Pro Tennis Tour 2

Scritto da Redazione Cyberludus in data 06-08-2009

Uno dei giochi di tennis più conosciuti ed apprezzati nel mondo videoludico è senza dubbio “P
Uno dei giochi di tennis più conosciuti ed apprezzati nel mondo videoludico è senza dubbio “Pro Tennis Tour 2”. Il titolo della Blue Byte, targato Ubisoft, è uscito nel 1991 per Amiga e Ms-Dos, ed era conosciuto anche come “Great Courts 2”. La giocabilità e la pulizia della grafica, anche se non eccezionale, uniti alla modalità “stagione” attirarono positivamente sia pubblico che critica. Il titolo in questione è rimasto senza dubbio uno dei migliori del genere nella prima metà degli anni 90 per il 16 bit di casa Commodore.
 
PROGRAMMIAMO LA NOSTRA STAGIONE
“Pro Tennis Tour 2” dà al giocatore moltissima possibilità di scelta,come il torneo singolo senza dimenticare la modalità allenamento, utile soprattutto agli inizi per abituarsi ai ritmi delle partite, e quella della stagione. Quest'ultima opzione, assieme alla giocabilità, è probabilmente il punto forte dell'intera fatica dei Blue Byte. Il gioco, infatti, permetteva di programmare l'annata agonistica scegliendo quali tornei disputare nel corso dei 12 mesi. Il calendario fittissimo della Atp permetteva una longevità fuori dal comune, soprattutto per i tempi, e rappresentava una novità quasi assoluta. “International 3D Tennis” della Palace, datato 1988, fu quasi certamente il primo, almeno su computer, ad integrare la programmazione della stagione. Modalità, questa, diventata ormai standard, e d'obbligo, ai nostri giorni. Oltre una ottantina i tornei presenti in agenda, da quelli più rinomati come ad esempio i quattro Open del Grande Slam, ossia Australia, Roland Garros (Francia), Wimbledon (Inghilterra) e Flushing Meadows (Stati Uniti d'America) con montepremi succulenti, ai Challenge, o molti tornei minori ma sempre utili a raggranellare soldi e posizioni in classifica, come i Campionati del Mediterraneo (Palermo), il torneo di Bologna, ma anche gli Open di San Marino, Singapore e Cincinnati. In agenda anche tornei che pur non appartenendo al Grande Slam hanno sempre suscitato l'interesse degli appassionati: Queens, una sorta di prova generale poco prima di Wimbledon, gli internazionali di Roma, il torneo Stella Artois di Milano, uno dei pochi che si giocava indoor, e così via. La selezione del torneo era indispensabile perché nel calendario potevano esserci più competizioni in contemporanea e non avendo il dono dell'ubiquità si doveva fare una selezione. Non tutti i tornei avevano la stessa formula. Quelli del Grande Slam o della “prima fascia”, per intenderci, avevano più turni e le partite si disputavano al meglio dei cinque set anziché dei tre come avveniva per i campionati più brevi.
 
L'IMPORTANZA DEL DOPPIO
Altro dettaglio degno di nota era l'attenzione che “Pro Tennis Tour 2” dava al doppio. Molti dei tornei presenti nel calendario internazionale avevano anche il doppio, per cui gli amanti della specialità potevano tentare la scalata al successo anche a fianco di un compagno. Tutte le contese del Grande Slam e di prima fascia consentivano di giocare in doppio. Diventava esaltante portare il proprio alter-ego tennistico da giocatore anonimo ai vertici dei ranking e fargli vincere le kermesse più prestigiose, anche se per vincere si doveva sudare le fatidiche sette camice.
 
COSTRUIAMO IL NOSTRO CAMPIONE
La personalizzazione del giocatore che poi scenderà in campo è pratica quotidiana nei titoli next-generation. “Pro Tennis Tour 2” fu uno dei primi ad introdurla. Non stiamo parlando, chiaramente, del mero aspetto fisico ma delle doti tecniche. Ad inizio stagione sarà possibile spendere un determinato numero di punti attributo per migliorare i diversi fondamentali. Potenza, resistenza, smash, servizio, volèe e quant'altro per decidere anche la tipologia del nostro giocatore: molto potente o estremamente tecnico e spettacolare. C'era anche la possibilità di scegliere il proprio sesso e far parte quindi del circuito maschile o femminile, assolutamente identici nella sostanza.
 
SMASH, LOB, TUTTI I COLPI DEL MAESTRO
Ciò che però fa la differenza tra un gioco anonimo ed uno completo è la giocabilità. Ebbene, il game-play di “Pro Tennis Tour 2” eccelleva. Tramite joystick ed un pulsante si poteva fare sostanzialmente tutto ciò che si voleva con la racchetta. Imprimere effetto o forza dipendeva dalla pressione sul pulsante di fuoco. I ritmi spesso elevati favorivano il divertimento mentre il numero di colpi a nostra disposizione ne esaltava la varietà. Era bello poter infilare il nostro avversario con un passante o con un lob, o prenderlo in contro tempo con un rovescio, o chiudere in modo potente con uno smash imprendibile o sfinirlo, se si ama lo stile di gioco moderno, da fondo campo usando molta fisicità e resistenza. Ma ciò che rendeva grande il tutto era piazzare la pallina esattamente nel punto mirato in modo semplice ed intuitivo. “Pro Tennis Tour 2” offriva questo e tante ore di divertimento. Importante, come del resto la disciplina impone, il servizio grazie al quale si potevano basare le fondamenta del nostro successo. Interessante anche la suddivisione dei livelli di difficoltà con una discreta intelligenza artificiale. La modalità più semplice permetteva al giocatore di concentrarsi esclusivamente sulla portata del colpo dato che era il computer a gestire le movenze in campo. A livello medio ed a quello difficile, però, il gioco dava il meglio di se con una sfida aperta e ricca di colpi di scena.
 
GRAFICA PROMOSSA, SONORO SUFFICIENTE, LONGEVITA' SUPER
La grafica pulita, anche se non eccessivamente dettagliata, spiccava per la sua fluidità. “Pro Tennis Tour 2” poteva vantare di un comparto visivo che cominciava ad assumere contorni interessanti. Buona sia la grandezza che le animazioni degli sprites. Anzi, a tratti le movenze dei tennisti erano spettacolari e le traiettorie della pallina risultavano credibili. La visuale del campo era fissa e riprendeva la classica inquadratura televisiva. Le superfici, erba, terra rossa e sintetico, differivano visivamente per i colori. Tutti ben realizzati ma senza alchimie grafiche di rilievo. Il sonoro si limitava a qualche effetto azzeccato e ad un paio di motivetti di supporto. Detto in precedenza della giocabilità, punto forte di questa simulazione tennistica, c'è da analizzare la longevità che si manteneva alta per l'enorme numero di tornei ufficiali e la possibilità di migliorare il proprio giocatore. Con quasi tutti i tornei Atp della stagione 1990 c'era solo l'imbarazzo della scelta per poter cominciare il cammino verso la gloria.

 

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