Dati alla mano, il mercato degli sparatutto in prima persona è in perfetta salute. E’ il genere più popolare e venduto al mondo, e ogni anno sugli scaffali arrivano FPS largamente attesi, e, in genere, ancora più largamente acquistati. Noi però diremmo in contrario. Non è un periodo felice per le buone idee, e non è un segreto che molte saghe blasonate arrivino piuttosto malconce, al termine del ciclo vitale dell’attuale generazione. Ma per quanto poco in forma, sono pur sempre autentiche galline dalle uova d’oro, che un po’ tutti i publisher tentano disperatamente di spremere fino all’ultimo: ma, a detta di chi vi scrive, il punto di rottura è più vicino di quanto non sembri. Dopotutto, esistono casi isolati in cui si cerca di innovare o, ancora meglio, di migliorare quanto già ideato. E’ il caso di 2K , che al di là del Bioshock Infinite che si prospetta all’orizzonte, e del Borderlands 2 totalmente ripensato, non ha voluto ripetere pedissequamente una formula che si era già rivelata validissima a suo tempo: parliamo di quella adottata dai ragazzi di Starbreeze per The Darkness, titolo che, seppur non privo di difetti, si era rivelato, già di per sé, un’autentica boccata d’aria fresca per il genere. A distanza di qualche anno vediamo la serie ritornare, nel suo secondo capitolo, stavolta sotto le sapienti mani di Digital Extremes . The Darkness II arriva nei negozi e, con esso, ricominciano le disgrazie di Jackie Estacado. Cosa è cambiato?

Paura del buio?

Jackie ha completato la propria scalata al successo nel mondo della malavita organizzata. E’ un individuo rispettato, ricco, potente. E’ un individuo con un segreto, ben celato agli occhi estranei. Jackie, infatti, possiede la Tenebra, una misteriosa e famelica entità infernale apparentemente dedita alla sola perpetuazione di morte e caos. Essa concede al suo ospite poteri incredibili, ma controllarla è impossibile. A seguito di certi tragici eventi (che non riveleremo in questa sede), Jackie è rimasto fortemente turbato dalla presenza della Tenebra in sé, e si è arbitrariamente imposto di non farne uso mai più. Ma le cose, com’è prevedibile, sono destinate a cambiare. E così, in una tranquilla serata al ristorante, il giovane boss Estacado viene attaccato da una misteriosa gang chiamata “Confraternita”, costretto in fin di vita e, per salvarsi, all’uso della Tenebra. Il motivo di tanto rumore è presto detto: un cattivone che proprio più cattivo non si può (brutto a vedersi, pure!) vuole a tutti i costi impossessarsi della maledetta entità oscura ospitata in Jackie, e non è intenzionato a farsi scrupoli per ottenerla.

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Ma la lotta disperata di Jackie contro i suoi inseguitori non è l’unica variabile di cui tener conto nel corso dell’avventura. La storia si dipana infatti lungo due timeline differenti, che con una certa naturalezza sono poi destinate a ricongiungersi fino a sfociare in un epico finale. Fin dalle prime battute, quindi, è più che evidente quanto 2K e Digital Extremes abbiano puntato su trama e atmosfera, tanto nella stesura della sceneggiatura, quanto nello scripting delle singole scene, curate in maniera quasi maniacale. L’aria di cambiamento rispetto al precedente The Darkness si respira in ogni pixel di gioco, e ne è prova lampante il restyling grafico in Cel-Shading, volto ad avvicinare il franchise al fumetto originale più di quanto non lo fosse mai stato. Da questa totale revisione stilistica anche il ritmo di gioco esce fortemente mutato, assumendo maggiormente i tratti comuni degli FPS, a dispetto di quelli più ibridi proposti da Starbreeze Studios.

L’armata delle tenebre

La maggior frenesia del gameplay non va vista però come una mera omologazione ai canoni standard del genere. Piuttosto, il ritmo serrato che connota gran parte delle sequenze di gioco si configura come una ben precisa scelta di design. Difficile dire se un The Darkness II più simile al predecessore sarebbe stato meglio o peggio di quello che effettivamente ci troviamo tra le mani, ma la (quasi) totale eliminazione di fasi stealth e strategiche ha sicuramente permesso agli sviluppatori di concentrare i propri sforzi sul comparto action del titolo. La personalità della serie non ne esce solo invariata, ma addirittura rafforzata. Di fatto, i poteri offerti dalla Tenebra donano a The Darkness II un sapore unico (virtù rara nei videogiochi degli ultimi anni), contraddistintivo. Sembra una banalità, ma quanti FPS odierni possono essere riconosciuti istantaneamente alla vista di uno screenshot? Il titolo 2K è tra i pochi a riuscirci, e lo fa dannatamente bene.

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La formula di base è tanto semplice quanto accattivante. Jackie possiede due arti aggiuntivi, gentilmente offertigli dalla Tenebra; con essi può afferrare, smembrare, decapitare o semplicemente scagliare i propri nemici; del pari, può usarli per raccogliere e lanciare oggetti particolarmente pesanti (e pericolosi), oppure usarli per ripararsi dalle pallottole vaganti. Contemporaneamente, però, Jackie può imbracciare armi da fuoco: ne viene fuori un intrigante (e sorprendentemente intuitivo) sistema quad-wielding, davvero ben riuscito e frizzante. Il tiro al bersaglio, almeno nei primi tre quarti di gioco, è un ricordo lontano: il level design e gli stessi controlli stimolano a sperimentare tecniche di morte nuove e sempre più efficaci, obbligando (in certe occasioni) ad adattarsi all’ambiente. E’ il caso in cui Jackie si ritrova disarmato, o a corto di munizioni; ma è anche il caso in cui si trova in piena luce: quando ciò accade, i suoi poteri vengono meno e l’unica soluzione è trovare un riparo in zona d’ombra, o sparare a lampadari, lampioni e lampadine.

Piccoli Darkling crescono

I poteri del protagonista sono però in costante evoluzione. Man mano che si ammazzano nemici usando la Tenebra, si accumulano preziosi punti in grado di sbloccare capacità attive e passive utilissime. Alcune semplicemente incrementano la salute guadagnata dopo aver divorato il cuore di un essere umano (no, non ci sono health pack), altre permettono di far attraversare le pareti ai proiettili. L’unico vero punto debole delle tante feature introdotte da Digital Extremes è rappresentata dal Darkling, l’esserino che per tutto il gioco ci accompagnerà nelle nostre scorribande; il nostro amico è infatti affetto da un’incurabile “Stupidità Artificiale” che spesso e volentieri lo rende più un peso morto che non una reale risorsa aggiuntiva. E a volte, quando il suo aiuto farebbe davvero comodo, semplicemente non fa nulla di utile. Nemmeno i nemici brillano per astuzia, ma almeno sono così tanti e numerosi (e poco longevi) che tendenzialmente non ci si fa molto caso, anche grazie a un lavoro di scripting generalmente ben svolto, che riesce a dare un pizzico di carattere ad ogni scontro a fuoco.

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I reali problemi, con The Darkness II , cominciano a farsi sentire verso l’avvicinarsi dell’epilogo. Paradossalmente, più la storia tende a farsi avvincente, tanto più il gameplay si fa monotono. Dopotutto, le meccaniche di gioco sono, sì, originali e ben congegnate, ma al contempo del tutto subordinate a un buon corredo di script e mappe ben pensate. Sul finire della vicenda alcune di queste meccaniche evidenziano i propri limiti, e gli ingranaggi che le muovono cominciano a cigolare: da questo punto di vista si rivela inefficace la scelta di includere nemici del tutto immuni alla Tenebra, che di fatto dimezzano tutte le ottime possibilità messe a disposizione del giocatore. A colorare un po’ la situazione ci sono fortunatamente leggere e fugaci battaglie contro i canonici Boss di fine livello, sfortunatamente non impegnative quanto avremmo voluto.

Dopo l’alba

Il divertimento non ha però fine con l’arrivo dei titoli di coda, perché a corollario di una riuscitissima campagna in single player (la cui durata, ahinoi, rientra nella media delle 5-7 ore cui siamo ormai abituati) gli sviluppatori hanno ben pensato di aggiungere una componente co-op. Questa modalità, dalle premesse interessanti, cala noi e qualche amico nei panni di cinque agenti equipaggiati con armi imbevute di Tenebra, decisamente meno potenti di Jackie ma comunque unici nelle loro abilità. Le venti missioncine proposte, che svelano qualche dettaglio extra sulla storia della campagna principale, sono piuttosto divertenti; ciononostante avremmo preferito spendere le 5-6 ore offerte dal co-op nella modalità in singolo.

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Tecnicamente The Darkness II è ineccepibile, con uno stile grafico dettagliatissimo e ben riconoscibile, abbinato a una colonna sonora e un doppiaggio di primissimo livello. In particolare, abbiamo apprezzato la possibilità di gustare il doppiaggio originale tramite un’apposita opzione nei menù. Un plauso è dovuto alla versione per PC, quella da noi testata: non solo è praticamente scevra da bug di sorta, ma è stata anche ottimizzata in maniera eccellente; anche i controlli, davvero numerosi, sono stati ben implementati.

Commento finale

The Darkness II eccelle su due fronti: da un lato è, assieme a Batman: Arkham City, uno dei migliori videogiochi tratti da un fumetto; dall’altro è uno degli shooter più originali degli ultimi tempi. Il titolo 2K riesce infatti nel non facile intento di mettere sotto una luce differente (se ci consentite il gioco di parole) gli FPS odierni, dimostrando che gli sparatutto possono offrire qualcosa di più che tonnellate di armi e tanti headshot. Le originali meccaniche di fondo sono state abbinate ad eleganti soluzioni di regia e level design, e la trama, per una volta, è la vera protagonista. Il genere che ha inventato la prima persona comincia il 2012 con rinnovata vitalità, dimostrando di essere qualcosa di più dei soliti military shooter che ci propinano ogni anno – e a dimostrarlo c’è il voto qui accanto, nettamente superiore. Gli appassionati del fumetto originale lo adoreranno – tutti gli altri, invece, potranno finalmente giocare a qualcosa di originale.

CI PIACE

– Trama accattivante
– Sistema di combattimento sfaccettato e originale
– Stilisticamente ineccepibile

NON CI PIACE

– Longevità solo nella media
– Perde un po’ di mordente verso la fine
– IA non sempre ai massimi livelli

9Cyberludus.com

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