E’ partito tutto, se non erro, circa due anni fa. Molto innocentemente, e non ricordo nemmeno come ho fatto a conoscere dell’esistenza dell’evento, mi sono messo in moto con il mio amico Friso e ci siamo ritrovati in una città mai conosciuta, Reggio Emilia, all’interno di un gigantesco salone pieno di antiquariato videoludico, circondati da collezionisti appassionati e da ragazzi accumunati dalla stessa passione. Eravamo al ‘Videogiocando’ e se io ci penso, oggi, fatico ancora a capire come (e soprattutto perché) quella innocente visita si sa evoluta al punto da farmi fare altri due passi: il secondo ‘Videogiocando’, mio esordio come umile relatore semiotico, e il terzo, avvenuto solo qualche giorno fa, al ‘Video Games History 2010’ di Monza. Come ci sono finito lì, davvero. Io non ci credo affatto nelle coincidenze, sicuramente sono stato guidato lì da qualcosa di più grande che aveva, volutamente, instillato in me e in quelle persone la passione per il videogioco: i numeri salgono da centinaia a migliaia e io mi ritrovo di nuovo dietro a un tavolo, a parlare di PNG nei Giochi Di Ruolo davanti a un pubblico, grazie a Dio, estremamente interessato, competente e critico. Ma andiamo con ordine, sono successe talmente tante di quelle cose in due giorni che se le citassi in maniera erronea si verrebbe a creare solo una grandissima confusione.

Sabato 2 Ottobre – Un tuffo in un passato passionale…

Il mio arrivo attorno alle 11:30, successivo a un quasi traumatico viaggio in treno della durata di circa tre ore e mezza, è stato abbastanza straniante. In primis, non mi aspettavo che il luogo fosse diviso in tre grandi stanze: avrei preferito fosse tutto riunito in una, massimo due stanze limitrofe ma, ahimè, gli spazi dell’Urban Center non lo potevano permettere; in secondo luogo, non mi sarei mai aspettato una così vasta mole di visitatori a mezz’ora dall’apertura! I volti dei ragazzi di GamesCollection.it mi erano ormai stra-noti e tutti mi hanno accolto come un amico di vecchia data, visto il mio presenziare quasi costante, ormai, a tutti i loro eventi più importanti. Lucio, Federico, Nicola, Marco, tutti mi hanno calorosamente accolto e sono stato introdotto alla meravigliosa zona museale, piena di vere e proprie gemme videoludiche esposte in teche di vetro. Credo di avere visto degli oggetti dei quali, pensate, non conoscevo nemmeno l’esistenza! Ed ero già stato a due ‘Videogiocando’ quindi significa che mi sono trovato davanti davvero a degli oggetti fuori da ogni mia possibile immaginazione! Vicino alle teche erano allestite alcune postazioni di prova, tra le quali spiccava un Twin Famicom con, al suo interno, la copia di “Summer Carnival ’92 – Recca” acquistata di recente da Lucio… Io ammiro il suo coraggio: lui ha messo a disposizione di tutti un titolo che gli è costato, attenzione attenzione, 500$! Sono tanti soldi. E il motivo è presto detto: il gioco, un meraviglioso sparatutto spaziale pioniere del genere degli sparatutto dove i proiettili dei nemici riempiono tutto lo schermo, è stato commercializzato solo in Giappone e solo durante un particolare festival che ha avuto luogo, appunto, nel 1992. Questa sua unicità già gli basta a fargli raggiungere il suo effettivo valore… Uscito dalla zona museo mi sono avventurato in una zona ancora più gremita e variegata che pullulava di Intellivision, mini-cabinati arcade, luoghi di esposizione di titoli promozionali per Atari 2600, Commodore 64 e MSx e dove hanno avuto luogo tutti i tornei videoludici. Il primo piano della struttura, invece, era dedicato al commercio, con 5 negozi presenti pronti a vendere materiale di estremo pregio a tutti i presenti… Tra questi commercianti, al centro della sala, faceva capolino anche il tavolo di ‘Radiogame’, il radioshow videoludico definitivo, dove il grandissimo Mario “AIO” Morandi, incontrato già al primo video giocando, ha deliziato i presenti con eccellenti mixaggi delle colonne sonore dei più famosi videogiochi della storia. Superato quel po’ che restava della mattinata, dopo un tragicamente poco lauto pasto insieme ad AIO, Giulio Palermo di Retrogamer.it e Filippo, un frequentante del Retroforum legato al sito di cui sopra, è cominciata la prima conferenza… Una conferenza epica che mi ha aperto gli occhi su un passato che non ho avuto la fortuna di poter vivere ma che, stranamente, credevo di conoscere già più o meno come le mie tasche.

Sabato 2 Ottobre – …e professionale!

La sala riunioni si riempie ed il sottoscritto inizia a fremere di uno strano, curioso entusiasmo. Un entusiasmo che mi aveva preso anche quando sono stato a Colonia con la redazione. Si ama il videogioco quando si va oltre il giocare e ne si studia, scruta, esplora ogni anfratto ed è per questo motivo che io mi emoziono ancora quando incontro le personalità che hanno contribuito a rendere grande questo medium. “Il mercato del videogioco in Italia – Ieri oggi e domani.”: questo era il titolo dell’incontro (termine azzeccato, credetemi, in tutti i sensi) nel quale mi stavo gettando. Bonaventura Di Bello, Stefano Gallarini, Carlo Santagostino, Paolo Besser, William Alessandro Baldaccini e Federico Croci: non tutti questi nomi mi erano noti (solo per una mia violentemente imperdonabile ignoranza) ma l’essere stato di fronte a queste sei grandissime personalità e l’aver ascoltato le loro parole mi ha aperto il cuore. Davvero. E non solo perché io sono mega-sentimentale e mi emoziono con un niente. Ognuno di loro ha raccontato la sua esperienza nel mondo del videogioco, della programmazione, dell’editoria videoludica e della preservazione del materiale videoludico: ognuno di costoro ha vissuto una vita che legava a doppio filo il videogioco e una strana speranza, un avvenire florido, qualcosa che va vissuto col cervello ma prima ancora con la passione. Da chi, come ‘BDB’, ha vissuto in maniera pionieristica la programmazione di avventure testuali a chi, come Paolo Besser, ha preso la sua passione per l’Amiga e l’ha trasformata in IcarOs, un sistema operativo che riprende le caratteristiche dell’Amiga OS; Carlo Santagostino ha ricordato la gioia di quel piccolo pagamento ricevuto per il suo primo gioco mentre William Baldaccini ha riesumato, passo per passo, le sue difficili missioni nel giudizio e nell’interpretazione dei giochi di ruolo più complessi, quelli con i manuali giganti che ai tempi spaventavano tutti; Federico Croci, in chiusura, ha raccontato della sua esperienza nella casa di produzione arcade ‘Zaccaria’ e del suo progetto di creare a Bologna un vero e proprio museo del videogioco a moneta e del flipper… Ma voi vi starete chiedendo: “Non ti sei lasciato indietro qualcuno?”. Certo, l’ho fatto, e per una ragione particolare. Stefano Gallarini, infatti, è riuscito più di tutti a farmi sentire ‘corretto’, a farmi capire che, in quello che sto facendo, per studio e lavoro qui su Cyberludus, non sto sbagliando e nessuno di noi qui su Cyberludus sta sbagliando: “Quando io cercavo un redattore non badavo solo a come parlava di un gioco dal lato tecnico: a me interessava il cuore.”. Se un giocatore vede il gioco con il cuore allora può capire, può amare il videogioco davvero. Tempo fa lo usavo come uno slogan: “Per amare il videogioco non bisogna mai fermarsi a quello che superficialmente offre.”. Qui a Cyberludus ho trovato moltissimi amici che la pensavano come me e, a quanto pare, non eravamo i soli e, meravigliosamente, anche i pionieri dell’editoria, in questo VGH 2010, ce ne hanno dato fortunata conferma. Grazie.

Domenica 3 Ottobre – Ancora dietro un tavolo

Dopo un delirante (ed è proprio il caso di dirlo) passaggio tra il sabato e la domenica insieme agli amici di GamesCollection (condito da un’interessante sessione musicale dei DJ Paolo E Chiaro, una pizza al metro mortale e una “inserire-aggettivo-che-mai-renderà-giustizia-all’-evento” nottata in ostello), il secondo e ultimo giorno di VGH si apriva davanti a noi, pieno di mille altre cose da offrire. Tutte le personalità incontrate il giorno prima erano ancora lì, vogliose di riverberare la loro saggezza ancora una volta. La mattina si consuma con tornei di ogni sorta, sui quali spicca con veemenza il primo campionato nazionale di “Pong”.. Si, avete capito bene… “Pong”… Con tanto di coppe realizzate apposta per l’occasione, tantissimi partecipanti, tantissimi premi… Ragazzi, se non è amore questo… Nel pomeriggio era arrivato il mio turno… Ma dovevo davvero farlo? Ero teso come una corda di violino, e su questo credo che nessuno si debba meravigliare. Comincia la conferenza della domenica pomeriggio: “Spazio alle community – la preservazione del passato videoludico e i suoi protagonisti”. Si vede che noi siamo diversi da loro: a nostro modo siamo più umili e più tesi. Marco Ceccarelli, di GamesCollection.it, non era riuscito a nascondermi la sua tensione nemmeno il giorno prima. Ma alla fine ha fatto un meraviglioso intervento su quella portentosa (e che io non ho, mannaggia) macchina che è il Vectrex, immortale lido di grandi sperimentazioni. Prima di lui Riccardo Cangini ha parlato del commercio del videogioco ai nostri giorni e delle possibilità offerte ai programmatori di fare breccia dentro quel mercato: anche se ci sono stati tanti numeri l’argomento è stato di incredibile interesse, facendo luce su un mondo che davvero pochi possono conoscere così bene. Dopo Marco sono arrivato io: la mia relazione sui PNG nei giochi di ruolo, nata da una mia vecchia tesina di semiotica dei nuovi media, la tesina che ha iniziato tutto, è stata bene accolta con una marea di inaspettati interventi e critiche, quanto mai apprezzati nella loro totalità. Lucio Campani, da bravo amante del videogioco non-mainstream, ha parlato di classicismo nelle varie opere videoludiche mai uscire dal territorio nipponico e Dio solo sa (perché non penso sia una facoltà umana!) come faccia a ricordare a memoria e a pronunciare senza problemi tutti quei titoli giapponesi! I ragazzi di RetrogamingHistory.com, Fabio “Super FabioBros” e Francesco “Gekido” Ugga hanno introdotto il loro lavoro passionale e presentato la loro rivista ‘Re.Bit’, un magnifico PDF liberamente scaricabile che fa rivivere oggi i gloriosi fasti di periodici come ‘Zzap!’; da ultimo, Giulio Palermo ha parlato di un tema affascinante quanto, per molti, oscuro, l’Indie Gaming, un intervento orgoglioso, con una voglia incredibile di difendere una categoria che molti, stupidamente, sottovalutano ma che più di molte altre esalta la dignità stessa del videogiocatore.

Conclusione

Arriva ‘la fine della fiera’. Però in senso letterale. Premiazioni ufficiali, estrazioni, ringraziamenti. Finisce il ‘Video Games History 2010″, un’esperienza incredibile. Io ringrazio ancora chi mi ha invitato, chi mi ha accompagnato in questi due giorni di viaggio e chi, a quanto pare, vuole che lo accompagni a mia volta oltre le mura di Monza. Il Freccia Rossa che corre silenzioso non mi lascia troppo tempo di ripensare a quello che è successo ma la storia non è chiaramente finita, la passione non si frena perché è finito il VGH. La passione vive, ancora più violenta, più impellente. Questa conclusione è solo un punto di partenza: spero di non essere l’unico a vederla in questo modo e che di questi ‘punti di partenza’ possano essercene tanti, ma tanti, ma tanti, ma tanti tanti ancora. Chiudo.

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