Nonostante i miei 98 articoli in un anno con la redazione di Cyberludus , e nonostante la valutazione di parecchi “top games”, scrivere la recensione di Batman Arkham City non è stato per niente facile, anzi.

Il secondo titolo Rocksteady dedicato al pipistrello di Kane e Finger raggiunge vette di splendore ed accuratezza talmente elevate che descriverle a parole risulta un’impresa ardua per chiunque senza cadere nella banalità; anzi, probabilmente è semplicemente impossibile che ciò non accada.

Al rilascio del sorprendente Batman: Arkham Asylum di oltre due anni fa, il titolo della software house britannica stravolse completamente la considerazione della critica verso i tie-in, prima semplici videogame per promuovere un film o per far riemergere un vecchio mito, e poi vere e proprie chance per rilanciare un brand o un personaggio con la fama e lo splendore che merita.

Il lavoro svolto per la seconda riproposizione del Cavaliere Oscuro è qualcosa di eccezionale, che supera addirittura il primo capitolo della serie.

Batman: Arkham City parte col piede che non ti aspetti, ovvero Bruce Wayne nella morsa di Hugo Strange nel suo maxi penitenziario allestito apposta per rinchiudere tutti i peggiori criminali della città, catturato per aver tenuto un comizio contro il sindaco Sharp e la sua folle idea sulla gestione della criminalità.

Investigare sulla struttura era fin da tempo nei piani di Bruce e l’occasione dell’arresto è motivo in più per cercare delle risposte ma il dover mantenere il segreto sulla propria identità costringe il ricco imprenditore ad evadere quanto prima, considerando anche la pericolosa la presenza in zona di Pinguino, uno dei rivali più pericolosi del pipistrello col manto scuro.

Appena fuori dalla struttura, Alfred permetterà a Bruce di vestire finalmente i panni di Batman e lo inviterà a recarsi immediatamente al vecchio palazzo di giustizia dove Due Facce sta “processando” Catwoman davanti a una vastissima folla di carcerati.

Da questo momento in poi, una volta salvata la bella gattina, Batman: Arkham City svela piano piano tutti i suoi colpi di scena, che ripropone quasi tutti i personaggi cardine dello storico fumetto e delle serie televisive.

Possiamo assolutamente affermare che questo secondo capitolo a livello di carisma e sceneggiatura non solo risulta il più fedele alla storia originale, ma è probabilmente il videogame che meglio ci riesce anche considerando altri titoli nati da un’idea di penna.

I fan prima di tutto

Prima di parlare di gameplay, è bene soffermarsi sull’atmosfera che Batman: Arkham City riesce a regalare ai propri fan. Chiunque desiderava che Rocksteady mantenesse intatta la figura del Cavaliere Oscuro non ne rimarrà deluso ma, anzi, resterà esterrefatto da come il team britannico sia riuscito a riproporre idee e il taglio cinematografico delle pellicole, come anche lo spirito della sceneggiatura riproposta nei fumetti.

Batman mostra il cuore d’oro ed onesto che tutti conosciamo, lottando a viso aperto contro la criminalità di Gotham.

La particolarità di Batman: Arkham City risiede soprattutto nel fatto che concentra nelle tantissime ore di gameplay tutti i personaggi principali della serie, concedendo a ciascuno di essi qualche battuta o comparizione nella storyline, focalizzandosi maggiormente sul vecchio Joker e sul tandem Pinguino-Due Facce.

Parallelamente alle vicende del Cavaliere Oscuro si svilupperà la cronaca di Catwoman, la bella ed agile ladra che Batman libererà dalle grinfie di Due Facce durante i primi minuti di gioco.

La storyline di Catwoman, che integra la storia principale ma non ne fa parte, è disponibile attraverso un DLC “aperto a tutto”, ovvero scaricabile da un codice contenuto nella confezione del gioco di qualsiasi edizione dello stesso. Chiaramente questa di Rocksteady è una mossa anti-pirateria, e probabilmente è anche quella più azzeccata poiché non costringe l’utente a dover sborsare qualcosa in più per riscattare il codice.

Da sfondo alle vicende ritroviamo ancora la cupa e tetra Gotham, esplorabile per tutta la zona che circonda il penitenziario.

In tema col “rispetto verso il fumetto”, Rocksteady ha pensato bene di tappezzare l’area di gioco con riferimenti alla serie ed avvenimenti storici e culturale, donando all’ambiente maggior profondità a livello di immersione di quanto sia riuscito a fare il manicomio del primo capitolo.

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Batman: Arkham City eredita la formula di gameplay del predecessore, basata sostanzialmente nel seguire la quest principale tramite i vari obiettivi sparsi per tutta la regione di gioco.

Fortunatamente, la seconda incarnazione della saga ha subito un ampliamento sia delle meccaniche di gameplay che dell’area stessa in cui il pipistrello planerà.

La quest principale è affiancata da diverse quest secondarie che di tanto in tanto si pareranno dinnanzi a Batman tramite diversi espedienti, spesso non collegati con le vicende in cui versa Gotham. Le quest secondarie, come tali, sono facoltative al completamento della storyline, ma aiutano moltissimo il videogiocatore fornendogli punti esperienza importantissimi.

Tramite gli EXP point è possibile migliorare le performance di combattimento del Cavaliere Oscuro, sbloccando nuove mosse o abilità speciali, oppure migliorare i gadget a disposizione del detective col mantello.

I gingilli elettronici a cui siamo abituati torneranno a suonare la carica anche in Arkham City, e tramite nuovi espedienti di gameplay si riveleranno utili in diverse occasioni, anche durante le quest stesse.

Ritroviamo, in quantità industriali, le “sfide dell’Enigmista” che chi ha già giocato il primo capitolo della saga ha imparato a conoscere ed apprezzare.

Per la precisione, sparse per tutte il mondo di gioco, vi saranno numerosissime statuette nascoste da un sistema a combinazione ambientale indicato con un punto interrogativo.

Per poter sbloccare il vano in cui è contenuta la statuetta (oppure accedere semplicemente alla zona in cui è poggiata) bisognerà far uso del cervello: vi saranno situazioni a tempo, a combinazione, tramite l’utilizzo combinato di gadget specifici o semplicemente utilizzando un po’ di ingegno.

Ogni statuetta può essere individuata nella città soprattutto grazie alla visione Detective di cui gode Batman: tramite questo speciale radar oculare, il Cavaliere Oscuro metterà a fuoco punti strategici come muri fragili o appigli per il rampino, oltre che a poter individuare la posizione dei nemici e il loro stato d’animo.

Utilizzare la visuale Detective è molto importante col progredire del gioco, poiché Batman si muoverà perlopiù in spazi aperti o stanze ampie, con almeno una decina di nemici pronti a circondarlo: utilizzando nel modo corretto il rampino e le planate è possibile scivolare alle spalle di una guardia o di un malvivente e metterlo subito k.o. oppure studiarne le mosse dall’alto per aggirarlo.

Il combat system, salvo alcune animazioni e mosse completamente inedite, è ripreso dal capitolo precedente del gioco, e come al solito si presenta fluido, super dettagliato e in grado di regalare soddisfazioni immense se padroneggiato alla perfezione.

Dopo aver sbloccato qualche mossa i combattimenti diventeranno bellissimi da affrontare, a tal punto da non far notare una certa ripetitività dell’incedere, grazie a scene di k.o. o contrattacchi in cui il Cavaliere Oscuro di Rocksteady mostra un numero di animazioni impressionante, oltre che cura maniacale a livello realizzativo delle stesse.

Sfortunatamente, aldilà della ripetitività degli scontri, il maggiore difetto del combat system risiede in una certa automaticità delle azioni. Il tutto si riduce allo schivare al contrattaccare, ma combinato in maniera tale da non essere quasi mai particolarmente difficile. Già dopo pochi minuti di gioco risulterà facile anche ai neofiti mettere k.o. cinque guardie assieme, con una pressione “poco sentita” dei tasti.

Probabilmente, la soluzione ideale sarebbe stata quella di introdurre altre variabili, soprattutto negli attacchi dei nemici, poiché l’IA degli stessi conta su pochissime mosse facilmente prevedibili a lungo andare.

Purtroppo lo stesso difetto si riscontra anche nei combattimenti con i boss, che una volta capito il meccanismo di attacco, saranno facilmente messi al tappeto.

Eccellenza e stile

Dal punto di vista tecnico, Batman: Arkham City è il classico titolo per cui esprimere la magnificenza del lavoro degli sviluppatori è talmente difficile da non riuscire a trovare le giuste parole.

La combinazione di colori usata, molto simile al predecessore, restituisce un’immagine di Gotham davvero perfetta, che senza alcun timore mostra i cattivi dominare tra le tenebre, e il pugno duro di Batman per portare la giustizia che manca.

Gotiche strutture circondano l’intera area di gioco e non manca l’eccellente stile di design sia negli interni che all’esterno. Le cinematics come al solito molto curate contribuiscono non poco a regalare un’esperienza “cinefila” che rimane fino all’ultimo secondo attraverso colpi di scena e situazioni particolari.

Ottima anche la soundtrack con brani mai invadenti ed ispirati all’atmosfera di cui gode il titolo, mentre come sempre il doppiaggio (quasi tutto originale) è di spessore.

Infine, se qualcuno sperava di trovare un difetto perlomeno nella longevità, dovrà rinunciarsi: il gioco può filare liscio anche oltre le 20-25h completando le quest e perdendo diverso tempo tra le sfide dell’Enigmista, ma fuori dalla modalità principale l’utente trova anche sfide supplementari simili a quelle viste nel precedente capitolo.

Basta con le parole

Batman: Arkham City è quel videogioco che non dimentichi più.

Storyline che rispecchia lo stile dell’avventura originale, offrendo un “tour” tra i nemici storici del Cavaliere Oscuro, e sceneggiatura spettacolare sono solamente la base di un prodotto quasi perfetto sotto tutti i punti di vista.

C’è solo una considerazione finale da fare: mettete mani al portafogli ed acquistatelo.

CI PIACE

Stile Batman dal primo all’ultimo secondo
\nSceneggiatura impeccabile e coinvolgente
\nLongevo e ricco di sfide

NON CI PIACE

Combattimenti troppo automatizzati

9.1Cyberludus.com
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