L’ondata delle macchine

John Connor vive in un periodo nero per l’umanità: le macchine “Terminator” hanno preso il controllo del mondo, sterminando gli esseri umani che faticano sempre più a difendersi dai costanti attacchi di Skynet. Questo giovane soldato è il capo della resistenza ed è deciso a fermare l’estinzione dell’uomo così come sua madre, Sarah Connor, gli ha insegnato. Skynet , però, è in forte superiorità numerica e continua a sfornare automi assassini, distribuendoli in ogni dove: questi modelli di robot sono spietate armi da guerra, praticamente indistruttibili, che non si fanno scrupolo ad attaccare in massa. Questa visione apocalittica della vita ha trasformato John Connor in un uomo introverso e insicuro: ma vale davvero la pena di continuare a combattere quando il destino della vita sul pianeta sembra già essere brutalmente segnato? I suoi commilitoni, però, non vogliono perdersi d’animo, e un profondo senso di giustizia spinge John Connor ad affrontare una nuova sfida contro le macchine… La sfida di “Terminator Salvation”! Il gioco nasce come prequel del film uscito di recente nelle sale cinematografiche: la trama si pone, quindi, tra “Terminator 3: Rise Of The Machines” e, appunto, “Terminator Salvation”. Saranno riusciti i vari sviluppatori a trasportare in questo tie-in tutta l’intrigante atmosfera di questa serie cinematografica così buia e nefasta?

Terminator Salvation

Proiettili, ragni, aerostati, proiettili, ragni, aerostati, proiettili, ragni, aerostati…

Una volta conclusa l’introduzione del titolo ci si trova immersi in un vero e proprio campo di battaglia… Armati del nostro primo fucile mitragliatore non si può fare altro che tentare una strenua difesa, mirando a quei piccoli robottini volanti che prendono il nome di “aerostati”, o vespe, come amichevolmente li definiscono i compagni di battaglia. La visuale in terza persona proposta è molto simile a quella già sperimentata negli eccellenti “Resident Evil 4”, “Resident Evil 5” e “Gears Of War”.

La pressione di uno dei grilletti del joypad permette di sparare con la propria arma: è possibile attaccare le macchine sia migliorando il tiro con il mirino sia cercando di colpirli basandosi sulla posizione, mentre si corre. Questa seconda scelta, tuttavia, si rivela spesso inutile, un azzardo suicida che non porta mai a nulla di buono. Tra un attacco e l’altro è possibile usufruire di un sistema di ripari almeno in parte innovativo: con la pressione del tasto A, John Connor può nascondersi dietro a barili, muri e paratie varie, in modo tale da evitare i proiettili letali sparati dai nostri avversari. I movimenti della leva analogica, inoltre, permettono di cambiare rapidamente riparo, anche percorrendo lungo distanze in maniera praticamente automatica, senza correre il rischio di essere colpiti, permettendo di aggirare i tanti robot all’assalto e colpirli alle spalle per abbatterli definitivamente.

Mentre si è riparati, inoltre, è possibile sparare cercando di colpire i nemici alla cieca, semplicemente sollevando il fucile e premendo il grilletto: facile immaginare quanto questa opzione sia la meno produttiva in assoluto, in quanto spesso e volentieri capita di scaricare un intero caricatore su un muro senza combinare nulla. Ugualmente inutile è il tasto Y, che attiva nelle fasi concitate la modalità Zoom: lungi da quello che il nome lascia a intendere, la conseguenza di questa azione è semplicemente un movimento della telecamera in direzione del nemico, come a volerlo puntare con l’inquadratura, senza però mirare direttamente al suo punto debole qualora venga estratta l’arma.

Il gioco, diviso in nove capitoli dalle ambientazioni molto simili, conta un numero di nemici abbastanza esiguo: per quanto questi siano tutti ispirati a dei modelli Terminator apparsi nelle pellicole cinematografiche resta il fatto che, per fare un semplice esempio, nei primi quattro capitoli (che equivalgono a circa 5 ore di gioco) sono presenti solo quattro tipi di nemici, anche se, letteralmente, in quantità industriale.

Questo, insieme alla già citata somiglianza tra gli ambienti, dona al gioco una schiacciante e irritante ripetitività. I nemici, inoltre, vanno spesso sconfitti con le armi pesanti o colpendoli in determinati punti deboli: la squadra dovrebbe aiutare il giocatore nella missione, distraendo i robot e attraendo le loro scariche, ma spesso gli altri membri non fanno che stare nascosti a lungo, sparando di tanto in tanto. Le macchine di Skynet, così, finiscono per mirare continuamente su John Connor, costringendolo ad azioni kamikaze che si risolvono in una morte indecorosa, con un eccellente contorno di frustrazione (soprattutto se si tiene conto del fatto che nel gioco non esistono medikit o oggetti simili poiché la barra dell’energia viene ricaricata solo al termine di ogni assalto). Da ultimo, il gioco è privo di ogni compatibilità con Xbox Live: oltre alla campagna in single player esiste una modalità cooperativa dove due giocatori possono ripercorrere la storia nei panni, rispettivamente, di John Connor e della sua compagna di battaglia Blair.

Terminator Salvation 3

Tecnica contro atmosfera: un ulteriore sconfitta dell’uomo

Passando alla parte tecnica, dopo aver parlato di un gameplay scialbo, la speranza di trovare qualcosa di nuovo e fresco perlomeno alla vista e all’udito cresce spontanea… Senza ragione alcuna… Terminator Salvation offre un mischione incoerente di scenari davvero eccellenti con effetti grafici di luce davvero impressionanti a delle animazioni e texture dei personaggi da spavento. John Connor, Blair e gli altri soldati sono resi in maniera discreta durante le fasi di gioco per poi diventare delle orribili marionette nelle fin troppo frequenti scene di intermezzo. Può capitare che un personaggio parli con voce sommessa a un altro ma che stiano entrambi correndo in direzioni diametralmente opposte e, nel loro parlare, capita che non aprano nemmeno la bocca. La colonna sonora è decisamente insipida, con l’esclusione di alcuni brani storici tratti dai vari film: ascoltare il tema di Terminator mentre si crivella di proiettili qualche ragno regala sempre soddisfazioni, nonostante le numerose pecche elencate. Per fortuna tutti questi problemi sono in parte bilanciati da un sistema di controllo che, pur non facendo gridare al miracolo, si dimostra in grado di far bene il suo lavoro, offrendo una discreta precisione nei colpi e nei movimenti.

Conclusioni

Terminator Salvation sembra voler rispettare la mediocrità dei tie-in: si tratta di un titolo che si lascia giocare con piacere, complice un gameplay discreto senza offrire, tuttavia, assolutamente nulla di realmente nuovo. I vari problemi grafici, i combattimenti sbilanciati e la ripetitività minano l’esperienza di gioco senza, però, eliminare tutto il divertimento che si propone di offrire. L’atmosfera post-apocalittica della serie è riproposta in maniera intelligente, e probabilmente questo renderà felici i fan sfegatati delle pellicole, lasciando però indifferenti tutti gli altri. Prendendo in mano il joypad e rimettendolo poi a posto il pensiero che, molto probabilmente, affiorerà nelle menti di chi lo ha appena giocato sarà “Che peccato”. La sensazione è quella di un’ottima occasione sprecata, una sensazione che non nasce da qualcosa di preciso, se non da una voglia di divertimento che Terminator Salvation sembra voler offrire in maniera precisa. Fallendo. Purtroppo.

Alessandro “Il Notturno” Perlini

CI PIACE
  • Sfrutta una gameplay sperimentato
  • Alcuni brani della colonna sonora sono eccellenti
  • Ambientazioni realizzate con cura
NON CI PIACE
  • Sembra si sforzi per essere ripetitivo
  • Breve, sbilanciato è scorretto
  • Achievements ridicoli
  • Completa assenza di una modalità online
5.5Cyberludus.com
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Redazione
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