Soul Calibur Legends
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E' come se l'avessero tatuata a fuoco sul mio cuore la presentazione dell'ormai mitologico Soul Blade (Soul Edge in madrepatria). Ve la ricordate? Anno 1995, la Playstation dominava, gli stessi geni di Tekken come sviluppatori, la stessa meravigliosa casa di produzione: la NAMCO. Il gioco si apriva con un filmato qualitativamente sbalorditivo, con una musica incalzante e assolutamente galvanizzante. I personaggi originalissimi e descritti caratterialmente nei minimi dettagli riuscivano ad introdurti in quel mondo perduto e sanguinario senza il minimo sforzo e la sensazione di maneggiare lame affilate e mortali era tangibile sin dalla prima, timida partita. Non sono mai stato un accanito fan del genere picchiaduro ad incontri, soprattutto perchè trovavo sempre chi riusciva a battermi con facilità conoscendo a memoria le mosse e le contromosse di ogni personaggio... e non riuscivo a capire come facessero! Dopo l'avvento di Soul Blade e dopo aver giocato fino alla nausa a tutte le versioni ed ai sequel usciti fino ad oggi, ho imparato la lezione. L'attesa per questo nuovo gioco incentrato sulle avventure dei miei eroi preferiti mi aveva incuriosito fin da subito, ma c'era una nota stridula e dissonante... Era la voce insistente che la strada intrapresa da NAMCO questa volta sarebbe stata diversa dal classico duello ad incontri. Così una volta venuto in possesso della versione americana del gioco, un pò titubante la inserii nella mia console preferita...
La Storia.
Due spade, una malvagia ed una buona, Soul Edge contro Soul Calibur. Una guerra a tutti gli effetti. L'atmosfera di pericolo incombente c'è tutta! Questo capitolo della saga è incentrato sulla trasformazione di Siegfried in Nightmare per mezzo della terribile spada divora anime e si colloca tra il primo Soul Blade ed il suo seguito. Ci troviamo in un immaginario sedicesimo secolo, il nostro cavaliere trova su una nave fantasma la famigerata Soul Edge che, con la promessa di poteri inenarrabili, riesce a corromperlo. In seguito la spada viene distrutta e frammentata e gli spiriti malvagi denominati Evils prenderanno il controllo del mondo intero. Cinque anni dopo, la guerra incombe più che mai e l'imperatore romano mascherato ( e qui un piccolo sorriso sfugge al mio controllo...) prega il nostro Siegfred di recuperare tutti i frammenti della spada maledetta per poter sconfiggere l'imperatore ottomano Barbaros, affidandoci come consulente e guida un tizio di nome Iska. Inutile dire che proseguendo nella storia incontreremo altri protagonisti della saga (Siegfried, Mitsurugi, Ivy, Taki, Sophitia, Astarotha), tutti sbloccabili ed utilizzabili successivamente, inoltre verranno in aiuto dei nostri eroi personaggi famosi come Leonardo Da Vinci, che ci aiuteranno nella nostra disperata ricerca. Riuscirà Siegfried a portare nuovamente la pace e sconfiggere Barbaros?
Due spade, una malvagia ed una buona, Soul Edge contro Soul Calibur. Una guerra a tutti gli effetti. L'atmosfera di pericolo incombente c'è tutta! Questo capitolo della saga è incentrato sulla trasformazione di Siegfried in Nightmare per mezzo della terribile spada divora anime e si colloca tra il primo Soul Blade ed il suo seguito. Ci troviamo in un immaginario sedicesimo secolo, il nostro cavaliere trova su una nave fantasma la famigerata Soul Edge che, con la promessa di poteri inenarrabili, riesce a corromperlo. In seguito la spada viene distrutta e frammentata e gli spiriti malvagi denominati Evils prenderanno il controllo del mondo intero. Cinque anni dopo, la guerra incombe più che mai e l'imperatore romano mascherato ( e qui un piccolo sorriso sfugge al mio controllo...) prega il nostro Siegfred di recuperare tutti i frammenti della spada maledetta per poter sconfiggere l'imperatore ottomano Barbaros, affidandoci come consulente e guida un tizio di nome Iska. Inutile dire che proseguendo nella storia incontreremo altri protagonisti della saga (Siegfried, Mitsurugi, Ivy, Taki, Sophitia, Astarotha), tutti sbloccabili ed utilizzabili successivamente, inoltre verranno in aiuto dei nostri eroi personaggi famosi come Leonardo Da Vinci, che ci aiuteranno nella nostra disperata ricerca. Riuscirà Siegfried a portare nuovamente la pace e sconfiggere Barbaros?
Il Gioco
Onestamente, da accanito fan della serie, mi aspettavo davvero qualcosa di più dal team della NAMCO Bandai. Ci troviamo di fronte ad un picchiaduro a scorrimento dall'appena accennato sapore di RPG o forse dovrei dire una poco riuscita combinazione tra action/adventure e hack'n'slash? Comunque sia, bisogna picchiare per poter proseguire. In pratica il nostro cavaliere dovrà affrontare un determinato numero di nemici per poter debellare delle barriere energetiche blu che ci impediscono di proseguire lungo il nostro percorso decisamente obbligato. Di tanto in tanto ci ritroveremo a dover risolvere piccoli enigmi per poter aprire porte bloccate, ma niente di ostico o cervellotico. I comandi vengono impartiti tramite il wiimote ed il nunchuk, il secondo permette di muoverci nella direzione scelta, il primo permette di affettare con dedizione i nemici. La combinazione di entrambe dà vita ad una serie di combo spettacolari e altamente dannose per chiunque si trovi sotto la traiettoria della nostra spada, il punto dolente è la sensazione di effettuare un'esibizione di maracas con un'orchestra di ballo latino-americano, ma senza il classico ed appagante suono. I nemici che dovremo affrontare sono a dire la verità pochini e sempre gli stessi, che con combinazioni diverse ci appaiono man mano che si va avanti nel livello. La grafica è curata solo per i protagonisti. Gli gli sprites principali sono disegnati particolarmente bene e si muovono decentemente su schermo, stessa cosa non vale per i nostri avversari definiti e animati un pò frettolosamente, i fondali o comunque l'ambiente circostante pur essendo pulito e ben disegnato sembra quasi non appartenere al gioco, anche perchè la poca interattività, la semplicità nel proseguire e la mancanza di un qualcosa che dia mordente a tutto il complesso di poligoni che definiscono l'intero livello, spengono l'entusiasmo dopo pochi minuti. Altro fattore che determina la discesa nell'oblio dei giochi mediocri di Soul Calibur Legends è la totale assenza di intelligenza nei nemici, che si limitano ad attaccare con una quanto mai prevedibile serie di mosse. Un punticino in più lo meritano i boss finali, sicuramente realizzati con maggiore cura, ma sofferenti sempre di uno schema d'attacco fin troppo scontato. Difficoltà anche nella gestione della telecamera che tende a non farci capire più niente se messa alle strette in un angolo o se si cambia repentinamente direzione. Le musiche fanno il loro dovere: abbastanza pompose da dare un tocco de "Il Gladiatore" e di impresa epica, ma non arrivano mai ad un livello di eccellenza. Solo i fans veramente accaniti della serie avranno la caparbietà di sbloccare tutti i personaggi giocabili, che devono essere utilizzati in coppia e tramite una semplice combinazione dei tasti principali è possibile interscambiarli in modo da poter utilizzare le caratteristiche che meglio si adattano alla zona da ripulire. L'elemento, molto leggero, di RPG è rappresentato dalla grande varietà di armi selezionabili e dalla modalità di potenziamento attivabile raccogliendo i vari bonus sparsi lungo il percorso. C'è la possibilità di poter intrattenere un secondo giocatore in modalità split-screen, schermo diviso a metà verticalmente, questo può incentivare a qualche partita in più in compagnia di amici, ma comunque non riesce a togliere quel sapore insipido a questa edizione anomala di Soul Calibur.
Onestamente, da accanito fan della serie, mi aspettavo davvero qualcosa di più dal team della NAMCO Bandai. Ci troviamo di fronte ad un picchiaduro a scorrimento dall'appena accennato sapore di RPG o forse dovrei dire una poco riuscita combinazione tra action/adventure e hack'n'slash? Comunque sia, bisogna picchiare per poter proseguire. In pratica il nostro cavaliere dovrà affrontare un determinato numero di nemici per poter debellare delle barriere energetiche blu che ci impediscono di proseguire lungo il nostro percorso decisamente obbligato. Di tanto in tanto ci ritroveremo a dover risolvere piccoli enigmi per poter aprire porte bloccate, ma niente di ostico o cervellotico. I comandi vengono impartiti tramite il wiimote ed il nunchuk, il secondo permette di muoverci nella direzione scelta, il primo permette di affettare con dedizione i nemici. La combinazione di entrambe dà vita ad una serie di combo spettacolari e altamente dannose per chiunque si trovi sotto la traiettoria della nostra spada, il punto dolente è la sensazione di effettuare un'esibizione di maracas con un'orchestra di ballo latino-americano, ma senza il classico ed appagante suono. I nemici che dovremo affrontare sono a dire la verità pochini e sempre gli stessi, che con combinazioni diverse ci appaiono man mano che si va avanti nel livello. La grafica è curata solo per i protagonisti. Gli gli sprites principali sono disegnati particolarmente bene e si muovono decentemente su schermo, stessa cosa non vale per i nostri avversari definiti e animati un pò frettolosamente, i fondali o comunque l'ambiente circostante pur essendo pulito e ben disegnato sembra quasi non appartenere al gioco, anche perchè la poca interattività, la semplicità nel proseguire e la mancanza di un qualcosa che dia mordente a tutto il complesso di poligoni che definiscono l'intero livello, spengono l'entusiasmo dopo pochi minuti. Altro fattore che determina la discesa nell'oblio dei giochi mediocri di Soul Calibur Legends è la totale assenza di intelligenza nei nemici, che si limitano ad attaccare con una quanto mai prevedibile serie di mosse. Un punticino in più lo meritano i boss finali, sicuramente realizzati con maggiore cura, ma sofferenti sempre di uno schema d'attacco fin troppo scontato. Difficoltà anche nella gestione della telecamera che tende a non farci capire più niente se messa alle strette in un angolo o se si cambia repentinamente direzione. Le musiche fanno il loro dovere: abbastanza pompose da dare un tocco de "Il Gladiatore" e di impresa epica, ma non arrivano mai ad un livello di eccellenza. Solo i fans veramente accaniti della serie avranno la caparbietà di sbloccare tutti i personaggi giocabili, che devono essere utilizzati in coppia e tramite una semplice combinazione dei tasti principali è possibile interscambiarli in modo da poter utilizzare le caratteristiche che meglio si adattano alla zona da ripulire. L'elemento, molto leggero, di RPG è rappresentato dalla grande varietà di armi selezionabili e dalla modalità di potenziamento attivabile raccogliendo i vari bonus sparsi lungo il percorso. C'è la possibilità di poter intrattenere un secondo giocatore in modalità split-screen, schermo diviso a metà verticalmente, questo può incentivare a qualche partita in più in compagnia di amici, ma comunque non riesce a togliere quel sapore insipido a questa edizione anomala di Soul Calibur.
Il Giudizio
Giocare a Legends risulta presto noioso. Per carità non è un gioco terribile, ma con un nome del genere alle spalle, non ci si può permettere di scherzare in modo così plateale. Affrontare innumerevoli volte gli stessi nemici, in ambienti praticamente uguali tra loro, fa passare la voglia di salvare l'impero, di trovare tutti i frammenti della spada e di sconfiggere infine Barbaros. Chi ama alla follia i personaggi di Soul Calibur può trovare una spinta in più per il completamento del gioco, oltertutto servono solo 10 ore per portare a termine l'avventura, ma chi non conosce la saga, difficilmente troverà irresistibile questo titolo. Troppo schematico, semplice e spoglio. Gli stessi dialoghi che dovrebbero dar corpo alla storia fanno sorridere per la poca cura e per la monotonia che regna sovrana. Con un'attenzione generale maggiore, una migliore gestione delle armi, dell'aspetto RPG dei personaggi e decisamente una sfida calibrata meglio nell'intelligenza dei nemici, questo Legends avrebbe potuto lasciare una sua traccia nella storia dei videogiochi, così è solo uno dei tanti giochini con poche pretese che affollano il mercato videoludico... Un vero Peccato. Se volete un vero consiglio, spolverate il Soul Calibur II per il Game Cube, sicuramente anni luce più avanti a livello di divertimento!
Globale: 5,4/10
Giocare a Legends risulta presto noioso. Per carità non è un gioco terribile, ma con un nome del genere alle spalle, non ci si può permettere di scherzare in modo così plateale. Affrontare innumerevoli volte gli stessi nemici, in ambienti praticamente uguali tra loro, fa passare la voglia di salvare l'impero, di trovare tutti i frammenti della spada e di sconfiggere infine Barbaros. Chi ama alla follia i personaggi di Soul Calibur può trovare una spinta in più per il completamento del gioco, oltertutto servono solo 10 ore per portare a termine l'avventura, ma chi non conosce la saga, difficilmente troverà irresistibile questo titolo. Troppo schematico, semplice e spoglio. Gli stessi dialoghi che dovrebbero dar corpo alla storia fanno sorridere per la poca cura e per la monotonia che regna sovrana. Con un'attenzione generale maggiore, una migliore gestione delle armi, dell'aspetto RPG dei personaggi e decisamente una sfida calibrata meglio nell'intelligenza dei nemici, questo Legends avrebbe potuto lasciare una sua traccia nella storia dei videogiochi, così è solo uno dei tanti giochini con poche pretese che affollano il mercato videoludico... Un vero Peccato. Se volete un vero consiglio, spolverate il Soul Calibur II per il Game Cube, sicuramente anni luce più avanti a livello di divertimento!
Globale: 5,4/10
Grancagnolo Emiliano




























