Una pesante eredità

Nel lontano 1992 Apogee Softwere sviluppa Wolfenstein 3D (conosciuto soprattutto come Wolf 3D), tracciando nascita e cammino degli sparatutto in prima persona. Il giocatore vestiva i panni di William “B.J.” Joseph Blazkowicz, soldato americano imprigionato nel castello Wolfenstein. Il gioco era suddiviso in labirintici livelli, di difficoltà crescente, ognuno dei quali pieno di guardie armate e cani feroci.

Ogni livello era pieno di stanze segrete ricolme di tesori, cibo, kit del pronto soccorso e diversi tipi di armi. Ogni episodio si concludeva con lo scontro con un boss temibile e mastodontico che permetteva il passaggio all’episodio successivo. Il successo del gioco portò allo sviluppo di diversi seguiti per quasi tutte le piattaforme, ma senza nemmeno sfiorare l’atmosfera e l’originalità del predecessore condita dal fascino della magia nera e fantascienza da un lato, e dalla crudeltà della guerra e del nazismo dall’altro. Caricarsi dietro le spalle l’onore di First Person Shooter e rappresentare il primo di una lunga catena di successi nel corso degli anni è un’eredità molto pesante da portare avanti. Eppure Raven Software, per nulla scoraggiata, ha pubblicamente annunciato Wolfenstein (titolo provvisorio), un capitolo esclusivamente dedicato alle nuove generazioni di console che rappresenta non solo un seguito ma anche una completa rivisitazione dell’atmosfera del primo indimenticabile capitolo della saga.

Dopo otto anni il nazismo avrà ancora qualcosa da dire al pubblico videoludico, in un’era in cui il genere fps regna sovrano e sfoggia innumerevoli e diversi titoli al top della tecnologia?

 

Guerra e potere

Della trama si conosce poco e niente per adesso. Ciò che è sicuro riguarda il protagonista, che sarà nuovamente B.J. Blazkowicz (Blazko per gli amici) nuovamente alle prese con orde di nazisti spietati e armati fino ai denti. Molti saranno i riferimenti all’occulto, con il Terzo Reich interessato ad impossessarsi di un misterioso artefatto magico chiamato Sole Nero in grado di conferire poteri incredibili al suo possessore. A quanto pare, nel corso della primissima missione che farà da incipit alla trama vera e propria, il giocatore si ritroverà in possesso proprio del famigerato medaglione. Indossando l’amuleto, il protagonista acquisirà oscuri e distruttivi poteri da aggiungere alla sua rinomata abilità nel maneggiare armi da fuoco. Appare subito chiaro che la componente esoterica saggiata in Return to the Castle Wolfenstein (ultimo episodio uscito) sarà il fulcro del nuovo capitolo. Ma la guerra nazista farà sempre da sfondo alle vicende, con soldati desiderosi di fare la pelle al protagonista e figure losche di alto rango (tra cui pericolosissimi boss) pronte a sacrificare la razza umana pur di impossessarsi della magia nera e del suo potere.

Wolfenstein

Fascino retrò..non sempre efficace

Nella demo giocabile mostrata in occasione dell’annuncio ufficiale è stato possibile osservare il first look del progetto Wolfenstein.

La nuova creatura targata Raven Softwere sfrutterà l’engine Tech 4, il motore grafico del celebre Doom 3, ovviamente rivisto e perfezionato a dovere considerate le nuove tecnologie di cui parecchi sparatutto si vantano al momento attuale.

La primissima impressione davanti allo schermo è di un nostalgico ritorno al passato. Eppure ogni aspetto visivo è stato impreziosito da effetti di luce notevoli, con una buona resa visiva generale sebbene ancora un po’ acerba in certe occasioni. Ottimi gli effetti speciali quali fuoco, esplosioni e fumo. Discreti alcuni particolari come il fogliame o colori accesi come il verde acido e il rosso sangue che caratterizzano alcuni incantesimi. Il protagonista si muove attraverso uno scenario fluido e l’azione generale sembra veloce e continua. Purtroppo i modelli poligonali dei soldati e dei personaggi secondari appaiono troppo legnosi nel loro design a tratti rudimentale. In effetti il comparto grafico generale sa di troppo datato se paragonato all’eccellenza di titoli attuali come Halo 3 o Killzone 2. La data di uscita è ancora lontana ed il tempo è forse sufficiente per perfezionare il tutto.

Wolfenstein

Doppio punto di vista

Il gameplay del titolo ha destato invece non poco interesse grazie ad una intrigante novità, inedita per la serie: il protagonista si muove lungo due differenti dimensioni. Esistono infatti due piani che Blazko può attraversare ed esplorare a proprio piacimento: quello reale ed il Veil, una sorta di dimensione parallela caratterizzata da un denso alone verdastro. Il protagonista potrà passare da un piano ad un altro attraverso il medaglione, soprattutto per varie ragioni strategiche.

Se ad esempio un nemico risulta troppo ostico e difficile da abbattere, passando al Veil saranno visibili i punti deboli ed abbatterlo sarà un gioco da ragazzi. Inoltre alcuni marchi che contrassegnano determinati oggetti o scenari nel Veil saranno attraversabili come l’aria: come conseguenza si potrebbe ad esempio sorprendere un nemico dietro le spalle o interagire con lo scenario di gioco e sfruttarlo come arma. I programmatori assicurano che il possedere poteri come attraversare scenari o rallentare il tempo non renderanno troppo facile l’avventura, grazie a particolari soldati e boss di fine livello che daranno del filo da torcere fuori e dentro il Veil. Ma la magia oscura non è tutto; le armi da fuoco faranno la loro parte.

Il protagonista maneggerà armi semplici come fucili e pistole di ordinanza fino a padroneggiare poderosi cannoni particellari ed altri ordigni fantascientifici, alcuni dei quali “rubati” ai nemici abbattuti.

A tal proposito però l’intelligenza artificiale mostrata dai soldati nella demo non vanta certo innovazioni particolari; i nemici attaccano in gruppi, cercando un riparo o effettuando manovre evasive, ma senza particolari assaggi di azione strategica e frenetica. La prova su campo è risultata divertente ed a tratti interessante, ma davvero poco impegnativa. C’è ancora molto su cui lavorare.

Wolfenstein

Conclusioni

Difficile dare un giudizio a questo progetto, in uno stato cosi acerbo di lavorazione. Da un lato è da encomiare il coraggio degli sviluppatori di voler conferire nuova linfa al franchise senza però stravolgerne completamente lo stile. L’utilizzo dei poteri sovrannaturali ed il passaggio tra le due dimensioni interagiscono diligentemente con le meccaniche vecchio stile dei fasti videoludici di un tempo. Ma il sapore retrò non è tutto; la tecnologia d’avanguardia è legge nella nuova generazione di console, e per adesso nulla del gioco fa gridare al miracolo. L’autunno è ancora lontano e se gli sviluppatori perfezioneranno a dovere il comparto tecnico e l’intelligenza artificiale Wolfenstein potrebbe possedere le carte in regola per distinguersi nell’arena (fin troppo affollata) dei migliori sparatutto in prima persona di sempre.

Marco “Seth” Delle Fave