V for Vendetta


Il fumetto, più dell’arte ufficiale, è un’espressione immediata della contemporaneità, perché in modo più chiaro riporta umori, paure, preoccupazioni della gente; spesso i fumetti sono ricchi di particolari storici e politici, per esempio Superman negli anni della II guerra mondiale fu reclutato per combattere i tedeschi, oppure Maus, il capolavoro di Art Spiegelmann, in cui i topolini sono gli ebrei prigionieri dei lager, vessati dai gatti nazisti. Il fumetto che allegheremo al prossimo numero della nostra rivista, V for vendetta, testi di Alan Moore e disegni di Dave Gibbons, si inserisce su questa falsariga, potenziandola al quadrato. In V si intrecciano tre dimensioni temporali, passato, presente e futuro: si parla del cospiratore cattolico Guy Fawkes, realmente esistito, che il 5 novembre 1605 fu arrestato e ucciso per aver ordito un complotto contro Giacomo I e la Camera dei Lord. Il personaggio principale, V, indossa una maschera che per gli inglesi rappresenta il volto di Fawkes, e come lui, è vestito con un costume del ‘600. Il presente è quello del 1982, anno di comparsa del fumetto sulla rivista Warrior in versione b/n (disegni di David Lloyd), ma anche il periodo della Tachter, che impone all’Inghilterra un regime conservatore, rigido e bigotto. Sono inseriti molti riferimenti al governo, basti pensare che la lady di ferro aveva introdotto una legge per rendere illegale ogni promozione dell’omosessualità e nel fumetto la categoria più perseguitata, dopo gli agitatori politici, è proprio quella degli omosessuali, che vengono rinchiusi e eliminati dentro campi di concentramento. Alan Moore colloca V nel futuro, il 1997, dopo che è scoppiata una guerra nucleare che ha sconvolto il pianeta, alterato il clima, distrutto interi continenti e causato una estrema carestia. Ma per quanto riguarda l’Inghilterra, è come se l’autore avesse immaginato quale sviluppo poteva prendere negli anni il tachterismo: dal caos iniziale dovuto alla guerra e alla fame, dei gruppi si organizzano per mantenere l’ordine, ma poi iniziano una scalata al potere e si impongono con la violenza come unico partito al governo, ispirandosi in modo dichiarato al fascismo. In questo stato di cose appare il sovvertitore, l’anarchico, il vendicatore mascherato V, che per prima cosa fa saltare la sede del parlamento inglese. Unico suo amico è una donna, Evey, che lui ha salvato dalle squadre fasciste, ma la loro amicizia non è facile, perché la ragazza è troppo lontana dalla mentalità del vendicatore, non riesce a comprenderne il piano. Dopo una dolorosa separazione, i due si ritrovano in una situazione paradossale, in cui l’uomo gioca il ruolo dell’aguzzino e la donna quello di vittima, perché il fine alle volte giustifica i mezzi. V è un personaggio unico nel panorama fumettistico degli anni ’80, dichiaratamente anarchico, terrorista nella pratica, porta avanti un piano di distruzione dell’ordine costituito; non lo si può classificare tra i classici ‘buoni’, forse tra i ‘giusti’, ma anche così impone a noi lettori di scegliere una posizione, di dirimere alcuni dubbi, di soppesare bene i giudizi. Dall’altra parte ci si presenta come un romantico, amante della cultura che il fascismo vuole eliminare, ha l’anima di un teatrante, suona il piano e cita Shakespeare. In effetti è il frutto della personalità complessa dell’autore, l’inglese Alan Moore, appassionato di musica, regista dei propri drammi teatrali e anche sciamano (come un altro autore di fumetti europei, Jodorowsky, che ha inventato la psicomagia). Nel fumetto c’è un’opposizione dichiarata tra fascismo e anarchia, che è vista non come semplice ideologia, ma nel senso che le aveva dato Nietzsche: il superuomo per creare deve distruggere, è questa la doppia faccia dell’anarchia, al distruttore segue il costruttore. Aspettiamo con ansia il film V for vendetta, di prossima uscita nelle sale, scritto dai fratelli Wachowski, la coppia d’oro di Matrix, e diretto da James Mc Teigue, loro assistente alla regia. Il cast vede la partecipazione di Natalie Portman, che dopo Guerre Stellari è sempre più abituata alle storie fantascientifiche, e Hugo Weaving, l’agente Smith di Matrix, un po’ di sano british understatement è assicurato dagli attori Stephen Rea e Rupert Graves. Il misterioso Alan Moore però, dopo aver espresso un iniziale entusiasmo, ha ritirato la sua firma dal film; nei titoli di testa infatti compare soltanto il nome di Dave Gibbons, illustratore delle tavole di V a colori, quando nel 1988, dopo il fallimento di Warrior, la serie fu rieditata e conclusa per le edizioni della DC comics.
Articolo curato da Danila Bellino
Giornalista CALABRIA ORA
Articolo pubblicato originariamente sul forum di RAI futura

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