Li conosciamo per la premiata serie di Armored Core, sono sulla cresta dell’onda da qualcosa come venticinque anni e a partire dal 2009 hanno lanciato una strana moda nel panorama videoludico mondiale: quella di realizzare i giochi più difficili che un appassionato di videogiochi possa ricordare, stiamo parlando degli sviluppatori giapponesi di From Software. Dopo aver fatto le prove generali negli anni ’90 con Kings Field, tre anni or sono lanciarono sul mercato Demon’s Souls, dapprima solo per i mercati orientali ma in seguito – constatando la continua richiesta e vendita in territori occidentali – grazie Namco Bandai il suddetto action-gdr in terza persona arrivò anche in Europa e in America. From Sotware ci riprova, questa volta con Dark Souls , che ha molti tratti in comune con il suo predecessore ma non è un sequel ufficiale. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

“Ti piace vincere facile?”

Demon’s Souls è passato alla storia come uno dei più difficili videogiochi mai realizzati. E’ un action-gdr che invece di puntare forte sulla trama (come ad esempio Diablo) oppure sull’impatto grafico, trova i suoi punti di forza su un gameplay dai due volti: da una parte è un gioco che definire difficile è eufemistico, dall’altro una gestione meticolosa del personaggio, degli equipaggiamenti e degli enormi sforzi profusi dai giocatori più pazienti e perseveranti, garantisce le giuste ricompense, la prima tra tutte è la profonda sensazione di soddisfazione, un autentico delirio di onnipotenza che pervade tutti coloro che riuscivano ad abbattere, da soli, un boss o arrivavano, stoicamente, ai titoli di coda. Dark Souls , né più né meno, è il seguito spirituale di Demon’s Souls, quindi stiamo parlando di un titolo profondamente difficile ma anche profondamente soddisfacente se si è in grado di domarlo. Non è un vero e proprio seguito perché la storia narrata, i personaggi e gli antagonisti non hanno nulla da condividere con il gioco passato. Non contenti di ciò che ci hanno lasciato con Demon’s Souls, in quel di From Software si sono prodigati per rendere l’esperienza attuale ancora più difficile ma – di contro – ancora più soddisfacente.

Multipiattaforma? Dove lo vedi?

In territorio giapponese **, Dark Souls** , è sviluppato esclusivamente per Playstation 3 e distribuito direttamente da From Software. Al di fuori dei confini nazionali, invece, il gioco è stato sviluppato sia per il nero monolite di Sony che per la Xbox 360 di Microsoft. Come la storia ci insegna, spesso, i titoli destinati a più di una piattaforma subiscono alcuni tagli, specie graficamente, e sono veramente pochi quelli che non perdono quasi nulla nella travagliata fase di sviluppo parallelo. Tra questi pochi eletti c’è Dark Souls , che si esprime nel migliore dei modi e riesce a superare di gran lunga Demon’s Souls, che mostrava il fianco a qualche piccola sbavatura grafica. Sporadici cali di frame rate permangono, ma di contro stiamo parlando di uno dei più bei giochi da vedere nell’intero panorama delle console d’alta definizione. A partire dalla bellezza delle texture, per finire alle animazioni certosine, agli effetti particellari e agli sfondi da mozzare il fiato: tutto, in Dark Souls, è al posto giusto e niente è lasciato al caso. Un autentico miracolo tecnico che spreme a fondo l’hardware delle console, pur trattandosi di un titolo previsto per due macchine molto diverse tra loro. In definitiva l’aspetto tecnico è semplicemente sbalorditivo, avvalorato dal motore fisico Havok che restituisce ancora più verosimiglianza a tutte le azioni compiute. La palette di colori utilizzata e lo stile sono profondamente gotici e in bello stile nord europeo, che restituisce la giusta dose di fascino, mistero e senso dell’avventura. Il comparto sonoro si pone una spanna sotto per semplici scelte artistiche: in pratica sono stati profusi grandi sforzi nel campionare gli effetti sonori (tra i più belli mai ascoltati) fin nei minimi dettagli, ma manca una colonna sonora portante o un accompagnamento musicale al quale, moltissimi appassionati di giochi di ruolo, sono abituati. Le musiche orchestrali vengono innalzate solo durante gli scontri con i boss, sono ben fatte, ma finita l’epica battaglia si torna ad ascoltare i versi dei mostri, i nostri passi e il cozzare di spade e scudi.

Sbagliare (e morire) è umano e insegna

L’aspetto più bello di Dark Souls , pur essendo semplicemente sbalorditivo, non è quello tecnico bensì quello che riguarda il gameplay e il game design. I cambiamenti, rispetto a Demon’s Souls, sono pochi ma tutti concorrono ad innalzare il livello di difficoltà. Prima di ogni cosa le difese del personaggio guidato dal giocatore sono più basse, a vantaggio degli attacchi. Ogni colpo subito, in pratica, è una lacrima, ma ogni colpo a segno un ghigno malefico. Sono state abolite le comode erbe curative, sostituite da una fiaschetta di Estus, un composto magico ricaricabile tramite i checkpoint. Questa può sembrare comoda in apparenza, ma abusarne significa tornare a rimpinguarla a caro prezzo. Infatti i già citati checkpoint sono piazzati in maniera strategica e ci aiutano a recuperare energia e vitalità, di contro la loro attivazione comporta la ricomparsa di tutti i nemici abbattuti cammin facendo, boss esclusi. Il concetto di “Anima” riguardo al personaggio è stato abbandonato a favore di una condizione diversa: quando il nostro Pg non è in forma umana, semplicemente, è in forma “non-morta” o zombie, con conseguente perdita di vigore fisico. E’ stato introdotto il concetto di Umanità, che figura tra le nove caratteristiche del personaggio ma non è direttamente incrementabile. Questa va accumulata tramite l’abbattimento di svariati mostri, oltre a darci la facoltà di tornare in forma umana aumenta le possibilità di trovare oggetti molto utili e potenti, inoltre, se torniamo in carne ed ossa, possiamo subire l’invasione di un altro giocatore, che sotto forma di “Fantasma Nero” minaccerà la nostra vita e la nostra umanità. Ultimo, rilevante, cambiamento rispetto a Demon’s Souls riguarda il mondo di gioco, che non è più diviso in livelli, sezioni e zone franche. Adesso c’è un’unica, enorme, mappa con soluzione di continuità, che mette a dura prova il nostro senso dell’orientamento e – soprattutto – ci risparmia numerosi e fastidiosi caricamenti. Per il resto, Dark Souls, è un gioco tutto da scoprire, che bastona molto severamente il giocatore disattento e disinteressato ma premia lautamente quello più paziente e meticoloso. Va da sé che non è un gioco per tutti.

Una nuova pietra miliare che scalza il predecessore

La gestione del personaggio, come accennato più su, riguarda principalmente l’incremento diretto di otto caratteristiche su nove. Queste vanno aumentate nei fatidici checkpoint e solo dopo aver accumulato una moneta di scambio tutta particolare: le anime. Queste sono lasciate dai mostri che abbattiamo e servono a pagare tutto quello che esiste in Dark Souls : dagli incrementi di caratteristica – che equivalgono ad un avanzamento di livello – a gli oggetti, passando per armi, armature e oggetti consumabili quali bombe o potenziamenti temporanei per armi standard. La creazione del personaggio è simile a quella vista in Demon’s Souls ma adesso vi è la facoltà di gettarsi subito nella mischia senza perdere troppo tempo nella personalizzazione dei tratti somatici del personaggio, il tutto a vantaggio di un rapido ingresso nel mondo di gioco. La classe di partenza, analogamente al passato, non esclude la possibilità di rendere il nostro “tank” iniziale un potente stregone. Il tutto è lasciato alla libertà gestionale del giocatore, che può affrontare il gioco come crede e rendere il personaggio controllato quel che desidera, a patto di avere tanta pazienza e dedizione rivolta al gioco. A porre la classica cieliegina su una splendida torta tutta da gustare arriva quella strana modalità cooperativa/competitiva multiplayer online che abbiamo già sperimentato in Demon’s Souls. In pratica, quando siamo in forma umana, possiamo invocare l’aiuto di un nostro amico. In veste di non-morto, invece possiamo invadere la partita di un giocatore umano fargli la festa. L’unica maniera di comunicare con gli altri avventurieri è quella di incidere, al suolo, alcuni messaggi pre-impostati che possano consigliare strategie da adottare, mettere in guardia da trappole oppure, semplicemente, lasciare un saluto. Un modo di interagire strano, originalissimo a suo modo, eppure funzionale.

Tirando le somme

Dark Souls è un action-gdr in terza persona supportato da un engine grafico stupefacente, è un gioco molto realistico e ancor più difficile del prequel spirituale, Demon’s Souls. Oltre alla grafica ha dalla sua parte l’assenza di caricamenti durante il gioco, una profonda gestione del personaggio e una spiccata sensazione di “ricompensa” e soddisfazione per tutti coloro che riescono a domare un gameplay ostico ma non impossibile. Non è un gioco per tutti, è un’autentica sfida per coloro che vogliono cimentarsi in qualcosa definibile come “estremo”. Un gioco consigliato a tutti gli “hard-core gamers” o presunti tali, che non temono di morire svariate volte, di essere umiliati costantemente, prima di arrivare ai titoli di coda. Gli unici nei da evidenziare sono: una trama, tutto sommato, abbastanza debole rispetto alla concorrenza (Bioware e Bethesda su tutti), intelligenza artificiale di alcuni boss molto deficitaria (alcuni tendono a suicidarsi inspiegabilmente), una curva d’apprendimento ripida che non incoraggia l’utenza occasionale o poco incline a sudare sette camicie per raggiungere i titoli finali. Per citare un famoso remake di Nintendo vi lasciamo con questa quesito: secondo voi, videogiocare, è come scalare una montagna, quindi faticare e sudare tanto, e avere soddisfazione arrivando in cima; oppure è come passeggiare in un prato d’erba fresca, chiazzato di fiorellini, dove il raggiungimento della conclusione è agevole e mai frustrante? Ebbene, Dark Souls appartiene alla prima categoria di videogioco e punisce impietosamente tutti coloro che intendono il videogiocare come una passeggiata.

CI PIACE
Tecnicamente il top di categoria
Profondamente stimolante e appagante
Gestione del personaggio unica e ben realizzata
NON CI PIACE
Mancanza di una trama forte
Per nulla adatto ad un pubblico occasionale
Curva d'apprendimento molto ripida
9Cyberludus.com
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