The Eye Of Judgment

  • The Eye of Judgement
  • Piattaforma: Ps3
  • Produttore: Scei
  • Distributore: Leader

Chi, o cosa, è The Eye of Judgment? Un nuovo gioco di carte collezionabili? La realizzazione dei desideri di tutti i fan di Yu Gi Oh e compagnia, ovvero vedere le proprie carte che prendono vita? Una killer application? O forse tutte queste cose in una? Scopriamolo insieme!


INTRODUZIONE
The Eye Of Judgment (da ora in poi TEOJ) è un titolo atteso da vari stuoli di appassionati: i maniaci dei giochi di carte collezionabili, i fan di Yu Gi Oh, innamorati della possibilità di veder le proprie carte prender vita, e bene o male tutti i possessori di Playstation che non si nutrono di soli action & fps. Fin dalle prime presentazioni il gioco ha catalizzato l’attenzione su di sé, presentandosi all’atto pratico come un primo tentativo di realtà aumentata (per chi fosse interessato wikipedia fornisce una discreta definizione:
applicata al mondo dei videogiochi; la pesante eredità dell’Eye Toy, occhio virtuale della precedente generazione Sony, ha infine contribuito ad aumentare esponenzialmente l’hype. E comunque TEOJ ha l’arduo compito di essere la prima vera applicazione a sfruttare il nuovo Playstation Eye: condizione necessaria per l’acquisto del suddetto occhio è avere la certezza di avere una buona applicazione tra le mani, altrimenti per ora la telecamera non avrebbe motivo di esistere. Sarà riuscita la Sony a confezionare un buon prodotto?

SCARTIAMO INSIEME LA CONFEZIONE

TEOJ si presenta in una confezione il cui disegno riassume l’essenza stessa del gioco: due bestie racchiuse nelle mani di due diversi maghi, e uno sfondo che richiama le linee geometriche e luminose legate a tutte le realtà virtuali finora viste al cinema in Tron, Il Tagliaerbe e così via.

Aprendo il pacco possiamo trovare

  • Il Playstation Eye, la telecamera collegabile alla Playstation tramite cavo usb

  • Il gioco TEOJ

  • Un tappetino di circa 50 x 50 cm, campo in cui schierare le nostre carte

  • Un mazzo base

  • Le carte funzione, particolari carte necessarie per impartire i comandi di cui parleremo in seguito

  • Il supporto per l’occhio virtuale, costituito da una base rigida, alcune stecche di plastica, ed infine un supporto dove mettere la telecamera

Una confezione ricca con accessori di buona fattura, il necessario per cominciare a giocare.


 


MA CHE E’ STO THE EYE OF JUDGMENT?
Prima di parlare del gioco vero e proprio la prima nota stonata: è completamente assente una storia. Un vero peccato, dato che spesso e volentieri le carte stesse con le loro immagini potrebbero essere illustrazioni di una delle tante storie fantasy tornate in voga negli ultimi anni. Sarebbe bastato inserire qualche dialogo all’interno della modalità offline, prima dei vari scontri. per dare l’idea di un’ipotetica battaglia tra titani della magia, in modo da avere un’esperienza non semplicemente fine a se stessa, ma avente una causa ed uno scopo di fondo. Un vero peccato, che speriamo possa essere corretto dalle future espansioni e dai conseguenti aggiornamenti. Ed ora rispondiamo alla domanda: chi, o cosa, è TEOJ? Semplicemente, un gioco di carte collezionabili arricchito da una componente tecnologica che potenzia – in maniera notevole – le possibilità di gioco. Il fulcro di tutto infatti non è la telecamera, né la possibilità di vedere le proprie creature prendere vita, ma le carte vere e proprie, tant’è che è possibile giocare senza problemi con un proprio amico senza essere dotati di televisore, occhio virtuale ed ammennicoli vari. Due mazzi, due giocatori, carta e penna, questo è tutto ciò che serve: è paradossale, ma per godersi TEOJ non servirebbe neanche avere una PS3!

 

 

LE REGOLE
Due giocatori (reali o virtuali che siano), due mazzi da trenta carte l’uno, un campo diviso in nove riquadri, ed un obiettivo: occuparne cinque per vincere. Lo svolgimento della partita si articola in turni, ognuno composto da varie fasi. Si pesca, si eseguono incantesimi, si evocano creature, si decide come attaccare ed infine si passa il turno. Insomma, una serie di azioni all’apparenza semplici, ma che nascondono una grande profondità, soprattutto grazie ai differenti terreni dei vari riquadri di gioco ed alle regole per gestire le creature. Ma andiamo con ordine. Una volta pescate le carte (è possibile rimischiarle e ripescare per una sola volta nel caso non si sia soddisfatti della propria mano), potremo decidere se eseguire un incantesimo o evocare una creatura, compatibilmente con la quantità di mana in nostro possesso. Ogni azione ha infatti un costo, esplicitato sulla carta stessa: naturalmente non avremo una riserva di mana limitata, poiché potremo acquisirlo sia ad inizio turno (due mana), sia quando una nostra creatura verrà eliminata (due mana), sia grazie a particolari effetti di determinate carte. A questo punto è il momento di giocare una creatura, e proprio qui si decide un buon 75% della strategia dell’intera partita. Bisogna infatti scegliere, oltre a quale creatura, dove evocarla e in quale orientamento. La scelta è inizialmente limitata dalle nostre risorse: di certo non sarà possibile evocare un bestione da dieci mana al primo turno, mentre un semplice soldatino dal costo di due mana sarà alla portata di tutti. In seguito dovremo scegliere il dove. Come già detto il campo è diviso in nove riquadri, ognuno dei quali è associato (in maniera casuale o stabilita precedentemente alla partita) ad uno dei cinque elementi: terra/legno, acqua/fuoco e biolite. Ogni elemento, a parte la biolite, ha un suo opposto, e questo pesa in maniera positiva o negativa sulle creature data l’associazione che ognuna ha con uno dei cinque elementi. Evocare ad esempio un drago di fuoco su un campo di legno non avrà alcun effetto, mentre evocarlo sul proprio campo gli darà un bonus di +2 all’attacco e +2 alla difesa. Viceversa, su un terreno d’acqua il nostro drago avrà un malus di -2/-2. Se a ciò uniamo il fatto che ad ogni terreno è associata una seconda tipologia, interscambiabile con la prima tramite incantesimi ed altro, si capisce quanto pesante sia la scelta del riquadro per ogni creatura. Infine dovremo decidere l’orientamento, assolutamente non secondario rispetto alla posizione. Ogni carta è infatti caratterizzata da: costo di evocazione, costo di esecuzione di un’azione (attacco o cambio di orientamento), ed infine direzioni nelle quali può attaccare e contrattaccare. Posizionare il nostro drago nell’angolo in maniera tale che possa attaccare solo verso il bordo esterno non è certo una cosa intelligente, mentre piazzare nel mezzo del campo di gioco una carta in grado di attaccare contemporaneamente nelle 4 direzioni è sicuramente un’ottima mossa. Attenzione però, non si può pensare solo ad offendere: una creatura può essere attaccata, e se presenta un lato debole (solitamente il lato posteriore) rischia di subire ulteriori danni oltre a quelli inflitti. Nel primo turno in cui viene evocata una creatura attacca gratuitamente nel range e nelle direzioni a lei concesse, mentre nei turni successivi è necessario pagare il costo di azione per un eventuale attacco o rotazione. Molte informazioni sono state omesse: creature e campi di biolite non prendono/danno bonus o malus, gli attacchi non fisici ma magici non subiscono contrattacchi, e sono infinite le proprietà che le varie carte possono avere. Tutto ciò, unito a quanto precedentemente detto, fa capire come le potenzialità siano davvero grandi: l’assenza della cosiddetta “pila” (struttura familiare a chi gioca a Yu Gi Oh, Magic ed agli informatici in generale, della quale non spieghiamo qui il funzionamento) non inficia la qualità del gioco che, seppur più lineare rispetto ai suoi concorrenti cartacei, risulta comunque profondo e strategico. Certo, tutto dipenderà dalle espansioni che verranno pubblicate in futuro. Ma sapere che dietro al gioco c’è lo zampino della Wizards of The Coast, casa madre di Magic: The Gathering, sicuramente fa ben sperare per il futuro.


E L’ EYE CHE RUOLO HA?
Le meccaniche di gioco sono quelle sopra citate, ma come avviene l’interazione? Tutto naturalmente tramite il Playstation Eye. Ogni volta che si avvia TEOJ, proprio come avveniva anni fa con le pistole, si potrà centrare la telecamera rispetto al tappeto di gioco: basterà far coincidere i riquadri reali con quelli virtuali creati dalla PS3 per poter avere un riconoscimento istantaneo delle carte poste sotto l’occhio virtuale. In questo modo le creature andranno ad animarsi istantaneamente, ed in caso interagiranno attaccando le creature vicine. Nel caso in cui si voglia, ad esempio, porre fine al turno, basterà mostrare la carta relativa – una delle già citate carte funzione – al Playstation Eye: allo stesso modo si potranno ordinare attacchi, cambiare orientamento alle proprie creature e così via. A livello tecnico possiamo dire che la nuova telecamera Sony si comporta più che bene. Anche in condizioni di scarsa luce il riconoscimento delle carte è praticamente istantaneo, ed i tentennamenti ci sono solo in caso di posizionamento errato della stesse. Ogni azioni risulta semplice e immediata, grazie anche alle spiegazioni dettagliate presenti sulle singole carte, e nel corso di una partita praticamente mai ci si scontrerà con problemi tecnici. È stata inoltre inclusa una modalità apposita per interagire con i propri mostriciattoli: evocando una creatura la sua controparte virtuale reagirà ad eventuali sollecitazioni delle nostre dita, ed addirittura, se solleveremo la carta, il mostro seguirà i nostri movimenti. Modalità fine a se stessa, certo, ma comunque un piccolo tocco di classe che garantisce la bontà del comparto tecnico. Parlando di argomenti più tradizionali, grafica e sonoro non fanno gridare al miracolo ma sono comunque degni del gioco: per quanto, come già detto, TEOJ non necessiterebbe neanche di una PS3, c’è da dire che la parte stessa relativa al PS EYE, alla materializzazione delle creature ed al resto è comunque un qualcosa legato alla spettacolarità delle animazioni e degli effetti. E proprio per questo risultano molto curati alcuni dettagli, come la scelta di far apparire un enorme mago che sovrasta il campo da gioco nel caso dell’esecuzione di un incantesimo: nonostante quindi sia i modelli 3D che le texture non siano il massimo, la grafica risulta complessivamente vincente. Unico appunto le animazioni dei mostri, inizialmente carine e divertenti, dopo un po’ potrebbero stufare alcuni. Fortunatamente è possibile disabilitarle, in modo da poter mettere d’accordo tutti. Dal punto di vista del sonoro abbiamo una serie di musiche heavy metal che accompagnano costantemente le partite. Anche queste di buone fattura, ma una maggiore varietà, anche relativamente al genere, di certo avrebbe giovato alla qualità complessiva dell’esperienza.


MODALITA’
Come già detto è presente la modalità offline, purtroppo priva di storia, che prevede lo scontro contro un avversario reale o virtuale. È possibile sbloccare man mano vari mazzi utilizzabili dalla cpu, in modo da variare il grado di sfida; inoltre, prima di uno scontro, possono essere scelti alcuni parametri, tra cui la disposizione delle tipologie dei terreni (standard, casuale, con possibilità di combo ecc). Ma ciò che davvero rende infinito il gioco è la possibilità di giocare online. Sono presenti due tipi di partite, personalizzate e classificate; quest’ultime permettono di accumulare punti per potere scalare la gerarchia dei vari reami, uno per ogni elemento. Vien da sé la domanda: come impedire il cheating, ovvero che chi sta dall’altra parte dello schermo scelga le carte invece di pescarle? Semplice: alla prima sfida online il gioco ci obbligherà a registrare il mazzo (mostrando le varie carte al Playstation Eye), e la fase di pescaggio delle carte sarà gestita dal computer stesso. Unico inghippo, se così vogliamo definirlo, è che l’uso dell’occhio e la conseguente materializzazione delle carte vanno a farsi benedire... Perdita più che accettabile considerando quanto si guadagna.


GIUDIZIO
Partiamo dalla fine: vale la pena acquistare TEOJ se piacciono questo tipo di giochi o se si cerca un qualcosa che possa andare oltre un “convenzionale” videogame. La profondità del gioco – e l’esperienza della Wizards a riguardo si vede appieno – è legata non solo alla possibilità di crearsi un proprio mazzo, ma anche al fatto che ogni singola scelta si ripercuote pesantemente sull’intera partita. Le espansioni future e l’online garantiscono una longevità praticamente infinita, mentre il nuovo occhio targato Sony garantisce quel tocco di cyber che sicuramente farà piacere a molti, e che permetterà ad altri di avvicinarsi ad una tipologia di gioco che altrimenti avrebbero forse ignorato. Unico appunto è proprio legato all’utilizzo della telecamera. Divertente che voglia essere, all’atto pratico risulta uno specchietto per le allodole, dato che nell’online non viene utilizzata, mentre nell’offline è stato spiegato come non si abbia neanche bisogno di una PS3 per divertirsi con un amico. Insomma, giudicare TEOJ secondo la possibilità di “vedere le carte prendere vita” sarebbe un grossolano errore: la qualità e la bontà del gioco è legata alla sua natura di gioco di carte collezionabili, e il vero apporto che la tecnologia fornisce sono le possibilità sterminate dell’online.


Globale:8/10

Recensione curata da Marco Cupillari

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