A quanto pare la magione del signore del male, il conte Dracula, ha sempre qualche avventura da offrire per chi ha il coraggio di addentrarsi al suo interno. Nel corso dei secoli tantissime famiglie si sono succedute nella lotta contro il malvagio vampiro… Prima i Belmont, poi i Morris fino ad arrivare al prode figlio di Dracula stesso, Alucard, deciso a fermare il padre e il suo piano di devastazione. Dopo vent’anni di successi e qualche sporadica ombra, la serie “Castlevania” sta per trovare una nuova luce sulle console di nuova generazione grazie al capitolo “Lords Of Shadow” ma, prima ancora e in maniera del tutto inaspettata, all’E3 di Los Angeles ha fatto la sua comparsa una pagina di storia molto curiosa: “Castlevania: Harmony Of Despair”. Grafica bidimensionale, livelli imponenti, tanti mostri da eliminare e, con il massimo stupore di tutti, una modalità multiplayer online capace di supportare fino a sei giocatori contemporaneamente: quest’ultima caratteristica costituisce una svolta brutale, del tutto imprevista all’interno della serie stessa, da sempre improntata all’azione singola. Ma questa formula può funzionare anche nei temibili palazzi governati dal vampiro più potente della storia? Scopriamolo insieme, in questo terzo titolo della “Summer of Arcade” di Xbox 360!

Cinque vecchie conoscenze

In “Castlevania: Harmony Of Despair” avremo a disposizione ben cinque personaggi da selezionare, tutti tratti dalle avventure gotiche ispirate alle esplorazioni stile ‘Metroid’ e da molti chiamate, per questo, ‘Metroid-vania’: Alucard, il figlio di Dracula, tratto dall’acclamatissimo “Symphony Of The Night” per Playstation (disponibile e consigliato su Xbox Live Arcade); Soma Cruz, reincarnazione di Dracula, direttamente da “Aria Of Sorrow” per GameBoy Advance e “Dawn Of Sorrow” per Nintendo DS; Johnathan Morris e Charlotte Aulin, da “Portrait Of Ruin” per Nintendo DS; Shanoa da “Order Of Ecclesia”, capitolo conclusivo della trilogia Nintendo DS. Ogni personaggio porta con sé le potenzialità che possedeva negli episodi di provenienza: Alucard è un esperto di magia nera, Soma può assorbire le anime dei suoni nemici, Charlotte e Shanoa controllano alcune magie di vario genere e Johnathan è esperto di armi fisiche e di combattimenti in corpo a corpo. Una volta selezionato uno di questi personaggi è possibile cominciare a giocare subito, affrontando uno alla volta i sei capitoli messi a disposizione dal gioco. Ogni capitolo ha, come impostazione obbligatoria, un timer di 30 minuti, che non si ferma nemmeno mettendo il gioco in pausa: entro questo lasso di tempo il giocatore deve attraversare il castello selezionato, eliminare i nemici e accumulare tutti i tesori fino al raggiungimento del boss finale; una volta eliminato il boss, il giocatore riceve un ultimo scrigno contenente un oggetto molto potente e viene rimandato al menù principale con un nuovo capitolo sbloccato e giocabile. L’impossibilità di fermare il tempo, inoltre, implica l’assenza di un menù di personalizzazione in-game a meno che non si faccia uso di alcuni libri magici sparsi all’interno dello scenario: grazie a questi tomi il giocatore potrà modificare il suo equipaggiamento durante la partita, il tutto senza fermare il tempo; questa scelta, quindi, richiede una certa rapidità di mani, occhi e mente. Il menù principale offre l’accesso a un utilissimo negozio all’interno del quale è possibile acquistare tutto l’equipaggiamento possibile e che non si è riusciti a recuperare all’interno dei livelli; proseguendo nel gioco si sbloccano sempre nuovi oggetti, nuove armi, armature, pozioni e tutto quello che può essere necessario ai nostri cinque avventurieri per portare a termine la loro missione e raggiungere Dracula sulla cima del suo imponente castello. Dopo i primi minuti di gioco, però, si nota una prima differenza relativa al gameplay rispetto ai quattro titoli dai quali provengono gli eroi: non esiste alcun sistema di level up; i personaggi rimarranno sempre identici e l’unico modo per potenziarli sarà, per l’appunto, acquistare o recuperare sempre nuove armi. La buona notizia è che questo processo è tutto meno che uno scherzo, vista la vastità degli scenari, l’incredibile quantità di oggetti presenti e la superba difficoltà di ogni singolo livello, assolutamente in linea con l’impietosa brutalità che da sempre caratterizza la serie Konami. I ritmi di gioco, inoltre, sono sempre alti grazie alla totale impossibilità di perdersi all’interno dei castelli: premendo l’analogico destro e muovendolo in giro, infatti, si potrà aumentare o diminuire lo zoom sulla mappa, facendo immediatamente luce sulla nostra attuale posizione e schiarendoci le idee sui nostri obiettivi; è una scelta curiosa ma incredibilmente più efficace della normalissima mappa a quadratini evidenziati tipica degli ultimi “Castlevania”.

Chi l’avrebbe mai detto?

La modalità a giocatore singolo è capace di offrire diverse ore di divertimento a chi è sufficientemente coraggioso da affrontarla, pieno di perplessità di fronte alla scelta di Konami di puntare su una, decisamente inusitata, modalità multigiocatore. Modalità che, con lo stupore di molti, funziona alla perfezione! Una volta collegati a Xbox Live sarà possibile scegliere due tipi di partita: “Cooperativa” o “Sopravvivenza”. La prima modalità, quella più affollata, prevede la formazione di una squadra composta da un numero di giocatori variabile da 2 a 6 (a discrezione del creatore della sala d’attesa) i quali dovranno, tutti uniti, sfidare le insidie di uno dei sei capitoli del gioco scegliendo un livello di difficoltà tra il Normale, già abbastanza complesso, e il Difficile, dove la morte è davvero dietro a ogni angolo. Grazie alle forze combinate dei vari eroi (che per l’occasione sono stati resi disponibili ciascuno in otto colorazioni diverse in modo tale che ogni giocatore possa scegliere, volendo, lo stesso identico avventuriero) i giocatori dovranno superare tutte le insidie del livello, aiutandosi a vicenda nell’attivare o disattivare leve, ascensori, trappole e similari. Movimenti che richiedono, a volte, l’azione simultanea di due o più personaggi. Lo stesso spirito collaborativo si riscopre nel ritrovamento degli oggetti: quando un giocatore apre uno scrigno sarà conferito un presente a tutti i personaggi in gioco rimasti vivi, in modo tale che tutti possano avere la possibilità di modificare i propri personaggi grazie alla partita in corso o seppure in una situazione di esperienza inferiore o chiaro svantaggio. Lo stesso discorso vale per le varie abilità: quando un giocatore farà fuori un nemico, per esempio, tutti i Soma della mappa potranno comunque acquisirne l’anima e con essa otterranno un nuovo mezzo per sconfiggere il male. La modalità “Sopravvivenza”, la quale attrae decisamente meno utenti della rete, consiste in una lotta tra i vari giocatori verso la migliore performance della squadra. Meno utile per migliorarsi ma non meno intrigante. Una simpatica aggiunta risiede nel poter continuare a giocare anche dopo la morte: se il nostro personaggio perderà tutti i suoi punti vita (e fidatevi, succederà) verremo trasformati in uno scheletro con tanto di aureola e potremo continuare a giocare lanciando ossa, nella speranza che uno dei nostri compagni raccolga una pozione chiamata “Acqua della vita” e sia così gentile da utilizzarla per farci tornare al nostro aspetto umano.

Una compagnia che adombra

Dove stanno quindi i problemi? Sembra tutto così perfetto! In realtà la modalità Multigiocatore fa scattare quella che è la peggiore impressione sull’intero titolo. La completa inutilità, a lungo andare, della modalità in Singolo. Il perché è presto detto: le due modalità sono assolutamente identiche. Il giocatore quindi si trova di fronte a due vie: una piena di dolore e di sforzi, dove l’eroe intraprende da solo il viaggio nel castello contro dei nemici che sono forti esattamente alla stessa maniera di quelli che si affrontano in sei, o una via facile dove è più semplice recuperare gli oggetti, divertirsi, esplorare e diventare più forti. E’ chiaro che, dovendo scegliere, si opterà per giocare più spesso in compagnia piuttosto che affrontare delle missioni suicide da soli: un po’ di differenza fra le due modalità, quindi, non avrebbe minimamente guastato. Oltretutto, “Castlevania” è una serie che nasce per il giocatore solitario e solo per esso si è sviluppata nel corso di questi anni: è strano, quasi frustrante il fatto che Konami abbia voltato le spalle alle sue radici in maniera così violenta, quasi sciocca.

Statica evoluzione

Le atmosfere affascinanti e spettrali dei vari capitoli di questo “Harmony Of Despair” si distribuiscono in maniera curiosa e inusuale: se bisogna essere sinceri, giocando a questo titolo ritroveremo in tutta la loro “antica magnificenza” tutti gli sprite tratti di pari passo dai loro giochi d’origine. Un bidimensionale a tratti poco maestoso che si lascia, però, coccolare da un nutrito numero di effetti speciali convertiti in alta definizione, una vera gioia per occhi e cuore. La colonna sonora, alla stessa maniera, trae ispirazione dal metal-gotico tipico della serie e degli episodi per Nintendo DS, con tracce re-arrangiate in alta qualità e ritmi incalzanti che mantengono vive l’attenzione e l’adrenalina. Il sistema di controllo, al contrario, soffre di lievissimi e spesso impercettibili ritardi e imprecisioni che fanno storcere il naso, a dirla tutta, solo al giocatore più navigato, a colui/colei che ha divorato la serie e l’ha amata fino allo stremo negli anni precedenti. E’ per questo che si può parlare di una ‘statica evoluzione’: questo ossimoro è il modo più lampante per descrivere l’aspetto e la presentazione di questo “Castlevania”, un insieme ghiotto e ammuffito di novità e vecchiume, affascinante sì ma solo per i meno esigenti o per chi non ha mai avuto modo di esplorare i castelli di Dracula prima di questa occasione.

Conclusione

“Castlevania: Harmony Of Despair” è un titolo davvero complesso da vivere: ogni angolo offre sempre una sorpresa e, nonostante i pochi livelli disponibili, non si sente mai davvero il peso della ripetitività, grazie soprattutto all’incredibile inventario che il giocatore può, mano a mano, costruirsi. Tuttavia, qualcosa non quadra: chi ha vissuto per anni le gesta della famiglia Belmont e di tutti i loro successori più o meno diretti non potrà fare a meno di notare come questo meraviglioso titolo possegga, in realtà, diverse pecche, meravigliosamente celate, che lo rendono meno affascinante di quanto in realtà meriti. E’ un titolo da giocare con limpido interesse e la mente aperta ad un tipo di esperienza allo stesso tempo simile e diversa da quella offerta dai precedenti “Castlevania”: se i giocatori più esperti non sono pronti a questo allora non potranno goderne mai appieno e vista la sua immensa qualità si tratterebbe, di certo, di un grandissimo peccato.

CI PIACE

Cinque personaggi, ognuno con le sue abilità peculiari
\nL?inventario di oggetti e armi non è vasto? E? praticamente infinito!
\nLa modalità Multigiocatore è divertente e molto bilanciata…

NON CI PIACE

…ma ha il difetto di surclassare la modalità in Singolo con troppa violenza
\nA volte cerca di mostrare, mentendo, un?evoluzione che, in realtà, non c?è

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