Asteroids

“Asteroids” , piccolo-grande arcade targato Atari e diffuso nei cabinati di tutto il mondo a partire dal 1979. Tutt’oggi è uno dei giochi in assoluto più famosi al mondo e, malgrado la netta evoluzione dell’industria videoludica, vanta ancora di una folta schiera di giocatori – tanto che il record assoluto è stato stabilito solamente l’anno scorso! Sono svariati i fattori che hanno portato Asteroids a divenire un colosso della storia dei videogames, ma ancora oggi sono accesi i dibattiti sull’oggettiva qualità del gioco in questione: infatti molti si domandano come ha fatto un titolo del genere ad ottenere così tanti consensi. Sicuramente una delle motivazioni più rilevanti sono il contesto ed il periodo storico : 1979, all’alba degli anni ’80 e della loro “età dell’oro del videogioco” – periodo che va dall’inizio alla prima metà del 1980, caratterizzato dal “boom” dei videogames arcade, oltre che alla conseguente nascita ed affermazione della sale gioco – , per Atari fu l’inizio dell’esodo che la consolidò fra le più prosperose case produttrici dei tempi ed “Asteroids” venne accolto positivamente da un pubblico ancora di nicchia, che maturò proprio grazie a giochi del genere che furono i primi a popolare le sale giochi. Altro fattore può riscontrarsi nel “puro” concetto arcade di cui “Asteroids” è il perfetto esempio: il gioco è strutturato su un gameplay intuitivo ed accessibile a chiunque, senza livelli, bonus o checkpoints, conta solamente l’abilità e la resistenza del giocatore nell’ottenere il punteggio più alto. Inoltre, come non citare la perfetta calibrazione della difficoltà : questa è inizialmente elementare e permette al giocatore di prendere confidenza con comandi e meccaniche di gioco, aumenta successivamente in modo direttamente proporzionale all’incremento dello score così da adeguarsi ai livelli di chiunque e regalare una sfida che mai risulta impari . C’è talmente tanto da dire su un gioco all’apparenza così semplice e minimale… Andiamo con ordine.

Dalle origini al mito

“Asteroids” debuttò nei cabinati nel Novembre del 1979 , il gioco fu programmato da Ed Logg ed ideato da Lyle Rains. Non tutti però sanno che lo sviluppo del titolo fu molto travagliato e solamente quando venne supervisionato da Rains prese forma il coin-op che oggi tutti conosciamo; inizialmente venne concepito col nominativo di ‘Cosmos’ e non era altro che un “upgrade” del mitico ‘SpaceWar’ con l’implementazione di asteroidi come ulteriore ostacolo di gioco. Siccome l’idea risultava scialba e povera di creatività, il progetto venne stravolto e diventò Planet Grab’ : l’obiettivo del gioco era mutato nel conquistare più pianeti presenti che apparivano sullo schermo, con possibilità di giocare in due e di rendere le conquiste più intriganti grazie alla possibilità di distruggere la navicella dell’avversario. L’idea, seppur buona, non convinse comunque e quando arrivò Lyle Rains decise di riprendere in mano le basi di ‘Cosmos’ ed ampliarle fino a dar vita ad “Asteroids”. Consolidate le basi del concept, Ed Logg programmò il gioco egregiamente ed Howard Delman curò le caratteristiche tecniche del titolo. “Asteroids” fece subito successo, tanto che la stessa Atari interruppe la distribuzione di “Lunar Lander” (lanciato solo qualche mese prima) per concentrarsi completamente sul titolo di Rains e Logg che prometteva grande profitto. Le premesse si avverarono: ad oggi l’Atari ha venduto più di 55.000 cabinati di Asteroids, il ché ha fatto schizzare il titolo al primo posto fra gli arcade più venduti di sempre.

Successo…Spaziale!

Il gioco è entrato in molti aspetti della cultura anni ’80, dalle sale giochi al cinema: il cabinato di “Asteroids” ha fatto comparsa in ben 8 film della prima metà del 1980, da notare pellicole celebri dedicate al mondo videoludico come “WarGames” e “Joysticks” , ma anche in “The Iceman”, “Remo Williams: The Adventure Begins” e “Night of the Comet”. Per la prima ed unica volta nella storia, un gruppo musicale dedicò una canzone ad un videogioco: si tratta di “Hyperspace” di Buckner & Garcia che, oltre ad avere il videogame Atari come tema principale, omaggiava la scelta stilistica sonora degli effetti di gioco inserendoli nella base. Come ci ha insegnato la storia dell’industria videoludica, spesso le case produttrici amano marciare sul successo altrui creando famosi bootleg noti non tanto per la loro qualità, ma perché sono al limite del plagio; naturalmente, visto il suo successo, “Asteroids” vanta innumerevoli bootleg e per cronaca patriottica vi segnaliamo il caso di “Asterocks” dell’italiana Sidam . Sia l’Atari che la F.lli Bertolino s.r.l. (distributore italiano di macchine Atari), citarono in giudizio la Sidam per violazione del copyright: infatti, nelle rom prodotte dall’azienda italica, furono trovati codici sorgente copiate da quelle della casa produttrice statunitense.

Un concept tanto banale quanto efficiente

Spesso non c’è bisogno di laboriosità per creare un prodotto vincente: basta ingegno, equilibrio e creatività. “Asteroids” ci mette nei panni di una navicella spaziale nel bel mezzo di un campo d’asteroidi , il nostro obiettivo? Eliminarli tutti! Ma non è tutto così semplice: rotto un asteroide, questo si divide in pezzi di roccia sempre più piccoli che invadono lo schermo; inoltre, saltuariamente, faranno comparsa navicelle aliene che sfideranno coraggiosamente i detriti vaganti per spararci. Due sono le peculiarità principali del titolo: lo schermo toroidale , che consente ad ogni oggetto che finisce al di là di un lato della schermata di ricomparire in quella opposta, e l’implementazione dell’inerzia alla navicella che rende più realistica l’esperienza di navigazione spaziale. I comandi sono semplici ed intuitivi; oltre ai controlli direzionali vi sono 3 pulsanti: uno per sparare, uno per accelerare e uno per attivare l’iperspazio, un simil-teletrasporto casuale per sfuggire alle situazioni più calde. La sfida principale sta nella reattività e l’intuizione con la quale il giocatore valuta e calibra gli spostamenti della navicella , i quali richiedono una certa logica ed abilità.

Il mondo dimenticato

“Asteroids” vanta una qualità genuina e pura , una concezione di videogioco che oggi ormai si è perduta fra textures e modelli poligonali. Il gioco è un esempio di come un gameplay avvincente e ben calibrato possa surclassare l’estetica, di come l’antica arte del coin-op garantisca una sfida fra giocatori più equilibrata e, sotto certi aspetti, maggiormente intrigante dell’online gaming, oltre che offrire una visione alternativa del mondo videludico che si è persa con la decadenza degli arcade. “Asteroids” non è solamente un gioco, ma un cambiamento dal quale si delineò lo sviluppo dell’industria dei videogames ; in molti tentarono di imitarlo, di seguire le sue linee guida; alcuni fecero successo ed altri no, ma nessuno mai eguagliò un traguardo che ancora oggi sembra inarrivabile. C’è chi lo considera storia, chi lo snobba, chi l’ha provato giusto per tastare il suo gusto retrò, chi ci gioca ancora assiduamente, ma è innegabile che a distanza di 30 anni “Asteroids” è ancora uno dei più bei videogames ‘in circolazione’.

CI PIACE

_Arcade più venduto della storia
\n_Meccaniche di gameplay geniali
\n_Ottima calibrazione difficoltà

NON CI PIACE

_Grafica vettoriale non sfruttata al suo massimo potenziale
\n_Diversi bug nelle prime edizioni

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