NeverDead – Recensione

La non-morte secondo Rebellion

Diciamocelo tranquillamente: giocare ai videogames è un po’ come essere immortali. Intere nottate a sfidare minacce soprannaturali o difese umane agguerrite e armate fino ai denti attraverso poteri speciali o alle nostre super capacità acrobatiche, di adattamento ad ogni contesto o semplicemente sfruttando la forza bruta. Peccato per l’odiato Game Over, onnipresente ad ogni nostro piccolo passo falso nel corso delle nostre spensierate sessioni di gioco. E se morire non fosse un triste epilogo ma la chiave per sfruttare nuove possibilità per avere la meglio!? Questa è la domanda che ci siamo posti dopo aver ammirato il primissimo trailer di NeverDead mostrato all’E3 2010. Il nuovo action sviluppato da Rebellion e prodotto da Konami si è posto l’obiettivo di realizzare un gioco d’azione semplice, immediato e caratterizzato dalla impossibilità (o quasi) del protagonista di esalare l’ultimo respiro. Questo concentrato di vendetta a base di armi da fuoco di ogni sorta, fendenti di spada e bullet time che strizzano l’occhio a Max Payne, è finalmente arrivato nei negozi. Niente ansia dunque per questo giro: morire non è solo l’inizio, ma il vero e proprio spasso di questa produzione.

Un cacciatore di demoni che lotta per giustizia e vendetta (che novità!)

Il cacciatore di demoni Bryce Boltzmann non si può certo definire uno sprovveduto: per 500 anni ha combattuto le forze del male, capeggiate dai mostruosi abomini controllati dal Demone Supremo. La sua prima battaglia contro il signore del male (nel Medioevo!) gli ha portato via la sua partner Cypher e l’impossibilità di morire. Una condanna per l’eternità questa, che lo costringe ad andare avanti a sterminare più demoni possibile, fino a ritrovarsi faccia a faccia con il suo acerrimo nemico ancora una volta per porre fine alla sua maledizione. Siamo ai giorni nostri e Bryce lavora adesso per la NADA, una segreta organizzazione anti-demone fianco a fianco della bella Arcadia. Le forze del Male stanno contaminando la Terra palmo a palmo e la presenza del Demone Supremo è sempre più palpabile. Un’occasione da non perdere per saldare i conti in sospeso di 500 anni fa!

Come si può dedurre, il plot narrativo non vanta certo una sceneggiatura originale: trama scontata, protagonisti e personaggi stereotipati ma soprattutto poco caratterizzati e privi di mordente. L’unica vera ragione per seguire le vicende di Bryce, Arcadia e della odiosissima Nikki (una celebrità da quattro soldi da salvare), sono le battute ironiche (ma non al punto tale da passare alla storia) del protagonista su tutto ciò che lo circonda, ma soprattutto i flashback del passato del nostro cacciatore, decisamente più evocativi e interessanti. Il resto è un’accozzaglia di luoghi comuni e situazioni viste e straviste fino allo stremo. Un vero peccato: una manciata di originalità avrebbe dato sicuramente più vigore alla storia.

Un mondo a pezzi

Attanagliato da alti e bassi il comparto tecnico. Da un lato abbiamo i gradevoli filmati in Computer Grafica, le accattivanti schermate in puro stile fumetto tra una missione e l’altra e infine una varietà delle locations: musei incustoditi, metropolitane, fognature, città in rovina e ambientazioni più “organiche”; nulla di originale naturalmente ma con un minimo di varietà nel design. Degno di nota è il fattore distruttibilità dell’ambiente che vedrà intere porzioni di scenario crollare davanti ai vostri occhi con un solo fendente di spada. Inoltre, vedere il nostro alter ego perdere pezzi a terra, mentre avanza saltellando (o strisciando senza arti!)con un braccio e una gamba, tentando disperatamente di tenersi in equilibrio, sono sempre momenti esilaranti. Niente che rasenti il fotorealismo, certo, ma ugualmente di impatto per il nostro totale coinvolgimento nell’azione. Buono il design dei nemici e dei boss di fine livello, che vanno dai minacciosi tripodi muniti di lama, ad abomini a quattro zampe provvisti di diverse mascelle, fino ad arrivare a gigantesche creature umanoidi dal design decisamente pittoresco.

Nonostante una discreta cura generale, i cali di frame rate regnano sovrani tra un’azione e l’altra e parecchie texture non brillano certo per meticolosità nel dettaglio. Le animazioni facciali e dei movimenti sono a volte troppo approssimative e la telecamera ballerina sarà il più delle volte una palla al piede, sia nelle fasi più concitate che nelle azioni più elementari (come voltarsi ad esempio).

Pro e contro anche per il comparto audio: l’ottimo doppiaggio inglese e l’azzeccata colonna sonora metal, vanno a scontrarsi con l’improvviso e ingiustificato abbassamento del suono e/o delle voci (in effetti alle volte spariscono del tutto!). Un difetto questo abbastanza fastidioso, soprattutto durante i dialoghi e nelle fasi di intermezzo, in cui si vorrebbe cogliere quel poco di coinvolgimento che la trama offre. Un problema che costringe il giocatore a gettare giusto uno sguardo distratto ai sottotitoli e attendere la prossima fase in-game.

Altro che nove vite come un gatto!

A prima vista, NeverDead potrebbe tranquillamente passare per il cugino di campagna di Max Payne: semplici meccaniche classiche da sparatutto in terza persona, telecamera libera, bullet time (nelle fasi più avanzate di gioco) e possibilità di utilizzare due armi da fuoco contemporaneamente. Le similitudini con il capolavoro Rockstar si fermano non appena il nostro Bryce impugnerà per la prima volta la spada, in grado tagliare praticamente di tutto (dai nemici allo scenario) attraverso fendenti gestibili con lo stick analogico destro (abbiamo testato per voi la versione Playstation 3). Sempre con la spada, sarà possibile effettuare la parata e decidere anche la direzione (sinistra, destra, alto, basso) da assegnare per proteggere una parte specifica per proprio fragile e prezioso corpo. Nonostante le bocche di fuoco (pistole, mitra, fucili) siano potentissime ed efficaci, la spada offre una semplicità e un’immediatezza tali da preferirla alle stragi da piombo.

Il bello arriva però quando verrete feriti dai nemici: senza nemmeno accorgervene, vi troverete in bilico con una sola gamba a saltellare, strisciando a terra senza nessun arto o peggio, a dover manovrare la vostra testa che rotola nello scenario in cerca di salvezza. Ricomporsi in tempo, cercando pezzo dopo pezzo i nostri arti (o attendendo il ripristino della nostra salute o fermandoci in determinati punti dello scenario) sarà necessario per non essere vulnerabili e facili prede dei nemici.

Che Bryce non possa morire non è in effetti esatto: il protagonista rischia di essere risucchiato e ingoiato per l’eternità da una particolare categoria di mostri (i Grandbaby) e avrà come chance solo uno sprint che lo allontana dal nemico. Se ciò non dovesse bastare, occorrerà risolvere una semplice ma velocissima quick time event; se falliamo sarà davvero Game Over, con il conseguente ritorno all’ultimo checkpoint.

L’autosmembramento alle volte sarà invece necessario: potremo staccarci la testa e “lanciarla” come una palla da basket per rotolare lungo strette condutture o per raggiungere un piano sopraelevato, per poi autoricomporci e proseguire. Potremo addirittura lanciare il nostro braccio, come se fosse un osso, o magari nelle fauci di un nemico: una volta ingoiato, il braccio provvisto di arma farà fuoco, indebolendolo cosi direttamente dall’interno.

Non poteva certo mancare un sistema di potenziamento: livello dopo livello e scontro dopo scontro: raccoglierete punti XP da scambiare con power-up per il vostro inventario (armi più potenti, spada più affilata) e per le vostre abilità (più velocità, rigenerazione immediata, danni scenario più ingenti), che potranno essere collocati negli appositi slot.

Sfortunatamente, il punto debole del gameplay risiede proprio nel suo asso nella manica: l’immortalità. Se nelle prime ore di gioco vedere Bryce imprecare mentre esplode in mille pezzi da ricomporre risulterà esilarante, andare alla ricerca dei propri arti ogni tre minuti diventerà una cosa a tratti davvero frustrante. La mancanza di enigmi e di situazioni differenti dall’onnipresente “Spara, taglia, ricomponiti in tempo”, rende l’esperienza decisamente ripetitiva. I livelli sono piuttosto lineari e perdersi è praticamente impossibile, grazie anche ad un apposito tasto che inquadrerà il nostro punto d’interesse. Ogni area di gioco brulicherà di nemici e portali che li creano all’infinito, ragion per cui dovremo sbarazzarci di essi il prima possibile. I nemici sono praticamente sempre gli stessi, seppur con qualche variazione. Il ritmo pedante dell’azione accellera solo quando sarà necessario proteggere Arcadia, ovviamente vulnerabile agli attacchi e non proprio furba e utile al nostro fianco e durante le boss fight, degne di un cenno di attenzione.

I nove livelli della campagna principale vi terranno impegnati una decina di ore, ma potrete rigiocare l’avventura per recuperare punti XP e artefatti nascosti.

Il titolo include anche una campagna multiplayer, suddivisa in ben quattro modalità differenti, che vanno dalle co-op che strizzano l’occhio al classico “Caccia Bandiera”, ad una modalità Orda e infine all’arena, dove bisognerà raggiungere i punti di interesse prima degli avversari.

Conclusioni

Da circa due anni, NeverDead ha scatenato e stuzzicato le nostre fantasie sulle infinite possibilità del poter fare piazza pulita di nemici senza morire. Sul banco di prova, il titolo Rebellion fallisce, in parte, proprio a causa del suo biglietto da visita: lo smembramento degli arti intriga solo durante le prime fasi di gioco, le possibilità offerte dall’essere immortali sono poche e limitate e dopo un po’ la spada sarà la scelta prediletta fino ai titoli di coda. Aggiungiamo a tutto questo una trama banale, personaggi senza mordente e un comparto tecnico costellato da alti e bassi.

Tuttavia, se non possiamo elogiare il prodotto per profondità, non possiamo astenerci dal premiare la semplicità e l’immediatezza di questo titolo, estremamente spassoso una volta fatti i conti con la ripetitività di fondo. NeverDead poteva essere davvero un grande titolo se una maggiore attenzione e un pizzico di varietà fossero state costanti nello sviluppo. Consigliamo ugualmente questo gioco, magari tra qualche mese, ad un prezzo ragionevole, a tutti coloro che stanno cercando un gioco d’azione deliziosamente “ignorante”, senza troppe pretese e in grado di divertire i giocatori, a patto di perdere la testa e intendiamo ovviamente in senso letterale!

CI PIACE

Affrontare la morte non con paura ma con sonore risate
Gameplay immediato, semplice, veloce
Buona interazione con lo scenario

NON CI PIACE

Trama piatta, protagonista poco caratterizzato, alleati e nemici stereotipati
Potrebbe risultare ripetitivo dopo qualche ora
Immortalità sfruttata alla buona
Grafica non al top
Il doppiaggio è stato montato malissimo

7Cyberludus.com
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