Videogiocando 2010

Resoconto di Mikhail “Mik64” Vadalà

Dopo un anno di assenza, impiegato nella riorganizzazione e ampliamento della manifestazione, torna a Reggio Emilia “Videogiocando”, importante evento che mira a unire il videogioco, inteso sia come mero intrattenimento sia come videogioco-pensiero, quindi la cultura del Videogioco e le sue implicazioni culturali. Un progetto molto ambizioso che, rispetto alla sua seconda apparizione nel 2008, si presenta praticamente raddoppiato. Le postazioni sono passate da 25 a 45, offrendo la possibilità di provare con mano la maggior parte delle console uscite fino ad oggi e proponendo un parco titoli di circa 600 giochi disponibili. Dall’Atari 2600 al Colecovision, passando per il Neo Geo e lo sfortunato Sega Saturn, senza tralasciare il Virtual Boy di Nintendo e il PC Engine. I giocatori hanno avuto modo di provare anche glorie più recenti, o quantomeno più reperibili, come Sega Dreamcast, Nintendo 64, Nintendo GameCube e le popolarissime Playstation e Playstation 2. E’ quasi impossibile elencare tutte le piattaforme disponibili, che hanno reso quest’edizione di “Videogiocando” una vera e propria chicca da non perdere. Lo staff ha, inoltre, organizzato elettrizzanti tornei con franchise molto noti sia al grande pubblico che ai vecchi giocatori hardcore, ovvero “Super Smash Bros. Melee”, “Street Fighter 2” e “Sega Rally Championship”, mettendo in palio numerosi premi. Davvero tantissime cose da vedere e giocare, come i bellissimi cabinati M.A.M.E. con all’interno un’incredibile quantità di titoli arcade usciti tra gli anni 80 e 90. Insomma, era davvero difficile scegliere cosa giocare per primo! Tanto era l’entusiasmo di riscoprire i propri cult del passato o di giocare quello che, per un motivo o per un altro, non avevamo mai avuto modo di giocare. Non meno importanti gli interessanti interventi dei relatori, che hanno messo in luce alcuni aspetti semantici e culturali del Videogioco: nel pomeriggio di sabato hanno avuto modo di intervenire in merito Gabriele Ferri, insistendo sull’applicazione politica del videogioco, il nostro Alessandro Perlini, con un intervento sulla fiaba videoludica, Lucio Campani, uno degli organizzatori, esperto di estetica, e il presidente di AIOMI, Marco Accordi Rickards, che si è soffermato sulla critica del videogioco ai nostri giorni.

Tra i giochi che più hanno colpito il sottoscritto non possono non essere citati due titoli per Neo Geo, “Super Sidekicks 2” e “Windjammers” . La bellezza degli sprites, definiti e brillanti, e una giocabilità arcade e immediata fanno di “Super Sidekicks” una delle serie più amate tra quelle da bar, ed è inutile dire che la fila per “imbracciare” i due controller Arcade Stick di Neo Geo era sempre piuttosto lunga! Per gli stessi motivi anche “Windjammers” merita una citazione, mostrando un gameplay frenetico e fracassone che rende indimenticabile ogni sfida. Menzione d’onore per il mitico shoot ’em’up per Sega Saturn “Battle Garegga “, gigantesco esercizio di stile dalla difficoltà neurale, epico in cooperativa.

Resoconto di Alessandro “Dottogekuri” Cilio

In occasione della nuova edizione del “Videogiocando”, lo staff di Cyberludus si è radunato per partire alla volta dell’Officina delle Arti di Reggio Emilia, luogo in cui si è tenuto l’evento. L’idea della manifestazione nasce dal desiderio degli organizzatori di “fornire una prospettiva completa sull’evoluzione del fenomeno, che possa mettere in luce gli elementi che gli hanno permesso di proiettarsi a pieno titolo nel panorama della pop culture del nuovo millennio, utilizzando gli strumenti analitici delle scienze sociali (sociologia e antropologia ad esempio) sino ad avvalersi della pedagogia e della semiotica”. Ad occuparsi di queste interessanti tematiche hanno preso parte insegnanti universitari, giornalisti specializzati ed esperti del settore tra cui il nostro Alessandro “Il Notturno” Perlini. Gli eventi dedicati al videogioco in Italia sono nettamente in crescita, una constatazione che non dispiace affatto a noi videogiocatori sempre in cerca di nuovi stimoli. Il fascino nascosto che possiedono i retrogames, però, sembra non svanire mai. Mossi da questa voglia di fare un tuffo nel passato, abbiamo deciso di partire (alcuni di noi da molto molto lontano) per recarci a questo “Videogiocando 2010”. L’atmosfera che si respira una volta di fronte al gigantesco fantasmino di Pac-Man pixel perfect costruito con scatole di cartone è indescrivibile. L’opera dal vivo fa tutto un altro effetto e possiede una forza tale da far risvegliare in noi i ricordi indelebili di quel fenomeno dirompente che ha lasciato una grossa impronta nella nostra adolescenza: i videogiochi. Le ampie sale dell’Officina delle Arti sono articolate in un’area free-play che ripercorre grossomodo la storia delle console casalinghe dalle origini sino ai giorni nostri. Le postazioni di gioco presenti sono 45, un numero spaventosamente grande ai nostri occhi da farci quasi perdere la bussola, come se fossimo dei bambini che di colpo si trovano nel paese dei balocchi. Alla vista di un NES (Nintendo Entertainment System) con la cartuccia di “Super Mario Bros.” inserita, non possiamo lasciare da parte i sentimentalismi, e ci facciamo prendere dalla voglia di finirlo per l’ennesima volta. Lasciando da parte le sfide “redazionali” a “Mario Kart 64” su Nintendo 64 e la prova di altri titoli sulle console più conosciute e blasonate presenti come Sega MegaDrive, PSX, Xbox e GameCube, i nostri occhi sono stati attirati da macchine più “primitive” come PC Engine o Virtual Boy, esperimento 3D di Nintendo che si rivelò un tremendo insuccesso, e da pezzi pregiati come gli storici Atari 2600 e Intellivision, due capisaldi dell’intrattenimento dei primi anni 80. Nonostante ci trovassimo spesso di fronte a giochi con una grafica elementare, siamo rimasti comunque rapiti dal gameplay semplice ed immediato di tutti i titoli provati. A mostrarci quanto possa essere forte questo fenomeno ci hanno pensato dapprima il Neo Geo con “Super Sidekicks 2”, titolo calcistico carico di spensierato divertimento che ci ha fatto dimenticare in un attimo i giorni precedenti passati a giocare a “FIFA 10”, e per ultimo un cabinato arcade realizzato artigianalmente contente il M.A.M.E. (Multiple Arcade Machine Emulator), un emulatore dei titoli da sala che sicuramente tutti noi abbiamo provato almeno una volta.

Se consideriamo che poco meno di due ore del Videogiocando sono trascorse provando i titoli arcade del minicabinato del M.A.M.E., non si può fare a meno di citarlo come rivelazione personale dell’evento. Il vero divertimento di quella piccola macchina risiedeva nel clima autentico che riesce a creare una volta avviati i giochi, riuscendo a farci sentire all’interno di una sala giochi degli anni 80-90. Tra i tanti titoli che molti di voi ricorderanno ho avuto modo di provare “Toki”, “Street Fighter II”, “Metal Slug”, “Golden Axe” e gli intramontabili shoot ’em up “1942” e “1943” provati nel cabinato verticale. Distogliendo l’attenzione dal cabinato abbiamo notato a fine serata un Jaguar di Atari che ci ha colpito per il titolo al suo interno, “Super Burnout” , un gioco che ricalcando lo stile di “Super Hang-On” possedeva una sensazione di scorrimento e velocità pazzeschi per l’epoca. Non è stato facile abbandonare la manifestazione per tornare alla realtà di tutti i giorni, ma abbiamo conservato con noi quello spirito. Intanto, la progettazione di un cabinato che diventi parte integrante della nostra casa è appena iniziata…

Resoconto di Domenico “Nico_89” Rodà

In compagnia di quattro valorosi eroi ho intrapreso un viaggio a ritroso nel tempo, conscio che di questa esperienza avrei fatto immenso tesoro. Una volta varcata la soglia dell’essenziale “Officina delle Arti”, sede di “Videogiocando 2010”, ho provato una gioia apparentemente inspiegabile. Ad accogliermi in piena luce un classico flipper anni ’80 ed un cabinato da shoot ’em ‘up giapponese. All’orizzonte, però, intravedevo già quel portale che mi avrebbe catapultato in una dimensione parallela. Cos’hanno visto i miei occhi faccio ancor fatica a metabolizzare: dentro questa dimensione parallela, una sala, costellata di postazioni in legno, giunte direttamente dal regno di Albion, sfoggiava un numero indefinito di oggetti del piacere. L’Atari Jaguar! Il Virtual Boy! Il Neo Geo! “Oh mio Dio!” fu il primo pensiero che mi balenò per la mente, seguito da un sarcastico “Non è possibile!”. Io, per la prima volta in tutta la mia vita, mi apprestavo a saggiare con mano la magia delle più rare console della storia videoludica. Canalizzate in un unico flusso catartico, le retro-postazioni erano disposte con una certa cura e, a regnare sulla già di per sé sognante atmosfera, le melodie dei più grandi classici: “Super Mario Bros.”, “Sonic The Hedgehog”, “Shinobi”, “Street Fighter II” e chi più ne ha più ne metta. Come se non bastasse, un videoproiettore proponeva sulla parete i folli combattimenti del sempreverde “Super Smash Bros. Melee”, con tanto di nostalgico torneo all’insegna della buona vecchia Nintendo Difference. Insomma, privo di ogni cognizione spazio-temporale, le ore mattutine volgevano rapidamente lo sguardo a quelle pomeridiane; quasi svegliato da un sogno tanto persuasivo quanto offuscato, una voce narrante mi ricorda che il mondo reale è là fuori che aspetta; varcato nuovamente il portale, assieme ai miei quattro compagni ci rechiamo presso la sala conferenze, ancora frastornati dal malvoluto risveglio. Ritrovarsi con altrettanti appassionati e seduti l’uno accanto all’altro all’interno di un’unica stanza non può che rafforzare la magia dell’evento. Capire il reale valore dei videogiochi è un compito più difficile di quanto si pensi: laddove si parli di significato e significante, di intrecci narrativi ed eroi e persino di estetica, inevitabilmente entrano in gioco le forme d’arte più variegate. Il Videogioco è una forma d’arte, tra le poche in grado di rendere pienamente partecipe l’osservatore, anche all’interno di una stanza completamente buia: cosa di fronte alla quale persino la Gioconda alzerebbe bandiera bianca. Grazie Videogiocando.

Ma grazie soprattutto per avermi fatto tornare, per qualche istante, un innocente bambino. Tra i numerosi retro-computer e le retro-console, conosciute e non, la mia mente si è fermata alla sola vista di una pietra miliare che porta il nome di Amiga. Da lì, la strenua ricerca ad una delle perle che, grazie ad Amiga, mi fece innamorare per la prima volta in assoluto del Videogioco: ” Toki “. Ricerca che si è conclusa con successo soffermandomi accanto a quello che si è poi rivelato un sublime vaso di pandora: un cabinato M.A.M.E. amatoriale. Grazie all’aiuto di un organizzatore, spulciando speranzoso l’elenco dei titoli, scorsi finalmente il “Mio” gioco. Era lì, che mi fissava, aspettando solo di essere avviato: START. Difficile spiegare cosa si prova in casi del genere, ma in quel momento, alla comparsa della schermata iniziale, realizzai perfettamente cos’era quella gioia inspiegabile che mi aveva sommerso all’inizio dell’avventura. L’idea del morboso e intimo rapporto tra me e il Videogioco si era appena concretizzata. Un uomo, trasformato in scimmia, mi stava ricordando cosa significa giocare per divertirsi… Per sognare. Per un attimo ero libero da pensieri, mi libravo in aria saltando su geyser acquatici, mi arrampicavo sulle liane di una parete rocciosa e sprigionavo palle infuocate dalla bocca. E ora, una piccola goccia di mare salato mi ammorbidisce il viso al solo pensiero.

Resoconto di Danilo “IlDake” Recchia

Reggio Emilia, Officina delle Arti, 6 – 7 marzo 2010, il “Videogiocando” riapre al pubblico con nuove sorprese e un programma più articolato e corposo della precedente edizione. Lo staff di Cyberludus, il sottoscritto compreso, si è avventurato in un sogno ad occhi aperti, a metà tra il mistico e lo psichedelico (per alcuni di noi), non appena varcata l’entrata della sala principale. Il primo impatto è stato disorientante, metaforizzando non credo di sbagliare dicendo che eravamo come delle api in un campo fiorito e profumato. E come api che si spostano da fiore in fiore seguendo le scie di polline disperse nell’aria, noi dall’apertura alla chiusura della prima giornata, vagavamo da una postazione all’altra senza alcun criterio logico trovando orientamento nelle nostre inconsce e segrete memorie. Il proverbiale “tuffo nel passato”, una commistione di rimpianti malinconici e gioia innata per il solo gusto di essere presenti ed esserci arrivati con dell’esperienza alle spalle. Il piacere di riconoscere quelle piattaforme o quei videogiochi accantonati nella memoria, visti solo in foto o in video, discussi e mai provati. Il “Videogiocando” è stata un’esperienza per tutti, giocatori incalliti di vecchia data e bambini di un’altra generazione. Ogni console ha divertito e intrattenuto a prescindere dal numero di tasti del pad, della sua capacità di computazione, dalla sua complessità hardware e dalla sua età. Possiamo anche fare dei nomi delle console presenti ma l’immagine che ne verrebbe fuori non sarebbe completa, inevitabilmente andrebbero citate l’Atari VCS 2600, Atari Jaguar, Commodore 64, Nintendo NES, SNES, Nintendo 64, GameCube, Virtual Boy, PC Engine, MSX, SEGA Master System, Megadrive, Saturn, Dreamcast, Sony PlayStation, Xbox, NeoGeo, M.A.M.E. e perfino la rarissima FM Towns Marty. A colpo d’occhio la sala offriva un excursus della storia videoludica e a completare il clima di appartenenza a quel luogo è stato del sano spirito di competizione con l’organizzazione di più tornei tra cui quello di “Super Smash Bros. Melee” (a cui tutta la redazione ha partecipato e in cui il sottoscritto ha conseguito una schiacciante vittoria), “Street Fighter II” (dove il carissimo collega Alessandro “Il Notturno” Perlini ha conquistato un sonoro terzo posto), SEGA Rally Championship e un torneo – Otaku Style -.

La prima giornata del Videogiocando ha dedicato grande attenzione anche all’aspetto teorico del videogioco organizzando una conferenza intitolata “Videogioco e cultura. Problemi, tematiche, suggestioni” a cui hanno avuto il piacere di partecipare il nostro Alessandro Perlini, Marco Accordi Rickards di AIOMI, Lucio Campani e Gabriele Ferri. Tema ampiamente trattato è stato quello della semiotica applicata ai videogame, insieme ad estetica e critica videoludica. Ognuno dei quattro relatori ha esposto il suo studio su come e quanto un gioco elettronico è in grado di provocare delle reazioni condizionate nel giocatore affinché inizi una lunga catena di azioni consecutive e spontanee meglio identificabili con la parola “giocare”, ovviamente legate al contesto degli studi stessi. Le presentazioni hanno approfondito questioni diverse mantenendo un elevato livello di preparazione in materia videogame, evidenziando più volte l’alto livello di preparazione che è necessario disporre affinché si riesca a trattare da un punto di vista più analitico e teorico il videogioco in tutte le sue parti, scomposto e ricomposto più volte al fine di comprenderlo e magari di amarlo maggiormente. Marco Accordi Rickards è intervenuto ricordando il ruolo di AIOMI come associazione per la tutela delle opere multimediali interattive e la serie di iniziative sempre crescenti che avranno luogo in Italia nel prossimo futuro a partire da questo 2010. Un breve dibattito sul giornalismo videoludico e il suo importante ruolo chiave nel lungo processo di formazione e riconoscimento di un’idea collettiva e veritiera di quello che è un'”opera multimediale” ha chiuso la conferenza e ricondotto tutti, più acculturati di prima, verso la grande sala del passato. E così siam tornati ad impollinare le postazioni, portando sorrisi e battute di scherno da un punto all’altro della sala, da soli, in coppia, in gruppo, poco importava eravamo tutti lì, appassionati e contenti con tanto da fare e poco da perdere, ricchi di compagnia e videogiochi immortali nel tempo…

Resoconto di Alessandro “Il Notturno” Perlini

Voglio volontariamente prendere voce per ultimo, questa volta. La presenza di qualcuno lì a sostenermi, lo sforzo combinato di amici di sempre e di una redazione che ha fatto uno sforzo enorme per essere lì: tutto questo mi fa sentire tanto, tanto umile, e in questa condizione decido che la mia parola vada dopo tutte le altre. Quest’anno il mio Videogiocando è stato molto diverso: non si trattava più di andare lì solo per un articolo, per giocare e vincere tornei o per conoscere qualche “star” del nostro ambito lavorativo. Quest’ano ero uno dei quattro protagonisti della conferenza “Videogioco e cultura”, chiamato come rappresentante della semiotica di fronte a una platea evidentemente desiderosa di conoscenza. L’ansia era palpabile. Ma l’atmosfera che i presenti, organizzatori su tutti, hanno contribuito ha creare, mi ha dato la forza di parlare senza intoppi per mezz’ora, di rispondere alle domande e di agganciarmi ad un intervento di Marco Accordi Rickards per esprimere un mio personale parere sulla critica videoludica, portando un esempio tratto dal mio lavoro – la recensione di Wii Music. Il vedere tutti quei volti felici davanti agli schermi, i miei amici ritornare piccoli e riappropriarsi di tutte le abilità necessarie anche solo per un semplice Hadouken… La mia gioia era palpabile, io potevo toccarla con mano, andarsene è stato veramente difficile. Ringrazio di cuore chi mi ha invitato, Lucio e Ilic, ai quali faccio i complimenti per il grandissimo lavoro di organizzazione, ancora una volta. Ringrazio Marco, Nicola, Federico e lo staff tutto di Gamescollection, incarnazione di una passione che a loro invidio davvero molto. Ringrazio il mio mentore semiotico Gabriele Ferri, insolito compagno di battaglia nella difesa dei nostri studi, e ringrazio anche Metalmark per la chiacchierata post-conferenza. Ma soprattutto ringrazio il buon Fabio, Fantic, Mik, Ale, Nico, Dake e l’altro Ale, forse l’ospite più coraggioso di tutti perchè gettatosi in questo mondo solo per puro rischio personale! Senza tutto questo anche la migliore delle esperienze perderebbe di mordente e tutto quel ben di Dio diminuirebbe sensibilmente di valore! Tutto questo rende “Videogiocando” un evento obbligato: ami il videogioco? Bene, dimostralo e regalati una giornata da non dimenticare, dove la passione esplode e prende forma nel divertimento, nella cultura e nello sforzo di tante persone. Grazie. E spero che la cosa possa ripetersi anche il prossimo anno… Ci conto!

Da ultimo vorrei fare una menzione d’onore ad alcuni video-protagonisti dell’evento, citando due casi particolari. “Bomber Raid” per Sega Master System è stato uno di questi: uno shoot ’em ‘up talmente minimale che, di primo acchito, avevo pensato “ma dai, che robaccia”… Però dopo venti minuti ero ancora lì, zero vite perse, concentrazione al massimo… Quello che si dice il fascino della scoperta, no? Ma se vogliamo parlare di fascino non posso non citare l’eroe del videogiocando… “Triad Stone” per Pioneer Laseractive! Sono sempre stato affascinato dai laser game da quando ho scoperto “Dragon’s Lair” poco tempo fa… Ma questo era talmente esagerato, talmente assurdo, talmente fuori dalle righe che tutti, TUTTI ci abbiamo giocato almeno una volta, stregati da un fascino davvero inspiegabile o, usando i termini del gioco, davvero POWA! ****

“Now, take the stone, it will give you POWA! POWA POWA POWA… MOAR POWA!”

Semplicemente epico.

Sul forum di Cyberludus stiamo discutendo, ridendo e scherzando sull’evento! Diciamo che l’articolo prosegue lì, ad oltranza… 🙂

www.cyberludus.com/forum/articoli-della-redazione/6365-speciale-videogiocando-2010-a.html

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