Il momento nel quale un prodotto sfugge di mano, forse per la sua non eccessiva fame di riflettori, colpisce l’occhio di un critico nella peggiore delle maniere: l’incapacità di esplorazione di una nicchia è uno degli errori più gravi che un videogiocatore attento possa commettere, specie quando dentro questi piccoli spazi del mercato scivolano tante gemme, come a voler coprire la loro luce senza farsi sentire, senza battere un colpo. Si torna indietro di quasi cinque anni, ormai, e si incontra ” Looney Tunes: Duck Amuck “, una produzione esclusiva per Nintendo DS che ritorna, anch’essa, indietro, andando a pescare un meraviglioso corto omonimo di meta-animazione e riproponendolo con una veste talmente nuova e surreale da sorprendere ancora, dopo così tanto tempo dalla sua uscita. Prima di iniziare, tuttavia, è necessario fare mente locale, capire di cosa si parla e conoscere il protagonista sventurato di tutta questa goliardica vicenda.

Daffy Duck e il nemico misterioso

1953: gli Stati uniti possono godere di ” Duck Amuck ” (successivamente proposto nella nostra lingua con un eccellente lavoro di doppiaggio, andate a coda dell’articolo nella galleria video per gustarvelo dal primo all’ultimo attimo), una esplosione di energia creativa che anche oggi stupisce. Daffy Duck , ingegnandosi moschettiere, si prepara ad affrontare i ‘felloni’ trapassandoli col suo fioretto, ma tempo qualche secondo e il suo avversario cambia… Sparisce lo scenario, cambiano i colori, si nota una carenza di decisione: o forse è tutto un piano congeniato per stressare il protagonista? Dopo sei, sublimi minuti arriva la risposta, che non sveliamo. E per 360 secondi è un andirivieni di modifiche, di gag, di trappole istantanee, in un cartone in divenire che passa tutto il suo tempo ad auto generarsi attorno alla costante Daffy, una costante viva, che comunica e che, piano piano, sente messa a dura prova la sua pazienza. Una gemma di animazione, dalla quale parte tutto il titolo che stiamo per approcciare…

“Ma chi diavolo comanda qui?”

Looney Tunes: Duck Amuck ” si apre, come il corto, cioè in fieri: a quanto pare si dispiega di fronte a noi un videogioco ‘artigianale’, dove tutto può succedere così come tutto può restare uguale. Daffy Duck, posto in varie ambientazioni, attende in mezzo allo schermo un nostro ordine… Ma si può parlare davvero di attesa? Nei momenti morti Daffy parla a noi, la quarta parete in realtà è un fazzoletto da aprire e chiudere a nostro piacimento semplicemente manovrando gli schermi del nostro Nintendo DS; e mentre il papero saccente ci parla, superbo, della sua carriera, compaiono al suo fianco manopole per il volume, interruttori della luce, pulsanti, gomme e tutto quello che serve per combinare qualcosa di non meglio definito, creargli disturbo, fargli capire davvero ‘chi diavolo comanda qui’! Perché, nonostante la sua delirante arroganza, siamo noi ad avere il quasi-assoluto controllo: nessuna reazione passa inosservata, colpire Daffy alla testa o sul corpo non sarà un gesto gratuito di semplice svago, cercare di abbattere lo sfondo bianco, vederlo collassare sul malcapitato protagonista, osservare la sua evoluzione in una pagina bianca che, pur programmata, attende una nostra reazione creativa, reagendo a sua volta in maniera inaspettata e inattesa. Ogni azione o reazione è premiata con uno dei circa venti minigiochi presenti, i quali, pur differenziandosi, hanno tutti un unico scopo: portare Daffy alla sconfitta! Lanciare candelotti di dinamite, regalare carte da gioco a cowboy avversari poco gentili e impedire il raggiungimento di un tesoro sono solo alcune delle avventure che ci accompagneranno con il nostro pennuto nemico-amico. Tuttavia, sarebbe disonesto non riconoscere in questa raccolta una leggera carenza di profondità: ogni gioco è fin troppo semplice, e tutti quelli che non lo sono sentono il peso di una realizzazione spartana, di istruzioni indecifrabili e di una ripetitività evidente e invadente. Dopo aver superato i primi cinque livelli di ogni gioco, Daffy riapparirà sconfitto, tumefatto, bucherellato, in cenere o in molti altri tragici stati fisici di coyotiana memoria, pronto a una nuova sfida, ma sempre più arrabbiato: la rabbia, indicata da un termometro crescente, sarà il nostro obiettivo ultimo… Quando questa arriverà al suo culmine non si sa cosa potrà accadere! Ogni minigioco può essere rigiocato (alcuni anche con un amico) dal menù nascosto di gioco, al quale si può accedere lanciando Daffy fuori dallo schermo attraverso la parete sinistra: tuttavia, ogni sfida arriverà a un massimo di dieci livelli di difficoltà, senza nessun tipo di punteggio. Una volta portato a termine tutto quanto, purtroppo, non ci sarà davvero altro da fare…

Genio e sregolatezza di una ‘semplice’ HUB

Appena inserita la cartuccia di ” Duck Amuck “, tutto è già evidente, e giocando, per ogni secondo che passa, diventa sempre più facile rendersene conto: Way Forward ha preso un concetto transitorio e superficiale come una HUB e l’ha resa viva, esplosiva, il perno centrale attorno al quale boccheggia un contorno ludico dimentico, a volte, del rispetto. Daffy sembra davvero vivo: l’interazione personaggio-giocatore splende in un modo talmente strano e curioso, e pare davvero di essere di fronte a un amico dalla coda di paglia, che ti guarda dall’alto in basso e al quale, simpaticamente, si vuol ‘far pagare’ un simile atteggiamento. E Daffy conosce il mondo dove è stato sbattuto a menadito, e non gli risparmia delle suntuose critiche (“I giochi di oggi non sono più come quelli di una volta! Gli manca qualcosa!”), frecciatine acide, divertenti riflessioni e un pizzico di pacati insulti: l’interazione si fa grande senza essere caotica, la suspense di tutto quello che può avvenire si mesce perfettamente a tante, se pur limitate (ma non limitanti), sorprese. Il lavoro di animazione e di doppiaggio (nella nostra lingua!) svolto su Daffy, inoltre, si rivela di primissimo livello: e tutto gioca a favore della cattura del giocatore, del nostalgico ammiratore dei corti Warner e di chi, per svago, sente la necessità di viveva una esperienza unica.

Conclusioni

Looney Tunes: Duck Amuck ” è essenzialmente unico. Il suo è uno scheletro ludico inedito, un anelito di vita e creazione difficile da trovare altrove. E forse proprio per la sua unicità, per il suo essere un omaggio silenzioso, è passato inosservato: sfortunatamente, se tutto quello che circonda una HUB meravigliosamente attiva è realizzato con spirito pigro allora l’opacità rischia di sconfiggere l’interesse in un duello scorretto. ” Duck Amuck ” non è per tutti, ahinoi. Chi pascola nella volontà di interazione, condivisione e sperimentazione si sentirà davvero partecipe del divenire di una lotta giocatore contro papero dove ogni mezzo è concesso, ogni scorrettezza diventa comicamente lecita. Una scorrettezza innocua, di altri tempi, che strappa più di una risata sorpresa, il sospiro silenzioso e positivo di una bocca stupita. Ma si sente il peso dell’omaggio: e dove l’azione trionfa, così fallisce il suo contorno, quello che sembra ma che non è il suo cuore. Ed è un peccato, perché ognuno di noi vorrebbe poter godere di una simile esperienza in ogni attimo, e non a tratti: ma sono questi continui strappi le ragioni sbagliate per non guardare a quanto c’è di buono nel contesto generale. E ” Duck Amuc k ” resta, in ogni caso, un prodotto con un’anima unica da offrire, e sempre così sarà.

CI PIACE

Omaggio a un corto senza tempo
\nUna quarta parete sempre aperta
\nVive dell’energia del folle e dell’inatteso

NON CI PIACE

Minigiochi privi di mordente
\nRisposta tardiva di alcuni comandi
\nEstremamente breve

7Cyberludus.com
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