Che il mercato dei videogame sia saturo in praticamente qualsiasi settore, è cosa tristemente nota. E’ pensiero diffuso che “la colpa” sia degli artisti giapponesi, non in grado di ripetere i loro capolavori degli ultimi due decenni ed adagiatisi da tempo producendo titoli troppo uguali ai precedessori. C’è sicuramente un fondo di verità in tutto questo, basti pensare a Devil May Cry 4 e Resident Evil 5 : di certo buoni titoli ma che non reggono il confronto con la storia delle rispettive saghe. Stesso discorso può essere fatto, con i dovuti distinguo, anche per il più acclamato dei giochi di ruolo, Final Fantasy, il cui tredicesimo capitolo ha deluso la maggior parte degli affezionati, ma non per questioni qualitative ma per un eccessivo distacco dai canoni tradizionali dei J-RPG, nel tentativo di rendere il gioco più appetibile agli utenti occidentali. Generalizzare, però, dicendo che i prodotti nipponici di questa generazione siano stati scadenti o addirittura fallimentari risulta alquanto esagerato; anche nei periodi più bui troviamo dei gioielli che brillano di luce propria. Tra i gioielli di questo strano periodo di transizione, vorrebbe rientrare Nier , prodotto da Square Enix e sviluppato dagli esperti ragazzi di Cavia , nell’ambizioso tentativo di rivoluzionare i canoni del gioco di ruolo.

Tra 1000 anni torneremo nel passato

Il gioco inizia sotto la neve, in un contesto storico definibile “contemporaneo”, sotto forma di curioso tutorial, dove comunque si iniziano a vedere le particolarità della storia. Nier , cui poi potremo cambiare il nome a inizio del gioco, è il protagonista. Si tratta di un uomo maturo, nettamente in contrasto con il tipico eroe dei giochi di ruolo, che ha come obiettivo quello di trovare una cura per la malattia della figlia, Yonah . Il gioco inizierà però circa 1300 anni dopo, in un futuro che ha l’aspetto di un fantasy medievale, segno che la società a noi contemporanea è andata in rovina. In questo contesto, se non originale quantomeno insolito, dovremo cercare un rimedio per Yonah, divorata da un male oscuro, connesso alle Shades, le ombre malvagie che affronteremo per tutto il gioco. Il nostro alter-ego farà amicizia con un grimorio parlante, Grimoire Weiss , che lo aiuterà nel corso dell’avventura tramite l’utilizzo di alcuni poteri magici e che ci riserverà alcune battute divertenti.

Un gameplay… medievale

Oltre che sul fronte narrativo, Nier cerca di uscire dagli schemi anche dal punto di vista del gameplay, proponendo una fusione tra azione e GDR. La ricerca della contaminazione tra generi, in realtà, non è una cosa esattamente nuova e, a essere sinceri, in Nier si rivela l’aspetto forse più deludente. Il mix tra adventure e gioco di ruolo finisce per rivelare molto presto la sua natura di action, forse anche più tradizionale di quanto sembri. Nonostante le molte sub quest tipiche dei giochi di ruolo, anche piuttosto varie, l’ossatura portante resta quella tipica di moltissimi hack and slash in 3D. Nel caso della versione Xbox 360 da noi analizzata , il tasto X sarà deputato ai colpi con la spada, mentre il grilletto destro e sinistro saranno utilizzati rispettivamente per la schivata e la parata. I tasti LB e RB verranno impiegati per le magie di Grimoire Weiss, infine il tasto A il salto e B per interagire con le persone o con gli oggetti. Il sistema di controllo risulta sin dalle prime battute piuttosto semplice, se non addirittura semplicistico. Una volta recuperato il nostro fido “libro aiutante” la varietà aumenterà negli scontri con i boss o contro le orde di mostri ombra, ma siamo comunque sotto il livello di guardia. Presto il gameplay risulterà monocorde e piuttosto ripetitivo. I pochi elementi RPG sono riscontrabili nella possibilità di potenziare le armi, portando ai fabbri il metallo richiesto e, come detto, nella vasta scelta di sub quest sparse per i villaggi. La crescita del personaggio è praticamente inesistente, a rafforzare la sensazione che ci si trovi di fronte a un gioco più action che di ruolo. Il sistema d’inquadratura varierà in alcune situazioni particolari, come quando saremo dentro alcune abitazioni o altri edifici, assumendo una prospettiva bidimensionale, il cui scopo è quello di riportare alla mente alcuni vecchi GDR classici. Per lo stesso motivo, durante alcuni combattimenti l’inquadratura sarà dall’alto, quasi a ricordare i primi giochi di ruolo ad 8 bit, per esempio il primo Zelda per NES. Se nel primo caso la scelta si rivela azzeccata e intelligente, nel secondo ci troviamo di fronte a qualcosa di irrazionale e quasi schizofrenico, che andrà semplicemente a renderci la vita più difficile. Tirando le somme, il gameplay di Nier si è dimostrato insufficiente, sia per colpa dell’assenza di molte costanti fondamentali per un GDR e sia per l’inaspettata povertà del sistema di combattimento.

La realizzazione tecnica (e artistica)

Nonostante qualche cut-scene piuttosto azzeccata e un tentativo di caratterizzare i personaggi fuori dall’ordinario, Nier non stupisce in alcun modo dal punto di vista grafico: scenari poco dettagliati, con poca libertà di esplorazione (spesso incontreremo anche i famigerati “muri invisibili”, soprattutto in presenza di corsi d’acqua) e nessun tipo di interazione con l’ambiente. Nemmeno i mostri godono di particolare cura, peraltro saranno quasi tutti uguali o comunque a tema delle ombre con codice attorno. Le animazioni sono molto povere di frame, rendendo meccanico e innaturale l’incedere di Nier. Artisticamente ci troviamo a qualcosa di inusuale ma non per questo propriamente riuscito. I personaggi secondari risultano piuttosto interessanti, ma il nostro protagonista non riesce a emergere in alcun modo. L’idea che l’eroe sia in realtà un “anti-eroe”, per quanto apprezzabile, resta incompiuta e la mancanza di profondità nello sviluppo della stessa rappresenta un limite. I nemici, del resto, non godono di una realizzazione artistica migliore, salvo alcuni boss. Sul versante sonoro troviamo un buon doppiaggio inglese e un accompagnamento musicale ben composto e caratterizzato. Su questo versante non possiamo fare a meno di far notare il numero esiguo di tracce, che spesso tenderanno a ripetersi anche per mezz’ora e questo non aiuterà ad aumentare il ritmo di gioco. I campionamenti sonori risultano, anche loro, troppo pochi, basti pensare che se colpiremo con la nostra spada una tavola di legno, un muro o una roccia sentiremo lo stesso, innaturale, suono metallico.

Il ritmo, questo sconosciuto

La lentezza generale, così ostentata da essere molto probabilmente una scelta stilistica, è una vera e propria spada di Damocle sul titolo di Cavia. La progressione della narrazione, compassata come non si vedeva da tempo, unita a un gameplay molto lento che mostra molto presto i suoi limiti, oltre ad un accompagnamento musicale bello ma monotono ed una tutt’altro che esaltante gestione della crescita de personaggio, fanno di Nier un titolo addirittura soporifero, rischiando nel peggiore dei casi di innervosire il giocatore. Il coraggio di andare fuori dai canoni moderni, fa di Nier un titolo che mette assieme idee interessanti, per certi versi anche geniali, e altre decisamente da dimenticare, rischiando di vanificare quanto di buono fatto.

Longevità e localizzazione (inesistente)

L’avventura complessiva si attesta oltre le quindici ore di gioco, molte di più se si intende completare tutte le sub quest presenti. Semplicemente ingiustificabile il fatto che il distributore non abbia localizzato il gioco nella nostra lingua, impedendo in sostanza a chi non conosce bene l’inglese di giocarci. I molti dialoghi e l’ironia presente sono tra i migliori aspetti di Nier e, se la mancanza dei sottotitoli rende la comprensione della storia “solo” per chi l’inglese lo conosce, risulta pressoché impossibile per gli altri.

Conclusioni

Nonostante più di una magagna nel gameplay e nell’aspetto tecnico, la lentezza nella narrazione, alcune scelte stilistiche fini a sé stesse, l’assenza di un qualsiasi tipo di localizzazione in italiano, Nier riuscirà certamente a crearsi una schiera di estimatori. Il fascino della storia e di alcuni personaggi, suggellata da alcuni intuizioni intelligenti, potranno far chiudere un occhio sui limiti della giocabilità e della grafica. Un titolo controverso e ambizioso, riuscito solo per metà. Non tutto è da buttar via, ma di certo non si tratta di un prodotto consigliabile a tutti i giocatori.

CI PIACE

Trama e dialoghi interessanti
\nBuona longevità
\nMusiche ottime…

NON CI PIACE

? ma ripetitive e alla lunga snervanti
\nGiocabilità monotona e superficiale
\nRitmi narrativi bassissimi
\nGraficamente insufficiente
\nInteramente in inglese

6Cyberludus.com
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