Mentre tramontava l’anno 2008 usciva nei negozi “Dragon Ball Origins”, la versione europea del titolo giapponese “Dragon Ball DS”, una sorta di curioso hack ‘n’ slash che ci permetteva di rivivere i primissimi passi del giovane Goku e della sua prima ricerca delle magiche Sfere Del Drago. La trama del gioco, tuttavia, non copriva tutta la serie, decisamente troppo lunga per un solo episodio; è per sopperire a questa mancanza che GameRepublic, con il patrocinio di Namco Bandai, ha sviluppato “Dragon Ball Origins 2” , incentrato sulle peripezie del piccolo eroe, ora alle prese con il malvagio esercito del Fiocco Rosso. Tutte le premesse sembrano buone, specie vista la qualità dell’episodio precedente… Ma sembra che gli sviluppatori, nel giro di due anni, abbiano incontrato delle difficoltà a portare anche su questo titolo la stessa qualità della loro opera prima…

“Hey, I’m Goku!”

Come in ogni hack ‘n’ slash che si rispetti all’inizio il gioco ci proporrà una lunga ma utile serie di tutorial per poter controllare al meglio il nostro protagonista: si può scegliere liberamente di utilizzare un sistema di controllo basato sullo stilo , uno che utilizza solo i tasti e un ultimo che cerca di f ar convergere i due sistemi in una sorta di crasi confusa. A seconda dei vari movimenti dello stilo e dei diversi tipi di pressione diventa possibile scatenare determinate combo, siano esse a mani nude o con l’ausilio del Bastone Magico; alla stessa maniera si possono attivare tutte le azioni legate all’utilizzo dell’energia spirituale, come la leggendaria Onda Energetica o piccoli attacchi ad essa affini. Nel caso si scegliesse di utilizzare il metodo touch-screen per giocare, i primi nodi non mancheranno di emergere immediatamente al pettine; la rilevazione del tocco rapido e di alcuni movimenti dello stilo sono estremamente imprecisi e questo va a collidere con l’impietosa difficoltà di fronte alla quale il gioco ci pone fin dai suoi primi attimi. Per questa ragione il normale sistema di controllo basato sui pulsanti è caldamente consigliato e, piano piano, si rivelerà obbligatorio, al fine di avere una qualche speranza di portare a termine l’avventura. Il gioco comprende un totale di otto aree , ognuna con una differente ambientazione, opportunamente divise in ‘episodi’, di lunghezza variabile tra i 10 e i 15 minuti, alla fine dei quali si incontra un boss di rito, a seconda della situazione e degli eventi narrati durante l’avventura. Facendo un calcolo puramente matematico, visto il numero totale di circa 60 episodi, il titolo offrirebbe, potenzialmente, dalle 10 alle 15 ore di gioco (è chiaro che la nostra abilità può far variare o meno questo parametro, già di per se abbastanza astratto): si tratta di una mole di tempo considerevole la quale viene immediatamente smontata da un piccolo ma fondamentale problema. Il gioco, come già spiegato, è molto difficile e, purtroppo, questa difficoltà risulta accentuata dalla pessima gestione dei checkpoint : molte volte capiterà di arrivare a un boss di fine livello, perdere lo scontro e dover ricominciare tutto da capo, con 15 minuti di tempo completamente perso alle vostre spalle (se si perde, il gioco non registra nessun dato o acquisizione parziale per il livello appena svolto). Ogni volta che si completa un episodio si sblocca quello successivo e, nel caso, qualche episodio extra che esce dai binari della struttura narrativa principale per accompagnare il giocatore in curiose avventure inedite; a seconda della propria abilità di completamento si riceverà un voto, da un minimo di C a un massimo di S, e si verrà ricompensati con denaro e punti esperienza.

Esperienza e denaro: quanta carissima confusione

Durante i combattimenti e le esplorazioni si possono incontrare diversi tipi di oggetti, ognuno con una peculiare funzione: si passa dai classici oggetti dal risultato istantaneo, come cuori, denaro e punti esperienza, fino ad arrivare a delle pergamene , le quali aumentano di un grado il livello di determinati attacchi del piccolo Goku, garantendo, la maggior parte delle volte, qualche colpo di più nelle varie catene di combo. All’interno di alcuni vasi sarà possibile, invece, recuperare le scaglie di drago : questi oggetti rari sono presenti in tre colorazioni (rosso, blu e giallo) e ognuna è legata a una diversa abilità del nostro eroe, potenziabile attraverso i punti esperienza. La più grossa falla di questo sistema di sviluppo consiste proprio nell’estrema rarità e irreperibilità di queste scaglie: nel caso non si ottenga un certo numero di questi mistici oggetti può spesso e volentieri capitare di rimanere in possesso di tantissimi punti esperienza e di non sapere come spenderli, lasciando le abilità di Goku in una situazione di gelido stallo. Il negozio presente nel menù non crea problemi minori: tutti gli oggetti vengono venduti ad un prezzo allucinante, decisamente troppo elevato rispetto ai magrissimi guadagni delle varie sessioni di gioco; tutto ciò ha ancora meno senso nell’ottica della difficoltà del titolo, la quale raggiunge il suo picco durante gli sconti con i boss. Alcuni di questi, infatti, si potranno sconfiggere senza problemi con qualche colpo sicuro mentre altri, complice un pessimo bilanciamento della difficoltà, potranno tenervi impegnati per ore fino a che non abbandonerete la vostra missione, stanchi di farvi del male

Una marea di eleganza e contenuti

Nonostante tutti i problemi che può avere, questo “Dragon Ball Origins 2”, perlomeno, offre al giocatore diversi obiettivi sui quali concentrarsi, primo su tutti la collezione di immagini e basi: si tratta di veri e propri modellini tridimensionali animati, i quali si possono recuperare durante l’esplorazione o mediante acquisti casuali nel negozio, scegliendo tra alcune serie differenti. Nel caso si posseggano più esemplari di un modellino è possibile attivare la connessione wireless del Nintendo DS e scambiare i doppioni con un amico , in pieno stile ‘raccolta di figurine’. Unendo determinate immagini e basi sarà, inoltre, possibile costruire dei diorami , delle scenette divertenti che richiamano a determinati personaggi ed eventi della storia. La connessione wireless viene sfruttata anche nella modalità ‘Sopravvivenza’, durante la quale ci troveremo ad attraversare una versione riveduta e corretta della torre del Fiocco Rosso, scontrandoci nuovamente con i boss del gioco in alcune sfide di resistenza contro il tempo e, volendo, in compagnia di un amico: è in questo frangente che riemergono i 5 personaggi extra presenti nel gioco che si possono sbloccare completando i vari episodi. Ognuno di essi possiede delle caratteristiche peculiari ma purtroppo anche in questo frangente manca completamente qualsiasi tipo di bilanciamento: il robottone Ottavio ha più energia vitale ma è lento e le sue combo sono più legnose; Bulma è l’unica che può colpire a distanza ma paga il prezzo di questo privilegio con delle caratteristiche fisiche disdicevoli; Crilin è più veloce di Goku e possiede più abilità speciali, pur infliggendo meno danni fisici e per Yanko vale più o meno lo stesso discorso, solo con maggiore forza fisica; il picco di potenza lo raggiunge, invece, Arale , altro famosissimo personaggio nato dalla penna di Toriyama, la quale si presenta con più energia vitale, potenzialità dannose e abilità devastanti di tutti i personaggi, Goku compreso, tanto che spesso si rimpiange di non poterla utilizzare durante tutta la modalità ‘Storia’… Per quanto riguarda la mera realizzazione tecnica, invece, ci troviamo di fronte a un prodotto estremamente curato dal punto di vista grafico , con modelli tridimensionali e animazioni che tengono viva senza problemi la spensierata e infantile atmosfera dell’opera originale; la colonna sonora è idonea in tutto e per tutto, ma alla lunga può sfociare nello sciapo e nel blando.

Conclusioni

“Dragon Ball Origins 2 “, volendo utilizzare una strana metafora, è come una cena di gala servita nei piatti di plastica: i contenuti sono tanti e sono tutti decisamente pregevoli ma la presentazione e il gameplay finiscono per rovinare l’esperienza. E’ una strana provocazione : un titolo che lancia il sasso e non solo nasconde la mano ma usa l’altra per schiaffeggiarti mentre, abbandonato lo stilo sul tavolo, i pulsanti fremono nell’esecuzione continua di tutte le combo possibili ed inimmaginabili. L’appassionato potrà tranquillamente chiudere gli occhi di fronte a delle blandissime scelte di game design e godersi il tutto; il giocatore occasionale, invece, potrebbe dover armarsi di fin troppa pazienza senza trovare abbastanza spunti che possano giustificare un eventuale acquisto.

CI PIACE

Splendida realizzazione tecnica
\nLa componente allegra e spensierata dell’opera originale è ben preservata
\nInteressanti personaggi extra
\nIl gioco è molto lungo…

NON CI PIACE

…ma è talmente frustrante che si rischia di abbandonarlo molto prima del tempo
\nSistema di acquisti e di esperienza molto disequilibrato
\nGestione dei checkpoint allucinante
\nI controlli tramite stilo sono molto imprecisi

6Cyberludus.com
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