Eroe. Pensiamo al significato di questa parola. Cosa vi viene in mente quando pensate a un eroe? E’ vero, ce ne sono diversi tipi. Abbiamo gli eroi da film d’azione, i tipici duri senza paura capaci di fare qualsiasi cosa. Abbiamo gli eroi storici, quelli che con le loro azioni hanno lasciato una traccia indelebile per la crescita dell’umanità. Abbiamo i combattenti, coloro che si sono fregiati di azioni encomiabili sul campo di battaglia. E abbiamo Scott Pilgrim. Un eroe sui generis, addirittura difficile da definire come eroe… Non un eroe, non un anti-eroe… Un signor nessuno che si dimostra grandioso proprio per questo. Scott è un ragazzo canadese di 23 anni: conosce qualche rudimento di arti marziali ma, nonostante tutto, resta una persona estremamente normale, il tipico ragazzo da college, senza nessuna particolare qualità. Un giorno conosce Ramona, una strana ragazza con i capelli di una cromia sgargiante, e i due si innamorano… Ma prima di poter davvero diventare una coppia è necessario che Scott faccia i conti con il passato di Ramona: deve sconfiggere tutti e sette i suoi ex-fidanzati, uno per uno, e solo allora potrà davvero conquistare il suo cuore. Scott Pilgrim Vs. The World – The Game , ispirato a un fumetto indipendente e al film che ne è derivato, ci accompagna nella missione di Scott in un modo non inedito ma, comunque, interessante e geniale… Preparatevi a un tuffo nei primi anni ’90, la vostra console non è mai stata così retro!

Scott Pilgrim vs. The World: The Game

Sperimentato non equivale a datato

La struttura e il gameplay di questo “Scott Pilgrim” ricorda da vicino i primissimi beat ’em up della storia, strizzando incredibilmente l’occhio ad un titolo NES chiamato “River City Ransom” (“Street Gangs” qui in Europa): si può selezionare uno dei quattro personaggi disponibili scegliendo tra il protagonista, ovvero Scott, la ragazza da conquistare, Ramona, e i due membri della band dei Sex Bob-omb, della quale Scott è bassista, ovvero Stephen e Kim. Ogni personaggio può essere potenziato attraverso un semplice sistema di level-up: ogni danno inflitto ai nemici viene convertito automaticamente in esperienza e, una volta raggiunto un livello, si ha accesso a un nuovo tipo di attacco. Una volta eliminato un nemico si possono raccogliere alcune monete, le quali possono essere spese nei tantissimi negozi sparsi all’interno dei livelli e perfettamente miscelati con lo scenario di gioco: tra gli oggetti acquistabili troviamo diversi tipi di cibo e bevande (consumabili immediatamente o equipaggiabili come ‘spuntino’, l’ultima ancora di salvezza in caso di K.O.), CD musicali, videogiochi, capi di vestiario ecc.. Ognuno di questi oggetti è utile per incrementare il punteggio delle nostre quattro statistiche: Forza (aumenta la violenza degli attacchi fisici), Volontà (aumenta la potenza degli attacchi speciali), Velocità (accresce la rapidità di colpi e movimenti) e Difesa (diminuisce i danni subiti in combattimento). L’avanzare di livello, invece, influisce sui Punti Vita e i Punti Fegato, i quali funzionano come una curiosa ‘barra del mana’ e possono essere utilizzati per due mosse segrete e per recuperare alcuni Punti Vita quando i nemici ci mandano al tappeto. Alcuni oggetti, come il caffè o le bevande energetiche, possono incrementare l’adrenalina del personaggio portandolo a uno stato di temporaneo fervore dove tutte le capacità di combattimento vengono galvanizzate, con combo altrimenti impossibili e reazioni disumane! Il sistema di controllo è molto semplice e richiama i più classici giochi dell’era 16-bit: due tasti sono adibiti ai colpi leggero e pesante, uno al salto e uno al blocco. Con un veloce tocco della leva analogica si può effettuare una corsa, utile per evitare alcuni ostacoli o attaccare i nemici in corsa. Quasi tutti gli oggetti e i nemici a terra possono essere raccolti e utilizzati come ulteriore fonte di danno, a volte con risultati inaspettati o incredibilmente comici. Di tanto in tanto, nascoste dietro delle comunissime porte, possono essere trovate alcune aree bonus chiamate ‘autostrade subspaziali’: si tratta di sentieri dritti, pieni di strani colori e veri e propri difetti grafici voluti, abitati da alcuni salvadanai volanti pronti per essere abbattuti in modo da poter raccogliere il loro prezioso contenuto. Tutti gli elementi di questo gioco, insomma, sembrano essere recuperati di peso da moltissimi titoli noti, dalle formule abusate e straviste… E’ incredibile, però, che tutto questo ben di Dio sia stato rielaborato talmente bene da non sentire minimamente il peso dei suoi anni. A volte le buone idee non sono nulla se non sono applicate con stile e “Scott Pilgrim” di stile ne ha da vendere!

Scott Pilgrim vs. The World: The Game

Sia lode al passato!

Ci sono dei motivi molto particolari per i quali è facile innamorarsi di “Scott Pilgrim Vs. The World – The Game”: non solo il titolo offre un gameplay immediato e un divertimento di grandissima qualità ma ogni suo sprite, ogni suo pixel sono una lode al passato dei videogiochi, il quale viene preso, reinterpretato, citato in modo grato e geniale. Giocando a tutti i sette livelli del gioco, osservando tutti i nemici, tutti gli oggetti, tutti i nomi sparsi in giro non è difficile notare alcune favolose riproposizioni: oltre al già nominato “River City Ransom”, del quale recupera la struttura portante, si possono trovare citazioni da serie come “Street Fighter”, “MegaMan”, “Final Fantasy”, “Guitar Hero” e “Monkey Island”. Sulla stessa linea si muovono i nomi delle varie band composte dai personaggi del gioco: Scott fa parte, per esempio, dei “Sex Bob-omb”, tributo alle bob-ombe nate nel mondo di Super Mario, mentre uno degli ex di Ramona è il bassista dei “The Clash at the Demonhead”, doppio tributo alla band “The Clash” e al titolo per NES “Clash at the Demonhead”. La mappa e la schermata di selezione del personaggio sono un quasi sfrontato omaggio a “Super Mario World” e “Super Mario Bros. 2”, inserendo tondi gialli per i livelli, tubi per le strade e una bella tenda rossa sulle teste dei quattro ragazzi. Tutti coloro che sono cresciuti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, epoca piena di storici successi video ludici, troveranno in tutte queste citazioni un commovente ricordo di quel fenomenale passato. Lo stile grafico, che mesce perfettamente gli stili 8-bit e 16-bit, e la grandiosa colonna sonora, composta in toto dal gruppo chiptune punk newyorkese degli Anamanaguchi, non fanno che incrementare questa dose di nostalgia, portando a una sorta di overdose, un sovraccarico emozionale che non può che far scendere una lacrima a chiunque, semplicemente, abbia un cuore. Un cuore per emozionarsi di fronte a un passato che, di morire, non ne vuole proprio sapere.

Scott Pilgrim vs. The World: The Game

Mancanze-specchio

Per quanto si tratti di un prodotto pieno di stile, purtroppo questo “Scott Pilgrim” pecca su due fronti fondamentali; il primo riguarda una cerca imprecisione del sistema di controllo: risulta molto complesso, a volte, il semplice posizionarsi di fronte a un nemico per colpirlo con precisione e, molto spesso, raccogliere gli oggetti si rivelerà una vera tortura in quanto non si capisce mai al meglio dove posizionarsi per poter raccattare bidoni, cartelli, spade e quant’altro. Normalmente basterebbe avvicinare lo sprite del personaggio alla parte prensile dell’oggetto ma non in questo caso: qui ogni oggetto ha il suo punto di presa, scelto arbitrariamente, e ciò rende alcune azioni veloci inutilmente difficili da portare a termine. Il secondo problema riguarda la completa assenza del multiplayer online, relegando l’esperienza del multigiocatore a un massimo di quattro amici in una partita locale: se si pensa ad altri titoli simili (come per esempio il notissimo “Castle Crashers”) la domanda sorge spontanea… Perché non è stata inserita nessuna modalità online? L’unica interazione con il servizio Live si ha con le Leaderboard, grazie alle quali si possono confrontare i punteggi e le prestazioni, ma è comunque poca cosa… In ogni caso si tratta di due mancanze molto particolari, che i giocatori digeriranno in maniera differente: il giocatore attaccato al passato del videogioco e in esso cresciuto sentirà di più il peso dei controlli poco precisi e decisamente meno quello dell’assenza del supporto online; il giocatore odierno, cresciuto nelle nuove generazioni di console, avrà meno problemi ad abituarsi ai controlli e troverà inaccettabile il solo multiplayer locale. Due mancanze-specchio che si prestano a molteplici interpretazioni ma che, nel complesso, finiscono per rendere meno accattivante un titolo che avrebbe, altrimenti, tutti i numeri per diventare un classico.

Scott Pilgrim vs. The World: The Game

Conclusione

Scott Pilgrim Vs. The World – The Game è un videogioco artistico che fa bene all’anima. Tante le citazioni, tanto è l’amore posto in ogni angolo, tanto il divertimento che può dispensare. Una vera e propria rappresentazione del concetto di gioco-arte, un’arte che si guarda alle spalle e non disdegna le sue origini ma le esalta, le rende attuali e le riempie di uno splendore nuovo e seducente. Non siamo di fronte al beat ’em up perfetto e alcuni potrebbero, addirittura, considerarlo anacronistico: ma se si guarda in faccia alla realtà non si può non riconoscere nell’ “eroe” Scott Pilgrim un frammento della vita adolescenziale di ognuno di noi, di ogni ragazzino in cerca della prima fidanzatina; di ogni, diciamolo pure, ‘sfigatello’ che ha sempre desiderato trovare un modo per risplendere di fronte a una società che spesso lo rigettava; e chi di noi non vorrebbe rivivere il proprio passato in maniera curiosa, inedita, esilarante?

CI PIACE
  • Meravigliosa crasi grafica tra 8-bit e 16-bit
  • E’ pieno di omaggi e citazioni capaci di far commuovere i giocatori di vecchia data
  • Colonna sonora incredibile targata ‘Anamanaguchi’
  • Esige di essere giocato e rigiocato…
NON CI PIACE
  • …nonostante la grave mancanza del supporto online
  • Il sistema di controllo, a volte, è stranamente impreciso
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