L’universo inventato dal compianto Gary Gygax continua ad affascinare migliaia di giocatori di tutto il mondo. Il gioco di ruolo fantasy vecchio stile sembra proprio non invecchiare mai, e se il tempo non ha intaccato il gioco da tavolo, figurarsi se una trasposizione videoludica possa passare inosservata. L’ambizioso titolo sviluppato da Atari , e distribuito esclusivamente via digitaly delivery, punta a fondere gli elementi tipici del gioco di ruolo con quelli dell’action game, creando così una sorta di ibrido, una sorta di hack and slash RPG. Scopriamo assieme se Dungeons & Dragons: Daggerdale ha centrato o meno il bersaglio.

Storia pretestuosa e gameplay risibile

Il gioco sin dal suo inizio non lascia ben sperare. Dopo un filmato introduttivo dalle dubbie qualità grafico-stilistiche (imbarazzante il tentativo di creare la prospettiva tridimensionale spostando due fondali bidimensionali), e soprattutto dal contenuto narrativo ben più che risaputo, tranquillamente riassumibile in un “i buoni più forti e valorosi contro il cattivo che vuole conquistare la regione”, potremo scegliere il nostro personaggio tra quattro possibili categorie: guerriero umano, un mago halfling, una ladra elfo e un nano chierico. Se vi state già immaginando tutte le possibili varianti di gioco che è possibile riscontrare in base al personaggio beh. . . allora scordatevelo: indipendentemente dal personaggio che sceglieremo, infatti, il gameplay resterà immutato. La natura “ruolistica” avrà un peso davvero limitato nel corso della nostra avventura, che sarà meglio sintetizzata come un picchiaduro a scorrimento vecchia maniera. Inoltre, escludendo la possibilità di caratterizzare a proprio piacimento il nostro alter-ego, non potremo fare alcun tipo di personalizzazione estetica, e saremo costretti ad usare il modello poligonale così com’è. Potremo naturalmente acquisire nuove armi, armature e via discorrendo per il nostro personaggio, ma niente di particolarmente originale o intrigante. Ciò che conterà veramente sarà “picchiare più forte” le orde di nemici che ci si pareranno di fronte per tutto il tempo che trascorreremo nei dungeons: purtroppo però, come già accennato, nemmeno l’utilizzo di classi diverse farà mutare anche solo minimamente l’inerzia della nostra avventura. Gli incantesimi risulteranno poco potenti e interessanti e, anche utilizzando personaggi dotati di magia, la nostra principale preoccupazione sarà premere il tasto A più volte possibile. Potremo anche utilizzare armi da lancio, pugnali, balestra ecc., con disponibilità di munizioni praticamente infinita. Nelle fasi “action”, il gameplay stesso risulta piuttosto lacunoso: controlli a volte poco precisi, sistema di combo basilare e superficiale (e una certa lentezza nel salire di livello nonostante le orde di nemici abbattuti), contribuiscono a far scemare presto l’interesse del giocatore. Anche la gestione dei salvataggi non risulta chiarissima, in quanto potremo sì salvare in ogni momento dal meno di pausa, ma partiremo comunque da un checkpoint automatico, “situato” a volte anche molto indietro rispetto al “nostro” punto di salvataggio.

Tecnica e longevità

Se sperate che il gameplay mediocre sia “tirato su” da una realizzazione tecnica di buon livello, avrete l’ennesima delusione. D&D: Daggardale risulta piatto e ripetitivo anche sul piano grafico, dove anzi abbondano un impressionante numero di lacune tecniche. A partire dai modelli poligonali dei personaggi giocanti, davvero poveri e privi di carattere, e con animazioni povere e approssimative, per finire coi dungeon, piuttosto simili tra di loro e ripetitivi, il prodotto Bedlam Games mostra nellla realizzazione tecnica il suo punto più debole. Numerosi i bug presenti nel corso della nostra avventura, che evidenziano una scarsa cura frutto anche di un’altrettanto povera fase di beta-testing, come il fastidioso tearing (effetto “schermo tagliato”), onnipresente tanto quanto altri piccoli difetti che denotano la poca ottimizzazione complessiva. Ad aumentare lo sconforto del giocatore ci pensa una colonna sonora praticamente assente. L’impressione di solitudine nei dungeon sarà amplificata da un accompagnamento musicale quasi del tutto assente, con i soli versi dei mostri nemici a scandire il nostro incedere. La longevità di gioco risulta nella media, sulla decina di ore, che possono comunque variare in base al vostro senso di “rigiocabilità”. Per aumentare la varietà ed il coinvolgimento, fattori praticamente nulli in solitaria, il prodotto Atari mette a disposizione un’interessante modalità multigiocatore, affrontabile sia online che offline. Se in locale questa può risultare divertente e intrigante, risollevando così le sorti del titolo, la componente online non farà altro che aggiungere altre magagne. Perdita di connessione, caricamenti interrotti e bug come se piovesse, rappresentano grosse pecche dando così l’immagine di un impietoso netcode che avrebbe potuto migliorare il giudizio complessivo del titolo.

Conclusioni

Purtroppo Dungeons & Dragons: Daggardale si rivela un disastro pressochè completo. Carente in ogni reparto, da un gameplay ripetitivo e privo di spunti passando per una realizzazione tecnica blanda, condita di numerosi bug e evidente mancanza di ottimizzazione, e in ultimo una modalità cooperativa online difatto quasi ingiocabile. Poca cura e molta fretta, senza l’aiuto di una storia interessante che possa far chiudere un occhio sui tanti errori tecnici e di gameplay; l’ultima creatura di Bedlam Games , insomma, rischia di scivolare presto nel dimenticatoio. E non sarebbe una grande sorpresa, visto anche il costo del gioco davvero troppo alto, 1200 Microsoft Point (pari a circa 15′

CI PIACE

Divertente in cooperativa
\n Buona longevità

NON CI PIACE

Graficamente scadente e ricco di bug
Sonoro praticamente inesistente
Diversificazione personaggi nulla e gameplay superficiale
Cooperativa online ingiocabile
Rapporto qualità/prezzo indecoroso

4.7Cyberludus.com
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