“Venti di alternative rock sullo Stretto”
Non ce l’aspettavamo… questa è stata la prima sensazione avuta nell’ascoltare i Secret Door Project, band calabrese forte di un rock raffinato, ma al contempo deciso. Gli SDP Mercoledì 28 Novembre si esibiranno per la prima volta a Reggio Calabria presso il Wine Glass Bar. Per l’occasione presenteranno in anteprima i brani del loro cd di debutto attualmente in lavorazione. Un assaggio potrete averlo curiosando sul sito ufficiale www.secretdoorproject.com nel quale sono presenti quattro demo tracks, sito inoltre che rispecchia l’alone di mistero che fa da eco al loro nome. Sentirete così la surreale The tenth star il cui testo, a metà strada tra i viaggi di Verne e la catarsi tipica della tradizione greca, si adagia placidamente su armonie che ricordano vagamente i secondi Genesis , il tutto condito da alcune varianti che spezzano, ironicamente, la seriosità del pezzo. Si continua con l’onirica Damien la cui “ombrosità” è figlia diretta del goth rock anni’80: il testo evoca continui flashback alternati a situazioni reali con cui, tuttavia, il protagonista non può interagire. La musica è opprimente, ossessiva; ci si sente in un continuo stato di soffocamento che porta a prefigurare un inevitabile destino. Ma è The ballad of the soulmates il brano manifesto giunto a sintetizzare lo stile di questi tre ragazzi reggini; il testo è un inno ad un amore senza che la parola stessa “amore” venga mai pronunziata: è la tradizione tutta italica in cui dal “Vivamus mea Lesbia, atque amemus” di catulliana memoria , al Dante Petrarca e altri, si inneggia al più nobile dei sentimenti. “Giacciono assieme,- così canta la band nel ritornello- sentono il respiro l'una dell'altra, sentono il ritmo del loro cuore: sono due anime gemelle...che danzano la loro ballata!”. La musica è avvolgente, non lascia vuoti, ti senti cullato e ne ami l’essenzialità frutto di anni di esperienza: ci arrendiamo non riusciamo a cogliere alcuna analogia con band conosciute, ma è questo sicuramente è lo scopo dei SDP. Chiude Dying passion che si innesta prepotentemente fra i brani della band con le sue melodie sexy (Lenny Kravitz forse?) ed il suo testo pregnante di “sensi di colpa”. La morale è una sola: dopo che tradisci non sarà mai più la stessa cosa. Nel complesso i pezzi, pur se diversi nelle intenzioni, sono legati da un unico stile, che risulta asciutto ma non semplice e che ben si adatta alla voce del cantante bassista Cartys (al secolo Marco Cartisano) che è anche autore della maggior parte dei pezzi. Il resto della band non è da meno: il batterista Giorgio Namia ha saputo unire sapientemente differenti stili percussivi sino a trovarne uno perfettamente calzante alle esigenze di “drumming” continuo e deciso della band; in ultimo una nota di maggior riguardo va al chitarrista e coautore Saverio Arcidiaco che , forte di un esperienza che negli anni ’90 lo ha visto calcare le scene di una Milano in pieno fermento artistico, ha creato le atmosfere che colmano egregiamente gli inevitabili vuoti della musica di una band composta da soli tre elementi. Concludiamo dicendo che per semplicità abbiamo definito il rock dei SDP come alternative ma ci sentiamo anche in dovere di dire che questa etichetta è riduttiva e non rende completamente giustizia ad un gruppo di musicisti originali sul panorama odierno, e siamo confortati dal fatto che se queste sono le premesse ne vedremo delle belle. Appuntamento dunque al 28 Novembre al Wine Glass di Reggio Calabria per ascoltarli dal vivo, anche perchè pensiamo che non ci deluderanno.
Recensione curata da Lord Byron














