Da tre anni, ormai, non fa altro che presentarsi al grande appuntamento videoludico con piccoli lifting  ad un engine grafico vetusto, e ad un impianto di gioco sempre più arcade, lontano dai rigori simulativi che lo hanno sempre caratterizzato fino al quinto episodio. Stiamo parlando di Pro Evolution Soccer (Pes per gli intenditori) che fino al numero cinque, come già accennato, era considerato il simulatore di calcio per eccellenza.

LA LENTA DECANDENZA DEL “RE”

Fino al mai dimenticato “Pes 2”, almeno in Italia Pro Evolution Soccer era un’autentica killer application, uno di quei giochi che decidevano l’acquisto di una console a favore di un’altra.

Non pensiamo di sbagliare dicendo che buona parte dell’italico successo delle Playstation 1 e 2, fosse dovuto soprattutto a Pes. A partire dalla terza release , il famoso gioco di calcio entrò a far parte della lunga schiera dei titoli multipiattaforma, attuando uno storico approdo su Pc Windows.

Il quarto e il quinto episodio uscirono anche per Xbox (la prima) e sono andati raffinandosi sempre di più; il risultato è stato quello di un impatto di gioco ed un approccio alla partita molto ragionato, simulativo, realistico.

A partire da Pes 6, però, si è assistito ad un’inversione di tendenza. La maggior parte delle critiche piovute su Pes 5 da parte degli “aficionados”, riguardavano una velocità di gioco troppo lenta e lontana dai fasti della serie. Per questo motivo alla Konami hanno pensato bene di concentrare gli sforzi su una fruizione molto più arcade, garantendo una velocità di gioco alta, una curva d’apprendimento molto rapida e, purtroppo, un distacco dai rigori simulativi tanto cari agli appassionati.

La parabola discendente cominciò proprio da Pes 6, per sfociare, infine, nelle edizioni 2008 e 2009 fin troppo simili tra loro, macchiate da errori di programmazione grossolani e ai limiti del ridicolo, e da un comparto multiplayer semplicemente penoso. Cosa è successo ai “maestri dei giochi di calcio”?

RINASCERE DALLE CENERI COME ARABA FENICE: SI PUO’ ?

Che ci fosse qualcosa sotto molti l’hanno capito in fretta. Il team di sviluppo non è più lo stesso da tre anni a questa parte, ma questo non ha giovato per niente ad uno dei titoli Konami più attesi dalla maggior parte dei giocatori di tutto il mondo.

Dopo un paio d’anni a cullarsi sugli allori, utenti e sviluppatori hanno dovuto riconoscere una certa inferiorità nei confronti di un titolo – Fifa – che da quando è approdato su Xbox 360 e Playstation 3, ha saputo offrire all’utenza qualcosa di tecnicamente maestoso sotto tutti gli aspetti, non ultimi, quelli del rigore simulativo e del multiplayer online.

Così, negli studi del sol levante, hanno pensato bene di potenziare il team di sviluppo con un incremento nel numero dei programmatori. Un team più numeroso che negli anni precedenti, che si sta dedicando all’edizione 2010 del prossimo Pes. Un altro nutrito gruppo si sta dedicando, con tutta calma, alla creazione di un Pes 2011 del tutto nuovo, a partire dal nucleo tecnico/grafico.

Ma questa è un’altra storia.

Quello che è più importante da sapere è cosa ci aspetterà tra un paio di mesi, ovvero, nel periodo indicativo in cui Pes 2010 arriverà sugli scaffali dei negozi.

La prima cosa che salta all’occhio di chi è abituato a Pes è l’incremento del dettaglio grafico dedicato ai volti più famosi dei giocatori e agli stadi, che oseremmo definire esponenziale rispetto alla passata edizione. Dalle prime prove “pad alla mano”, la stampa specializzata è rimasta piacevolmente colpita, nonostante non abbia avuto modo di provare un gioco del tutto completo.

Sembra che notevoli sforzi siano stati dedicati all’ intelligenza artificiale, specie quella dei portieri, da anni afflitti da una rara malattia che si chiama “mani bucate” o “guanti insaponati”, un brutto handicap che non conferiva agli estremi difensori la capacità di parare i tiri scoccati dagli attaccanti, anche quelli apparentemente più innocui.

Al di là di questi importanti miglioramenti tecnici, va segnalata la volontà di garantire una qualità delle animazioni ancora maggiore, nella speranza di far dimenticare quelle mediocri che hanno caratterizzato le edizioni precedenti.

Sul fronte multiplayer sembrano esserci buone nuove: la Konami cambierà completamente registro, volendo offrire all’utenza un’esperienza che sia, prima di ogni cosa, spensierata. Sembra scongiurata la necessità di accedere con il “Konami Id” e di soffrire la latenza di server parecchio inadatti.

LA CLASSE DI MESSI E LA POTENZA DI FERNANDO TORRES PER FARE GOL

Le novità che risiedono in Pes 2010 non si limitano certamente al mero aspetto visivo, o alle routine di intelligenza artificiale. Sembra che gran parte del lavoro, svolto in quel di Konami, riguardi la gestione della formazione e delle tattiche da applicare in campo, a partita in corso. Analogamente a quanto già si è visto in Fifa, potremo andare a tarare con estrema precisione l’ampiezza della squadra, il tipo di fraseggio da adottare, se incrementare le azioni sulla fascia o sul settore centrale del campo.

Insomma sembra essere stata aggiunta molta carne al fuoco, almeno dalle dichiarazioni e da quanto è stato mostrato. Altra interessante chicca riguarda lo “switch”, un espediente che gli allenatori utilizzano nella realtà: consiste nel fare scambiare posizione a due giocatori per mandare in tilt le marcature dell’avversario, o per aprire spazi preziosi per l’inserimento dei centrocampisti offensivi o mezze punte a ridosso degli attaccanti. Non male davvero.

Unitamente alle opzioni che riguardano la squadra, e all’interessante “switch” che spalanca le porte a virtuosismi degni dei migliori Lippi e Mourinho, troveremo le cosiddette carte, che verranno implementate al posto delle storiche “stelline”, che indicavano i talenti o le capacità straordinarie di alcuni giocatori. Adesso queste “carte” possono essere giocate durante le partite e bisogna fare attenzione a non far colliderne due che potrebbero annullarsi a vicenda.

Rapido esempio: controlliamo Fernando Torres e abbiamo la possibilità di sfruttarne la capacità di “fare sponda”. Quando attivata, il giocatore tenderà con molto impegno a volgere spalle alla porta, ricevere la palla e passarla ai centrocampisti che si inseriscono nello spazio lasciato proprio dall’attaccante.

Questo è solo uno dei numerosi esempi di “specialità” che potremo attivare. Pensate, come altro esempio, a quello che saranno capaci di fare in sinergia Xabi Alonso o Gerrard, unitamente ad una capacità di Torres di scattare in profondità o di trovare la posizione giusta.

Pensiamo a quello che potrà fare Lionel “la Pulce” Messi, andando ad interagire attivamente con Xavi o Iniesta. Le velleità simulative dei più esigenti potrebbero essere realmente soddisfatte ma restiamo ancorati al beneficio del dubbio. E’ confermata, infine, la licenza della Uefa Champions League (legata al marchio Pes per quattro edizioni) e una rinnovata esperienza che riguardi la Master League, unita alle sempre valide alternative “to be a Legend” , coppe e campionati di ogni sorta.

Conclusioni

Pes 2010 ha un carico di responsabilità enorme. I passi falsi compiuti negli ultimi due anni calzano molto stretti, anche ai più accaniti fan della serie. La superiorità della concorrenza non può essere discussa, e solo con grandi sforzi e un gran lavoro l’amata produzione giapponese riuscirà ad accattivarsi, nuovamente, il cuore degli appassionati. Quest’anno Pes 2010, proporrà lo stesso vestito degli anni precedenti ma con novità talmente interessanti che potrebbero far dimenticare la sensazione di “già visto”. Le aspettative sono grandi e alla Konami lo sanno bene: quest’anno si giocano gran parte della storica utenza fedele a Pro Evolution Soccer nonostante i passi falsi.

Antonio “Aurenar” Patti

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