The Eye Of Judgment
INTRODUZIONE
The Eye Of Judgment (da ora in poi
TEOJ) è un titolo atteso da vari stuoli di appassionati: i
maniaci dei giochi di carte collezionabili, i fan di Yu Gi Oh,
innamorati della possibilità di veder le proprie carte prender
vita, e bene o male tutti i possessori di Playstation che non si
nutrono di soli action & fps. Fin dalle prime presentazioni il
gioco ha catalizzato l’attenzione su di sé, presentandosi
all’atto pratico come un primo tentativo di realtà aumentata
(per chi fosse interessato wikipedia fornisce una discreta
definizione:
applicata al mondo dei videogiochi; la pesante eredità
dell’Eye Toy, occhio virtuale della precedente generazione Sony, ha
infine contribuito ad aumentare esponenzialmente l’hype. E comunque
TEOJ ha l’arduo compito di essere la prima vera applicazione a
sfruttare il nuovo Playstation Eye: condizione necessaria per
l’acquisto del suddetto occhio è avere la certezza di avere
una buona applicazione tra le mani, altrimenti per ora la telecamera
non avrebbe motivo di esistere. Sarà riuscita la Sony a
confezionare un buon prodotto?
SCARTIAMO INSIEME LA CONFEZIONE
TEOJ si presenta in una confezione il cui disegno riassume l’essenza stessa del gioco: due bestie racchiuse nelle mani di due diversi maghi, e uno sfondo che richiama le linee geometriche e luminose legate a tutte le realtà virtuali finora viste al cinema in Tron, Il Tagliaerbe e così via.
Aprendo il pacco possiamo trovare
Il Playstation Eye, la telecamera collegabile alla Playstation tramite cavo usb
Il gioco TEOJ
Un tappetino di circa 50 x 50 cm, campo in cui schierare le nostre carte
Un mazzo base
Le carte funzione, particolari carte necessarie per impartire i comandi di cui parleremo in seguito
Il supporto per l’occhio virtuale, costituito da una base rigida, alcune stecche di plastica, ed infine un supporto dove mettere la telecamera
Una confezione ricca con accessori di buona fattura, il necessario per cominciare a giocare.
MA CHE E’ STO THE EYE
OF JUDGMENT?
Prima di parlare del gioco vero e
proprio la prima nota stonata: è completamente assente una
storia. Un vero peccato, dato che spesso e volentieri le carte stesse
con le loro immagini potrebbero essere illustrazioni di una delle
tante storie fantasy tornate in voga negli ultimi anni. Sarebbe
bastato inserire qualche dialogo all’interno della modalità
offline, prima dei vari scontri. per dare l’idea di un’ipotetica
battaglia tra titani della magia, in modo da avere un’esperienza
non semplicemente fine a se stessa, ma avente una causa ed uno scopo
di fondo. Un vero peccato, che speriamo possa essere corretto dalle
future espansioni e dai conseguenti aggiornamenti. Ed ora
rispondiamo alla domanda: chi, o cosa, è TEOJ? Semplicemente,
un gioco di carte collezionabili arricchito da una componente
tecnologica che potenzia – in maniera notevole – le possibilità
di gioco. Il fulcro di tutto infatti non è la telecamera, né
la possibilità di vedere le proprie creature prendere vita, ma
le carte vere e proprie, tant’è che è possibile
giocare senza problemi con un proprio amico senza essere dotati di
televisore, occhio virtuale ed ammennicoli vari. Due mazzi, due
giocatori, carta e penna, questo è tutto ciò che serve:
è paradossale, ma per godersi TEOJ non servirebbe neanche
avere una PS3!
Due giocatori (reali o virtuali che siano), due mazzi da trenta carte l’uno, un campo diviso in nove riquadri, ed un obiettivo: occuparne cinque per vincere. Lo svolgimento della partita si articola in turni, ognuno composto da varie fasi. Si pesca, si eseguono incantesimi, si evocano creature, si decide come attaccare ed infine si passa il turno. Insomma, una serie di azioni all’apparenza semplici, ma che nascondono una grande profondità, soprattutto grazie ai differenti terreni dei vari riquadri di gioco ed alle regole per gestire le creature. Ma andiamo con ordine. Una volta pescate le carte (è possibile rimischiarle e ripescare per una sola volta nel caso non si sia soddisfatti della propria mano), potremo decidere se eseguire un incantesimo o evocare una creatura, compatibilmente con la quantità di mana in nostro possesso. Ogni azione ha infatti un costo, esplicitato sulla carta stessa: naturalmente non avremo una riserva di mana limitata, poiché potremo acquisirlo sia ad inizio turno (due mana), sia quando una nostra creatura verrà eliminata (due mana), sia grazie a particolari effetti di determinate carte. A questo punto è il momento di giocare una creatura, e proprio qui si decide un buon 75% della strategia dell’intera partita. Bisogna infatti scegliere, oltre a quale creatura, dove evocarla e in quale orientamento. La scelta è inizialmente limitata dalle nostre risorse: di certo non sarà possibile evocare un bestione da dieci mana al primo turno, mentre un semplice soldatino dal costo di due mana sarà alla portata di tutti. In seguito dovremo scegliere il dove. Come già detto il campo è diviso in nove riquadri, ognuno dei quali è associato (in maniera casuale o stabilita precedentemente alla partita) ad uno dei cinque elementi: terra/legno, acqua/fuoco e biolite. Ogni elemento, a parte la biolite, ha un suo opposto, e questo pesa in maniera positiva o negativa sulle creature data l’associazione che ognuna ha con uno dei cinque elementi. Evocare ad esempio un drago di fuoco su un campo di legno non avrà alcun effetto, mentre evocarlo sul proprio campo gli darà un bonus di +2 all’attacco e +2 alla difesa. Viceversa, su un terreno d’acqua il nostro drago avrà un malus di -2/-2. Se a ciò uniamo il fatto che ad ogni terreno è associata una seconda tipologia, interscambiabile con la prima tramite incantesimi ed altro, si capisce quanto pesante sia la scelta del riquadro per ogni creatura. Infine dovremo decidere l’orientamento, assolutamente non secondario rispetto alla posizione. Ogni carta è infatti caratterizzata da: costo di evocazione, costo di esecuzione di un’azione (attacco o cambio di orientamento), ed infine direzioni nelle quali può attaccare e contrattaccare. Posizionare il nostro drago nell’angolo in maniera tale che possa attaccare solo verso il bordo esterno non è certo una cosa intelligente, mentre piazzare nel mezzo del campo di gioco una carta in grado di attaccare contemporaneamente nelle 4 direzioni è sicuramente un’ottima mossa. Attenzione però, non si può pensare solo ad offendere: una creatura può essere attaccata, e se presenta un lato debole (solitamente il lato posteriore) rischia di subire ulteriori danni oltre a quelli inflitti. Nel primo turno in cui viene evocata una creatura attacca gratuitamente nel range e nelle direzioni a lei concesse, mentre nei turni successivi è necessario pagare il costo di azione per un eventuale attacco o rotazione. Molte informazioni sono state omesse: creature e campi di biolite non prendono/danno bonus o malus, gli attacchi non fisici ma magici non subiscono contrattacchi, e sono infinite le proprietà che le varie carte possono avere. Tutto ciò, unito a quanto precedentemente detto, fa capire come le potenzialità siano davvero grandi: l’assenza della cosiddetta “pila” (struttura familiare a chi gioca a Yu Gi Oh, Magic ed agli informatici in generale, della quale non spieghiamo qui il funzionamento) non inficia la qualità del gioco che, seppur più lineare rispetto ai suoi concorrenti cartacei, risulta comunque profondo e strategico. Certo, tutto dipenderà dalle espansioni che verranno pubblicate in futuro. Ma sapere che dietro al gioco c’è lo zampino della Wizards of The Coast, casa madre di Magic: The Gathering, sicuramente fa ben sperare per il futuro.
E L’ EYE CHE RUOLO HA?
Le meccaniche di gioco sono quelle
sopra citate, ma come avviene l’interazione? Tutto naturalmente
tramite il Playstation Eye. Ogni volta che si avvia TEOJ, proprio
come avveniva anni fa con le pistole, si potrà centrare la
telecamera rispetto al tappeto di gioco: basterà far
coincidere i riquadri reali con quelli virtuali creati dalla PS3 per
poter avere un riconoscimento istantaneo delle carte poste sotto
l’occhio virtuale. In questo modo le creature andranno ad animarsi
istantaneamente, ed in caso interagiranno attaccando le creature
vicine. Nel caso in cui si voglia, ad esempio, porre fine al
turno, basterà mostrare la carta relativa – una delle già
citate carte funzione – al Playstation Eye: allo stesso modo si
potranno ordinare attacchi, cambiare orientamento alle proprie
creature e così via. A livello tecnico possiamo dire che la
nuova telecamera Sony si comporta più che bene. Anche in
condizioni di scarsa luce il riconoscimento delle carte è
praticamente istantaneo, ed i tentennamenti ci sono solo in caso di
posizionamento errato della stesse. Ogni azioni risulta semplice e
immediata, grazie anche alle spiegazioni dettagliate presenti sulle
singole carte, e nel corso di una partita praticamente mai ci si
scontrerà con problemi tecnici. È stata inoltre
inclusa una modalità apposita per interagire con i propri
mostriciattoli: evocando una creatura la sua controparte virtuale
reagirà ad eventuali sollecitazioni delle nostre dita, ed
addirittura, se solleveremo la carta, il mostro seguirà i
nostri movimenti. Modalità fine a se stessa, certo, ma
comunque un piccolo tocco di classe che garantisce la bontà
del comparto tecnico. Parlando di argomenti più
tradizionali, grafica e sonoro non fanno gridare al miracolo ma sono
comunque degni del gioco: per quanto, come già detto, TEOJ non
necessiterebbe neanche di una PS3, c’è da dire che la parte
stessa relativa al PS EYE, alla materializzazione delle creature ed
al resto è comunque un qualcosa legato alla spettacolarità
delle animazioni e degli effetti. E proprio per questo risultano
molto curati alcuni dettagli, come la scelta di far apparire un
enorme mago che sovrasta il campo da gioco nel caso dell’esecuzione
di un incantesimo: nonostante quindi sia i modelli 3D che le texture
non siano il massimo, la grafica risulta complessivamente vincente.
Unico appunto le animazioni dei mostri, inizialmente carine e
divertenti, dopo un po’ potrebbero stufare alcuni. Fortunatamente è
possibile disabilitarle, in modo da poter mettere d’accordo
tutti. Dal punto di vista del sonoro abbiamo una serie di musiche
heavy metal che accompagnano costantemente le partite. Anche queste
di buone fattura, ma una maggiore varietà, anche relativamente
al genere, di certo avrebbe giovato alla qualità complessiva
dell’esperienza.
MODALITA’
Come già detto è presente
la modalità offline, purtroppo priva di storia, che prevede lo
scontro contro un avversario reale o virtuale. È possibile
sbloccare man mano vari mazzi utilizzabili dalla cpu, in modo da
variare il grado di sfida; inoltre, prima di uno scontro, possono
essere scelti alcuni parametri, tra cui la disposizione delle
tipologie dei terreni (standard, casuale, con possibilità di
combo ecc). Ma ciò che davvero rende infinito il gioco è
la possibilità di giocare online. Sono presenti due tipi di
partite, personalizzate e classificate; quest’ultime permettono di
accumulare punti per potere scalare la gerarchia dei vari reami, uno
per ogni elemento. Vien da sé la domanda: come impedire il
cheating, ovvero che chi sta dall’altra parte dello schermo scelga
le carte invece di pescarle? Semplice: alla prima sfida online il
gioco ci obbligherà a registrare il mazzo (mostrando le varie
carte al Playstation Eye), e la fase di pescaggio delle carte sarà
gestita dal computer stesso. Unico inghippo, se così vogliamo
definirlo, è che l’uso dell’occhio e la conseguente
materializzazione delle carte vanno a farsi benedire... Perdita più
che accettabile considerando quanto si guadagna.
GIUDIZIO
Partiamo dalla fine: vale la pena
acquistare TEOJ se piacciono questo tipo di giochi o se si cerca un
qualcosa che possa andare oltre un “convenzionale” videogame. La
profondità del gioco – e l’esperienza della Wizards a
riguardo si vede appieno – è legata non solo alla
possibilità di crearsi un proprio mazzo, ma anche al fatto che
ogni singola scelta si ripercuote pesantemente sull’intera partita.
Le espansioni future e l’online garantiscono una longevità
praticamente infinita, mentre il nuovo occhio targato Sony garantisce
quel tocco di cyber che sicuramente farà piacere a molti, e
che permetterà ad altri di avvicinarsi ad una tipologia di
gioco che altrimenti avrebbero forse ignorato. Unico appunto è
proprio legato all’utilizzo della telecamera. Divertente che voglia
essere, all’atto pratico risulta uno specchietto per le allodole,
dato che nell’online non viene utilizzata, mentre nell’offline è
stato spiegato come non si abbia neanche bisogno di una PS3 per
divertirsi con un amico. Insomma, giudicare TEOJ secondo la
possibilità di “vedere le carte prendere vita” sarebbe un
grossolano errore: la qualità e la bontà del gioco è
legata alla sua natura di gioco di carte collezionabili, e il vero
apporto che la tecnologia fornisce sono le possibilità
sterminate dell’online.
Globale:8/10
Recensione curata da Marco Cupillari































