La tenace sfida di casa Capcom

Quando si avvicina l’uscita di un capitolo della serie Resident Evil si crea un alone di tensione che distingue l’evento. Trepidazione, felicità ma anche dubbi sul prodotto finale annebbiano la mente dei giocatori. Lanciare il quinto capitolo di una saga che ha fatto storia rappresenta un obiettivo arduo, oltre che rischiosissimo. Nel 1996 fu proprio Capcom a plasmare un genere videoludico: il survival horror. Ispirandosi fortemente al cinema di George Romero (utilizzando sapientemente il tema dei morti viventi ed inquadrature cinematografiche sature di tensione), la casa nipponica rese il primo capitolo di Resident Evil una pietra miliare.

Protagonista della storia era un team di forze speciali (gli agenti S.T.A.R.S. ) che doveva sfuggire alla minaccia bioterroristica di armi batteriologiche (zombie, cani mutanti e creature mostruose di ogni sorta) che infestavano una fatiscente villa nei pressi dell’immaginaria città di Raccoon City.

Tensione alle stelle, una massiccia imminente, una certa dose di sangue e azione formavano la ricetta vincente che ha portato al successo la serie Biohazard (cosi com’è nota in Giappone). Dopo diversi capitoli successivi, spin off, un prequel e un remake i programmatori si resero conto che la formula classica non andava più bene né al pubblico né alla serie stessa. Nel 2005 Capcom sconvolge il pubblico con Resident Evil 4, un capitolo totalmente diverso da quanto visto in passato ma che si è subito distinto come un titolo imprescindibile per la seconda generazione di console. I classici fondali prerenderizzati lasciano il posto alla grafica 3D; un villaggio sperduto e misterioso sostituisce le classiche ambientazioni urbane ed i centri dei laboratori e infine  il raccapriccio e la paura si evolvono in tanta azione e lotta per la sopravvivenza. Mai nessun titolo della serie fu più controverso però quanto RE5. Tra le accuse di razzismo (il gioco è ambientato in Africa) e le critiche dei fan riguardo la pesante somiglianza col capitolo precedente, sono passati quattro anni dall’annuncio del gioco che, a detta degli sviluppatori, avrebbe portato a nuovi standard la tecnologia next gen. RE5 approda nella nuova generazione di console, pronto, nel bene e nel male, a stupire i giocatori di tutto il mondo.

resident evil 5

Anche il male ha le sue origini

Protagonista delle vicende è Chris Redfield, storico personaggio del primo capitolo della saga, non più agente S.T.A.R.S. bensì membro e fondatore di un’agenzia denominata B.S.A.A. (Bioterrorism Security Assessment Alliance), che ha come obiettivo quello di combattere con ogni mezzo consentito il terrorismo biologico e le terribili minacce che ad esso sono collegate.

Nonostante Chris operi principalmente nell’area nordamericana, alcuni inquietanti avvenimenti lo conducono in Africa, dove diversi indizi lasciano presagire che una nuova e terribile minaccia sia incombente. L’agente è affiancato dalla collega Sheva Alomar, una new entry nella serie, dotata di un forte spirito patriottico ma soprattutto di eccezionali abilità nel combattimento, determinata a vendicare la morte dei genitori, vittime del bioterrorismo. Giunti al villaggio di Kijuju, qualcosa non va: gli abitanti assumono un modo di fare ostile e guardingo. Di colpo i protagonisti diventano preda dell’inspiegabile rabbia omicida della folla, che li vuole morti. Questo è solo il preludio dell’incubo ad occhi aperti che attende i protagonisti e il giocatore.

Chris appare profondamente cambiato rispetto alle precedenti apparizioni nella serie. Maturato a causa delle numerose vicende che ne hanno fatto incrociare più volte il destino con gli ambiziosi piani della Umbrella Corporation (una multinazionale responsabile dei catastrofici eventi che hanno portato alla distruzione della città di Racoon City, totalmente infestata da minacce biologiche letali), ha scelto di dedicare la sua vita alla lotta contro coloro che minacciano l’umanità con folli tentativi di creare nuove armi. La sceneggiatura non delude in quanto fa risorgere vecchie conoscenze della serie, aggiungendo personaggi totalmente nuovi che creano un mosaico ricco di tensione e colpi di scena. La trama di RE5 è forse la più matura e complessa in quanto a temi trattati, come la lotta per la libertà e contro la minaccia del controllo terroristico, tematiche che rendono le ore di gioco appassionanti e ricche di intrigo.

RESIDENT EVIL 5 3

La bellezza del terrore

RE5 tecnicamente si dimostra un gioco incredibile, forse non perfetto come molti si aspettavano, ma sicuramente in grado di sfruttare enormemente le possibilità offerte dall’architettura hardware della PS3 .

Il titolo accompagna il giocatore all’interno di situazioni ben orchestrate che, arricchendo una meccanica fortemente votata all’azione, consentono un livello d’immersione decisamente elevato e supportato da idee ben applicate nonostante un concept sicuramente non nuovo. I livelli non sono enormi come il quarto capitolo ma decisamente labirintici: ciò conferisce più tensione durante le fughe dalle orde di abitanti armati o dai famelici cani randagi. Graficamente RE5 è uno dei migliori giochi mai ammirati.

I principali pregi possono essere riassunti citando, ad esempio, l’elevata qualità dei modelli poligonali e delle tante strutture riprodotte.

Le molteplici animazioni presenti e il design degli stessi protagonisti risultano incredibili per realismo e livello di dettaglio. L’engine poligonale risulta a tratti impeccabile e solo in isolati casi il frame-rate fluido e costante cede il passo ad una leggera incertezza, soprattutto in presenza di alcune situazioni di sovraffollamento di background durante la gestione delle routine di calcolo più complesse.

A livello di dettaglio, di texture e di effetti grafici in generale (ad esempio la rifrazione della luce), il lavoro svolto è stato ineccepibile. Una nota d’onore va alla realizzazione dei boss di fine livello: semplicemente stupendi nel loro terrificante design. La s cenografia è ricca di varietà: si passa da un soleggiato villaggio ad antiche rovine fino ad imbattersi nelle profondità di un vulcano.

Un plauso speciale meritano certi scenari incredibili: la sezione in barca nel bel mezzo delle paludi e un bellissimo tramonto africano, che fa da sfondo allo scontro con un  temibile boss, sembrano spruzzare vita da ogni pixel. Effetti speciali come le esplosioni, il fuoco o il movimento del fogliame o dell’acqua rappresentano un vero e proprio progresso grafico della terza generazione di console. Intenso anche il comparto sonoro, che accompagna l’utente attraverso un’esperienza quasi interattiva per qualità e complessità.

Ogni effetto sonoro o rumore ambientale contribuisce a rendere straordinario il senso d’inquietudine che accompagna lo svolgersi dell’avventura fin dalle fasi iniziali, amplificando il tutto grazie ad ottime musiche e ad un doppiaggio di alto livello. Buona la traduzione del testo in italiano.

Il vecchio e il nuovo

Non si può non paragonare il gameplay del titolo con quello di RE4 che ha fornito all’attuale episodio numerosi spunti sia per quanto riguarda la “regia” adottata (la telecamera virtuale è sempre posizionata alle spalle del protagonista), sia per la disposizione dei sempre utili indicatori presenti a schermo, quali ad esempio la mappa, il livello d’energia e le munizioni. Discorso a parte merita, invece, la gestione dell’equipaggiamento, che ha subito un’interessante rivisitazione strettamente collegata alla modalità cooperativa. Capcom ha infatti sviluppato questo episodio della serie senza concentrarsi unicamente sul single player, ma ideando una struttura che permetta a due giocatori di vivere l’intera vicenda in contemporanea, a tutto vantaggio del divertimento.

Il gioco di squadra è il cuore del gameplay. È importante tenere in grande considerazione la propria compagna, sia perché la morte di uno dei due personaggi porta irrimediabilmente al fatidico game over, ma soprattutto perché Sheva è dotata di un’intelligenza artificiale ben sviluppata, che non esita a mettere a  disposizione incrementando la potenza di fuoco di cui dispone Chris.

Risulta fondamentale coordinare al meglio i due personaggi, utilizzando l’interessante funzione di condivisione degli oggetti che, in tempo reale, permette di scambiare items dall’uno all’altro (ad esempio curando chi si trova in difficoltà o scambiando le armi per permettere di affrontare un particolare nemico nelle migliori condizioni), senza dimenticare tutti quei casi in cui sarà necessaria la collaborazione di entrambi per superare alcuni punti del gioco. I combattimenti risultano sempre molto coinvolgenti, supportati da un sistema di controllo preciso e in grado di rispondere agli input impartiti consentendo di effettuare tutte le azioni molto rapidamente, grazie ad una configurazione molto comoda e apprezzabile anche da chi non aveva giocato a RE4. Altra differenza con quest’ultimo sono lo strafe laterale durante i movimenti del protagonista, che aiuta non poco a sfuggire a letali attacchi, e l’aggiunta di un sistema di copertura in alcune fasi avanzate di gioco che offre un approccio ancora più action al titolo.

Divertenti le piacevoli varianti, quali brevi sessioni sparatutto (in cui ad esempio è possibile comandare delle postazioni mitragliatrici) e gli ormai immancabili quick time event, anch’essi riproposti per dinamica dal precedente episodio. Unica critica: l’impossibilità di poter sparare mentre ci si muove. Se da un lato questa “voluta” scelta aumenta la tensione, d’altro canto rende ostici i combattimenti nelle fasi più concitate.

Così come accadeva in RE4, anche questa volta è possibile recuperare denaro e oggetti semplicemente uccidendo i nemici o aprendo i numerosi contenitori che si trovano sparsi per le varie ambientazioni, con la possibilità di poter migliorare il proprio armamentario in corrispondenza di ogni nuovo capitolo o in caso di game over. A tutto ciò si aggiunge, inoltre, la modalità Mercenari che, come al solito, dona al gioco una dimensione più arcade, richiedendo al giocatore di completare alcuni obiettivi in termini di uccisioni al fine di ottenere il miglior ranking possibile.

Nulla di nuovo sotto il sole da questo punto di vista, ma si tratta pur sempre di un’implementazione gradita. Pur proponendo un’apparente linearità che si trasforma grazie ad una struttura narrativa d’eccezione ricolma di riferimenti e rivelazioni sugli avvenimenti del passato, questo titolo riesce, senza fatica, ad accontentare anche le più esigenti richieste dei veri hardcore gamers, attraverso un coinvolgimento eccezionale e ad una rigiocabilità che va di pari passo con la modalità cooperativa e con gli innumerevoli contenuti extra sbloccabili (tra cui costumi alternativi, statuette e accesso ai file segreti) per la gioia di tutti gli appassionati.

Conclusioni

RE5 è stato senza dubbio il titolo più atteso del 2009. Realizzato seguendo la meccanica adottata nel precedente episodio e fin dall’inizio annunciato come un prodotto incredibile e rivoluzionario, in realtà il plot ha puntato tutto su scelte di certo non originali, affiancate ad un comparto tecnico notevole. Pur ritenendo il titolo Capcom estremamente valido, questo gioco dividerà critica e pubblico in due schieramenti ben distinti: chi lo riterrà degno erede dell’evoluzione della saga e chi invece lo bollerà come clone ben fatto di RE4. Forse la verità sta nel mezzo: Resident Evil è probabilmente giunto ad un punto di svolta, e le sorti verranno decise nel prossimo futuro. Ma, aldilà dell’essere o meno un clone o privo di novità di rilievo, il titolo Capcom risulta un’esperienza ludica totalmente immersiva e carismatica. La vicenda si sviluppa seguendo un ritmo sempre molto serrato, contraddistinto da incredibili colpi di scena e fasi di esplorazione attraverso ambientazioni oscure, realistiche e a tratti disorientanti. La storia è appassionante e la cooperazione diverte tantissimo. Una realizzazione tecnica di altissimo livello completa il quadro dando pieno merito al lavoro degli sviluppatori. Idealmente RE5 rappresenta un’evidente crescita del brand a livello di maturità ed importanza, che accompagna il giocatore fino alla fine senza mai spezzare il legame con le origini che da sempre ne costituiscono il filo conduttore. Amato o odiato, il terrore di questo quinto capitolo lascerà la sua impronta rosso sangue nella storia dei videogiochi.

Marco “Seth” Delle Fave

CI PIACE
  • Trama ben costruita
  • Comparto tecnico eccellente
  • Tensione costante ma tanto divertimento
NON CI PIACE
  • Poche novità nel gameplay, a tratti macchinoso
  • Troppo simile al predecessore
  • Avventura principale non proprio longeva
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