Birds of Steel

Recentemente si sta avendo un certo ritorno all’aeronautica videoludica, genere prima meno rappresentato (almeno su console). Per certi versi, il lancio a questa nuova espansione è stato dato da Il-2 Sturmovik: Birds of Prey, uscito nell’ultima parte del 2009 e imponendosi subito come simulazione di guerra aerea assoluta disponibile su console. I ragazzi di Gaijin Entertainment, il team russo autore proprio de Il-2 Sturmovik, si rimettono di nuovo in gioco nello stesso genere, con l’uscita del Birds of Steel. Il gioco, stavolta distribuito da Konami, resterà incentrato sulla seconda guerra mondiale ma cambiando radicalmente scenario.

Solcando l’oceano Pacifico

A differenza de Il-2 Sturmovik, ambientato esclusivamente in Europa e riprendendo le tappe cruciali del conflitto, ci troveremo a volare in altri cieli. Se nel precedente gli scenari di battaglia erano la, Stalingrado Berlino, in Birds of Steel le campagna saranno esclusivamente legate alla guerra tra America e Giappone, quindi iniziando dal tristemente celebre attacco di Pearl Harbor e procedendo verso l’isola di Wake. Questa scelta va in qualche modo a completare l’offerta storica di Birds of Prey, riuscendo a coprire la maggior parte delle battaglie aeree più importanti della seconda guerra mondiale. Per integrare ancora meglio le missioni, il gioco offre una notevole mole di spettacolari filmati d’archivio originali, raccontati molte bene con il doppiaggio italian.

Ragazzo, pilotare un aereo non è cosa per tutti.

A differenza dei titoli d’aerei più amati dal pubblico, il prodotto dello studio Gaijin non è esattamente diretto verso la maggior parte dei videogiocatori. La selezione alla fonte sarà piuttosto rigorosa, anche con i comandi semplicati. Dimenticate l’approccio arcade e disinvolto di Ace Combat & co, qui si fa sul serio anche con i comandi semplificati. Dal decollo, con tanto di carrello da far rientrare, alla gestione del mezzo in volo fino al delicatissimo atterraccio di fine missione, già dall’approccio più semplice disponibile Birds of Steel dimostra un’anima simulativa difficilmente rintracciabile in altri titoli analoghi su console. I controlli sono sostanzialmente identici al prequel, compresa l’efficacissima gestione del mezzo, deputata ai due stick del joypad. Con Y cambieremo l’inquadratura, potendo gestire sia il mitragliatore dell’abitacolo che il quello di coda. Rispetto al prequel la gestione dei missili lanciati verso il basso, nel momento della picchiata, risultano più comodi e immediati da gestire, anche se comunque richiederanno una certa pratica e precisione. Gli indicatori di navigazione sono (fortunatamente) rimasti identici, ridotti a minimali e semplici scritte di direzione, così come il radar. L’aggiunta delle fasi di decollo e soprattutto atterraggio hanno aggiunto completezza e immersività, e la gestione di quest’ultimo richiede una certa cura e esperienza (insomma, non spaventatevi troppo se nel tutorial schianterete l’aereo più di una volta sulla pista). La battaglie aeree regalano grandi soddisfazioni. Le missioni, come in Birds of Prey, hanno una durata media piuttosto consistente (mediamente mezz’ora), e la loro difficoltà (anche con i comandi semplificati) risulta piuttosto marcata. L’unico vero neo del gameplay di Birds of Steel sta nella sua natura simulativa, che anche con i comandi semplificati resterà ugualmente presente, insita proprio nel cuore e nell’anima della produzione Gaijin. In altre parole, più che un vero difetto si tratterà di una selezione alla fonte, per un gameplay che non lascia spazio a compromessi con l’utente casuale o abituato ai voli arcade. Del resto, dedicarsi a una determinata nicchia non può certo essere una pecca qualitativa del gioco, ma una pura scelta direzionale.

Aspetto tecnico e longevità

Seguendo le orme del riuscitissimo prequel, Birds of Steel si fa da subito apprezzare per l’elegantissima confezione visiva. In primis, come tradizione, la cura maniacale per tutti i modelli aerei (oltre 100, e tutti realmente esistiti), con modelli poligonali che sfiorano la perfezione e abitacoli ricostruiti nei minimi dettagli. Durante le partite i danni subiti andranno a essere localizzati “fisicamente sull’aereo”, con danni progressivi e precisi. Vedere l’ala danneggiata nello stesso punto in cui è stata colpita, aumenta il realismo e il coinvolgimento del giocatore. Le ambientazioni di gioco, purtroppo, mostrano un livello di dettaglio altalenanta tra loro. Tralasciando una scontata lentezza nello svolgimento dell’azione, e quindi un contesto piuttosto statico, ci troveremo a guardare i dettagli dall’alto verso il basso e troveremo delle differenze qualitative abbastanza evidenti. Mentre il mare risulta tutto sommato convincente, alcune strutture volando radenti sembrano troppo semplificate e approssimative. A giustificare questa apparenza mancanza di cura, in verità praticamente invisibile volando ad alta quota, l’esigenza di gestire un ambiente molto vasto in tempo reale che, con sistemi ormai datati, costringe gli sviluppatori a cercare degli escamotage per avere maggiore memoria video disponibile. Il sonoro spicca con campionamenti degli aerei di grandissima qualità e musiche in grado di riecheggiare brillantemente le atmosfere degli anni ’40, rifacendosi parzialmente anche ai celebri kolossal del cinema bellico statunitense. La longevità del titolo è davvero molto alta. Moltissime missioni storiche, una ventina, piuttosto lunghe e impegnative, più la possibilità di crearne di nuove, basate su quelle preesistenti, modificandone aspetti quali meteo, obiettivi e data. In questo modo potremo sempre creare sfide nuove e affrontarle anche online con altri amici. Il multigiocatore in rete fino a 16 giocatori, dove potremo affrontare altre squadre oppure affrontare le missioni single player in cooperativa (fino a 4 giocatori).

Conclusioni

Un gioco che richiede pazienza e continuità. Impegnativo, e soddisfacente, sin dal tutorial, Birds of Steel raccoglie al meglio il testimone lasciato da Il-2 Sturmovik: Birds of Prey e addirittura rilancia, offrendo il miglior simulatore d’aerei disponibile per console in assoluto. Grande importanza alla ricostruzione storica e alla modellazione degli aerei, a livelli semplicemente maniacali, e con un gameplay dalla simulazione e dal realismo così rigoroso da far davvero la differenza. Le uniche controindicazioni sono nella stessa formula del progetto, dedicato alla nicchia dei puristi della simulazione e difficilmente consigliabile a chi non abbia già una buona esperienza con giochi analoghi, in quanto si troverebbe da subito coinvolto in situazioni frustranti e di fronte a una curva d’apprendimento davvero molto difficile da affrontare.

CI PIACE

Grande cura storica e sui modelli degli aerei
\nMiglior simulazione (vera) d’aerei per console
\nRealizzazione audiovisiva efficace…

NON CI PIACE

? ma a volte scostante nel comporto grafico
\nSconsigliato ai neofiti o agli amanti del volo arcade

8.5Cyberludus.com
Articolo precedenteThe Walking Dead – Trailer di lancio
Prossimo articoloTicket to Ride
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.