La carriera di Brendan McManara, fondatore di quel Team Bondi che sei mesi fa ci ha regalato (su console) l’imperdibile L.A. Noire , non è forse delle più fortunate. L’esordio con il controverso (e a tratti incompreso) The Gateway aveva sollevato qualche dubbio, e nonostante l’invidiabile successo ottenuto con il suo ultimo titolo, il talentuoso game designer è stato costretto a chiudere i propri studi di sviluppo a causa di certi dissidi legali con Rockstar Games . L.A. Noire: Edizione Completa , conversione per PC del succitato action/adventure, arriva quindi sugli scaffali quasi fortuitamente, almeno a detta di chi aveva temuto che i diversi problemi giuridici legati all’IP ne avrebbero bloccato l’arrivo su computer. Il risultato, com’era auspicabile, non poteva poi differire troppo da quanto già visto su PS3 e Xbox 360: anzi, la conversione di Rockstar Leeds, completa di tutti i DLC rilasciati in questi mesi, appare anche più completa del titolo originale, sebbene neanch’essa sia esente da difetti.

Sette anni e non sentirli

Difficile a credersi di questi tempi, ma lo sviluppo di L.A. Noire ha richiesto ben sette anni: un’infinità di tempo e di denaro, se si pensa che altre case di sviluppo sfornano campioni di vendite ogni biennio. È quindi lecito stupirsi della freschezza e l’originalità del concept di gioco proposto dal titolo, considerando che, nel corso di questo decennio, di acqua sotto i ponti n’è passata parecchia.

Anzitutto, L.A. Noire presenta un approccio e una cura allo storyline quasi estranei alle produzioni moderne. Gran parte del fascino del titolo è da ricercarsi nella storia, nei personaggi, e nell’affascinante ambientazione da film noire che trova posto in una criminosa Los Angeles degli anni ’40. Cole Phelps, ex marine, entra nelle forze del Los Angeles Police Department con la coscienza già carica di brutti ricordi e sensi di colpa. Il suo passato, come quello di ogni poliziotto da film che si rispetti, è oscuro e verrà svelato soltanto un pezzo alla volta, tramite alcuni flashback disseminati qua e là lungo il dipanarsi degli eventi della trama. Phelps ha un forte senso della giustizia, vuole giocare la parte del “buono”, ma il suo passato e denso e intriso di errori. Neanche a dirlo, però, proprio la controversia del suo background lo indurrà ad accettare (e risolvere) tutti i casi più difficili, facendo carriera da poliziotto.

Nel corso dell’avventura, che completa di tutti i DLC (“La macchina del console”,”Un mare d’erba”, “Nicholson Electroplating”, “Un piccolo lapsus” e “La città nuda”) ci terrà occupati per una trentina d’ore, ci verranno affidati casi di diversa natura. Sebbene Los Angeles sia completamente esplorabile, i luoghi che visiteremo e le nostre attività saranno significativamente scandite dall’evolversi delle indagini assegnateci. Un po’ come nel primo Mafia, quindi, la città assume più il ruolo di teatro, che non di “parco giochi” in cui scorrazzare in tutta libertà. Per farla breve, in L.A. Noire non ci sono immobili da acquistare o attività secondarie da condurre, come invece avviene in GTA IV. Piuttosto, la natura aperta dell’ambientazione permette al giocatore un alto livello di immedesimazione, offrendo di tanto in tanto qualche missione di contorno in cui ci sarà data l’opportunità di intervenire durante una rapina o un’aggressione.

Non solo chiacchiere e distintivo

Gran parte del tempo di gioco verrà speso tra un caso e l’altro, investigando in scene del crimine o interrogando sospetti e testimoni. Tendenzialmente, le diverse missioni seguono più o meno tutte lo stesso schema. Per cominciare, veniamo messi al corrente della situazione tramite un briefing in dipartimento, poi si va alla ricerca di una pista con il proprio collega. Da lì, ogni indagine prende una piega differente, ma in linea di massima si comincia con l’esaminare la scena di un delitto o un luogo in cui potrebbero esserci indizi utili. Su console, quando Cole si trovava nei pressi di una possibile prova o di un oggetto utile ai fini della storia, il pad prendeva a vibrare, permettendo di interagirvi; usando il mouse, però, questa “agevolazione”, inspiegabilmente, non è riprodotta in altre maniere, risultando dunque del tutto assente. Senza un apparente motivo, quindi, giocare con i controlli nativi su PC può rendere l’esperienza di gioco meno fluida e più difficoltosa. Ben, presto, comunque, ci si renderà conto che il grosso del gameplay di L.A. Noire sta da tutt’altra parte. Allo “step” investigativo, infatti, succede quello degli interrogatori, in cui (prevedibilmente) ci sarà chiesto di porre alcune domande a personaggi chiave del caso. In questa occasione, più che nelle altre, il lavoro svolto dai grafici del Team Bondi si mostra in tutto il suo splendore: per valutare la veridicità delle informazioni riferiteci, infatti, avremo bisogno di osservare attentamente le espressioni facciali dei nostri interlocutori. Le animazioni, realizzate con la celebre tecnologia del facial capture, si configurano come le migliori in assoluto nella storia dei videogiochi, e sebbene non esenti da difetti raggiungono picchi di realismo mai visti. Tale tecnologia è applicata praticamente in tutte le situazioni, a tutti i personaggi del gioco, ma trova una reale utilità soltanto (e giustamente) negli interrogatori, il cui esito varierà a seconda della nostra bravura. Purtroppo o per fortuna, i risultati ottenuti da Cole (negli interrogatori, ma anche in tutti gli altri campi) non impatteranno in alcun modo il prosieguo della trama, andando piuttosto a influenzare la valutazione finale (espressa in stelle) ottenuta alla fine di ogni caso.

La contaminazione con le avventure grafiche è evidentissima, ma in L.A. Noire non mancano comunque scontri a fuoco e momenti di pura adrenalina. Il gameplay mutua le classiche meccaniche di shooter in terza persona come Gears of War, in cui ci si lancia in copertura e si aspetta di sparare al momento giusto. Anche in queste sezioni, comunque, l’ottima regia e la maniacale cura per il dettaglio del Team Bondi si riflettono indiscutibilmente sulla qualità del gameplay e dell’esperienza complessiva. Non mancano inseguimenti in auto, e almeno sotto il punto di vista del level design L.A. Noire non ha nulla da invidiare a Mafia II o GTA IV, quando non gli è superiore.

Se proprio ci si potrebbe lamentare di qualcosa, questa è la struttura dei vari “capitoli” di gioco, spesso uguale a se stessa e poco varia. Sia chiaro, il gioco è ben lontano dall’essere ripetitivo, dato che offre situazioni molto varie e differenziate le une dalle altre, ma spesso le indagini vengono svolte tutte allo stesso modo: ci si reca sulla scena del delitto, si fa incetta di indizi, si fa qualche domanda ai testimoni, poi si spara qualche pallottola. È un ritmo, questo, che abbiamo apprezzato molto e che abbiamo trovato realistico e credibile, ma che qualche giocatore più impaziente potrebbe trovare insolito o poco digeribile.

La Città degli Angeli – anche in 3D

Tecnicamente, L.A. Noire: Complete Edition sa difendersi egregiamente, ma non fa di certo gridare al miracolo. Texture e filtri, su un PC performante, sono di tutt’altro livello rispetto alle loro controparti su console; ma il salto di qualità non è poi così evidente. Fortunatamente il gioco appare ben ottimizzato ed esente da bug o dalle classiche forzature da interfaccia cui ci hanno abituato i porting su computer, ma chi è alla ricerca del motore grafico definitivo su cui testare il proprio hardware farebbe meglio a guardare altrove. Tra l’altro, il motore di gioco è bloccato a 30 frame massimi per secondo, a causa delle animazioni (facciali e non) che sono state importate a quel framerate. Sparatorie e viaggi in auto appaiono comunque molto più fluidi rispetto al passato, e raramente causeranno vistosi rallentamenti. Come per molte altre produzioni simili, è incluso il supprto al 3D, per i fortunati possessori di un sistema adatto. Piuttosto, chi ha intenzione di acquistare L.A. Noire dovrebbe mettersi in guardia dei problemi cui sono andati incontro molti giocatori: noi non abbiamo riscontrato problemi, ma molti utenti lamentano l’impossibilità d’avviare il gioco.

Il sonoro, intanto, è ai massimi livelli. Il doppiaggio, che a causa delle animazioni facciali è solo in inglese, è tra i migliori che abbiamo mai avuto il piacere sentire in un videogioco. La colonna sonora, allo stesso modo, è un vero e proprio capolavoro nel capolavoro.

Caso chiuso

L.A. Noire è uno di quei titoli di cui tra qualche anno si parlerà nostalgicamente. Con tutta probabilità, si tratta di un esperimento che, per quanto ben riuscito, faticherà a vedersi riprodotto in altre sedi. L’ Edizione Completa , poi, che inaugura la versione per PC del titolo, è da considerarsi un vero affare: circa 10 ore di gioco, più numerose chicche secondarie, sono state aggiunte al pacchetto finale. Il porting non è esente da difetti, ma si leva ben al di sopra di certe conversioni, rendendo la versione PC di L.A. Noire **: Edizione Completa** la migliore delle tre, nonché un’occasione imperdibile per tutti gli amanti di azione e avventura su Personal Computer. 

CI PIACE

Animazioni facciali e modelli poligonali praticamente perfetti
\nOttima riproduzione di Los Angeles
\nTitolo tra i pi&ugrave originali di sempre
\nFinale tra i pi&ugrave belli di sempre
\nPersonaggi carismatici e recitazione digitale di livello assoluto
\nCol senno di poi, l’intera sceneggiatura fa restare a bocca aperta

NON CI PIACE

La fase investigativa poteva essere ampliata
\nI crimini in strada sono tutti simili tra di loro
\nMolti casi vengono risolti superficialmente nonostante molte incoerenze

9.2Cyberludus.com
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