Klax

Scritto da Redazione Cyberludus in data 12-08-2009

La fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta è stato un periodo davvero prolifico per i pu
La fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta è stato un periodo davvero prolifico per i puzzle game. Tra il capostipite “Tetris”, numerosi cloni più o meno riusciti e tanti titoli ispirati a quello che è uno dei giochi storici di sempre, noi ricordiamo “Klax”. Edito dalla Domark e datato 1990, il gioco era un’arcade particolarmente originale e ben riuscito, pubblicato per tutti i computer e console ad 8 e 16 bit.
 
UN TAPIS ROULANT E TANTI MATTONCINI
In “Klax” il giocatore è chiamato ad una sfida di abilità nel quale l'elasticità mentale, il colpo d'occhio ed i riflessi sono doti fondamentali per riuscire nella contesa. L'ambientazione è quanto mai strana: un tapis roulant trasporterà dei mattoncini colorati su una base che dovrà poi posizionarli in una griglia. Il nostro compito? Semplice: allineare verticalmente, orizzontalmente o diagonalmente i mattoni dello stesso colore. Un'impresa facile all'inizio, ma estremamente ardua col continuare dell'azione. Il tapis roulant, infatti, aumenterà la sua velocità con tutte le conseguenze che ne derivano, tra le quali spicca un’oggettiva difficoltà nel trovare la combinazione giusta.
 
UN'ENORME X E’ LA CHIAVE DEL SUCCESSO
Come già detto in precedenza, gli obiettivi di “Klax” erano essenzialmente quelli di allineare quanti più pezzi possibile dello stesso colore. Il minimo indispensabile per far punti e per convalidare la combinazione era tre. E si poteva scegliere la linea che si desiderava: semplice orizzontale o verticale, da tre, da quattro o da cinque pezzi, ma si poteva scegliere anche di fare quelle diagonali, più rischiose perché richiedevano più spazio ma decisamente più proficue per il proprio punteggio. D'altronde alcuni livelli, per essere completati, chiedevano la formazione di tali figure. C'era però la possibilità, molto remota ma non del tutto impossibile, di realizzare una “X” che dava bonus spaventosi in termini di punteggio: era la figura più difficile in assoluto da realizzare ma la soddisfazione era eccezionale!
 
CONCETTO GENIALE
Il grande merito di “Klax” è stato senza dubbio quello di rivitalizzare un genere andato in tilt dopo l'apparizione ed il successo sfolgorante di “Tetris”. Sebbene il titolo Domark non apportasse novità epocali, questo riuscì ad ampliare il concetto delle linee colorate dei mattoncini aggiungendo le diagonali, le “X”, le mezze X, e le verticali. Nei livelli avanzati, come accadeva in “Tetris”, la griglia nella quale si dovevano accoppiare i pezzi era disseminata di mattoncini, sparsi qua e la, già messi per diminuire lo spazio a disposizione ed aumentare, di conseguenza, la difficoltà e con essa anche i punti. Quello che generalmente prendeva di sorpresa era il ritmo del gioco. Lento ed abbordabile all'inizio, quasi amabile nel suo incedere capace di prendere l'utente ed ammaliarlo con la sua semplicità intrigante, decisamente infernale dopo, già dai livelli intermedi, nel quale gli obiettivi per andare avanti sono difficili da raggiungere ed il poco tempo a disposizione fa generalmente annacquare anche le menti più raffinate.
 
UN GIOCO DIFFICILE
Semplice e geniale al tempo stesso nella sua idea ma altrettanto semplice e complesso nella sua giocabilità. “Klax” è un prodotto essenzialmente adatto a tutti perché i livelli iniziali della sfida sono lenti e possono essere gestiti molto bene dai neofiti che potranno anche capire le dinamiche e meccaniche del programma. Mettere assieme tre mattoni dello stesso colore, aiutati anche dai pezzi jolly, quelli che variano la loro cromaticità e che prendono la tonalità desiderata, è un'azione alla portata di chiunque. Diverso è il discorso col passare dei livelli, vista la velocità più elevata e il classico pezzo di mattone colorato che proprio non vuol saperne di scendere. Velocità che si trasforma in supersonica più avanti, roba da far girare la testa dove anche concludere una mini linea da tre miseri pezzi diventa un'impresa titanica. Ma sta qui il concetto di “Klax”, che come ogni puzzle-game degno di tale nome riesce ad affascinare non molto una vasta fetta di pubblico. Nota di servizio: si perde la partita se tre mattoncini non vengono raccolti dal giocatore e non vengono posizionati nella griglia o se questa stessa griglia viene superata nei suoi limiti. Eventualità da prendere in seria considerazione, perché “Klax”, in certi casi, diventa davvero impietoso.
 
L'ESSENZIALITA' IN FAVORE DEL GAMEPLAY
Il piatto forte di “Klax” lo abbiamo già spiegato ampiamente. Il gameplay è senza dubbio la parte più di interesse. Ma l'occhio, anche in questo genere di giochi, vuole la sua parte. La grafica è pratica ed essenziale, non lascia molto spazio ai commenti. Gli sfondi che fanno da contorno al nostro tappeto mobile sono disegnati bene e servono a spezzare la monotonia visiva che potrebbe dare fastidio ai giocatori ma che potrebbe anche distrarli qualora gli sfondi fossero stati più sgargianti. Il sonoro è composto da effetti che scandiscono il ritmo del gioco. Tranquilli all'avvio, incalzanti, frenetici ed a tratti insopportabili successivamente. Il gameplay sorprende per l'immediatezza e per la complessità al tempo stesso riscontrate durante il corso delle partite. Il titolo è magnetico, soprattutto per gli appassionati dei puzzle-game, anche perché la sfida diventa sempre più interessante da portare a termine.

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Scheda gioco

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Descrizione

Next-gen Entertainment