Chiudete gli occhi e partite con noi per un viaggio lungo un sogno… Ripensate (chi ovviamente può farlo) agli anni ’70, prima delle guerre di Bush e di Calciopoli, di Internet e delle console che abbiamo in casa… Gli annidi Woodstock e dei figli dei fiori, del simbolo della pace e del “mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Ebbene, in quegli anni era in voga la cultura psichedelica, fatta di luci, colori e… ehm… droghe psicotrope. Ok, togliamo queste ultime e rimangono luci e colori. Ma la cultura psichedelica non è finita con gli anni ’70, perché ha visto negli ultimi anni numerose rivisitazioni. In ambito videoludico, l’indiscusso guru del campo è tale Tetsuya Mizuguchi, padre dell’acclamatissimo (dalla critica, un po’ meno dal pubblico) “Rez”, che può essere definito come un “concept shooter”: un viaggio in un mare di suoni e colori, con le azioni del giocatore a fare da catalizzatore di questa stupefacente sinergia. Tanti anni sono passati da allora, e oggi, nell’era del Kinect, Mizuguchi regala al mondo un altro “concept shooter” destinato a stupire e far discutere tutti come il suo predecessore: stiamo parlando di ” Child of Eden “, portato a noi da Ubisoft e disponibile per PS3 e Xbox 360, con un occhio particolare alla console di casa Microsoft. Già perché la summa di “Child of Eden” risiede in un qualcosa che solo la macchina con la X verde possiede…

Rezurrection

Una cosa alla volta. Come abbiamo detto ” Child of Eden ” altro non è che uno shooter su binari, come “Rez” fu ai suoi tempi. La trama (che molto onestamente poco aggiunge e nulla toglie) ci porta nel futuro, dove tutta la storia del mondo è stata racchiusa in una rete chiamata Eden. A dire la verità, tutta questa conoscenza era racchiusa all’interno del primo uomo nato e cresciuto sulla Stazione Spaziale Internazionale, di nome Lumi. Alla morte di Lumi, la sua mente fu trasportata all’interno di Eden. Il problema è che, come ogni rete che si rispetti, dei virus stanno attaccando i cinque settori di Eden, e sta a noi, baldi giocatori, salvare la rete e con essa l’intera memoria della storia del mondo. Qui inizia (dopo un filmato introduttivo che ci ha lasciato letteralmente a bocca aperta) il nostro viaggio. E la definizione non è affatto casuale, perché più che di fronte ad un gioco, ci si sente come se si stesse iniziando una vera e propria esperienza: le schermate combinano figure reali e immagini prodotte in digitale, la musica è eterea, l’interfaccia utente è minima. Entriamo nel primo settore di Eden a nostra disposizione, e l’impatto è stordente: un caleidoscopio di colori, con nemici dalle forme più bizzarre, simili quasi a meduse e animali affini, e un cursore tondo a nostra disposizione. Ad accompagnarci in sottofondo una musica dal ritmo incalzante, che non sfigurerebbe in un qualsiasi club dove l’house la fa da padrone. Una finestra di tutorial ci dà i rudimenti base dei controlli: tenendo premuto il tasto A (versione Xbox) e passando il cursore sui nemici, possiamo agganciarli per poi rilasciare un laser a ricerca, premendo X potremo usare il rapido fuoco secondario (utile in alcune particolari occasioni), mentre con B potremo usare l’Euforia, una sorta di bomba che ripulirà il nostro schermo da ogni presenza indesiderata. Una piccola sfera in basso a destra ci mostrerà la nostra vita disponibile. Dopotutto, non avrete mica creduto di essere invincibili! Il gioco, manco a dirlo, è estremamente immediato, forte della struttura di gameplay semplice e lineare. Ad aggiungere un pizzico di pepe al tutto è la componente audio. La base musicale infatti non è un mero riempitivo, ma è parte integrante dell’azione di gioco. Ogni colpo inferto col fuoco principale infatti produrrà un suono, che fa parte del “brano” di turno. Chiaramente per poter avere un punteggio maggiore l’obiettivo è riuscire a seguire il ritmo suggerito dalla base e legare in maniera armonica i nostri “spari”, in modo da dare vita ad una sessione musicale degna del miglior Paul Oakenfold. La parola d’ordine è “sinergia”, il fine ultimo è raggiungere la perfetta fusione tra immagini e suoni. Capiamo che è difficile immaginare concretamente cosa ciò significhi, ma credeteci quando vi diciamo che quando si arriva a compenetrare gli elementi in maniera armonica la sensazione di soddisfazione è grandissima, come se si avesse creato con le proprie mani un qualcosa di speciale.

Butta in aria le mani!

Quella esposta finora è l’esperienza di gioco generale, che però è solo una parte di ciò che ” Child of Eden ” ha da offrire. Poteva infatti fermarsi qui il genio delirante di Mizuguchi? Assolutamente no. Ed ecco che allora il terreno fertile su cui piantare il seme del pionierismo prende le fattezze di Kinect. “Child of Eden” è totalmente giocabile con la periferica di movimento proveniente da Redmond, per aggiungere a immagini e suoni anche il movimento in questa stupefacente alchimia. La mano principale sarà il nostro comando per il laser primario, l’altra per il fuoco secondario e alzando le mani lanceremo l’Euforia. Il controllo tramite Kinect è tanto immediato quanto dinamico. La sensazione è quella di partecipare ad una danza, in men che non si dica, se rispetteremo ovviamente il ritmo dato dalla musica, ci ritroveremo a ballare davanti allo schermo creando ad ogni movimento un nuovo suono che si aggiungerà alla “jam session” in corso. L’appagamento è veramente altissimo, la sensazione indescrivibile. Quasi un’ebbrezza di potere, il gioco è nelle nostre mani. L’unica pecca è riscontrabile nella non perfezione della risposta dei comandi: “Child of Eden” giocato con Kinect soffre di un piccolo lag tra movimento e azione su schermo. Se in altri giochi magari questo può sembrare insignificante, in uno basato sul ritmo come la creatura di Mizuguchi il problema si fa piuttosto serio, anche se non tale da demolire l’impianto di gioco. Insomma, in certi momenti ci si troverà a gesticolare inveendo contro lo schermo invece che per muovere il cursore, ma tutto sommato i pro superano ampiamente i contro. Piccolo monito: Mizuguchi ha dimostrato che Kinect può essere valido al di fuori del cosiddetto “casual gaming”, speriamo che le altre software house continuino a sperimentare e a tirare fuori dalla periferica tutto il suo enorme potenziale.

Technicolor mon amour

Sul lato tecnico, ” Child of Eden ” va analizzato in maniera diversa rispetto agli altri giochi che popolano il panorama videoludico. Qua non possiamo parlare di fotorealismo, di definizione delle texture o di credibilità del motore fisico. Però possiamo certamente applaudire l’uso della luce, la psichedelica travolgente dell’intero impianto video, la fluidità dei nemici e dello scenario. Che si tratti di un tunnel pieno di luci in cui pseudo meduse digitali ci vengono addosso, o di un boss che sembra una palla di cristallo uscita da “Saturday Night Fever” (scusate il parallelo terra terra, ma era l’unico che rendesse l’idea), il framerate non perde un colpo e ci si sentirà letteralmente fluttuare all’interno di questo ambiente. Menzione d’onore alle battaglie coi “boss” di fine livello, come la “disco ball” sopra citata, che rappresentano un’interessantissima variazione sul tema. Chiaramente cotanta ricchezza alla lunga può far venire un po’ di mal di testa. Bello il viaggio psichedelico, ma una sessione di gioco prolungata rischia di avere l’effetto di un paio di martellate in testa, oltre che in entrambi i nostri occhi. L’audio, come se fosse necessario sottolinearlo, è di primissimo piano: il ritmo avvolge e coinvolge, e rappresenta una parte fondamentale del sistema di gioco, non una semplice decorazione. Le musiche, prodotte dalla band con cui collabora Mizuguchi, fanno un ampio uso di beat e synth, in maniera mai banale e inopportuna. Insomma, dato che “Child of Eden” letteralmente è costruito di immagini e suoni, c’era da aspettarsi una somma cura in questi aspetti.

Siamo giunti al termine del nostro viaggio. ” Child of Eden ” ci ha regalato momenti di straniamento iniziale, seguiti da una sensazione piacevole data dalle immagini unite alla musica che sono poi culminati in un’ebbrezza di potere quando ci siamo accorti di essere noi a “creare” la sinergia. Peccato solo che queste sensazioni siano durate poco, in quanto i 5 settori di Eden si esauriscono in poche ore. Un’esperienza breve ma intensa, che conferma ancora una volta come Mizuguchi sia un vero maestro del genere. Un gioco sicuramente non di massa, ma che chi avrà voglia di esplorare non potrà sicuramente non apprezzare.

Recensione a cura di un “Bravo Redattore” (ndcr)

CI PIACE

– Sinergia perfetta tra musica e immagini.
– Kinect come non lo avete mai sfruttato.
– Di Mizuguchi ce n’è uno solo.

NON CI PIACE

– Poco adatto ad essere “mainstream”.
– L’epilessia e l’emicrania sono dietro l’angolo.
– Con Kinect, ad azione non corrisponde una perfetta reazione.

8.5Cyberludus.com
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