Se si parla di giochi automobilistici per Amiga che non siano di Formula 1 o legati strettamente
Se si parla di giochi automobilistici per Amiga che non siano di Formula 1 o legati strettamente al mondo delle simulazioni, un primo pensiero va senza dubbio a “Lotus Esprit” ed alla sua trilogia. Tuttavia, un titolo che seppe mettere in seria difficoltà la serie targata Gremlin è stato senza dubbio “Jaguar XJ 220” della Core, passata agli annali per aver dato i natali ai due “Heimdall” per Amiga e Pc e la celebre serie “Tomb Raider” dell'eroina Lara Croft. “Jaguar XJ 220” si avvaleva della licenza della casa tedesca e di tantissime qualità che nel corso della recensione andremo ad elencare. Per certi aspetti lo si può anche considerare migliore della serie “Lotus”, se non altro per la sua profondità di gioco, nettamente superiore al diretto concorrente.
IL FASCINO DI JAGUAR
Quando il gioco uscì, nel lontano 1992, seppe fin da subito costruirsi una buona fetta di popolarità grazie anche ad un aspetto tecnico molto buono unito ad una grandissima giocabilità. Il design elegante nei suoi menù e quello cartoonistico in alcuni tratti della pallete utilizzata in-game che caratterizzava la produzione della Core, seppe donare fascino a “Jaguar XJ 220”. In questa simulazione di guida, molto arcade ma al tempo stesso parecchio simulativa e strategica, il giocatore vestiva i panni del pilota della prestigiosa casa tedesca nel mondiale fittizio denominato Sports Car Racing con l'obiettivo, neanche a dirlo, di vincere l'iride.
UNA STAGIONE LUNGA
Per arrivare all'obiettivo si doveva lavorare sodo e portare al termine le 36 gare sparse per 12 stati nei 5 continenti. Per la serie “una stagione poco impegnativa”, che iniziava in Inghilterra. Ogni nazione aveva 3 piste differenti in cui gareggiare con altri 19 piloti agguerriti di Ferrari, Corvette, Porsche e Bugatti. Il gioco dava estrema libertà di movimento dopo il completamento delle prime tre corse nel Regno Unito e si poteva tranquillamente scegliere di andare a competere in Usa, Canada, Egitto, Italia, Francia, Germania, Svizzera, Giappone, Australia, Brasile e Grecia, le altre sedi inserite nel calendario. Va da sé che l'enorme numero di gare a disposizione dava al gioco una grande longevità ma anche più oneri da sopportare per tagliare il traguardo. Il rischio di non concludere la stagione per mancanza di soldi era sempre dietro l'angolo...
LA COSTANZA PER VINCERE IL MONDIALE
Non sempre vincere la singola gara era un dato positivo. Dipendeva dalla condotta di guida e soprattutto dalle condizioni generali della nostra vettura. “Jaguar XJ 220” dava molta importanza allo stile di guida ed era preferibile perdere una battaglia e vincere successivamente la guerra. Al termine di ogni corsa il giocatore portava a casa, a seconda del piazzamento, sia i punti per la classifica mondiale (piloti e costruttori) sia una determinata somma di denaro essenziale per gestire gli aspetti logistici di tutta la stagione agonistica. Dopo la corsa, infatti, c'era una schermata riguardante le condizioni della nostra automobile con tanto di grafico e spaccato frontale, da dietro e dall'altro dell'auto e le relative condizioni delle componenti. Se si evitavano gli impatti con le altre autovetture salvaguardando la fragile meccanica della Jaguar, le spese per i pezzi di ricambio erano irrisorie e si poteva continuare tranquillamente con la stagione e con il sogno di aggiudicarsi il campionato del mondo. I nodi venivano al pettine, però, perché i pezzi di ricambio avevano il loro costo ma, con un'ampia dose di realismo, anche gli spostamenti da una nazione all'altra ne avevano uno! Questi variavano a seconda della distanza. C'era chi preferiva fare dapprima tutte le gare in Europa per risparmiare sui viaggi e poi andare oltre oceano per chiudere la stagione. C'è, invece, chi faceva il contrario e chi seguiva l'ordine del calendario. Tornando al discorso del risparmio e della gestione delle risorse economiche, meglio arrivare terzi o quarti senza alcun incidente e prendere meno soldi piuttosto che arrivare primi e spendere più di quanto faticosamente guadagnato per cambiare la componentistica. Di vitale importanza, dunque, era tenere sott'occhio le condizioni di sportelli, parafanghi, ruote, motore, cambio per avere sempre una macchina veloce e scattante. Si poteva anche decidere di continuare con i pezzi usurati, evidenziati in rosso al passaggio del cursore, ma a discapito delle prestazioni in pista con una vettura poco performante rispetto alla norma.
BELLA GRAFICA ED OTTIMO SONORO
Il comparto tecnico di cui gode “Jaguar XJ 220” è davvero di ottimo livello. La grafica può vantare una buona qualità generale. Sia la vettura, resa benissimo nella sua versione digitale, sia le piste, ricchissime di dettagli che andremo ad elencare, presentano molto bene alla vista il lavoro della Core. Tanti i dettagli lungo ed ai lati delle piste. Sono presenti anche i diversi fenomeni atmosferici: pioggia, neve, tempeste di sabbia, gare in notturna, al tramonto, o sotto un'incantevole pioggia di foglie come accade in Canada. Potremmo trovare queste condizioni meteo a rendere tutto più difficile, ma al tempo stesso stimolante. Chiaramente sarà influenzata anche la condotta di guida. Visivamente parlando, “Jaguar XJ 220” non ha nulla da invidiare a “Lotus”. Da notare anche la varietà dei tracciati, posti nel deserto, in zone paludose, in mezzo ad una foresta, sopra delle montagne, in tratti ventosi o contornati dall'acqua dei laghi o delle cascate. Insomma, di sicuro non ci si annoierà. Ottime anche le canzoni. Si sceglie fra sei tracce, oltre a quelle della presentazione e del fine gara, di diverso genere. Una in particolare merita menzione: si tratta di “Trash Pig”, un pezzo strumentale metal estremamente evocativo e molto adrenalinico. La giocabilità si attesta su un livello decisamente alto complice anche la bella componente strategica di cui il titolo è composto. L'ebbrezza di guidare una fuoriserie ad oltre 300km all'ora unita alla metodicità dettata dalla necessità di far punti, soldi e di evitare quanto più possibile i contatti per non deteriorare la nostra auto dà al gioco una profondità vista raramente in giro. Anche la tattica in gara relativa ai rifornimenti era necessaria, in gare lunghissime era fondamentale decidere quando fermarsi ai box. E non sempre vincere le gare era conveniente. I vincitori, infatti, partivano dall'ultima fila nella corsa successiva; i secondi, dalla penultima e così via. Il difetto, forse, sta nella manovrabilità della nostra Jaguar che, soprattutto in sterzata, soffriva parecchio in curva e non era fluida come ci si potrebbe aspettare. Nel gioco è presente anche un editor, facile da usare e comunque tradizionale rispetto a quello presente in “Lotus 3”, fatto solo di percentuali da inserire. L'editor di casa Core è capace di modificare in toto l'aspetto di tutti i circuiti in modo da ridisegnare le piste a proprio piacimento. La longevità è un altro punto forte di questo titolo. Provare a chiudere la stagione ed a vincere il mondiale costituiva una sfida molto tosta sia per il livello di difficoltà, sia per gli stimoli che questa creava. Il giocatore era sempre spinto sia dalla varietà delle piste e dalla loro oggettiva bellezza, che dal duello con i piloti nella classifica del mondiale.