid 3, dove per sopravvivere occorreva cibarsi di quel che si trovava. Anche Legend of Grimrock, nella sua semplicità, offre questo elemento che aumenta ancora un po’ il grado di sfida rendendo il gioco più adatto ai giocatori veterani che a quelli occasionali. Ogni azione ed ogni status negativo in cui ci profondiamo, consuma un certo ammontare di energia. L’unico modo per tenerla sui livelli di guardia è quella di rifocillarsi costantemente, dunque il ritrovamento di cibo e sostentamento diventa di vitale importanza. Le conseguenze per una mancata alimentazione dei membri del parti è l’impossibilità, di questi, di rigenerare punti ferita o impossibilità di effettuare azioni come attaccare un nemico per difendersi, facendo imboccare al gruppo l’autostrada per l’insuccesso, l’inedia, la morte.

Uno dei migliori GdR dell’anno

Legend of Grimrock, per la qualità offerta tanto in sede tecnica quanto in sede di gioco, è certamente uno dei titoli meglio realizzati in questo 2012 iniziato da poco. Se si considera anche il prezzo a cui viene venduto il prodotto, è naturale per noi valutare gli sforzi di Almost Human in maniera estremamente positiva. Il gioco di ruolo dei quattro ragazzi finlandesi è quanto di meglio si può richiedere da un videogioco: ottima realizzazione tecnica, grado di sfida accettabile, varietà di situazioni e longevità. Le uniche pecche che ci sentiamo di muovergli sono l’assenza di un motore fisico più virtuoso, la poca varietà di texture dei fondali e un’offerta ludica che andrà a genio a tanti appassionati, specie di vecchia data, ma farà scontenti tutti – tanti – altri che potrebbero non sopportare l’impostazione da “gioco all’antica” e una difficoltà tarata verso l’alto.

CI PIACE

Virtuoso sistema di illuminazione
Ottimo grado di sfida
Tecnicamente validissimo

NON CI PIACE

Astenersi giocatori della domenica
Motore fisico elementare
Poca varietà ambientale

9Cyberludus.com
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