A distanza di anni, ritorna su Wii uno dei progetti più ambiziosi di Namco Bandai in termini di JRPG.: ” Tales of Symphonia: Dawn Of The New World” rappresenta il seguito di quel piccolo gioiellino che solo pochi fortunati (per la scarsa reperibilità) hanno avuto modo di giocare sulla precedente console Nintendo . L’importanza rappresentata da questo gioco, tuttavia, non è riconducibile solo alla spasmodica attesa del seguito di quel che fu “Tales Of Symphonia” ma piuttosto per quell’elemento che dovrebbe donare una boccata d’ossigeno ad un genere, ahinoi, ormai poco sfruttato, soprattutto dalla nostra piccola e bianca console Nintendo. Cyberludus, pertanto, si accinge a raccontarvi se tali presupposti trovano vita in questo seguito cosi tanto atteso.

Inquietudini e speranze: un nuovo viaggio

La storia di questo sequel ci proietta due anni dopo le vicissitudini del primo capitolo. Dopo aver conosciuto un periodo di serenità, gli abitanti dei mondi uniti di Sylvarant e Ethe’alla si ritrovano coinvolti in un clima assai inquieto, nel quale traspaiono, rinvigoriti, tensioni razziali che sembravano sopite nel tempo. In questo scenario d’incertezza, a fare da protagonisti sono tre nuove figure, ognuna delle quali caratterizzata ad hoc. Emil, ragazzo insicuro e timido che fa coppia con una compagna solare ed esuberante di nome Marta, a sua volta in compagnia di una bestia mistica, Tenebrae, un saggio centurion che segue, passo dopo passo, l’avvenente ragazzina in tutti i suoi viaggi.

Questo trio, insieme ad altri personaggi chiave, sarà chiamato in causa per intraprendere quel viaggio che porterà al riconsolidamento di quell’equilibrio oramai perduto.

Come avete avuto modo di intuire, la semplicità della trama non inficia il coinvolgimento nella storia , sostenuta, soprattutto, dall’ottima caratterizzazione dei personaggi che riescono a creare sfaccettature interessanti, arricchendo il susseguirsi delle vicende narrate senza mai stancare.

Un party non tanto riuscito

“Dawn Of The New World”, come il predecessore, è un JRPG dalla forte componente action attorno al quale gravitano degli elementi strategici che si traducono nella gestione del party e di conseguenza sulle battaglie cui dovremo far fronte per accrescere l’esperienza di personaggi. Se da un lato questo nuovo capitolo regala nuovi orizzonti alla struttura consolidata, dall’altro riscontriamo una limitatezza latente che si fa sentire moltissimo nel proseguo del gioco .

La novità di rilievo che caratterizza e arricchisce il gameplay è il così definito “pact system” che si traduce nella possibilità di stringere alleanze con varie creature elementali. Questo reclutamento è sancito dal feeling con uno dei protagonisti presenti nel party per quel che concerne una particolare abilità elementale, che fa da catalizzatore tra mostro e personaggio, con conseguente possibilità di sfruttarlo nelle battaglie. Le possibilità di trovare alleanze sono diverse e potremmo avere tra le nostre fila creature davvero forti in grado di darci una grossa mano durante le battaglie. Tuttavia, i l loro sviluppo non è stato cosi approfondito , in quanto ci limiteremo ad ampliare abilità difensive o offensive senza che questi possano esser equipaggiamenti con oggetti speciali, per non parlare del fatto che tali accortezze potrebbero non bastare per renderlo abbastanza forte.

Per quanto ci sforziamo, infatti, non potranno mai sostituire il valore qualitativo di un personaggio umano all’interno del party , delegando questa opportunità ad una scelta di secondo piano, tradendo così un’alternativa molto valida nella gestione generale del gruppo a disposizione.

Nonostante ciò, comunque, tali supporti sapranno comportarsi bene all’interno di uno scontro, avendo degli atteggiamenti molto più ordinati rispetto al passato e in grado di dare quel giusto supporto quando serve, senza che il tutto diventi caotico e approssimato. La gestione del party, come accennato, costituisce il fattore che più ha deluso, nella sua poca complessità che stona non solo con quel che fu il primo capitolo della saga ma anche con altri lavori paralleli della stessa casa di produzione (vedi “Tales Of Vesperia” su Xbox360). Le abilità dei personaggi, pertanto, potranno essere sfruttate solo attraverso un ventaglio di opzioni ristrette che non rendono giustizia ad un gameplay altrimenti godibile a 360°, impoverendo inesorabilmente il numero di scelte per ogni personaggio messe a disposizione al giocatore. Come se non bastasse, l’amalgama complessiva delle abilità dei protagonisti risulta poco armoniosa, generando non poche difficoltà nel ricreare un party equilibrato, in grado, quindi, di venirci incontro nelle situazioni più disparate.

Il fatto di spalleggiare Emil e Marta con due mostri porterà a lungo andare delle difficoltà in termini di divertimento complessivo** , soprattutto quando si aggregheranno altri personaggi del primo capitolo, capaci di causare non pochi grattacapi nel loro modificare un assetto ben consolidato per una parte della storia. Fortunatamente, la giocabilità offerta riesce a smaltire questo possibile disagio, garantendo fluidità ed immediatezza nei combattimenti. Ogni personaggio avrà la possibilità di attaccare, difendere e lanciarsi con dei colpi speciali chiamati “Artes”, più la combinazione di essi, ricreandone uno simultaneo, il cosidetto “Unisono”, capace di ricreare un’onda d’urto devastante per i nemici che lo subiscono. Per quanto riguarda, invece, l’accumulo di EXP, gli sviluppatori hanno mal pensato di calare i nostri personaggi in scontri un po’ incoerenti tra loro, generando dei gap considerevoli tra nemici normali e i **Boss dei Dungeon.

Un altro problema riscontrato, infatti, è legato al lo sviluppo d’esperienza che mal si confà alle abilità , alle volte piuttosto elevate, di determinati nemici, estremamente restii ad andare al tappeto.

Questo fattore è spiegato proprio dalla mal distribuzione di punti esperienza nel momento in cui riusciamo vincitori da un determinato scontro normale, provocando un dislivello considerevole col Boss di turno pur avendo sostenuto diverse battaglie per arrivare al suo cospetto. Tale difetto, genera un po’ di apprensione e una buona dose di frustrazione che ci ha costretto, più di una volta, alla ricerca sempre più insistente di scontri ordinari, per arrivare pronti in quello fatidico. Una nota molto positiva da segnalare è costituita dall’implementazione di una cooperativa a 4 giocatori che rende l’esperienza complessiva esponenzialmente più appagante.

Tales Of Symphonia: Dawn Of The New World

Dal lato tecnico

“Dawn Of The New World” ripresenta le stesse caratteristiche tecniche viste nel precedente episodio, arricchite da qualche piccolo particolare in più in termini di dettaglio. La veste grafica, comunque, rimane assolutamente godibile poiché ben si sposa con lo stile tipico della serie. La palette dei colori è varia e accesa, pur riscontrando qualche calo di risoluzione qua e là, e le numerose scene d’intermezzo animate rappresentano un elemento gradevole da vedere. Il sonoro, dal canto suo, sfoggia musiche estremamente orecchiabili che riescono ad immedesimare perfettamente il videogiocatore nell’atmosfera fiabesca che il titolo propone.

Il parlato in inglese riveste un ruolo credibile, anche se forse i fan di animazione giapponese cui si ispira il titolo avrebbe preferito una ben più coerente trasposizione nella lingua nipponica.

Conclusioni

“Tales Of Symphonia: Dawn Of The New World” rappresenta forse una delusione che non tutti potranno digerire. L’elevata qualità che aveva contraddistinto il primo episodio su Gamecube non viene completamente ripresa in quest’ultimo sforzo di Namco Bandai. Risulta inspiegabile, infatti, il motivo per cui si è deciso di dimagrire così considerevolmente la gestione delle abilità di ogni personaggio, costringendo la struttura del gameplay ad un impoverimento del tutto insensato a scapito, chiaramente, della libertà del giocatore di imbastire determinate strategie nei combattimenti. L’innovazione del “Pact system” risulta vincente a metà, in quanto anch’essa ha risentito della poca profondità che permea in tutto il gameplay complessivo. Nonostante ciò, questo gioco può comunque divertire attraverso una giocabilità fluida, un impianto tecnico sempre convincente e una storia che, anche se semplice, può donare un altro grado di intrattenimento, soprattutto per i fan della serie che hanno giocato il primo episodio sull’amato cubetto.

Adriele “Adriel” Scalia

CI PIACE
  • Trama e caratterizzazione dei protagonisti buone
  • Giocabilità fluida e diretta
  • Cooperativa a 4 giocatori
NON CI PIACE
  • Gestione del party regredita
  • Dislivello troppo marcato tra nemici ordinari e boss
  • “Pact System” poco sviluppato
7Cyberludus.com
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