Bulletstorm (2)

Ammazzarli tutti, e nel modo più spettacolare possibile. Non c’è frase nominale migliore di questa, per aprire la recensione di BulletStorm, sanguinolenta creazione prodotta dalle menti di People Can Fly, software house polacca che si era già guadagnata un nome diversi anni fa con il controverso Painkiller, che ora, con l’ausilio di Epic (e del Unreal Engine 3.5!) ha dimostrato di aver affinato la tecnica e d’avere ancora un bel po’ di carte da giocare. Carte che, almeno in questo caso, puntano su tre fattori principali: violenza, spettacolarità, frenesia (non in quest’ordine).

Kill with Skill.

Il gioco si apre con una breve introduzione dei personaggi, alcuni più carismatici, altri un po’ meno; un po’ di storia, qualche cut-scene, un paio di livelli introduttivi e si è bell’e pronti a fare man bassa di tutto ciò che si muove, senza curarsi troppo di perché, quando e dove. Anzi, sarebbe opportuno ammettere che la storia, in BulletStorm, banale e abbozzata com’è, ben presto si rivela poco più di un mero intralcio all’azione e al forte umorismo che permea nell’intera esperienza single player. Tuttavia, il canovaccio funge comunque da collante tra un livello e l’altro, giustificando l’arrivo dei protagonisti su un pianeta abitato da creature umanoidi non proprio amichevoli, decise a fargli la pellaccia a tutti i costi.

Inizialmente quasi ci si sente scoraggiati: i primi livelli sono guidatissimi e lasciano ben poco spazio all’iniziativa del giocatore, veicolato tra un filmato e l’altro da continui quick time event e brevi e fugaci scontri a fuoco.

Poi, improvvisamente, tutto decolla. Gli scontri si fanno più ad ampio respiro, le mappe si allargano, il numero dei nemici aumenta in modo imbarazzante. Contemporaneamente, si familiarizza con due aspetti essenziali del gameplay di BulletStorm, ovvero gli stessi che lo distinguono in modo marcato da qualunque altro FPS. Si tratta delle molteplici opportunità di interazione con lo scenario (o meglio, con i nemici) e dell’impatto effettivo che esse hanno sull’economia di gioco.

Difatti, due tasti ci permetteranno, rispettivamente, di sferrare un violento calcio contro un nemico o di afferrare qualunque cosa (anche una persona) con un cappio laser: l’uno respingerà l’oggetto o il nemico colpito, l’altro lo avvicinerà alla nostra portata. Grazie ad essi, si potrà scagliare un mostro giù da un pendio, oppure tirarlo con forza nella nostra direzione, per poi spingerlo contro un delle punte accuminate o approfittarne per sparargli in testa o nelle parti basse. Durante queste operazioni, il nemico rimane per brevi istanti sospeso a mezz’aria, durante i quali il tempo rallenta, permettendo al giocatore di decidere cosa farne. Una volta portata a termine l’uccisione, il gioco valuta istantaneamente la performance eseguita e la converte in punti, utili (anzi, indispensabili) per acquistare devastanti potenziamenti alle armi o per procurarsi preziose munizioni.

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Padroneggiare al meglio le meccaniche di gioco, dunque, è assolutamente fondamentale perché il gioco non diventi tremendamente difficile o, ancora peggio, clamorosamente noioso. Giocare a BulletStorm, infatti, come se si fosse alle prese con un Call of Duty, è semplicemente impensabile, nonché desolante: l’IA nemica segue schemi semplici e suicidi, che invitano al combattimento in mischia e scoraggiano il più possibile dal rifugiarsi in copertura o sparare a metri e metri di distanza.

Chi però è infastidito dai giochi innaturalmente frenetici e adrenalinici, vedendo nel gameplay di BulletStorm un insulto all’intelligenza del giocatore, si ricreda. Nonostante la pochezza della trama e l’approccio decisamente “arcade” alle sparatorie e ai combattimenti, il titolo firmato People Can Fly non è affatto uno sparatutto ignorante e superficiale. Anzi, è strabiliante come si riesca, con un po’ di pratica, a produrre effetti altamente spettacolari attraverso la semplice combinazione di pochi elementi ambientali: attirare con il Cappio un barile di esplosivi, calciarlo e sparargli in volo mentre è in prossimità di una decina di nemici, non ha prezzo.

In questo senso, si può tranquillamente affermare che il tasso di divertimento offerto da BulletStorm è direttamente proporzionale alla fantasia e all’abilità di chi gioca. E questo, mettendo da parte altri aspetti più o meno convincenti del titolo, è un grande passo avanti nel mercato degli FPS. In BulletStorm è insito un potenziale invidiabile, e c’è da sperare caldamente che molti altri sparatutto seguano questa scia, magari con qualche accortezza in più (e a breve spiegheremo perché). Grazie a tale sistema, il gioco premia approcci creativi e stimola la reattività, facendo sì che i momenti di “gioco passivo” siano ridotti ai minimi storici.

Al contempo, gli sviluppatori, a dispetto delle sole sette armi messe a disposizione, hanno saputo diversificare e ottimizzare al meglio le caratteristiche che rendono un fucile a pompa effettivamente diverso da un lanciagranate: a seconda dell’arma usata, gli effetti “spettacolosi” sono decisamente diversi e solo usando tutte le armi al meglio è possibile massimizzare il punteggio.

Lungi da noi dal chiedere che tutti i giochi debbano essere come BulletStorm (viva la varietà!), ma è innegabile che la scelta operata dagli autori miri a qualcosa cui inviteremmo qualunque altra casa di sviluppo: gratificare il giocatore per i suoi metodi. É un discorso che naturalmente prescinde dalla violenza insita nel titolo (o meglio, nel genere), la quale, in un certo qual modo, accentua esponenzialmente gli impatti che le decisioni prese hanno sul mondo di gioco.

Alcuni aspetti del gameplay ricordano da vicino le prodezze che era possibile compiere in Dark Messiah, anche se BulletStorm è privo (per ragioni innanzitutto pratiche, trattandosi di un FPS puro) di tutte le raffinatezze di cui il celebre titolo firmato Arkane Studios poteva fregiarsi.

Gli scontri e le ambientazioni sono vari, le armi sono poche ma buone, l’umorismo del protagonista tiene allegri quel tanto che basta per non sentirsi troppo in colpa durante gli omicidi più truculenti. Oltretutto, la discreta varietà dei nemici contribuisce a far sì che non si prenda troppo l’abitudine con questo o quello stile di gioco: alcuni nemici sono in grado di schivare calci e “frustate” col cappio, altri ci vengono incontro tenendo tra le mani bombe innescate (qualcuno ha detto Serious Sam?), altri ancora si lasciano ammazzare senza troppi complimenti. Il tutto, però si conclude nel giro di sette-otto ore, che comunque è una longevità più che dignitosa per un FPS. La difficoltà è regolabile in qualunque momento e non si ha mai l’impressione che il gioco sia troppo facile, ma niente riesce ad attutire in alcun modo la brevità della campagna: in questo senso, si sarebbe potuto fare qualcosa di più (come ad esempio includere una modalità cooperativa, che sarebbe stata davvero azzeccata).

Tempesta di proiettili!

L’esperienza di gioco è completa e non da adito a rimpianti, donando momenti al limite del realismo e del buon senso, assolutamente in sintonia con l’atmosfera scanzonata e rocambolesca. Non mancano fughe, scontri a bordo di veicoli, ammazzamenti vari contro boss e affini. Se ne vedono di tutti i colori, e spesso si è alle prese con situazioni che costringono brevemente a cambiare in toto le tattiche di combattimento. Senza svelare troppo, non sono rari i casi in cui si posano le armi per passare a metodi meno convenzionali, come ad esempio radiocomandare un dinosauro robot gigante. Queste occasionali ventate d’aria fresca, necessarie per tenere alta l’attenzione di chi gioca, non sono sempre come le si vorrebbe. In alcuni casi sono fin troppo statiche, in altri un po’ troppo guidate, figlie di una linearità a tratti eccessiva.

Fortunatamente i livelli sono spaziosi, consentono manovre di tutti i tipi e, anche a fronte di una (sopracitata) linearità più o meno evidente, offrono molte opportunità diverse, seppur limitate. A tratti si potrebbe avere l’impressione che il gioco stia semplicemente “rimescolando le carte in tavola”, offrendo ‘solo’ combinazioni inedite di nemici e ambienti, ma è proprio in questo che sta l’unicità dei momenti più memorabili di BulletStorm. Si tratta di un vero è proprio sand-box, e sebbene certi scontri risultino più sottotono di altri, il delirio è a livelli così alti che spesso non si ha nemmeno il tempo di accorgersene.

Multiplayer

Completato il gioco, è possibile sollazzarsi con due modalità extra: quella echo e quella multigiocatore. La prima permette di rigiocare alcuni dei momenti più emozionanti della campagna, cercando di ottenere il punteggio massimo nel minor tempo possibile. La seconda, invece, pur non fregiandosi di particolare originalità, garantisce ore e ore di divertimento, in particolar modo grazie alla modalità Anarchy, nella quale un gruppo di giocatori alleato è chiamato a resistere a orde e orde di nemici. In questo caso, l’approccio con gli altri partecipanti può essere tanto competitivo quando cooperativo: si può fare a gara con i punteggi, oppure (anche meglio) calciare un avversario in direzione di un amico e lasciare che questi lo finisca a modo proprio.

Quando abbiamo istallato BulletStorm, eravamo convinti che un simile concept avrebbe dato il meglio di sé in multigiocatore, ma in realtà giocare in compagnia non si rivela molto più divertente che in singolo, maggiormente a causa di un’effettiva mancanza di qualche modalità in grado di spremere al massimo il potenziale di gioco (come ad esempio quella cooperativa, di cui abbiamo già lamentato l’assenza qualche riga fa).

Grafica e Sonoro

Il comparto grafico di BulletStorm è sicuramente all’avanguardia, seppur il motore di gioco cominci a sentire il peso degli anni. Tuttavia, la realizzazione degli ambienti è piacevole, originale, curata e molto varia. I nemici stessi godono di una varietà estetica più che discreta, e l’effetto clone è marginale, se non del tutto assente. Inoltre, la vastità e la bizzarria delle mappe contribuiscono a donare carattere al gioco (anche cromatico), soprattutto con l’ausilio di giochi di luce forse non avveniristici, ma senz’ombra di dubbio ben congegnati e posizionati. La fluidità del frame-rate merita più di un plauso, sia su console che su PC. I computer che soddisfano i requisiti consigliati riusciranno senza problemi ad eseguire BulletStorm a una media di 60 fps, con l’anti-aliasing attivato.

La colonna sonora, dal canto suo, fa il suo dovere senza prendere troppo parte all’azione. Nota dolente, invece, per il doppiaggio, realizzato sommariamente e con poca professionalità: la già esile trama è ulteriormente scardinata dalle voci degli attori, assolutamente inadatte e praticamente rovinose per lo humor del gioco; consigliamo a chi può di godersi il gioco in inglese.

Conclusioni

People Can Fly è stata in grado di confezionare un titolo fresco, divertente, frenetico e non privo di carattere, unendolo a un sistema di combattimento sopra le righe e ricco d’opportunità. Il risultato è un tripudio di umorismo, violenza, spettacolarità e divertimento, che non mancherà di far ricredere chi storce un po’ il naso, quando si parla di FPS puramente adrenalinici e senza troppe pretese.

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CI PIACE

Concept di gioco originale
Frenetico e dissacrante
Buon level design

NON CI PIACE

Una modalita co-op non avrebbe guastato
Doppiaggio italiano da dimenticare

8.9Cyberludus.com
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