“Rainbow Islands: The Story of Bubble Bobble 2”, tutta un’altra storia!

Ognuno di noi ha i propri giochi preferiti: può essere un’intera serie o un titolo in sé, non necessariamente sono videogames che devono spiccare sugli altri in tutto e per tutto, generalmente i videogiochi che ci entrano nel cuore sono quelli a cui ci affezioniamo; sia per ricordo, particolare esperienza, quando un titolo fa breccia nell’animo di un gamer è tutto rosa e fiori e non importa se il gioco presenta difetti e meccanismi mal progettati, tanto che talvolta sono proprio questi i motivi principali dell’affetto creatosi; che faccia successo o meno, non ha molto credito in capitolo. Poi però, quasi sempre arriva un momento cruciale per questo rapporto: il sequel. Qui la software-house è posta davanti ad un bivio: basarsi sul predecessore semplicemente implementando qualche novità oppure cercare di rivoluzionare totalmente il gameplay; facile intuire quanto la seconda opportunità sia rischiosa, se i cambiamenti vengono sgraditi l’orda di fans creatosi precedentemente si trasforma in un acerrimo nemico. Nel caso di “Rainbow Islands”, Taito – ad un solo anno di distanza dal fenomeno mondiale Bubble Bobble, ancora in gran espansione – opta proprio per un cambiamento drastico del gioco e, per quanto è apprezzabile il tentativo di proporre un nuovo prodotto mettendosi in gioco, creerà un gioco valido ma che andrà solamente a sfiorare quanto raccolto dal suo predecessore.

Meglio Bolle o Arcobaleni?

Malgrado titolo e plot completamente diversi, è apprezzabile l’innesto di una soffice trama di background che prosegue le scorribande di Bub e Bob: dopo aver liberato le proprie amate dalle grinfie di Grumple Grommit ed aver riacquistato le sembianze umane, i due amici s’apprestano a vivere una vita tranquilla e spensiarata, ignari che presto saranno di nuovo i protagonisti di un’esilarante avventura: la loro prossima scorribanda li porterà sulle Isole Arcobaleno con il compito di salvare un’intera popolazione che è stata rapita dalla maggiore entità oscura conosciuta.

“Salirò, salirò, salirò, fino a quando sarò…”

Invece di scendere fra tortuose ambientazioni fino al covo di Grumple Grommit, stavolta, dovremo salire sempre più in alto fino ad arrivare alle tane dei vari boss di ognuna delle 7 isole, composte da 4 stage l’una per un totale di 28 livelli; molti meno dei 100 del predecessore, ma che si sviluppano con una curva di difficoltà decisamente più acuta ed in grado di far saltare i nervi del giocare molto più rapidamente. Corpo diverso ma stessa anima, anche in “Rainbow Islands” la nostra è una corsa contro il tempo: non ci è possibile cincischiare o dedicare troppo tempo all’uccisione dei nemici, infatti superato un certo periodo di tempo, un’inondazione graduale colpirà l’isola e ci vedrà costretti a scappare in fretta e furia per non soccombere annegati; com’era per le bolle, ci è permesso acquisire dai mostri vari bonus sia per i nostri arcobaleni che per il nostro personaggio. Va fatto un apprezzamento a Taito che ha allargato le funzioni dell’arma concessa al giocatore: al contrario delle bolle, utili solamente ad imprigionare nemici e difficoltose piattaforme per accedere ai piani più alti dei livelli, gli arcobaleni fungono da ottimi trampolini per la risalita del livello, come essenziali armi dove racchiudere o distruggere gli avversari ed utili scudi contro le varie armi a distanza dei nemici; una pecca abbastanza sgradita da numerosi giocatori è il multiplayer: non più in contemporanea ma separato, che offre una sfida solamente limitata al punteggio che ogni giocatore ottiene durante il suo turno, davvero un peccato dopo gli entusiasmi creati con le avventure di Bub e Bob. Cambia l’obiettivo dei livelli: invece di dover uccidere tutti i mostri che ci si parano davanti, il fulcro è incentrato nella scalata fino al punto più alto dello stage con l’ausilio degli arcobaleni; ma far fuori ugualmente i nemici porta dei vantaggi: dai classici punti, a vite, bonus o gemme. Queste ultime giocano un ruolo fondamentale: raccogliendo tutte e 7 le gemme in ognuna delle isole, saremo ricompensati con una grande gemma colorata che, collezionate tutte e 7 a loro volta, daranno diritto d’accesso alle 3 isole segrete ed alla conseguente visione di un finale alternativo del gioco, oltre che a portare il numero dei livelli a 40 ed offrire maggior longevità. Le isole sono più di un semplice sfondo al gioco; esse sono suddivise secondo tematiche ben studiate e rispecchiano varie allegorie di svariati videogiochi: Doh Island è caratterizzata da nemici ed ambientazione basata su “Arkanoid” (altro celebre successo Taito), “Magical Island” è tipicamente ispirata a Fairyland Story – platform fantasy del 1984 -, Darius Island rievoca invece lo sparatutto “Darius” e Bubble Island (come intuibile) è un doveroso omaggio a “Bubble Bobble”.

Altre versioni

Anche “Rainbow Islands” è stato convertito su molti sistemi. In primis, nell’anno successivo al lancio, Taito distribuì “Rainbow Islands Extra” – sempre su piattaforma arcade: una versione rivista del titolo nelle quali cambiano alcuni particolari (soprattutto i mostri, distribuiti diversamente) e la difficoltà è stata leggermente aumentata; successivamente, grazie al modesto successo del gioco, il titolo originale è stato portato sugli home computers più celebri di allora: dal Commodore 64 e l’Amiga, sino al Pc Engine ed il TurboGrafx-16, passando per le console più rinomate come il NES e la prima Playstation. Al giorno d’oggi il gioco ha acquisito grande fama ed ha cavalcato l’onda del successo grazie all’inclusione assieme a “Bubble Bobble” nelle varie “collection”, lo vediamo quindi anche su Playstation 2, Game Boy Color e la recentissima versione in grafica 2.5D su Xbox Live Arcade.

Un degno sequel

Un bel gioco, ricco di segreti e cliché che merita d’essere giocato fino in fondo. Longevo al punto giusto e molto divertente, sarebbe stato il massimo se non avessero eliminato il multiplayer cooperativo. Non è un gioco facile, e ci vuole una buona dosa d’abilità per completarlo tutto; il suo essere molto meno user friendly del suo predecessore gli ha portato a racimolare meno di quanto seminato. “Rainbow Islands” si è costruito quindi un nome degno di nota nella storia del videogioco e incarna in sé il coraggio dell’allora nota Taito di gettare nella mischia un titolo totalmente rivoluzionario, seguito di una pietra miliare come “Bubble Bobble”. Un esempio che molte software-house moderne dovrebbero cogliere, vista la riduzione videoludica di oggi ad un continuo riciclo d’idee.

CI PIACE

– Da premiare il coraggio Taito
\n- Gameplay variegato
\n- Annessa una minima trama

NON CI PIACE

– Tasso di difficoltà abbastanza elevato
\n- Eliminazione multiplayer cooperativo

7.5Cyberludus.com
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