The Fight: Senza Regole

 

Obiettivo K.O.

The Fight: Senza regole è stato uno dei titoli più attesi dall’annuncio della line-up Playstation Move : il picchiaduro sviluppato dal team Coldwood Int. e prodotto naturalmente da Sony prometteva scintille, grazie ad un ritmo di gioco intrigante e alle potenzialità della nuova periferica Ps3, che lasciavano sperare in  una giocabilità ed un realismo mai visti prima sul ring virtuale del salotto di casa nostra. Il titolo è finalmente arrivato nei negozi e Cyberludus lo ha recensito e testato a fondo per voi.

Sfortunatamente le cose non sono andate come speravamo e ci duole ammettere che l’obiettivo dei programmatori non è stato affatto centrato, ma vediamo di capire il perché.

Istruzioni per l’uso

La prima cosa che salta subito all’occhio, una volta calibrata la periferica e personalizzato il nostro “campione” virtuale (grazie ai consiglio del grande Danny Rejo), pronto a scendere in campo e combattere, è la poca credibilità del sottotitolo “Senza Regole”. The Fight di libertà ne ha davvero poca: anzitutto scordatevi di avere il massimo controllo della situazione con un solo Move; il gioco, per essere sfruttato e goduto al 100% ha bisogno di una periferica per ogni mano, in quanto si ha la sensazione di non possedere un arto, rendendo l’immedesimazione subito problematica. Dopo un po’ di ganci al sacco, arriva il momenti di scendere in strada.

Strade buie

Tecnicamente, The Fight offre un comparto grafico volutamente “scuro”, caratterizzato da scenari urbani totalmente monocromatici, evidentemente scelti per accentuare la natura “sporca” e ” da strada” di questa produzione. Peccato che il risultato non sia particolarmente gradevole: se i modelli poligonali degli avversari sono caratterizzati da texure tutto sommato discrete, le ambientazioni sono piatte e poverissime di dettagli, risultando dopo un po’ uguali a se stesse.

La colonna sonora non aggiunge nulla per risollevare le sorti, con un campionario suoni che non ha nulla di originale e pezzi rap e hip hop senza carica e spessore.

Fin troppe regole sul ring

Durante i combattimenti, la Ps Eye non perdona e il minimo movimento simulato o troppo lentamente o in maniera troppo veloce, potrebbe portare a ricalibrare il vostro Move, cosa che all’inizio potrebbe anche non pesare ma che dopo due o tre volte diventa oggetto di frequente frustrazione. Inoltre sono necessari un certo spazio e soprattutto l’assenza di luci dirette, per evitare fin troppi problemi durante le partite. Senza contare che, a prescindere dalla vostra precisione nelle prestazioni, dovrete ugualmente ricalibrare dopo ogni incontro.

L’aspetto che delude davvero di questo titolo sta nel fatto che la riproduzione dei movimenti è piuttosto fedele da un punto di vista puramente visivo, ma che a livello di coinvolgimento non imprime la sensazione di “far male” durante uno scontro. Per fare un esempio: esibirsi in uppercut e jab contro un avversario si traduce in uno scambio di piccole carezze anziché in una sfida all’ultimo sangue. Questo è un gioco di boxe e non certo un tutorial per bambini; ci saremmo aspettati più realismo e soprattutto coinvolgimento, qualità che questa produzione non è riuscita a regalare, donando invece una finzione e una mancanza di fisicità, entrambe deludenti.  Ogni scontro (circa cento avversari contro cui potrete competere nella modalità carriera) dipende più dalla fortuna nel mandare a segno qualche cazzotto che sulla bravura personale. Il nostro alter ego è quasi sempre goffo e la risposta ai movimenti è inesorabilmente lenta.

La situazione non cambia certo nella modalità multiplayer : si può giocare in compagnia di un amico direttamente in split screen oppure online . La seconda scelta rimane la migliore( anche se il lag è pazzesco), poiché a schermo diviso, le inquadrature della telecamera, già perfida nella modalità in singolo, diventa terribile in due, creando situazioni al limite dell’esasperazione.

 

Conclusioni

The Fight: Senza regole sembrava un titolo promettente e pieno di carattere ma che all’atto pratico si rivela una cocente delusione per chi si aspettava un gioco di boxe definivo e soprattutto realistico grazie all’utilizzo di Ps Move, vero fulcro attorno a cui gira questa produzione. Il risultato è mediocre e il prodotto va solo consigliato (magari noleggiandolo) solo agli amanti dei tiri al sacco, ma non certo ai profani del genere, che potrebbero qui trovare solo motivi sufficienti per cambiare attività sportiva. 

CI PIACE

Danny Rejo è un tutor d’eccezione
Per allenarsi è coinvolgente..

NON CI PIACE

..ma per giocarci è frustrante
Telecamera terribile
Prestazioni Move piuttosto basse e imprecise.
Poco realismo e coinvolgimento

5.8Cyberludus.com
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Redazione
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