In ogni particolare settore dell’attività umana, la storia ci insegna, vi sono state personalità che hanno profondamente segnato quell’attività, hanno contribuito a dargli autonomia , profondità , vera e propria vita . Che cosa sarebbe oggi della psicologia senza Sigmund Freud ? Dell’ indagine scientifica senza Galileo , o di una filosofia senza il suo Socrate ? Ogni storia richiede a gran voce il suo messia, quelle personalità, come investite dallo spirito hegeliano, che mettono se stessi, e quanto amano di più, in discussione. Forse il parallelo potrà apparirvi azzardato, ma anche il pianeta videogioco conta dei suoi pionieri, che sebbene forse non hanno contribuito come i sopra citati all’evoluzione del genere umano e al benessere della specie, senza ombra di dubbio hanno trasceso i paletti dell’attività meramente ludica , entrando a far parte dell’immaginario collettivo.

Fra questi come non annoverare Shinji Mikami , creatore della serie di Resident Evil , brand che oramai conta numerosissimi episodi sulle tutte le piattaforme, oltre che remake, diverse trasposizioni cinematografiche e in computer grafica . La Resident Evil è per tutti una realtà, un frammento del proprio bagaglio di conoscenza, il contributo di Mikami è in questionabile, senza, giocheremmo oggi a prodotti differenti, probabilmente concettualmente più antiquati. La sua influenza è tale che, un prodotto quale Vanquish , almeno apparentemente privo d’idee, fondato su un gameplay inflazionato e colmo di cliché oltremodo collaudati, è riuscito a cogliere l’attenzione della critica e del popolo videogiocatore tutto. Finalmente Vanquish è disponibile, scopriamo se Mikami è ancora in grado di rimetter tutto in discussione .

I comunisti mangiavano i bambini, ora preferiscono gli Americani al microonde.

In un futuro imprecisato, l’ Ordine della Stella Russa , gruppo ultranazionalista guidato da Victor Zaitsev , dopo aver preso la testa della nazione con un colpo di stato, si prepara a mettere in ginocchia l’America. Providence , una base spaziale americana che traeva vantaggio da onde a microonde per ottenere l’energia, viene così prima occupata dal gruppo comunista, e poi è utilizzata a mo’ di arma su San Francisco, devastando la città, e decimandone i cittadini.

Agli States è posto un ultimatum: la resa incondizionata entro otto ore, o un nuovo attacco, stavolta sulla megalopoli di New York . A prendere le redini politiche della situazione Elisabeth Winters (palesemente ispirata a Hillary Clinton), presidente degli Stati Uniti, che si dice non disposta a trattare, manifestando la volontà di resistere al nemico russo.

Il rapporto con il veterano Robert Burns permetterà al nostro personaggio numerose battute, nonché gli darà modo di esporsi in manovre folli e spavalde. Rappresenta senza dubbio uno dei motivi maggiori della storia, e i loro scambi di battute spezzano perfettamente la freneticità dell’azione.

Vanquish , differentemente da quanto fanno tutti gli altri esponenti del genere, sfida le tendenze, e concentra la sua formula unicamente sulla campagna in giocatore singolo. Scelta che non ci sentiamo di biasimare, tuttavia, questa linea d’azione espone l’esperienza single player a una serie di critiche, altrimenti fuori luogo in quanto shooter . La storia, rimanendo in tema, com’è possibile carpire dal preambolo che muove gli eventi, non brilla di luce propria: il motivo di “salva lo stato americano dalla crisi prima che sia troppo tardi ” è forse uno dei più abusati nei prodotti action, siano questi videogiochi o produzioni cinematografiche.

Il nostro alter-ego, in quest’avventura sarà Sam Gideon , ricercatore della DARPA; il nostro eroe si unirà all’unità marines del veterano Robert Burns con la scusa di collaudare la nuova armatura sviluppata presso i laboratori DARPA, in realtà, il suo vero obiettivo, sarà quello di trarre in salvo il professor Francois Candide , vera e propria risorsa del genere umano per le sue invenzioni, una fra tutte proprio la tecnologia a microonde colpevole dell’attacco.

Nel corso dell’azione saremo perennemente accompagnati da Burns e la sua squadra di marines. Un supporto fantastico senza dubbio, sebbene non raramente ci toccherà salvare i nostri compagni in difficoltà (la solidarietà è comunque premiata con upgrade).

Purtroppo anche il character design sa di già visto, il nostro eroe, sbruffone e impulsivo, non fa che incarnare tutti i vizi del più stereotipato e irruento eroe d’azione, e il suo vizio del fumo, con tutti i richiami annessi, non possono che riportare alla memoria Solid Snake , che addirittura ingoiò le sue sigarette pur di portarsele in missione.

Una storia che funziona, ma che non stupisce; non vi è filone narrativo che faccia da collante all’azione in maniera coinvolgente. Fortunatamente per il giocatore, l’azione vera e propria è in grado di sopperire alle lacune di uno storytelling senza troppe pretese.

Devo fare in fretta, devo andare a una festa …

Vanquish difficilmente può essere etichettato quale titolo innovativo: sparatutto in terza persona , molto lineare, dove il nostro eroe è continuamente immesso in scenari abbastanza ampi, dove alternare momenti di stasi in copertura e raffiche di fuoco a viso aperto.

Ciò che differenzia Vanquish dagli altri esponenti del genere è la volontà, da parte dei Platinum Games , di somministrare in continuazione, per la durata dell’esperienza, la sensazione di frenesia, precarietà e velocità .

Sam, è dotato di una tuta ARS (Augmented Reaction Suit); questa, oltre che proteggere in maniera adeguata, il suo utilizzatore vanta una serie di features considerevoli. In primo luogo, sul dorso è posto un propulsore , basato anche questo sulla tecnologia a microonde firmata Francois Candide , che permette al nostro eroe, tramite la pressione del grilletto sinistro del pad, di scivolare in gran velocità nello scenario. Quest’introduzione, apparentemente marginale, dona un sapore del tutto nuovo a quelle meccaniche tanto inflazionate dopo il successo della serie Gears of War . Dimenticate le lunghe e spossanti sessioni, spalle a una copertura, per abbattere le interminabili orde nemiche, in Vanquish schizzeremo da un lato all’altro dello scenario, cambiando in continuazione prospettiva di fuoco, aggireremo il bersaglio alle spalle, trovandone i punti deboli, ci tufferemo nel fuoco nemico più vivo per salvare un alleato in difficoltà. Il sistema di propulsione, associato a un pratico e immediato sistema di coperture, rende l’azione incredibilmente più rapida e frenetica.

Sam scivola sulle sue ginocchia meglio di qualsiasi rockstar, nulla da dire a tal riguardo.

Proprio in relazione alle possibilità a nostra disposizione, le sfide offerteci dai Platinum Games sono incredibilmente esagitate e stressanti: gli avversari sbucano da ogni dove, di tutte le taglie e con la potenza di fuoco più diversa. Vanquish è un titolo senza dubbio difficile, già a partire dalla difficoltà normale . Il giocatore è continuamente messo alla prova, stimolato a reagire nella maniera più veloce e intelligente possibile, soprattutto nelle sfide contro i boss dove una buona dose di strategia diventa indispensabile, e pensare è difficile mentre si sfreccia veloci sotto una pioggia di fuoco.

Proprio durante le boss battle , ma anche in altre situazioni, si comprende pienamente il senso di precarietà che il giocatore è portato a vivere in continuazione. Spesso i “cattivoni di fine livello” sono dotati di un’ one-shoot-kill , un attacco in grado di abbatterci con un colpo solo; chiaramente, cadere sotto l’attacco nemico così facilmente, magari prossimi alla vittoria, non può che essere frustrante, allo stesso modo, però, mette il giocatore nella posizione di dover muoversi in continuazione, e cercare nuovi spiragli di fuoco, e nuove coperture.

A bilanciare la difficoltà offerta, nonché le istant kill avversarie, i Platinum Games dotano il nostro eroe del sistema ARS . Nelle situazioni di stress intenso, quando siamo prossimi a essere sconfitti, automaticamente si attiverà una sorta di bullet-time , dove avremo la possibilità di scappare da questa situazione di pericolo ( magari usando la propulsione ), o distruggerne la fonte. Tale possibilità (che in parte ricorda quanto avviene in Borderlands ), dona quasi sempre al giocatore la possibilità di salvarsi la pelle; infatti, gli sviluppatori, prestando grandissima attenzione all’architettura degli scenari, permettono che in ogni situazione sia possibile trarsi in salvo, e tirare un sospiro di sollievo. Il sistema ARS è attivabile anche manualmente.

Piccolo mondo vario.

Uno dei maggiori pregi di Vanquish è senza dubbio l’incredibile varietà di situazioni che offre al giocatore. L’utente durante l’esperienza di gioco si troverà coinvolto in missioni di salvataggio , di scorta, combattimenti su scenari in movimento, o con condizioni di luce precarie; insomma, il pericolo che il giocatore possa annoiarsi o trovare l’azione monotona non sussiste minimamente.

A diversificare ulteriormente le battaglie è ancora una delle features offerte dalla nostra tuta ARS, ossia il sistema BLADE. La nostra armatura è, infatti, in grado di riprodurre le armi trovate durante il gioco nei minimi dettagli; quando troveremo nuovo equipaggiamento sul campo, tramite la pressione del tasto dorsale potremo sostituirla a una delle tre già in nostro possesso, oppure se l’arma già ci appartiene, ottenere nuove munizioni. Il ventaglio di scelta offertoci in Vanquish non è particolarmente ampio, come ci si può aspettare da un normale shooter; questo, tuttavia, più che una mancanza, si rivela essere un pregio: il giocatore ha maggiore dimestichezza con le poche a sua disposizione, e non vi è alcun rischio di trovarsi disorientati di fronte un immenso arsenale.

Sam conta anche alcuni attacchi da mischia. Sarà quindi possibile schizzare in prossimità avversario e abbatterlo a suon di pugni. Una manovra non sempre consigliata, ad ogni modo.

Il numero ristretto di armi da fuoco ha permesso l’implementazione di un sistema di evoluzione. Periodicamente i nemici rilasceranno un potenziamento, questo permetterà di migliorare le prestazioni dell’arma che sta impugnando. Il giocatore può effettuare all’incirca una decina di upgrades per arma; questo spingerà l’utente a destreggiarsi con ancora maggiore abilità fra il suo arsenale, allontanando il rischio di rimanere ancorati a un solo tipo di fuoco a noi congeniale.

Sebbene l’offerta di gioco risulti varia e appagante, purtroppo, non può certamente dirsi lunga. In termini di longevità il prodotto SEGA – Platinum Games conta sei o sette ore di gioco, ovviamente procedendo in maniera abbastanza spedita, se si contano le cut-scenes e i punti dove è facile impegolarsi, il numero di ore non può che essere superiore. A estendere l’esperienza, una serie di sfide extra diventa accessibile dopo aver terminato il gioco, qualcosa alla maniera della modalità mercenari in Resident Evil 4.

Merita di essere citato l’impegno degli sviluppatori sul fronte re-play ; il gioco si presta, infatti, facilmente a essere rigiocato: ogni nostra azione genera punteggio, e al termine di ogni atto, tenendo conto di vari elementi quali morti, nemici abbattuti, e numero di munizioni utilizzate, avremo il nostro riepilogo. L’utente sarà quindi stimolato, quasi fosse alle prese con un titolo arcade , a riprendere in mano l’avventura per raggiungere punteggi migliori.

Luci e musiche per un crescendo adrenalinico.

Dal punto di vista tecnico Vanquish è senza dubbio impressionante. Il motore grafico messo a punto dai Platinum Games supera quanto visto in Bayonetta, e la fisica e le animazioni offerte dalla Havok, non fanno che rifinire e cesellare questo spettacolo visivo. Il termine esatto per definire ognuno dei frame che Vanquish ci somministra ogni secondo è spettacolare . Cerchiamo di comprenderci, non raggiunge picchi di magnificenza, o si dimostra più particolareggiato e reale di altri titoli, ma il gioco di luci, gli effetti di movimenti, e i colori incredibilmente vivi riescono ogni volta a bucare lo schermo, e immergere l’occhio del fruitore nello scenario e nello scontro a fuoco. Da sottolineare poi l’incredibile stabilità del motore grafico, che non mostra cenni di cedimento anche nei momenti più concitati, dove il personaggio può stressarsi e attivare il sistema ARS, mentre il gioco rimane incredibilmente fluido in ogni suo particolare e sfumatura.

Necessario inoltre spendere qualche parola sulla soundtrack. Quanto offerto da Vanquish è decisamente diverso da quanto ascoltato finora negli shooter . Giocare a Vanquish vuol dire prestarsi all’incredibile pastiche sonoro: immergersi in tonalità techno, guizzare per note jungle , infervorarsi con il metal ma anche gasarsi per i ritmi tipici dei film action hollywoodiani . La velocità con cui si passa da un genere all’altro è sorprendente, un continuo cozzare insonne e claustrofobico, un crescendo di emozioni, che lega ed enfatizza l’azione e la frenesia delle meccaniche. Siamo inoltre contenti di sapere che anche compositori italiani hanno partecipato alla creazione di questo fantastico guazzabuglio musicale; insomma, preparate a gioire e inorgoglirvi.

Conclusioni

Vanquish non è un prodotto perfetto, né tantomeno originale, ma nonostante questo è incredibilmente divertente. Mikami ancora una volta è riuscito a fornire prova di quanto la presenza di una mano specifica possa fare la differenza, anche su una formula inflazionata quale il third-person-shooting . Il nostro consiglio è di recarvi in negozio e acquistare la produzione SEGA; fidatevi del nostro giudizio, non ve ne pentirete.

CI PIACE

– Incredibilmente vario.\n
– Adrenalinico e frenetico.\n
– Visivamente spettacolare.

NON CI PIACE

– Può essere frustrante.\n
– Storia non troppo ispirata.

8.3Cyberludus.com
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