Dopo l’ottimo Bound in Blood , il secondo capitolo della saga Call of Juarez rilasciato due anni fa, ecco arrivare The Cartel , ultima fatica del team Techland .

Attraverso Call of Juarez: The Cartel , il team supportato da Ubisoft che ha affrontato finora solo tematiche western, prova a rilanciare la saga attualizzando la storyline e il level design di questo terzo capitolo, proprio come suggerisce il nome.

Il gioco, uscito il 21 Luglio per Ps3 e Xbox 360, arriverà anche su Pc il 16 Settembre.

Call of Juarez: The Cartel abbandona il contesto e lo stile del Far West per narrarci una storia contemporanea ed attuale nella città di Juarez, che rappresenta il punto urbano che unisce il Messico agli Stati Uniti.

“Forte” della nomea non di certo invidiabile come la città con maggior crimini commessi annualmente, Juarez viene sfruttata come sfondo ad una vicenda che vede protagonisti agenti delle principali organizzazioni anti-criminali intenti a sbarazzarsi dei maggiori trafficanti di droga del Cartello .

L’avventura inizia proponendoci la scelta del personaggio: potremo infatti impersonare la bella e decisa Kimberly Evans , agente FBI, Eddie Guerra della DEA e il detective nonché personaggio più importante dei tre, Benjamin McCall , della LAPD.

Aldilà di qualche sottile differenza a livello di gameplay, non aspettatevi che la scelta del personaggio influisca sulla storyline, poiché ne rimarrete delusi.

Il plot proposto da Techland non regala spunti originali, ed oltre a risultare piatto e banale durante le ore di gioco, si appoggia troppo spesso ai soliti clichè a cui siamo abituati, come narcotrafficanti senza scrupoli ed agenti ripresi pari pari dai film di Hollywood.

Il tutto funge da contorno al non irresistibile obiettivo principale, ovvero quello di portare un po’ di tranquillità nella città di Juarez.

3 personaggi in cerca d’autore

Come già precisato, il gameplay di Call of Juarez: The Cartel non muta particolarmente a seconda dell’agente scelto per completare la storyline, e questo non fa altro che minimizzare le possibilità che l’utente possa rigiocarsi il titolo una volta terminata la storia con un personaggio.

Sostanzialmente, le differenze maggiori saranno legate all’abilità verso una o l’altra arma da fuoco, anche se il pessimo bilanciamento di quest’ultime aggrava la situazione generale.

Notiamo fin dai primi scontri a fuoco un poco convincente rinculo che non differenzia molto le varie armi, oltre che la grande potenza che caratterizza anche una semplice pistola, che porterà a far esplodere con pochi colpi sia automobili che elicotteri.

Sfruttando spazi ampi e spesso aperti, Call of Juarez: The Cartel incentra tutto il gameplay sulle sparatorie, in cui sarà vitale tenere conto di tutti gli elementi che compongono il scenario di gioco e da utilizzare come ripari di fortuna, senza i quali sarà facile soccombere al fuoco nemico, sicuramente maggiore rispetto al nostro e agli altri due agenti che ci seguiranno.

Anche analizzando il comportamento dei partner notiamo alcuni difetti poco trascurabili, come la pessima IA che li muove nel contesto e che li rende sia vulnerabili che poco adatti a supportare il videogiocatore, che ben presto finirà per contare solamente sulle proprie forze.

L’unico strumento che giova al videogiocatore è il sistema di concentrazione, già presente nella serie, grazie al quale dopo aver ucciso un certo numero di nemici sarà possibile rallentare il tempo per prendere la mira più agevolmente e colpire più trafficanti assieme.

Alcune fasi, piuttosto brevi, ci vedranno alla guida di un mezzo sparato a tutta velocità per la città, in cui potremo scegliere se guidare o restare dietro a colpire i nemici, tutto in stile arcade e molto accessibile.

Call of Juarez: The Cartel è tutto qui, se non fosse che per ogni missione vi sarà un certo numero di oggetti da raccogliere senza farsi scoprire dai nemici, utili però solo a sbloccare obiettivi.

Particolarmente interessante e sicuramente consigliata è la modalità co-op in tre giocatori, che garantisce maggior divertimento rispetto alla campagna in singolo giocatore.

È chiaro però che non riusciamo ancora a capire poiché un prodotto che tanto si stava comportando bene con il western sia stato snaturato a tal punto, riducendone l’interesse generale.

Laddove i precedenti due capitoli andavano a peccare, vuoi tecnicamente, vuoi nella giocabilità, si recuperava attraverso un level design di tutto rispetto e una caratterizzazione dei personaggi davvero carismatica.

I tre agenti di Call of Juarez: The Cartel non spiccano, invece, per profili caratteriali, anche per via del pesante adattamento verso i soliti personaggi stereotipati del cinema, di cui ormai il mercato videoludico è saturo.

Ci sentiamo dunque di dire che Call of Juarez: The Cartel non si differenzia dagli altri prodotti che hanno subito un reboot della serie e che successivamente hanno deluso le aspettative. Forse per un eventuale quarto episodio della saga sarà bene ritornare sui passi che hanno reso famose le gesta dei due fratelli McCall armati di revolver e cappello da cowboy.

Quando viene meno anche lo stile…

Dal punto di vista tecnico, Call of Juarez: The Cartel oltre a non poter contare sul fascino del Far West mette in risalto difetti che completano la valutazione poco positiva del titolo.

Il prodotto è afflitto da sporadici cali di framerate, soprattutto nelle fasi più concitate, e tearing.

Nonostante lo streaming con cui viene riprodotto l’orizzonte, notiamo anche pop in e pop out che si ripresentano in maniera piuttosto consistente durante lo scorrere dell’avventura e degli scenari.

A prescindere dai problemi tecnici, di fondo si notano pochissimi dettagli per oggetti che compongono gli scenari, risultando spesso piatti e privi d’identità, inseriti più per far numero che per donare al titolo una veste grafica accattivante.

Poco dettagliate anche le armi, che non reggono davvero il confronto con altre presenti in titoli della concorrenza.

I modelli poligonali, piuttosto credibili, perdono qualità per il solito problema della mancanza di dettagli, mentre le cutscenes subiscono la corposa presenza dei filtri grafici.

Sottotono anche gli effetti particellari, in particolar modo le esplosioni, così tanto presenti negli scontri a fuoco all’aperto.

Dal punto di vista audio, l’adattamento della soundtrack ad un contesto contemporaneo non lascia spunti particolarmente brillanti, mentre il doppiaggio, nonostante sia italiano, non colpisce per qualità recitative.

Cambio di rotta poco convincente

Call of Juarez: The Cartel *è un esperimento non particolarmente riuscito.

In un mercato che da anni è pieno zeppo di shooter e le software house fanno a gara a chi tira fuori il titolo più ibrido, Techland cerca di ritagliarsi uno spazio attraverso nome del prodotto e clichè.

Il risultato è negativo sotto ogni punto di vista, e come abbiamo specificato durante l’articolo non capiamo neppure i motivi di queste scelte.

Consigliamo il titolo solamente a chi vive di pane e McCall o a chi è particolarmente incuriosito da questo cambio di rotta.*

CI PIACE

Buono per chi ama gli sparatutto senza fronzoli

NON CI PIACE

Persa l’atmosfera western rimane ben poco
\nNon colpisce sotto ogni aspetto
\nMancano idee e si vede

6Cyberludus.com
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